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Autore: mirysenpai    04/03/2017    0 recensioni
La vita di Kaii cambiò in una sola notte quando il paranormale fece irruzione nella sua tranquilla esistenza di bambino. Un uomo sconosciuto si introdurrà nella sua vita.
Kaii non credeva né in Dio né nel paranormale…ma in quanti ci credono davvero, anche se non hanno mai visto né l’uno né l’altro?
Genere: Horror, Mistero, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Shonen-ai
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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Come si fa a trovare la bellezza nelle piccole cose, sopratutto nelle più semplici e quotidiane? Non è facile, ma chiunque potrebbe riuscirci. Immaginiamo un paesaggio, ad esempio un palazzo con un giardino immenso. A molti potrebbe piacere l’architettura del palazzo, ad altri il cielo ed invece ad altri ancora il giardino.

Se di quel giardino si dovesse scegliere un albero in particolare, anche qui si sceglierebbe in base ai propri gusti personali. Quando si guarda un albero, di solito ciò che colpisce di più sono i frutti, i fiori o la forma che assume. Indiscutibilmente è un albero bellissimo, e basta. Qui si sbaglia. Perché guardare solo le foglie vive, bisogna abbassare lo sguardo e ammirare anche le foglie ormai morte. Anche loro sono bellissime, hanno una bellezza particolare. E sopratutto i fiori. C’è qualcosa più bello di un fiore morto? Quel fiore che giace a terra non ha nulla da invidiare a quel fiore in alto, che mostra tutta la sua bellezza. Ora bisogna immaginare l’albero senza fiori o foglie a terra. Ecco, ora si può capire la bellezza anche in queste piccole cose. Non è lo stesso effetto. Gli manca qualcosa. Magari quel filo invisibile che unisce la vita con la morte. La bellezza della morte...La bellezza dei morti… L’esperienza più bella che un uomo proverà nella sua vita è quando l’anima viene strappata dal corpo per riposare per sempre. La morte è la creazione più bella.

Chi poteva avere questi macabri pensieri se non il nikuya? Fermo di fronte ad una porta, il coraggio ormai aveva abbandonato il suo corpo, lasciandolo lì. Stava aspettando qualcosa che non arrivava mai. Meglio fare il primo passo. Aprì di poco la porta. La stanza era immersa nelle tenebre, gli occhi dell’uomo non avrebbero visto nulla, ma lui vedeva tutto. L’uomo nero accanto al suo tesoro. Ren entrò, avvicinandosi piano ai due: Kaii dormiva, Okami non gli rivolse lo sguardo, forse non se n’era accorto o semplicemente lo ignorava.

“Dormi mio bellissimo Kaii…. Le tue paure con me svaniranno… O forse sono io la tua paura….” Okami tolse le coperte, scoprendo le gambe pallide del ragazzino. Gliele accarezzò delicatamente con le sue mani grandi, quelle gambe gracili avevano lividi sul polpaccio e sulla coscia, diventavano più evidenti vicino all’inguine. Non sembravano causati da una violenza, anzi da tutt’altro. Quel tocco fece lamentare nel sonno Kaii, e Okami, forse per tranquillizzarlo, si chinò col busto, stava per toccare le labbra del più piccolo con le sue, quando venne bloccato da Ren.

“No!” uscì dalla sua gola un urlo strozzato, ma comunque lo aveva fermato.

“La cosa peggiore che tu potessi fare era venire qui” Okami non lo degnò di uno sguardo.

“Volevo parlarti…. E sopratutto vederti…..” si strinse nelle spalle assumendo un atteggiamento docile.

“Spero che le parole che mi vorrai dire siano piacevoli” L’uomo nero non gli prestava più di tanta attenzione, troppo occupato a contemplare il ragazzino. Ma adesso doveva concentrarsi solo su Ren. Quel tono brusco lo feriva profondamente, ma non glielo avrebbe mai detto.

