Storie originali > Thriller
Ricorda la storia  |      
Autore: Hachi13    10/03/2017    0 recensioni
"Mi piaci", borbottò impacciato. I suoi occhi celesti erano più limpidi del cielo. "La verità è che mi sei sempre piaciuta".
Non ebbi il tempo di pronunciare qualcosa, che le sue labbra incontrarono le mie.
Genere: Angst, Horror, Thriller | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Non-con
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
Mi piaci da morire
 

"Aaah-ah". 
Annaspavo da quella che sembrava un'eternità. 
"Uno, due....tre!" Urlai con tutto il fiato che possedevo. Urlai come se ne andasse della mia vita, perchè era davvero così. 
Non so se fosse stata una scelta giusta da prendere, visto che l'aria iniziò a mancarmi ancora di più e adesso lottavo solo per respirare. All'inizio lo feci con affanno, colta dal panico, cercando di inghiottire tutta l'aria disponibile in quello spazio chiuso. 
Ricordai l'attacco di panico che ebbi un anno prima, al centro commerciale, e gli altri che lo seguirono fino al momento in cui mi trovavo.
Quegli attacchi venivano dal nulla; anche se il vento mi avesse investito il volto con tutta l'aria del mondo, avrei avuto ancora la sensazione di soffocare. Non c'era modo per l'ossigeno di oltrepassare la gola. Restava bloccato lì, lasciandomi in agonia.Con il tempo avevo imparato che impaurirsi avrebbe solo peggiorato le cose. Dovevo inspirare piano, spingere l'aria più in fondo che potevo e aprendo la bocca, infine, dare l'ultima spinta a quel boccone di vita. 

Mi convinsi ad adottare la stessa tecnica ora che mi trovavo in un luogo in cui, davvero, l'aria non sarebbe bastata a lungo. 
Cosa potevo fare? Sapevo non mi rimaneva molto tempo. Le forze mi avevano già abbandonata da un po' e le urla non avevano prodotto alcun risultato. 
"Aaah-ahh", un respiro era andato. Per un attimo sentii la voce di mia madre chiamarmi. 

"Anna"... 
"Anna!"
"Aiuta papà a scaricare la macchina", disse mia madre. I capelli biondo platino erano leggermente mossi da una leggera brezza primaverile. "Lo faccio dopo, devo rispondere solo a questo messaggio". Aumentai la luminosità del cellulare, quei raggi di sole erano troppo splendenti per permettermi di vedere cosa avesse scritto la mia amica su Luca e sulla confessione che avevo fatto. Inutile. Riuscivo solo a vedere le mie lunghe ciglia nere e il mio volto deformato dall'angolazione.
"ANNA!"
"Okay, lo sto aiutando". Scesi dalla macchina e la brezza investì anche me. Inspirai profondamente. 


"COFF - COFF."   

Il buio pesto mi avvolse. Ci vollero pochi minuti per rendermi conto dove mi trovassi. Ero di nuovo in quel luogo, in quella che sembrava una cassa...seppellita viva. 
"AAAAAAH-AH...AAAAH-AH", presi a respirare con affanno. Ci mancava poco, lo sapevo. Sentivo che la vita mi avrebbe abbandonata presto.
Urlai di nuovo. Ormai non avevo più speranze.
Chi mi aveva fatto questo adesso conduceva tranquillamente la propria vita. Magari, proprio in quel momento, il vento sfiorava loro la pelle e i raggi del sole baciavano il loro viso. 
Quei diavoli. Quel diavolo.
Urlai un'ultima volta e piansi le mie ultime lacrime, fino a che la vita mi lasciò.

"Anna?"
Mi voltai. Era Luca. Indossava un berretto nero come il resto del suo vestiario. Il suo sorriso splendeva più del sole di quel giorno. 
"L-Lu..ca? C-che ci fai qui?", già, cosa ci faceva Luca in quel luogo? Quell'area vicino al lago era un luogo frequentato dalla mia famiglia e pochissime altre persone, neanche la mia migliore amica sapeva arrivarci senza che le facessimo strada, non poteva averglielo detto lei. 
"Ti ho seguita!", lo sguardo serio di lui si distese e iniziò a ridere. "So che potrò sembrare pazzo.." iniziò a grattarsi la nuca "ma dopo la tua confessione non potevo aspettare la fine delle vacanze di Pasqua per rivederti."

