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Autore: Yuki Satou    10/03/2017    0 recensioni
"Iris tossì, cercando di respirare quella poca aria pulita che era rimasta. Avrebbe dato qualsiasi cosa in quel momento per avere un sorso d'acqua, la gola le era diventata velocemente secca, gli occhi lacrimavano senza il suo permesso. Come diamine pensava di riuscire nel suo intento, se a malapena riusciva a badare a se stessa?"
* * *
Ecco cosa succede quando dovresti concludere una storia e invece ti ritrovi a scrivere capitoli ambientati in un ipotetico futuro dello spazio-tempo.
Genere: Avventura, Azione, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Premessa

Ehilà, gente! :)
Dunque, dunque. Prima di lasciarvi leggere è necessaria una piccola presentazione del contesto di tutta la storia, perché i protagonisti non sono esattamente personaggi saltati fuori dal nulla.
Non mi dilungherò troppo, vi basta sapere questo: Iris e June sono due apparentemente semplici umani, se non fosse che la prima può viaggiare nel tempo grazie, beh... al Tempo stesso.
June potrebbe definirsi un banale essere umano, se non fosse che ha vissuto per più di dieci anni nello spazio in compagnia dei più svariati alieni, con la costante supervisione di Probabilità, anche lui quella che si potrebbe definire un'”Essenza”, come lo è il Tempo o lo Spazio. Insomma, tutti quegli elementi che danno senso all'Universo di esistere.
E già solo per questa premessa vi avrò portato via già fin troppi minuti. Buona lettura! ^_^

 

Smoke and Fire

 

-Iris... Forza, dobbiamo andare!-
Il ragazzo le afferrò la mano, tirandola dalla sua parte. Quasi si stupì nel sentirla ostentare dal dargli retta.
-Ma...- iniziò, tentando di opporgli resistenza. La mano però non si staccò dalla sua, probabilmente perché aveva bisogno di sicurezza. -Non è così che deve andare. E' sbagliato!- si lamentò sputando fuori quelle parole a gran fatica. Si stava rifiutando di crederci, tutta quella situazione era da rivedere, aggiustare in qualche modo. Non potevano andarsene senza voltarsi indietro, sarebbe stato solo da codardi. E lei era stufa di esserlo.
Una parte del soffitto crollò improvvisamente vicino a loro, alzando un gran polverone. Il fuoco che bruciava una stanza vicino stava lentamente avanzando, muovendosi nell'aria attraverso il fumo. Non c'era più molto tempo ormai.
June tirò a sé la ragazza per proteggerla da eventuali detriti, solo quando fu sicuro che non ci fossero altri pericoli lasciò che si allontanasse, solo allora cercò nuovamente di convincerla ad andare via. -Non è sbagliato, è quello che va fatto. Non possiamo scegliere se sia giusto o sbagliato!-
Iris scosse più volte la testa, portandosi una mano al viso stanco. Non ce la faceva più. -Questo... Questo non è vero.- sussurrò, chiudendo gli occhi. -Possiamo cambiare tutto. Posso cambiare tutto.-
-Non essere sciocca! Non è nostra responsabilità, lo sai. Peggioreresti solo le cose intromettendoti!- esclamò lui afferrandole le spalle, prima di andare ad accarezzarle una guancia. -Fidati di me per una volta.- la implorò cercando gli occhi di lei, ora fermi sul pavimento della sala sempre più calda per via dell'incendio.