“Non so quanto tu ne sappia di me in questo momento, ma ti giuro…. Non è come pensi!”

Da quando mentire faceva così male?

“Già, chissà cosa penso….” Okami rimase immobile a guardare dritto di fronte a sé, lo faceva spesso ultimamente. Nessuno sapeva cosa gli passasse per la mente in quei momenti. Stava cambiando... prima di rincontrare Kaii era un’altra persona. Prima era molto più rude e crudele. Ora invece sembrava sempre sulle sue, non apriva bocca se l’argomento non riguardava quel ragazzino. Ren si decise che era ora di ucciderlo una volta per tutte se voleva prendere il suo posto….

“Quando l’uomo nero sceglie una vittima non la cambia, caro Ren”

“Perché? Perché lui? Io ti ho amato in tutti questi anni, e tu…. Lui non prova niente per te! Non lo capisci che ti odia? Mi sono stancato di questo….”

Okami si alzò di scatto andando verso Ren sovrastandolo.

“E se ora confessassi che anch’io provo qualcosa per te, che cosa faresti?”

Ren strinse il busto dell’altro con le sue esili braccia poggiando il capo sul suo petto. Le volte che aveva la fortuna di toccarlo erano pochissime, ma quando accadeva era così bello “Sarei felice che ci amassimo”

.. e ucciderei Kaii all’istante nel più atroce dei modi….. poi ucciderei te, facendoti compiere la stessa fine di quello stupido ragazzino…. l’unica differenza è che il tuo cadavere lo posizionerei sul mio letto, facendomi possedere da lui ogni volta…..

Questi pensieri perversi non glieli disse, ma con Okami era inutile nasconderli.

“Orripilante schizofrenico!” Ren vide soltanto Okami alzare piano un braccio. All’improvviso divenne tutto nero intorno, poi Ren si ritrovò nel suo edificio, ad Hashima. Era su un divano antiquato, di fronte a lui era seduto Hotoke, completamente a gambe aperte, ignorando il fatto che stesse indossando un kimono.

“Ren, Ren, Ren, Ren….. Cosa mi combini…. Non sai proprio gustarti la vita. Avevi voglia di morire? Mi dispiace, ma dovrai aspettare ancora un po', ora mi servi”

“Scusami…. Mi sono lasciato prendere troppo dalle emozioni, non farò mai più una cosa del genere” disse Ren con voce mortificata. Hotoke poi gli sedette accanto.

“Prima che tu faccia ancora qualcosa di stupido ho bisogno di impossessarmi del corpo di Kaii il prima possibile. Ma non posso fare nulla siccome c’è sempre Okami con lui…. Così ho pensato che per farlo Kaii deve fare una seduta spiritica”

“E come pensi di fare? Kaii non farà mai una seduta di testa sua!”

Hotoke tirò uno schiaffo dietro il collo di Ren, facendo rimbombare nella stanza il suono.

“Modera i toni caro Ren! Io sono superiore a te.”

“Scusami, hai ragione… ho sbagliato” Ren si spostò di poco da Hotoke rannicchiandosi per creare più distanza tra lui e l’altro.

“So benissimo che non la farà mai, tesoro. Però tra le sue conoscenze c’è chi ha esperienze del genere. Il nuovo amico, quel ragazzino troppo carino che conosci anche tu” Hotoke si riavvicinò a Ren accavallando la gamba sulla sua.

“Per favore, lui no. Non voglio che gli succeda niente. Non c’è un altro modo?”

“Ci sarebbe, ma la seduta è più fattibile. E poi non gli succederà niente a quel verginello, deve fare solo una seduta spiritica con Kaii, affinché io possa impossessarmi di lui. Gli altri spiriti non oseranno intromettersi”

“Ma con quale scusa dovrebbe farla?”

“Non so, inventati tu qualcosa per convincerlo. Potresti dirgli che sei in pericolo e l’unico modo per salvarti è parlare con te attraverso la seduta, non devo inventarmi tutto io, sforza quello stupido cervello!”

