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Autore: Lady I H V E Byron    12/03/2017    0 recensioni
Una conferenza sul cambiamento climatico.
Una possibilità di salvezza per il mondo dall'effetto serra.
Un'improvvisa esplosione.
Un caso da risolvere.
Un inganno da sventare.
Il mondo sembra essere nelle mani di un investigatore privato un po' scemo e quattro musicisti un po' imbranati.
P.S.: sia chiaro, i musicisti lo fanno solo per il loro spettacolo, non per un insensato senso di giustizia...
Genere: Comico, Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
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Note dell'autrice: salve! Da stasera mi cimenterò nel genere in cui do sempre il peggio di me stessa. L'ispirazione è stata tratta dall'ultimo spettacolo della Banda Osiris "Non esistono più le mezze stagioni", in collaborazione con Luca Mercalli (anzi, è più il contrario... la Banda Osiris che ha collaborato con Mercalli per... comunque!), una conferenza sul cambiamento climatico della terra e cosa fare per rimediare.
Mi sono ricordata che anche nel secondo film di "Una pallottola spuntata", un professore doveva tenere una conferenza simile.
Ergo, ad un certo punto mi sono chiesta: "E se...?". Ed ecco la storia, ambientata in un'Italia "parallela", su base "Una pallottola spuntata due e un mezzo", con tanto di sue citazioni, ma in chiave MOLTO meno demenziale, ottenendo così una storia (schifosa), con un lieve cenno di comicità. Mi scuso anche per lo stile di scrittura usato: ho ricorso al metodo "Dante", ovvero che per le storie drammatiche uso un italiano (all'epoca era il volgare, comunque) più raffinato, colto, e nelle storie comiche uso un linguaggio più colloquiale, vicino al parlato.
Spero vi piaccia.
P.S.: i prossimi capitoli saranno più lunghi, credo...

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-Allora, a questo punto, io continuo con la conferenza, voi fate i vostri commenti, anche se idioti…-
-Sì, sì, signor Auditore, come per il resto dello spettacolo, dopotutto.-
Un teatro di Rieti, seppur vuoto, aveva le luci accese sul palcoscenico, su cui vi erano cinque uomini, tutti sulla mezza età. Uno di loro, il più basso e tracagnotto, indicava spesso lo schermo alle loro spalle, su cui vi era proiettato un grafico. Gli altri quattro avevano degli strumenti musicali tra le mani, ottoni, precisamente.
-Poi suonate…-
-Abbiamo provato tutto il giorno per sette giorni, signor Auditore…- tagliò corto il più anziano; aveva una voce strana, come se avesse il naso chiuso –Vedrà che lo spettacolo-conferenza andrà benissimo…-
-Lo spero, signor Mati, lo spero...- sospirò l’interlocutore, prima di prendere la giacca –Allora, qui, per oggi, abbiamo finito. Domani dovremo rivedere almeno i passaggi con le luci e le mie slide…-
Come risposta, ebbe un sospiro: proveniva da uno dei trombonisti, basso anche lui, con riccioli quasi canuti che ricoprivano tutto il cranio.
-Non vedo l’ora che questa tortura finisca…- mormorò questi, senza farsi sentire dagli altri.
-Buonanotte.-
-Buonanotte a lei.- risposero i quattro musicisti, all’unisono, prima di raccogliere i loro strumenti per metterli nelle apposite custodie.
Il primo ad uscire dal teatro fu Marco Auditore, noto meteorologo, un uomo, come detto prima, basso e di corporatura massiccia, barba brizzolata, faccia piena, capelli castani tinti, e occhi piccoli del medesimo colore.
Da tempo stava progettando una conferenza sulle conseguenze dell’effetto serra, sul cambiamento del clima dalla prima Rivoluzione Industriale al presente, e come salvare il pianeta adottando l’energia rinnovabile.
Tutto questo, però, senza scendere nella noia; infatti, aveva richiesto delle “spalle” per intrattenere il pubblico, tra una spiegazione e l’altra.
Ci sarebbero stati anche il Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica, oltre al Ministro dell’Ambiente.
Stavano lavorando da una settimana: niente doveva andare storto. Se la conferenza avesse avuto successo, il governo italiano avrebbe preso in considerazione di adottare un sistema nazionale a favore delle energie rinnovabili, diminuendo, così, tutti i fattori dell’inquinamento, dalle polveri sottili al gas serra.
E se si fosse esteso a livello mondiale, poteva persino salvare il pianeta da possibili aumenti delle maree causati dallo scioglimento del Circolo Polare Artico, causato, a sua volta, dal gas serra.
Il mondo sembrava contare su quella singola conferenza.
Era quasi mezzanotte.
Una notte piovosa.
Le strade erano vuote, illuminate dai lampioni.
Per fortuna, nessuno girava in macchina, a quell’ora.
Prima di tornare a casa, tuttavia, Marco decise di passare in ufficio, per prendere le ultime cose che sarebbero servite durante la conferenza.