La ragazza inspirò, allontanando da sé le mani di June, lo sguardo serio che si era alzato sul volto di lui. Le ci volle un momento per convincersi a parlare. -Mi dispiace.- sussurrò a bassa voce, facendo uno scatto per correre via dalla parte opposta, proprio dove le lingue di fuoco stavano divorando tutto.
-IRIS!- la chiamò June scattando per raggiungerla, ma la figura bluastra di Tempo gli comparve di fronte, impedendogli di proseguire oltre. Una sua mano appoggiata appena sul suo petto. Il ragazzo vide Iris superare una parte di soffitto crollato per poi scomparire nel fumo scuro.
“Non pensare di poterla raggiungere, June” disse l'Essenza senza spostarsi di un millimetro. “Hai avuto la tua possibilità di fermarla”
-Ma davvero?- chiese sarcastico senza nemmeno degnarsi di guardarla in faccia, alzando un braccio per spostare la mano di Tempo, ma questa lo anticipò con naturalezza, ritraendo le dita che lo toccavano. -Non farò quello che vuoi tu.- aggiunse con disprezzo, cercando di superarla di lato. Ma di nuovo l'Essenza anticipò le sue mosse, parandosi di fronte a lui.
“Non è quello che voglio io, ma è quello che vuole Iris”
Il ragazzo sorrise, considerando quella constatazione a dir poco ridicola. Lo stava seriamente sottovalutando. -Credo che tu non abbia capito. Io vado a prendere Iris, che lei lo voglia o no.-
Tempo incrociò le braccia, lanciandogli uno sguardo severo. June fu certo che l'incendio non li aveva ancora raggiunti grazie a lei, con il suo bagliore freddo. Chiunque sarebbe congelato sotto gli occhi ghiacciati dell'Essenza, ma il ragazzo sembrava avere tutte le intenzioni di non cedere. Tempo sembrò percepirlo.
“Non sfidarmi, June. Non ne usciresti vincitore” lo avvertì con una punta di superiorità.
Lui sospirò, mantenendo il controllo, le mani andarono a cercare in automatico i dadi nascosti in una tasca dei jeans. Una volta avrebbe accettato volentieri una sfida del genere, avrebbe fatto di tutto pur di far sembrare chi aveva di fronte un perdente. Ma quella non era una di quelle volte. -Tempo, fammi passare.- le ordinò a denti stretti, finalmente intravedendo in fondo al corridoio davanti una breccia per poter passare. Era l'occasione perfetta per raggiungere Iris.
“Se ci tenevi così tanto ad andare con lei, perché non l'hai fatto subito?” chiese l'Essenza ignorando l'ordine appena ricevuto. In compenso si mise a giocherellare con delle piccole luci blu, osservandole passarle tra le dita. Stavolta non alzò nemmeno lo sguardo quando il ragazzo tentò per la terza volta di correre via.
-Dannazione, sei insopportabile!- esclamò con rabbia, stringendo i pugni e alzando gli occhi al cielo.
“Ehi, Tempo!” la stanza per metà piena di fumo si colorò di un tenue viola “Che ne dici di smetterla e di farci passare?”esordì Probabilità, catalizzando l'attenzione su di sé. Era sicuro che questa volta sarebbe riuscito a vincere l'eterna battaglia tra le sue percentuali e la memoria della storia, ovvero l'Essenza blu che stava fluttuando di fronte a sé.
Lo stava guardando con aria patetica.
Probabilità sorrise, sicuro. Non gliela avrebbe data vinta stavolta.
 