Era insensato, ma ovviamente Ren non glielo disse e si limitò ad assecondarlo.

“Io proverò a fare qualcosa…. ma promettimi che non gli succederà niente”

“Non gli succederà nulla, mi ascolti quando parlo?”

Ren non gli rispose niente, poi spostandogli la gamba si alzò in piedi. Fece Per andarsene ma venne trattenuto per un braccio.

“Dove credi di andare? Non hai ricevuto una punizione per aver fatto qualcosa senza il mio consenso. Siccome è la prima volta sarò gentile” Hotoke si alzò e l’altro venne scaraventato sul divano. Si sedette sopra di lui, poi estrasse un ago dalla tasca. Alla vista dell'aggeggio, Ren iniziò a divincolarsi dalla presa.

“Stai calmo! Non fa male!” Hotoke gli bloccò la mano infilandogli l’ago sotto l’unghia, e iniziò a staccarle man mano.

Ancora una volta Ren non disse nulla strizzando gli occhi per il dolore. Sottomettendosi ad Hotoke e dandogli ragione su ogni cosa. Credeva che quella fosse la strada per raggiungere la felicità, soffrendo di più arrivi velocemente alla meta. Ma stava sbagliando tutto….

Quando finì, Hotoke si alzò, capito che il suo compito lì era finito si avviò verso la porta.

“Ti do quattro giorni, se non ci riesci non mi limiterò a farti del male. Forse chi ne risentirà più di tutti sarà proprio quel verginello, vorrei proprio togliergli questo soprannome. Detto questo, ci vediamo!”

 

 

Primo giorno: mercoledì, ore 17:30

 

Nella stanza di Ukyo c’era Ren seduto alla scrivania che lo stava aspettando per mettere in atto il piano. Non aveva deciso un bel nulla su come fare, però intanto era lì a fare origami a forma di rosa, come gli aveva insegnato Ukyo, solo che i suoi dieci tentativi erano stati tutti un fallimento. Ma quando finalmente riuscì a fare una rosa decente entrò Ukyo nella stanza, così nascose l’origami nella tasca.

“Ren! Mi hai fatto prendere un colpo, però sono felice di vederti!” Ukyo si buttò letteralmente addosso a Ren.

“Anch’io sono felice di vederti, Ukyo” Dopo aver sorriso come un idiota al ragazzino non seppe più cosa dire.

“Sei venuto per dirmi qualcosa?”

“Sono venuto perché mi mancavi, Ukyo. Mi mancava la tua voce, la tua vivacità. Ogni cosa….” mentre diceva questo, quasi involontariamente stava accarezzando la guancia di Ukyo, lasciandolo sbalordito.

Ritirò immediatamente la mano quando vide che il ragazzino stava per piangere “Scusami, non volevo farlo, la mia mano si è mossa da sola”

“Sto piangendo di gioia!” scoppiò in un dolcissimo pianto poco virile.

Ren sospirò stringendolo a sé. Lasciando che i capelli del ragazzino lo accarezzassero, le sue piccole mani lo stringevano…. Qualcosa stava cambiando...

Oggi non se la sentiva di litigare, ma il prossimo giorno doveva riuscirci, per il bene di tutti.

 

 

Secondo giorno: giovedì ore 22:30

 

Ren dopo essersi preparato sia mentalmente che fisicamente si recò nella stanza di Ukyo. Il ragazzino seduto alla scrivania, non si accorse neanche della presenza dietro, era impegnato nel completare uno dei suoi tanti disegni.

“Ukyo, volevo parlarti….Si tratta di una questione importante” disse Ren con tono monocorde.

Ukyo sobbalzò leggermente per lo spavento, ma appena lo vide gli andò incontro “Sei venuto anche oggi?” tentò di abbracciarlo ma venne allontanato con uno strattone, facendolo rimanere male.

“Devo confessarti una cosa….” disse con lo stesso tono di prima.