Parcheggiò proprio sotto un edificio alto circa venti metri, coperto da vetri-specchio.
Era l’Istituto Meteorologico.
Il suo ufficio si trovava al quinto piano.
Al piano terra c’erano gli addetti alle pulizie e qualche guardia, che salutarono il meteorologo cortesemente, venendo, poi, ricambiati.
C’era un’altra persona al suo interno: una ragazza di circa venticinque anni, capelli neri raccolti con una pinza, occhi scuri, volto ovale e delicato con qualche lentiggine, con indosso una camicia bianca e pantaloni neri, stava battendo i tasti di un computer, sbattendo raramente le ciglia.
Ad un certo punto, si stirò le braccia, sbadigliando e girando su se stessa sulla sedia a rotelle. Il suo sguardo apparentemente stoico fu rivolto verso l’esterno: la pioggia stava battendo sul vetro e le gocce scivolavano verso il basso.
Era uno spettacolo rilassante da vedere.
Qualcosa in particolare attirò l’attenzione della ragazza: qualcuno sembrava essere uscito dall’edificio ed era diretto verso un furgone grigio.
Dai movimenti, sembrava essere di fretta.
La pioggia e la lontananza resero difficile per lei inquadrare bene il suo volto.
Tuttavia, ebbe come l’impressione di non averlo mai visto in vita sua.
In quel momento, il meteorologo era appena uscito dall’ascensore, diretto verso il suo ufficio.
Con grande sorpresa, notò la ragazza.
-Lisa…- chiamò, facendo sobbalzare la citata.
-Oh, zio Marco!- esclamò lei, voltandosi di scatto –Non ti aspettavo… Non qui, almeno…-
-E tu hai di nuovo fatto tardi…- aggiunse lui, con una punta di delusione sulla lingua –Dovresti essere a casa, mia cara. Non credi sia l’ora di andare a dormire?-
-Scusa, ma non ho molto sonno…-
Il suo sguardo era molto malinconico. Marco storse un angolo della bocca.
-Stai ancora pensando a lui, vero?- mormorò, con affetto.
Lisa scoppiò immediatamente a piangere.
-Oh, scusa, cara, scusa! Non volevo essere indelicato!-
-Non fa niente, zio, non fa niente…- rispose lei, asciugandosi le lacrime –E’ colpa mia, non riesco proprio a dimenticarlo…-
-Ma era il tuo ragazzo o no?-
La ragazza scosse la testa.
-Non c’è mai stato niente tra di noi.- spiegò, ancora malinconica –Eravamo troppo timidi per fare il primo passo. Ci abbiamo sempre girato intorno, ma poi niente. Ha sempre messo il suo lavoro prima di ogni altra cosa. È dalla mia partenza che non faccio altro che rimpiangere di non essermi dichiarata!-
Singhiozzò di nuovo, coprendosi il volto con una mano.
Marco, mosso da tenerezza, si avvicinò a lei, mettendole una mano sulla spalla. Tra loro due c’era una differenza di altezza di circa venti centimetri.
-Oh, cara, non fare così…- disse, cercando di consolarla –Stai facendo ottimi progressi all’università, i tuoi genitori sono fieri di te. E sono più che sicuro che la tua tesi su Leopardi sarà un successo! A proposito, come sta andando?-
-Ho ora scritto sullo Zibaldone…- spiegò Lisa, tirando su con il naso –Sai, Leopardi ha detto una cosa interessante sul clima. Forse potresti metterlo nelle slide della conferenza che terrai. A proposito, come vanno le prove?-
-Solo gli ultimi ritocchi sulle luci e un’aggiustatina alle slide e tutto sarà perfetto. Già, ora che ci penso, devo prendere un paio di cose. Poi, si va a casa a dormire, chiaro?- disse, frugando tra due cassetti.
-Sì, zio.-
-E poi, un’altra cosa… se la conferenza avrà successo, mi prometti che uscirai i sabati sera? Mi dispiace vederti sempre in casa a studiare… Devi distrarti, mia cara, conoscere gente nuova…-
-Beh… in effetti, sto frequentando qualcuno… un mio collega di corso. Sai, proprio ieri gli stavo parlando della tua conferenza…-
Ma Marco non la stava più ascoltando: uno sbadiglio fece interrompere il suo discorso.
-Me lo racconterai domani, cara. Ora è meglio tornare a casa.-
Entrambi uscirono dall’ufficio, diretti verso l’ascensore, appena spento il computer.
Per tutto il tempo non avevano prestato attenzione ad un suono sospetto dentro l’ufficio.
Un ticchettio.
Uno degli addetti delle pulizie, passando di lì, prese il cestino della carta straccia e lo portò al piano terra, per svuotarlo nel cassonetto della carta, all’esterno dell’edificio.
Se non avesse avuto gli auricolari alle orecchie, si sarebbe reso conto che il ticchettio sospetto proveniva proprio da lì…
Un boato improvviso sembrò svegliare tutta Rieti…

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