Caldo.
Faceva dannatamente caldo, ma questo non la fermò. Iris continuò a superare le grosse vampate di fumo grigio, proteggendo naso e bocca con una mano, l'altra spostava i detriti che interrompevano la strada. Non ne erano caduti molti, stranamente, ma quei pochi erano bastati per rendere il corridoio che la ragazza stava percorrendo di buon passo un vero e proprio caos. Il fuoco aveva divorato buona parte delle stanze della parte ovest dell'edificio, lei era andata esattamente dal lato opposto in cui l'incendio era avanzato solo in parte, dove sapeva che avrebbe ritrovato ciò che aveva lasciato incustodito solo poche ore prima.
Iris tossì, cercando di respirare quella poca aria pulita che era rimasta. Avrebbe dato qualsiasi cosa in quel momento per avere un sorso d'acqua, la gola le era diventata velocemente secca, gli occhi lacrimavano senza il suo permesso. Come diamine pensava di riuscire nel suo intento, se a malapena riusciva a badare a se stessa?
La ragazza si morse un labbro in un tic nervoso, trasformando il passo veloce in corsa. Avrebbe raggiunto quelle dannate persone e il problema sarebbe stato risolto una volta per tutte. Era una cosa facile, semplicissima. Lo aveva fatto chissà quante volte di cambiare il corso della storia, era brava in quello. In genere combinava sempre un sacco di disastri nelle cose, ma quando di trattava di usare Tempo, tutto cambiava. Era brava, non sgarrava in nulla.
Ma allora cosa c'era di diverso stavolta, si chiese Iris scendendo una rampa di scale stando attenta al numero del piano. Doveva scendere di ancora due piani e già aveva il fiato corto.
Più gradini scendeva, più sentiva l'insicurezza cingerla in una morsa di paura e indecisione. Senza rendersene conto si ritrovò a pensare a June con l'improvvisa necessità di averlo lì accanto a lei, una mano stretta nella sua a darle conforto.
Aveva bisogno di sentirsi dire che stava facendo la cosa giusta, Tempo però non le dava mai una risposta certa, rimaneva sul vago. Era tanto se le parlava quando le chiedeva un consiglio.
Si pentì di averle chiesto di fermare il ragazzo dal seguirla, forse lui avrebbe saputo darle delle risposte migliori.
L'ultima rampa, poi una porta metallica chiusa a bloccarle la via. La ragazza aspettò qualche secondo prima di spingere il maniglione antipanico, giusto per riprendere fiato e fare mente locale su ciò che avrebbe dovuto fare.
Guardò verso l'alto, proprio da dove era arrivata, sentendo il crepitio del fuoco che distruggeva un'altra stanza. Il suo sguardo si incupì, senza nascondere una certa preoccupazione. L'incendio stava avanzando più velocemente del previsto.
-Devo sbrigarmi.- si disse. Prese un gran respiro, poi, premendo con entrambe le mani spinse la porta. La sentì richiudersi dietro di sé con un gran tonfo, isolandola dalla zona di edificio che si era appena lasciata alle spalle. Ora tornare indietro sarebbe stato molto più complicato.
Quello che adesso si trovava di fronte era un largo corridoio, l'ennesimo in quell'albergo da due soldi in cui si era ritrovata. Lì il fumo e il fuoco non avevano ancora distrutto nulla, anzi, sembrava tutto tranquillo. Forse solo le luci al neon poste sul soffitto davano un'aria inquietante a quelle pareti dipinte di giallo.
La ragazza avanzò con passo deciso, sentendo riecheggiare il suono delle scarpe che toccavano il suolo nel surreale silenzio che l'aveva avvolta. Lo trovò strano, era convinta che ad attenderla ci sarebbero state almeno qualche urla o persone in preda al panico correre da una parte all'altra.
Superò alcune porte chiuse, non percependo nulla. L'ansia al centro dello stomaco non la mollò però nemmeno per un attimo, nemmeno quando raggiunse le camere targate C21 e C22, due stanze comunicanti prenotate da un paio di famiglie cinque giorni prima. Persone abbastanza tranquille, a detta del proprietario dell'hotel, con un accento piuttosto evidente del loro paese d'origine e pieni di valigie.
Iris aveva sorriso nel vedere i grandi baffi che portava il padre delle due bambine, a differenza dell'altro uomo che dei peli non era rimasta traccia né sul viso, né tanto meno sulla testa.