“Di che si tratta?”

Ren si avvicinò a lui parlando poi ad un soffio dal volto di Ukyo “Volevi sapere tutto su di me, no? Il passato già lo conosci ora sono qui per confessarti il mio presente. Sempre che tu sia pronto per ascoltarmi ”

Ukyo deglutì per la poca distanza, poi annuì più a sè stesso che a Ren, che era pronto per ascoltare tutto ciò che aveva da dire.

“Ti faccio una premessa, se te lo dicessi non mi vedresti più con gli stessi occhi, anzi credo che faresti il possibile per allontanarmi. Vuoi che continui?” Ukyo annuì di nuovo impaziente “Partiamo dal principio. Io, Ren Ikeda, detto nikuya, credo fortemente che la feccia della società vada eliminata. Tutti coloro che vengono etichettati come il ‘male’, io li prendo con la forza, da ogni parte del mondo e li porto sulla mia isola, Hashima. Qui decido chi può sopravvivere e chi no, se la loro azione è stata compiuta per una giusta causa, loro ritorneranno da dove sono venuti, se per altri motivi rimarranno lì, nel mio paradiso. E lì attendono la loro morte. Questa è la parte più bella del racconto. Moriranno tutti in modi differenti. Li uccido usando torture e altri meccanismi che ho costruito io personalmente. Ne vado molto fiero-”

“Basta! Non voglio più ascoltare, è disgustoso quello che dici!” Ukyo lo interruppe allontanandosi da lui, ma Ren lo prese sbattendolo al muro, coprendogli la bocca con una mano e con l’altra gli bloccava le braccia alla parete.

“Hai detto che sei pronto quindi devi ascoltare tutto…. Sai perché vengo soprannominato macellaio? Per il mio modo di uccidere. Appendo a testa in giù la gente, la lascio strillare per un po', dopodiché la prima cosa che faccio è tagliare loro la gola, raccolgo il sangue per far spaventare gli altri che verranno, poi apro lo stomaco, tolgo tutti gli organi interni, e raccolgo anche questi. Di solito li do in pasto alle altre vittime per non farli morire di fame. Taglio loro anche la testa, lasciando solo un corpo vuoto. Se entri nel mio edificio questi corpi di solito sono appesi al soffitto, ma hanno solo un ruolo estetico. Il mio edificio è bellissimo, pieno di sangue e di carcasse, pazzi, cadaveri e organi! C’è chi si getta dalla finestra per la disperazione, gente che mangia persino se stesso per sopravvivere, è un paradiso!”

Ren notò che Ukyo era diventato di un colorito piuttosto pallido.

Ren gli tolse la mano dalla bocca per ascoltare ciò che aveva da dire. Credeva di divertirsi invece quando vide il volto di Ukyo spaventato, con le lacrime agli occhi si sentì come se avesse perso tutto nella sua miserabile esistenza. E sopratutto ora Ukyo lo stava guardando con occhi diversi, pieni di disprezzo.

“Ren…..” disse soltanto.

“Potrei continuare all’infinito il racconto se vuoi….”

“Basta, basta! Ren mi fai schifo! Vattene!” Ukyo gli urlò quelle parole. Molte persone gli avevano detto questo, ma nessuno lo aveva mai ferito così profondamente, fino a quel momento.

Ren non disse nulla, scomparendo. Andò nel suo paradiso, scaricando la sua rabbia repressa su decine di vittime pronte a morire nel più macabro dei modi.

 

 

Terzo giorno: venerdì, 04: 00

La mattina presto ha sempre avuto un’aria inquietante, per la sua tranquillità. In quest’orario accadono le cose più intriganti. Peccato che tutti dormono. Ren andò cauto nella stanza di Ukyo. Scrisse sullo specchio questa frase:

Se ho ancora una possibilità, parlami attraverso una seduta spiritica”

Magari l’avrebbe fatta quel giorno stesso…. Ma così non fu. Bisognava pregare che la facesse il quarto giorno,per evitare un sacco di problemi.

