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Autore: illusory_ paradise    06/03/2017    1 recensioni
Il re dell'olimpo e degli dei gonfio d'orgoglio e abbondanza, non coglie le crepe che intaccano appena la magnifica maschera d'avorio che la regina Hera ha indossato a suo beneficio. Ed è una maschera per quanto magnifica estremamente fragile, che si sbriciola in schegge talmente sottili da essere appena percettibili.
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le motivazioni di una regina tradita.
Genere: Dark, Drammatico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Era, Zeus
Note: AU, OOC, Otherverse | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'Le storie degli dei'
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La luce tremante delle candele si riflette languida sulle gemme che intarsiano l'oro del calice tempestato di rubini preziosi che i giganti hanno forgiato tempo prima: non un tremito delle lunghe, bianche, candide dita che ne impugnano lo stelo produce una vibrazione sulla superficie amaranto del liquido che esso contiene.
Vino.
Vino così simile al sangue.

Sorride, Hera, nel portarsi alla bocca quel vino che ai suoi occhi ha il sapore del sangue, e il suo è il sorriso di una moglie, di una regina e madre felice.
Nessuno riesce a scorgere la sarabanda dei teschi sul fondo delle iridi cerulee, nessuno scorge la crudeltà della morte nella stretta che serra la veste ricamata alla curva appena accennata del ventre, nessuno coglie accordi di ira e furore nella musica perfettamente modulata di una voce che sembra aver rubato l'impronta agli angeli.
Bella e perfetta.
Perfetta ma dannata.
La metà mancante di una mela avvelenata.

Sorride, Zeus, nel contemplare la sua principessa, la sua regina il trofeo che ha strappato alla morsa del ventre paterno e dalla guerra contro i titani, e non si accorge di come la mano serrata nella sua desideri stringere la presa fino a sentire lo scricchiolio delle ossa e il totale deflagrare del sangue nelle sue vene infrante.
Zeus.
Il re dell'olimpo e degli dei gonfio d'orgoglio e abbondanza, non coglie le crepe che intaccano appena la magnifica maschera d'avorio che la regina Hera ha indossato a suo beneficio. Ed è una maschera per quanto magnifica estremamente fragile, che si sbriciola in schegge talmente sottili da essere appena percettibili.
Una lieve variazione del tono di voce, un esitazione subito cancellata del sorriso.
A ogni istante, Hera si ricorda del perché ha indossato questa maschera, del perché permette a quell'essere inutile, crudele e patetico di fianco a lei di vivere e respirare ancora per il momento, ignaro che è solo la sua spietata misericordia a concedergli ogni battito del cuore, istante dopo istante.
Avrebbe voluto e potuto ucciderlo la sera mentre dormiva col veleno.
Ma per la disperazione e il dolore dello stupro che ha subito per mano sua doveva pagare.
Doveva soffrire.

Sorride dolce ma ingannevole Hera, felice solo in apparenza, innocente solo per chi vuole crederla tale, pura solo per chi ama vederla in quel modo e con una mano sfiora il grembo dove custodisce la sua vendetta.
Ares.
L'avrebbe chiamato così.
il seme di morte che la stessa vittima le ha piantato nel ventre.
Perché lei ricorda, anche se con l'odiato marito ha finto di voler dimenticare, ricorda ogni istante, e ogni sensazione, e ogni dolore sopportato.
Ricorda tutto!
Ricorda le lacrime versate solo in sogno, la disperazione e l'umiliazione brucianti in un corpo soffocato dai legacci del sonno, la verginità strappata e la dignità calpestata da chi l'ha voluta sposa del suo stesso offensore- da chi, ignaro dell'oltraggio patito, l'ha voluta ricompensa in capelli d'ebano e velo da sposa, amore come bottino di guerra.

Ma la regina degli dei non si è permessa di dimenticare.
Ciò che le ha fatto Crono, quel padre crudele, cannibale e abusivo è nulla in confronto a ciò che ha osato fare Zeus; meglio l'eterna disperazione nelle viscere del titanico re del tempo che questa vita di nulla.
Solo la speranza di vendetta la tiene in vita, e con squisita ironia, è stato Zeus stesso a donargliela quando la stuprò.
Il cuore del figlio è un tutt'uno con quello della madre, pronto a bruciare del medesimo fuoco che infesta le ossa di chi lo ha partorito.
Avrebbe avuto la sua vendetta.
In un modo o nell'altro.

Sarai la mia vendetta, figlio mio, il mio strumento, la mia arma e il mio angelo vendicatore, la spada che pianterò nel cuore di chi mi ha rovinato la vita
Ridi Zeus.
Ridi!
Ridi, ora che puoi, mostro disumano, principe dell'olimpo, re fasullo del niente; ridete, misere dee, custodi incapaci, sorelle snaturate.
Sposa della sopraffazione, sarò madre della violenza e della morte.
Sterminerò tutti coloro che hanno osato sfidarmi.
Ucciderò tra atroci sofferenze tutte le donne, gli uomini e i bambini che Zeus ama.
Renderò la sua vita miserabile.
Col sangue delle mie viscere, forgerò la lancia che la mia mano non può impugnare; col mio odio, temprerò chi spezzerà il tuo cuore di bestia. Ridete pure, ora che potete: sarò io l'ultima a ridere, quando il vendicatore sorgerà dalle mie ossa.
Sorride appena, Hera, nell'ingoiare l'ultimo sorso del calice: ben altro sapore avrà il sangue di Zeus, il giorno in cui le scorrerà giù per la gola.
   
 
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