Ma ora Iris non riusciva a sorridere, al contrario le venne la pelle d'oca nel trovare entrambe le porte leggermente aperte e strani suoni provenire dal suo interno.
Tese una mano verso la maniglia, aprendo la prima porta di qualche centimetro di più, quanto bastasse per riuscire a sbirciarci dentro e scoprire l'origine di quella voce bassa che imprecava di continuo. Scorse un uomo rovistare nei comodini, buttando oggetti all'aria senza badare a dove finissero. Trasalì nel notare che in una mano teneva una pistola. Non era nei suoi piani affrontare pallottole o adulti decisamente molto più forti di lei.
Iris si allontanò dalla porta nel silenzio più assoluto, schiacciando la schiena al muro vicino. Si stropicciò gli occhi, pensando in fretta a un'alternativa.
Quell'uomo non doveva essere lì, non in quel momento. Era in anticipo con i tempi. Secondo i suoi calcoli in quella stanza avrebbe dovuto trovarci le due famiglie, le avrebbe avvisate del pericolo che significava l'oggetto che gli aveva lasciato in custodia e, se l'idea non li avesse convinti del tutto a distruggere l'apparecchio, c'era pure un incendio che avrebbe ucciso tutti entro la mattina dopo.
Sapeva cos'avrebbe conseguito la salvezza di quelle persone, anche se poche. Nove vite che scampavano a morte certa, ma che nel futuro avrebbero di certo rivoluzionato parte del tempo. Chi poteva dirlo se una di quelle persone salvate non sarebbe diventata un assassino?
Iris aveva già preso in considerazione quell'opzione. A dirla tutta, aveva già considerato ogni minima conseguenza che quel suo gesto di pietà avrebbe comportato, ma anche con la visione più pessimista non era riuscita a tirarsi indietro. Avrebbe salvato tutti, bambini compresi, accettando già l'enorme sgridata della sua Essenza.
Ma adesso era tutto cambiato ed era nei guai.
Il suono di un cassetto chiuso e altri passi. L'uomo si stava spostando rapidamente verso la seconda stanza, Iris doveva scegliere se correre via e lasciarsi indietro tutta quella storia, o rischiare e andare a scoprire se le due famiglie erano ancora vive, nascoste chissà dove.
A quel punto era più portata all'idea di lasciare perdere e raggiungere June, sentiva la stanchezza urlargli di fermarsi da ogni parte del corpo, figuriamoci se aveva abbastanza energia per raggirare quell'uomo impegnato a cercare qualcosa. Eppure quel tipo non doveva esserci.... Cosa voleva cercare di così prezioso?
Iris aggrottò la fronte. Le era venuto improvvisamente un dubbio. C'era qualcosa che non quadrava, un pezzo di puzzle che, fin dal momento esatto in cui aveva messo piede in quella città, le era sembrato di non avere. Ora capiva perché la stava turbando così tanto l'idea di cambiare gli eventi, capiva perché Tempo non aveva fatto tante storie quando le aveva detto quali sarebbero state le sue intenzioni.
Un diamine di punto fisso.
Uno di quei tanti fastidiosi fatti che non potevano essere modificati in alcun modo, e ne aveva proprio uno lì, davanti al suo naso. Tempo si era impegnata a preparare il tutto per evitare che Iris si intromettesse, per questo le due famiglie non c'erano e al loro posto era arrivato in anticipo quell'uomo dall'aria decisamente minacciosa.
Sarebbero morti tutti in ogni caso, che lei lo volesse o meno. La sua Essenza l'aveva messa nella posizione in cui o se ne andava o sarebbe stata coinvolta anche lei nell'esplosione.
Un piano perfetto, non c'è che dire.
Strinse i pugni, trattenendo l'impulso di urlare la sua frustrazione. Ogni volta che le veniva impedito di cambiare gli eventi, di salvare qualcuno, si sentiva solo male. Inutile. E succedeva sempre quando accadevano le cose peggiori, indipendentemente dal fatto che fossero coinvolti i suoi amici o meno.
-Al Diavolo...- borbottò a mezza voce, dando le spalle al corridoio che aveva appena attraversato, tornando a spiare all'interno della stanza C21. Non se ne sarebbe andata da lì fino a quando non avrebbe saputo chi fosse quel tipo armato.
E, lentamente, s'infiltrò nella stanza di soppiatto, puntando allo spazio nascosto tra due letti. Lo aveva individuato spiando dallo spiraglio della porta, sarebbe stato un punto perfetto per osservare senza essere visti.
Poi si accorse dell'altro uomo.
E lui si accorse di lei.