 

 

Ultimo giorno: sabato, 20:00

Ukyo in quei due giorni era davvero abbattuto. Anche se provava disgusto per Ren, voleva rivederlo e chiedergli scusa. Quasi non si riconosceva, dopo tutto voleva ancora bene a Ren, anzi lo amava. Leggendo la frase rimasta sullo specchio, decise che quella sera avrebbe fatto una seduta spiritica. Avrebbe invitato alcuni suoi amici, ma qualcosa nella sua mente gli diceva di invitare anche Kaii. Il povero Ukyo però non sapeva che era stato manipolato in questa scelta.

Ukyo era a casa sua con Kaii, Seiji e Akira, due suoi amici intimi. Lui era nella cucina per prendere un bicchiere di vetro, poi risalì in camera sua, dove c’erano i tre che stavano guardando un anime.

“Ukyo, vieni a guardare, ti stai perdendo tutto l’episodio!” gli disse Akira girandosi a guardarlo, Ukyo negò con la testa sedendosi alla scrivania.

“Guarderò qualche replica su Internet, e poi non mi coinvolgeva più di tanto” Ukyo buttò un occhio sugli altri due, che stavano parlando e ogni tanto ridevano. Avevano fatto amicizia in fretta, comunque non ci badò più di tanto e ritornò a scrivere su un foglio delle lettere e poi ritagliandole a quadratini.

Dopo aver spento la televisione passarono più di un’ ora a giocare ai videogiochi, così divennero le 23:30. In base al patto c’era ancora mezz’ora di tempo.

Ovviamente Ukyo aveva altri motivi per fare una seduta, non aveva cattive intenzioni. Dopo aver finito di giocare, Ukyo prese i quadratini con su le lettere e li posizionò a cerchio per terra, poi mise il bicchiere al centro.

“Potete venire qui” Ukyo si sedette per terra a gambe incrociate.

“Che cos’è?” Akira si sedette di fianco a lui, e stava per prendere in mano un foglietto ma venne richiamato da Ukyo di posarlo. Gli altri due invece si sedettero di fronte.

“Ascoltate, volete fare una seduta spiritica?”

“Una che?” Seiji nonostante fosse il più grande tra tutti non ne aveva mai sentito parlare.

“Come ti è venuta in mente questa cazzata?” Akira parlò mentre sbadigliava.

“Voglio parlare con gli spiriti, la volete fare?”

“Io non ci credo a queste cose, però la faccio” questa fu la risposta di Akira.

“Per me è uguale” questa invece quella di Seiji.

I due ora guardavano Kaii, attendendo la sua risposta. Nel mentre, Ukyo spense le luci della camera, accendendo solo una misera candela.

“M-ma è pericoloso farla?”

“No, non è pericoloso” non c’è frase più sbagliata.

“Va bene, la faccio….” Kaii non era molto sicuro, ma non voleva fare la figura del fifone di fronte a loro.

“Allora iniziamo…. Poggiate tutti un dito sul bicchiere” disse Ukyo poggiandolo anche lui, e anche gli altri lo fecero. Poi si schiarì la voce tossendo e continuò a parlare “Qualcuno vuole parlare con me?”

Ukyo ne aveva fatte altre di sedute, ma c’era sempre un medium a parlare, quindi ora cercava di imitare come essi si rivolgevano agli spiriti.

L’unica differenza era che lì non succedeva niente. Passarono circa cinque minuti.

“Che palle” Seiji sbruffò sonoramente.

“Seiji abbassa la voce” gli disse bisbigliando Ukyo.

“Perché si offendono i fantasmi, è solo una cazzata”

Improvvisamente il bicchiere iniziò a scorrere su alcune lettere, componendo le parole “Mi piacete”

“Si è mosso davvero?” Kaii era quello più terrorizzato tra tutti, infatti iniziò a tremare vistosamente.