Arrossii. 

"Mi piaci", borbottò impacciato. I suoi occhi celesti erano più limpidi del cielo. "La verità è che mi sei sempre piaciuta".

Non so quale fosse la mia espressione, non ebbi il tempo di pronunciare qualcosa, che le sue labbra incontrarono le mie. Prima mi baciò a stampo, fu più veloce di un respiro, poi socchiuse le sue labbra e iniziò a baciare più lentamente il mio labbro inferiore. Non sapevo cosa fare. Era il mio primo bacio... stetti immobile. Mi decisi ad aprire un po' di più le labbra quasi serrate e cercai di imitarlo. Il risultato fu piuttosto impacciato, ma quando smisi di pensare a cosa fare, diventò la cosa più bella della mia vita. Ero innamorata di Luca da quattro anni, i miei occhi non avevano mai visto nessun altro e quel momento l'avevo conservato per lui soltanto.
 
"ANNA!", la voce di mia madre interruppe quel momento. Fui catapultata nella realtà. Mi staccai dalle labbra di Luca. Il suo sguardo era basso, evitava il mio. "A-arrivo mamma...", mi asciugai la bocca bagnata con la mano. 
"Anna, vieni con me.." disse Luca, prendendomi la mano. "Uhm?"
"Vieni e basta". 
Sorrisi e lo seguii. Mia madre poteva aspettare. 

Dapprima camminammo lentamente, poi iniziammo ad aumentare il passo e finimmo per correre. Luca mi portò in un luogo pieno di alberi altissimi. Non l'avevo mai visto, nonostante percorressi quella strada più volte l'anno con la macchina. Iniziava a fare un po' freddo.
"Dove andiamo?"
"E' un luogo che voglio mostrarti..conosco bene questo posto", mi sorrise. Dopo quella che sembrava mezz'ora, ci fermammo. Mi voltai e niente era cambiato. Ci trovavamo ancora nel mezzo di quella boscaglia. 
Luca iniziò a ridere e lasciò la mia mano. Risi anche io, un po' nervosamente. "S-siamo arrivati?"
"Si". Luca mi lanciò un'occhiata dolce e mi diede un bacio nella guancia. Afferrò con entrambe le mani le mie spalle e mi tenne ferma.

Alzai il capo e diedi un'occhiata al di là delle spalle di Luca.

Uno, due, cinque...persi il conto. Quelle sagome nere che uscirono da ogni lato diventarono figure umane maschili troppo presto. Non li conoscevo, ma il terrore mi aveva già invaso.

"Luca, chi sono?"

"Amici", sorrise dolcemente. Mi abbracciò e mi strinse stretta a sé, coprendomi il volto. Due mani ghiacciate mi toccarono il collo, altre due si infilarono sotto la mia maglietta e l'alzarono lentamente. Altre due ancora sganciarono il mio reggiseno, mentre due altre mi avevano già calato i pantaloni. 
Non riuscii ad urlare, non riuscii a dimenarmi da quell'abbraccio a lungo atteso. Luca mi diede un bacio sull'incavo del collo. "Shh..è tutto okay, non ti farò del male, lo sai che mi piaci da morire". 
Bugiardo.
Il mio corpo divenne carne per lupi. Due o tre alla volta se ne servirono, a volte mi sembrava fossero tutti insieme su di esso a martoriarlo. Sentivo l'odore del sangue, il mio. Sentivo le loro risate, mentre agitavano il mio corpo a loro piacimento. Aprii gli occhi e l'ultima cosa che vidi furono due occhi celesti.
"Dobbiamo sbarazzarcene", disse quella che sembrava la voce di Luca. 
"T-ti prego...", biascicai. "Lascia..mi....andare.."
La risata più terribile che avessi mai sentito riempì il silenzio di quel luogo maledetto. 
"Shh".  Il suo respiro caldo investì il mio volto. "Stai tranquilla piccolina, non ti farò del male" 
Fece una pausa. "Te l'ho già detto, tu mi piaci... da morire".
   
 
Leggi le 0 recensioni
Ricorda la storia  |       |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Thriller / Vai alla pagina dell'autore: Hachi13