 

“Sei un incosciente!” l'Essenza gli si avvicinò pericolosamente con sguardo furioso.
Probabilità non osò muoversi di un centimetro, calibrando bene le parole. Non era abituato a vincere contro un'Essenza superiore. “Ti brucia l'idea che le cose non siano andate secondo i tuoi piani?” ribatté con soddisfazione, pregustando già tutti i momenti futuri in cui glielo avrebbe rinfacciato.
Tempo non badò minimamente alle sue prese in giro, si limitò a puntargli un dito contro e a parlare con voce carica di rabbia. “Sono io a dettare le regole, non tu. Ricordatelo bene” gli disse con tono che non accettava repliche. Poi, senza attendere una qualsiasi reazione da Probabilità, andò a puntare il dito verso June, che per tutta la durata della loro discussione non aveva fatto altro che guardarli spazientito, con la speranza che la sua Essenza si desse una mossa a cacciare via Tempo. Le sue preghiere erano state ascoltate, ma qualcosa sembrava essere andato storto a giudicare dalla reazione dell'Essenza blu. “Tu, muoviti se vuoi aiutarla!”
Il ragazzo non le rispose nemmeno, cominciò a correre verso la fine del corridoio dove aveva visto Iris sparire, Probabilità che era già sparito dalla vista di Tempo per paura di essere disintegrato. Quest'ultima li aveva guardati male, rigettando momentaneamente la propria rabbia in un angolo per poter ragionare a come sistemare il danno. Poteva sembrare una sciocchezza che Iris avesse deciso di non tornare indietro, ma non lo era affatto. Solo quello l'aveva messa in guai peggiori, l'unica possibilità era che June si desse una mossa per raggiungerla.
Anche se malvolentieri, avrebbe dato una mano al ragazzo per fare più veloce, ma dovette rinunciare appena sentì Iris chiamarla qualche minuto dopo.
“Mi sa che l'abbiamo combinata grossa, stavolta”
June alzò un sopracciglio, chiedendo mentalmente a Probabilità cosa intendesse dire.
“Temo di aver scombussolato i piani di Tempo” gli disse, ma il tono lasciava presagire che non gli stesse dicendo tutto. Infatti poi si affrettò ad aggiungere “Penso che abbiamo appena modificato un punto fisso”
Il ragazzo rallentò la corsa, per riprendere fiato. -Stai dicendo che è per quello che Tempo era così infuriata?-
L'Essenza assentì senza parlare, percependo come sua la preoccupazione di June. C'era molta tensione nell'aria, non era facile contrastarla con tutto quello che stava accadendo.
Fumo, fuoco, pezzi di muro e legno in una buona parte bruciati. Stava diventando una vera e propria impresa arrivare alla porta antipanico. Buona parte della strada era inagibile, June aveva dovuto fare più e più giri per evitare l'incendio. Se stava riuscendo a fare abbastanza in fretta era perché con Probabilità al suo fianco era molto più facile calcolare la via meno danneggiata. Questo non significava che spesso la strada da loro scelta fosse effettivamente attraversabile, più di una volta erano dovuti tornare indietro e scavalcare qualche altro mobile bruciacchiato.
Raggiunse le rampe di scale tossendo, i polmoni che imploravano di respirare aria pulita e non contaminata dal fumo nero. Si passò una manica sulla fronte sudata, cominciando a scendere i gradini abbastanza rapidamente. Aprì la porta metallica, tirando un sospiro di sollievo nel sapere che era vicino alla stanza C21.
Quando sentì il colpo, sul momento June non lo associò a ciò che effettivamente era. Quel suono poteva essere stato provocato da qualsiasi cosa, come un oggetto che veniva fatto cadere per sbaglio. Poteva essere un colpo proveniente fuori dall'edificio, come due auto che si scontravano sulla strada. Poteva essere qualsiasi cosa.
Tutte quelle supposizioni... June si era ritrovato a pensarne una dietro l'altra, trasformandole in calcoli su quante probabilità c'erano che fossero accettabili. Non se n'era nemmeno accorto di starlo facendo, semplicemente si era ritrovato a pregare che per una singola volta i suoi calcoli fossero sbagliati. Che quel colpo non fosse uno sparo.
Corse per raggiungere la porta semichiusa della stanza.
-...mi avevi assicurato che non c'era più nessuno in questo dannato posto!-
June si bloccò sul posto, sentendo quella voce discutere con qualcun altro. Dovevano essere loro ad aver sparato. Si appostò dietro la porta, preparandosi ad entrare.
-E così infatti!- esclamò adirato l'altro. -Ho controllato lo stabile per ben due volte!-
-Ma davvero? E lei allora da dove sarebbe saltata fuori, dal camino?- scherzò con tono sarcastico. Poi sospirò.
-Ehi, ragazzina!- la chiamò uno dei due uomini. June osò sbirciare nella stanza. La trovò ben illuminata, ma completamente in disordine. I comodini del letto erano stati ribaltati, i loro cassetti erano a terra svuotati in parte del loro contenuto. Era evidente che quei due tipi armati non fossero lì per caso.