“No, l’avrà mossa sicuramente Akira o Ukyo” Seiji si avvicinò di più a Kaii portandogli un braccio intorno alla vita, forse tra i due il più spaventato era lui…

“E se fossi stato tu?” Akira provocò l’altro.

La porta della camera si aprì di colpo per poi chiudersi allo stesso modo, facendo innalzare bestemmie.

“Basta!” Ukyo li interruppe subito “Non importa cosa è successo, continuiamo… Con chi stiamo parlando?”

Il bicchiere si spostò subito componendo un nome “Ren”

Ukyo sgranò gli occhi “Ren sei davvero tu?”

“U-Ukyo” disse Akira. L’attenzione degli altri tre era attirata dal volto di un ragazzo che si era creato nello specchio. Indossava una mascherina, aveva gli occhi stretti e scuri come i suoi capelli. Solo questo si riusciva a capire.

Cercarono di togliere il dito da quel bicchiere, ma sembrava incollato. Immediatamente l’ansia prese i ragazzi. Il bicchiere si spostò ancora formando un altra frase “Ukyo, mi sei mancato”  La candela si spense, lasciandoli nelle tenebre.

“Basta voglio smettere” Disse Kaii, senza accorgersi che dal naso gli iniziò a scorrere sangue.

“Che cazzo sta succedendo” disse Akira riferendosi a Kaii “Ukyo interrompi la seduta!” tutti e quattro non riuscivano a muovere nemmeno un muscolo.

“Non ci riesco… Ren? Perché?”

Il bicchiere si mosse ancora “Verginello grazie” e iniziò a spostarsi al contrario lungo tutte le lettere.

Kaii iniziò a urlare, poi ridere, muovendo a scatti il torace.

“Il dito! Levate il dito!” Urlò Ukyo, ma nessuno ci riuscì. Una volta arrivato alla lettera A, si sentì una risata da uomo nella stanza, dopodiché il bicchiere si ruppe in mille pezzi, insieme allo specchio.

Kaii cadde a terra portando gli occhi all’indietro con la schiuma alla bocca. Akira e Seiji accorsero verso di lui. Ukyo fece per alzarsi, quando una mano gli coprì la bocca e un’ altra lo stringeva intorno alla vita, trattenendolo a terra.

“Anni, anni di attesa. E ora posso finalmente cancellare Ren. Ukyo Sakamoto, ti ringrazio infinitamente, sei il mio preferito” tolse le mani e Ukyo lo vide. Un ragazzo altissimo, magro. Indossava una mascherina e guanti in lattice. Poi spostò lo sguardo sui tre amici ma nessuno sembrava essersene accorto. Kaii ora sembrava stare bene, e anche gli altri due. Nessuno si era accorto di niente, quindi era meglio non parlare.

 

 

Erano passate poche ora dall’accaduto. L’orologio segnava le 3:25. Ukyo, Akira e Seiji stavano dormendo, Kaii invece non riusciva a chiudere occhio, per ovvi motivi. Si tolse le coperte di dosso e si avvicinò allo specchio -che era ritornato come prima- scoprendosi l’addome. Era pieno di graffi. Ma non erano casuali, formavano un disegno. Questo graffito sul suo stomaco rappresentava un demone forse, ma qualunque cosa fosse non era piacevole.

“Perché io..?” Kaii sussurrò abbattuto. E rimase lì, fermo davanti lo specchio a guardarsi e rimpiangere i tempi quando era ancora un ragazzino “normale”.

“Kaii...” si alzò anche Ukyo affiancandolo di fronte allo specchio “Scusa….”

L’altro non rispose in un primo momento, limitandosi a sospirare “Prima… chi era quell'essere?”

“Anche tu l’hai visto, ma non so darti una risposta ….. C’è troppa confusione nella mia testa, non ci capisco più niente”

“I morti dovrebbero smetterla di continuare ad interagire con noi vivi”

“Forse hai ragione, ma il mondo non sarebbe più lo stesso” parlò un’altra voce, quella di Ren, comparso dal nulla.

