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Autore: Woody Lee    08/03/2017    1 recensioni
Gli altri sono come noi.
Gli altri sono noi.
Ombre del presente ed è raro vederli
Vogliono solo il meglio e tentano di realizzare qualche nostro sogno, tutto all'oscuro di noi.
Ma qualche volta, in rari casi, gli altri, si ribellano rovivandoti la vita.
Tratto da un terribile incubo, ecco a voi: The Other Ones
Genere: Drammatico, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Il bagno era piccolo, piuttosto bianco, qualche chiazza di muffa sul soffitto.
Andrea ha appena finito di farsi la doccia.

La camera da letto è piuttosto disordinata, panni di qua e di là. 
I suoi vestiti nell'armadio bianco sono messi in ordine.

Silvia era in cucina, stava preparando la cena.
Andrea la prese da dietro e le baciò il collo.
Lei sorrise lievemente, si girò e lo baciò come se non aspettasse altro.
Una serata tranquilla, come tutte le altre, un buon vino rosso accompagnato da una bistecca cotta a puntino, cucinata da Silvia.
A fine serata si trovavano tutti e due sul letto, abbracciati, con le mani intrecciate, a guardare il soffitto.

Silvia: "forse abbiamo bisogno di più spazio."

Andrea: "Amore, ne abbiamo già parlato. Quando staremo meglio."

Silvia: "Meglio di così non si può, con te dovunque è meglio"

Andrea la strinse a se.
E si addormentò col profumo dei capelli di Silvia.


Questo 6 mesi fa.


La sera del Sabato di quel Dicembre era piuttosto silenziosa. 
La gente era nelle loro case e Andrea passeggiava sulla via del ritorno a casa dalla fermata dell'autobus.
Il suo zaino nero, che portava sulla spalla destra con disinvoltura, quasi non volesse tenerla.
Rientrò a casa e c'era silenzio.
Silvia non era in casa, doveva essere uscita con le ragazze.
Trovò in forno un piatto di pasta, ormai freddo, probabilmente del giorno prima.
Lo mangiò.

Si diresse in bagno.
Si tolse la camicia e i pantaloni rimanendo in boxer. 
Si fissò nello specchio.
Vide quel giovane che era un tempo: solitario e libero.
Anche se dimostrava molto meno di ciò che aveva, i suoi ventisei li sentì raddoppiare.

Si sciacquò la faccia più volte, per poter togliere quella macchia nera che solo lui può vedere sul suo volto, quella della disperazione.
Andrea era disperato.
Era stata una giornata difficile, anche perché aveva perso il lavoro.
Ha lavorato per una banca nazionale, ma i dovuti tagli "anti-crisi", l'hanno lasciato a casa.
Con Silvia invece andava un po' a rilento.
Non si amano come prima, la loro vita di coppia non funzionava più, lo avrebbe detto lei quella serata alle sue ragazze.
Non sapevamo ciò che non andava bene, lo sapevano e basta.

Voce: "Non farti sopraffare dalle emozioni"

Andrea alzò lo sguardo e lo vide nello specchio.
Aveva un ghigno sbilenco e lo fissava con gli stessi occhi blu.

Andrea: "come faccio? insomma, ho perso il lavoro, i soldi stanno finendo e Silvia sta per lasciarmi e...e non so più cosa fare"

L'altro: "ricordati che siamo sulla stessa barca"

Andrea: "A quale scopo?"

L'altro: "Allo scopo di vincere."

Andrea: "Vincere? Vincere cosa?"

L'altro: "Tutto. Tu puoi avere tutto...solo che…"

Andrea: "Solo cosa? Fosse facile avere tutto!"

Il ghigno dell' altro si accentuò.

L'altro: "Hai mai giocato ai videogiochi?"

Andrea esitò per un attimo.

Andrea: "Che c'entra? Si"

L'altro: "A che livello giochi di solito?" 

Andrea: "dove vuoi arrivare?"

L'altro: "Se tu giocassi al livello facile, vinceresti sempre e continuando a vincere ti annoieresti sempre di più fino a che non vorrai piu giocare.
Se giocassi al livello esperto, invece, sarebbe piu difficile e ad ogni vittoria, saresti realmente soddisfatto. Andando avanti, imparerai a giocare meglio e a vincere di più, ma pur sempre ottenendo sconfitte.
Ti è tutto chiaro o te lo devo scrivere?"
  
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