Tra i comodini, due letti separati, in mezzo a questi giaceva seduta scompostamente Iris. Rispetto a lui gli dava le spalle, era immobile e non diceva una parola. Il ragazzo non riusciva a vederla bene, la porta gli copriva buona parte della visuale, ma poteva chiaramente capire che qualcosa non andava. Notò che si teneva una spalla con una mano. La pallottola doveva averla colpita, ma non in modo grave almeno. Quando l'uomo l'aveva chiamata, aveva alzato lo sguardo verso di lui.
-Si può sapere chi sei? Una spia magari?- le chiese avvicinandosi. -Sei venuta per crearci dei guai?- continuò l'uomo, sedendosi sui talloni di fronte a lei, la pistola in una mano pronta ad essere usata di nuovo.
Iris gli riservò uno sguardo imbronciato, in parte dolorante per la ferita. Osservò l'uomo che aveva di fronte a sé per studiarne i lineamenti e i vestiti che portava. Il volto era solcato da poche rughe, ma ben marcate. La barba non era lunga, ma non era curata, come i capelli che erano lisci ma senza una direzione. Gli occhi erano scuri, nascosti da folte sopracciglia. Gli indumenti sembravano di buona fattura, ma dalla loro condizione dovevano averne passati di tutti i colori, tranne che un buon lavaggio in lavatrice, a giudicare dal forte odore di fumo e sudore. -Potrei fare la stessa domanda a voi.- gli rispose infine, lanciando un'occhiata all'altro uomo appoggiato ad un armadio.
-Sarà meglio che rispondi alla domanda, se non vuoi beccartene un'altra.- la minacciò l'uomo che aveva di fronte, puntandole l'arma addosso. -E stavolta ti assicuro che non sbaglierò mira.-
Iris deglutì, guardando la pistola. -Non sono una spia, se è questo che vi interessa.-
-Quindi ci vorresti far credere che passavi di qui per puro caso?-le domandò guardandola di sbieco, gli occhi che si erano trasformati in una fessura. Quel tipo era seriamente inquietante.
-Io... stavo cercando delle persone.- rispose in un soffio, sostenendo a fatica lo sguardo con l'uomo.
Il suo collega si staccò dal mobile, avvicinandosi. Aveva le mani in tasca, e rispetto all'altro sembrava leggermente più ordinato, lo sguardo era freddo, Iris lo aveva visto osservarla e si era sentita analizzata dalla testa ai piedi. Non sapeva quanto sarebbe riuscita a raccontare una bugia senza essere scoperta.
-Chad.- chiamò l'uomo che teneva l'arma. -Credo che qui la nostra amica non abbia afferrato bene la tua minaccia. Perché non gliela ripeti meglio?-
L'altro sorrise, afferrando il braccio della ragazza che era stato colpito, strattonandola per obbligarla ad alzarsi. Sentì il dolore strapparle il fiato,tanto che la voce per urlare dal male arrivò in ritardo. Istintivamente si divincolò per essere lasciata andare ma quando capì che non ci sarebbe riuscita, si arrese all'idea di dover stare in piedi. Sentì il pavimento sparirle sotto i piedi, se quel brutto ceffo non avesse continuato a tenerla su, sarebbe ricaduta giù a terra. Tutte le energie le aveva esaurite poco prima, cercando di evitare la pallottola. Che le avesse colpito solo il braccio era un miracolo. Non sapeva se avrebbe avuto l'onore di un altro miracolo riuscendo ad andarsene da lì, viva.
Con sua grande sorpresa, arrivò l'occasione di svignarsela. Stava a qualche metro da lei, con in mano un vaso, il passo silenzioso e una mano a farle segno di fare silenzio.
Iris annuì con un cenno della testa, riportando subito l'attenzione sul tipo di nome Chad. Adesso le era talmente vicino che poteva contare le macchie di sudiciume sulla sua giacca, senza contare le innumerevole ricuciture.
-Te lo richiederemo solo un'altra volta, poi passeremo alle maniere forti.- ricominciò Chad, stringendo più forte il braccio della ragazza. -Che ci fai qui?-
Lei accennò ad un sorriso, facendo schioccare la lingua sul palato. -D'accordo. Mi avete beccato.- iniziò con un sospiro, cercando di mantenere un tono sicuro. -Sono stata mandata dal futuro per annunciarvi gli avvenimenti dei vostri prossimi minuti.-
I due sbuffarono, spazientiti. -Credi che stiamo giocando?!- le disse l'uomo che era ancora in piedi.
-No, no! Sono seria!- rispose forse fin troppo in fretta, e i due uomini lo notarono. Poi proseguì. -Ad esempio, so che voi due stavate cercando il disco PR42/05ss per fare brutte cose.- spiegò lei con finta tranquillità, come se avere una pistola puntata contro non gli sortisse alcun effetto. Poi proseguì, parlando direttamente non a Chad ma all'altro. -E che a te, fra pochissimo, verrà un gran mal di testa.-
I due la guardarono allucinati, come se l'aver nominato il marchingegno avesse sortito da incantesimo e i due avessero perso così la voce. Era riuscita ad attirare l'attenzione con l'argomento giusto e in più aveva preso tempo. Per una volta era riuscita a non andare nel panico, ma a farne invece una giusta.
June le fece un cenno, poi la sua previsione si trasformò in realtà.
Gli scaraventò il vaso in testa, prima ancora che il tipo si accorgesse della sua presenza. Lo sguardo dell'uomo sembrò sorpreso da quell'improvviso colpo al capo, poi, come se gli si fosse spento un interruttore, cadde a terra svenuto. Chad si voltò colto di sprovvista, giusto in tempo per vedere il collega accasciarsi e vedere il ragazzo dietro di lui fare una faccia soddisfatta. Uno in meno a cui pensare.