Kaii rimase a bocca aperta guardando quel Ren “T-tu sei Ren? Lo stesso?”

Ren annuì stringendo forte Ukyo che si era precipitato tra le sue braccia.

“Kaii, mi dispiace. La seduta spiritica è stata in parte colpa mia. Ora… il tuo corpo….appartiene per metà ad Hotoke”

“I-io… Non ci posso credere…. Perché? Che ho fatto di male per meritarmi questo?” Kaii, si strofinò i polsi sugli occhi, asciugando le lacrime di rabbia. Ren strinse anche lui in quell’abbraccio.

“Abbiamo causato molti problemi questa notte. Il primo è che Hotoke è riuscito ad impossessarsi di Kaii, il secondo è che avete risvegliato un’ anima dormiente. Se lo vedete nelle vostre stanze ignoratelo, non è pericoloso. Ha l’aspetto di un ragazzo, con mascherina, guanti e ... ” disse Ren

“E la maglietta dello stesso colore del cielo senza i suoi abitanti...”

“Esatto Ukyo, si tratta di Shigeru, lui c’è l’ha con me. A voi non farà nulla. Se lo avessi saputo non mi sarei mai alleato con Hotoke. Se avessi accettato il fatto che non potrò mai averlo… Comunque ora c’è un altro problema… Okami”

“Perché Okami?”

“Non so come reagirà alla notizia. Se non lo ha già scoperto, mancherà poco….”

Si iniziarono a sentire passi pesanti. I suoi passi.

“Eccolo...” Ren strinse di più i due ragazzi.

“Ho paura...” Stranamente la frase venne da Kaii.

La porta si aprì piano, mostrando la figura di Okami immersa nell’oscurità.

“Okami... è colpa mia. Ukyo non centra nulla, lui non ne era-” mentre Ren parlava, Okami si avvicinò lentamente ad Ukyo tirandolo per un braccio, allontanandolo di poco dagli altri due. Ukyo spaventato si coprì il volto per non vedere, pregandolo di non fargli nulla. Okami si piegò all’altezza del ragazzino e stava per estrarre qualcosa dal suo capotto.

“Okami, no! Per favore!” Ren quando vide ciò che aveva Okami in mano non si mosse.

Okami in mano aveva l’origami a forma di rosa di Ren e lo aveva consegnato ad Ukyo, che prima lo guardò sorpreso, poi lo prese in mano.

“Guarda che ha scritto Ren dietro ” gli disse sussurrandogli all’orecchio. Ukyo lo girò arrossendo vistosamente leggendo la frase:

Ukyo, ti amo”

“Ren è un idiota” Disse Ukyo, poi si girò prima verso Ren, che guardava altrove imbarazzato, poi tornò a guardare l’uomo nero.

“Si, è un idiota...Ukyo, lascia che ti dica un segreto: il filo rosso del destino l’ho visto tra te e Ren. Ha molti nodi, ma prima o poi li scioglierete” Si alzò in piedi, e Ukyo gli tirò un lembo del cappotto per richiamare la sua attenzione “Anche tu hai un filo rosso legato al tuo dito…. Ed è collegato a quello di Kaii, anche voi un giorno scioglierete tutti i nodi”

Okami gli sorrise poi rivolse lo sguardo verso Kaii.

“Io e il mio Kaii….” aprì le braccia e immediatamente il suo Kaii lo strinse forte

“Non mi lasciare mai solo Okami, devi restare sempre con me!”

“Si…. Sempre….”

Si unì anche Ukyo all’abbraccio e Okami guardò sorridendo -i suoi sorrisi non erano mai rassicuranti in ogni caso- anche Ren.  
Ren, non si sentiva degno, ma si avvicinò comunque e si unì all’abbraccio. I momenti felici sono rari, meglio goderseli finché durano…..

   
 
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