-Maledetto!- gli urlò Chad, andando a puntargli la pistola addosso. Purtroppo per lui, non fece in tempo ad usarla.
-Non ci provare nemmeno!- Iris, che aveva ancora un braccio bloccato dall'uomo, approfittò della posizione per andare contro di lui, afferrargli l'arma e disintegrargliela all'istante. Lui si ritrovò a premere un grilletto di polvere, il gesto lo spaventò a tal punto che spinse lontano da sé la ragazza. June approfittò di quei pochi secondi per afferrare una mano di Iris, e obbligarla a correre via da lì il più rapidamente possibile.
-Cosa... Cosa ci fai tu qui?- gli chiese Iris cercando di non diminuire il moto della corsa. Non ci stava esattamente riuscendo. Si sentiva come se le avessero messo addosso una tonnellata di mattoni da dover portare in giro, la testa che implorava una dormita. Lo stomaco che non aveva nemmeno la forza per lamentarsi della fame.
-Zitta e corri.- si limitò a risponderle, lanciando un'occhiata dietro di loro. Sentì Chad sbraitargli contro, mentre usciva dalla stanza per corrergli incontro.
“Probabilità, puoi fermare quel tipo?” gli chiese telepaticamente, vedendo davanti a sé la porta antipanico.
L'Essenza annuì. “Ho fermato Tempo. Bloccare un essere umano sarà una bazzecola” se ne uscì tutto fiero. “Però potrebbe essere leggermente pericoloso per voi due, dovrete essere veloci” gli spiegò, mostrandogli mentalmente cos'aveva intenzione di fare.
“C'è il 46% di possibilità di riuscita. Non è esattamente il meglio” gli fece notare il ragazzo.
“Non avete molta altra scelta, tutte le altre opzioni hanno solo il 22%”
-D'accordo.- disse June interrompendo il contatto telepatico, preparandosi già con una mano tesa per spingere il maniglione. Strinse più forte la mano di Iris, sperando che non collassasse proprio nel momento peggiore.
Sentì l'Essenza metterlo in guardia nell'istante esatto in cui si udirono strani scricchiolii provenire dal soffitto. Suoni di tavole di legno che si spaccavano, cedendo al caldo del fuoco che lentamente aveva invaso le camere al piano superiore, distruggendo buona parte del loro contenuto, e che ora stava per crollare proprio su di loro. Di certo non una coincidenza.
Un ultimo slancio, la porta che veniva spalancata a forza e richiusa subito appena anche Iris ne varcò la soglia. Il ragazzo si appoggiò alla parete metallica, tirando un sospiro di sollievo. In compenso sentirono il tonfo dei pezzi di muro precipitare a terra, impedendo così a Chad di raggiungerli. Gli avevano bloccato completamente la via, non avrebbe di certo perso tempo a cercarli se ne fosse uscito vivo da quella pioggia di macerie.
Probabilità comparve al loro fianco, sorridente. “Oggi è la nostra giornata fortunata. Avevo sinceramente dei dubbi che non ce l'avreste fatta”
-Non dirlo a me...- disse riprendendo fiato, ritirandosi su le maniche della camicia che con tutto quel correre erano scese fino ai polsi. -Dobbiamo uscire da qui prima che l'incendio ci raggiunga... Iris?-
La ragazza sembrò non percepire le sue parole, si era seduta a terra, la pancia che si alzava e abbassava rapidamente per riprendere abbastanza ossigeno. Il volto era pallido e stanco, non sembrava nelle condizioni migliori per fare qualsiasi altra cosa tranne che riposare.
-Ce la fai a camminare?- le chiese, appoggiandole una mano sulla spalla.
Lei però ignorò la domanda. -Avete cambiato il corso degli eventi.- disse con voce roca, ma non sembrava né un'accusa né un rallegramento. Sembrava più che altro che avesse realizzato solo in quel momento cosa fosse successo e Tempo la stesse aggiornando.
L'Essenza del ragazzo era sul punto di riferire nuovamente la sua grande impresa, ma June lo bloccò con uno sguardo di disapprovazione. Probabilità allora alzò le spalle, chiedendogli con gli occhi che cosa avesse fatto di sbagliato.
-Non sapevo fosse un punto fisso.- ammise June, tornando a fissare la ragazza. -Se mi avessi dato retta subito, non saremmo arrivati a tanto.-
Iris sbuffò, cercando un modo per rimettersi in piedi. -Avete solo incasinato tutto.- si lamentò aggrappandosi al maniglione della porta per reggersi, ma non è facile quando senti nella testa buona parte del futuro venir riscritto.
June le venne in soccorso obbligandola ad appoggiarsi a lui. -La prossima volta non verrò a salvarti. Così forse la smetterai di cacciarti nei guai.-
-Non ho bisogno di un eroe, so cavarmela da sola.-
Lui scosse la testa, prima di indicarle la spalla ferita. -Ho visto come te la cavi bene.-
Iris mise il broncio, borbottando scuse, non avendo il coraggio di ammettere la verità. June sorrise, riconoscendo in quel suo atteggiamento la solita Iris.
“Non vorrei intromettermi, ma sarebbe davvero il caso di andarsene” si preoccupò di avvisarli Probabilità, incitandoli a darsi una mossa.
-Fai strada.- si limitò a rispondergli June, mentre già si avviavano verso le scale, diretti al piano inferiore dove avrebbero trovato l'uscita.

 

La osservò sedersi sul lettino metallico, andando poi a togliersi la maglietta sporca di sangue per rimanere solo in canottiera. La maglia la appoggiò disordinatamente di fianco a sé, prima di lasciare a June il compito di assicurarsi come fosse la ferita. E, a giudicare dal male e il quantitativo di sangue colato giù sul braccio, non doveva essere nemmeno un bello spettacolo.
In un gesto automatico, Iris spostò i capelli sciolti sull'altra spalla, per impedire che intralciassero June, già avvicinatosi con del cotone impregnato d'acqua in mano per pulire il taglio. La pallottola l'aveva solo colpita di striscio, ma di certo un segno lo avrebbe lasciato anche dopo la guarigione.
Senza volerlo, si ritrovò ad osservare una cicatrice che le attraversava una parte della spalla, che la ragazza in genere evitava di mostrare nascondendola con i capelli o con una semplice maglietta larga.
June distolse lo sguardo, concentrandosi sul suo lavoro. -Prima o poi dovrai raccontarmi come te le sei procurate.- le disse alludendo agli altri due segni che aveva sul corpo, mentre cominciava a pulirle il braccio sporco.
Iris tenne gli occhi puntati verso il suolo, scrollando leggermente le spalle. -Tu non mi parli del tuo passato, io non ti parlo delle mie cicatrici. Mi sembra che siamo pari, no?- rispose senza approfondire l'argomento.
Il ragazzo non poté darle torto, ma la sua curiosità non gli permise di non provare ad immaginare cosa potesse esserle successo di così grave da impedirle di parlare. Quello era forse uno di quei pochissimi fatti a cui Iris non accennava mai, sembrava darle solo fastidio l'idea di ricordarlo.
June sospirò, riconoscendo che lui era il primo a comportarsi a quel modo.
-Saresti dovuto tornare alla nave e aspettarmi.- aggiunse Iris un momento dopo per cambiare discorso, sussultando con una smorfia quando June le tamponò la ferita.
Lui sembrò rabbuiarsi a quel rimprovero. -Non... mi andava di perdere tempo.- disse calcando sull'ultima parola, i movimenti che si erano addolciti per farle il meno male possibile.
Iris rimase a fissarlo un attimo, cogliendo in ritardo il gioco di parole. -Sei un idiota.- disse sorridendo.
-Parla quella che stava per farsi ammazzare.- le ricordò buttando in un secchio vicino il cotone sporco di sangue. Aprì un cassetto di un mobile posto al fianco del lettino, estraendone una striscia di bende arrotolate, poi sempre con delicatezza la srotolò per avvolgerla al braccio della ragazza. -Per un attimo ho pensato che tu...- cominciò a dire facendo il nodo alla fasciatura, senza avere il coraggio di alzare gli occhi e finire la frase.
-...Che fossi morta?- provò allora a completarla Iris.
-Già.-
La ragazza andò a cercargli il viso con una mano, accarezzandogli una guancia. -Il grande e potente June che si preoccupa per me? Mi sento onorata!- lo prese in giro lei, provando a scacciare via la sua preoccupazione. -Sono ancora viva e vegeta, per tua sfortuna.-
-Non scherzare.- le disse con un tono più che serio, stringendo la mano che gli aveva appoggiato sul viso. Ma subito dopo stava già sorridendo, l'altra mano che era andata a circondare un fianco di Iris adesso che erano l'uno di fronte all'altro. -Io poi con chi potrei divertirmi a fargli il solletico?-
-Ma lo sai che sei veramente un antipatico?- esclamò offesa, incrociando le braccia.
-Oh, ma smettila!- e, senza che lei potesse rifiutare, si ritrovò le sue labbra premute sulle sue con dolcezza, le braccia del ragazzo avvolte al corpo di Iris per avvicinarla a sé. Lei in risposta lo lasciò fare, approfondendo il bacio mentre le mani andavano ad abbracciargli il collo. Gli si allontanò qualche secondo dopo, andando ad appoggiare la testa contro il suo petto.
-Grazie.- riuscì finalmente a dirgli, dopo una pausa di silenzio in cui era rimasta ad ascoltare il battito più rilassato del ragazzo.
June sorrise, accarezzandole piano la schiena. Quanto tempo aveva passato fregandosene dei sentimenti degli altri? Quanto tempo perso a rifiutare tutte quelle stupide emozioni umane, senza riuscire ad accettare le proprie origini. Anni di pratica buttati al vento per colpa soprattutto di quella ragazza che stava tenendo stretta. Praticamente aveva rovinato tutti i suoi piani malvagi.
Sospirò, constatando che a quel punto non sarebbe più riuscito a tornare quello di una volta e, in fondo, gli andava bene così.
 

* * *

Ehi, salve di nuovo!
Grazie mille per essere arrivati fino alla fine di questo... estratto da una storia già esistente. Già solo questo mi rende una persona tanto felice. ^_^
Diciamocelo: non credevo nemmeno che avrei pubblicato altro qua su EFP, ma negli ultimi tempi mi sono ritrovata piena di piccoli capitoli più o meno decenti, ma questo è forse uno dei pochi che mi soddisfa abbastanza da decidere di volerlo pubblicare.
Non mi sono nemmeno preparata una vera e propria trama di fondo, mi sono semplicemente lasciata trasportare da quello che mi veniva in mente e rendere il tutto un minimo coerente.
...Oltretutto è la prima volta che pubblico storie in cui la gente si bacia. Il che mi mette abbastanza a disagio, ma ho bisogno di sapere se sono stata in grado di descrivere il tutto in modo accettabile.
Quindi non esitate a darmi consigli/critiche costruttive/regali/cammelli... tutto quello che vi pare. Basta che mi aiuti a migliorare. v_v

Detto ciò... se vi interessa vi lascio qui il link alla storia originale: The Spheres' Melody
Grazie ancora per essere passati a leggere e alla prossima(?)

Yuki

 

 

 
  
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