Crossover
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Autore: Rory Drakon    12/03/2017    1 recensioni
Il Regno di Arcadia è avvolto nell'oscurità. Gli dèi dell'Olimpo, protettori di questo mondo, sono stati sconfitti e imprigionati sull'Olimpo.
C'è solo un modo per sconfiggere le forze del Male che si stanno lentamente impossessando di Arcadia: trovare le Dodici Pietre Olimpiche, simbolo ed incarnazione dei poteri degli dèi, ed usare i loro immensi poteri a scopi benefici.
Un'antica profezia pronunziata da un Oracolo declama che solo un semidio, guidato dai leggendari Cavalieri del Drago potrà adempiere ai voleri del Fato.
Questa è la loro storia.
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Anime/Manga, Cartoni, Film, Libri, Videogiochi
Note: AU, Cross-over, Missing Moments | Avvertimenti: Spoiler!, Triangolo, Violenza
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"Un semidio degli dei superiori
Compirà vent’anni seppure tra guai e dolori
I Cavalieri del Drago alla sua chiamata risponderanno
Insieme il potere degli dei riuniranno
E mentre una vita nel male trascinerà
L’anima malvagia una lama maledetta mieterà
Una sola scelta porrà ai suoi giorni fine,
e dell’Olimpo il trionfo decreterà, o la caduta infine."


EPISODIO 5 – ATTACCO A PALAZZO



Quando Jafar, Ade, Uncino e Scar tornarono alla Fortezza Oscura erano ormai le dieci del mattino; i loro colleghi non furono molto contenti di vederli tornare a mani vuote.
«E così avete fallito. Non siete riusciti a combinare un bel niente. INETTI!» sbraitò la donna nell’oscurità dalla voce lievemente rauca.

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Ade s’infiammò (letteralmente) subito. «EHI COCCA BADA A COME PARLI! IO SAREI ANCHE RIUSCITO AD ARROSTIRLI TUTTI QUANTI AD OCCHI CHIUSI SE NON FOSSE STATO PER QUEL DANNATO RAGAZZINO!»
«Un ragazzino? Che vergogna. E avete pure il coraggio di farvi rivedere dopo esservi fatti battere tutti e quattro da un mero ragazzino?» lo schernì la donna dalla voce dolce e falsa, anch’essa nascosta nell’oscurità.

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«Ciò che pensi è errato, mia cara. Questo ragazzino, Dave, da quanto ho potuto osservare, è molto forte» disse il Signore della Fortezza Oscura.
«Già, oltre che una mia grande spina nel fianco!» ringhiò Uncino.
«Ovviamente non è solo lui. Tutti quanti quei ragazzini sono avversari molto tenaci. Ma ciò non toglie che voi quattro avreste dovuto farcela contro di loro» osservò il Signore della Fortezza Oscura.
«Evidentemente non hanno saputo sfruttare al meglio i loro punti deboli. Avrebbe dovuto lasciar fare a me, mio signore» disse l’uomo nell’ombra dai grandi occhi gialli.

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«O magari a me!» s’intromise Luke, risentito. «Avrei potuto portarle Jackson vivo ed illeso! Quei dannati eroi non avrebbero potuto competere con me!»
«Ma davvero? È solo per questo che brami tanto di entrare in azione? O è un altro il motivo?» sogghignò malevolo l’uomo dagli occhi gialli.
«Taci, tu, creatura demoniaca!» reagì Luke con ferocia. «Vai a giocare con i tuoi stupidi esseri! Non hai niente di meglio da fare?»
«Non sfidarmi, Luke Castellan. Dovresti sapere bene quanto sia grande il mio potere. E quanto possa essere sgradevole provarlo sulla propria pelle» disse l’uomo dagli occhi gialli, facendosi improvvisamente minaccioso.
«Fai un po’ troppo lo sbruffone, per uno che si è fatto portare via tutto il potere che aveva dai Guardiani» replicò il Signore della Fortezza Oscura con un invisibile ghigno crudele.
«Non mi hanno mai sconfitto ad armi pari!» protestò l’uomo dagli occhi gialli. «È stata tutta colpa di quel maledetto bambino!»
«Bene. Sfrutta il tuo rancore contro questi dannati eroi e toglili per sempre di mezzo. Non devono più intralciarci in alcun modo» sibilò il Padrone.
«Certo, mio signore.»
«Uccidili tutti, tranne Percy Jackson… e l’altro ragazzo, Jack Frost. Portali da me, vivi ed incolumi. Ho qualcosa di molto speciale in mente per loro.»
«Come voi desiderate, mio signore».


***


Al nuovo palazzo regalato da Dave a Lara, Percy, Rory, Rinoa, Peter e Jack erano ormai le dieci e mezza; i ragazzi non avevano ancora avuto modo di dormire dalla notte scorsa, quando avevano lottato contro i quattro malvagi, ora erano impegnati a sistemare le stanze nelle quali avrebbero dormito in quell’immenso castello.
«Fatto! Le ultime coperte sono al loro posto, signori!» esclamò Jack, facendo un ampio gesto fluido e teatrale, scatenando l’ilarità di Percy.

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«Uff, meno male! Non ne potevo più!» borbottò Peter, passandosi una mano sui capelli rossi ed il cappello a punta verde. Trilli gli svolazzò intorno, sprizzando polvere di fata.
«Adesso le stanze in cui dormiremo sono sistemate!» disse Rory, soddisfatta.
«E siccome questo castello è enorme, ne possiamo avere una a testa, dove fare quello che ci pare e piace senza invadere la privacy degli altri!» replicò Lara, compiaciuta.
«Io ne ho preparata una in più per Al, nel caso gli venisse in mente di fermarsi a dormire da noi qualche volta!» comunicò Dave.
«Ottima pensata, Dave!» approvò Percy.
«Bene! Col vostro permesso io me ne vado in camera mia a riposare. Non abbiamo quasi dormito ieri notte per colpa di quei maledetti, ed abbiamo passato metà mattinata a sistemare le stanze. Ho proprio bisogno di dormire!» disse Lara, e senza aggiungere altro se ne andò, percorrendo il corridoio.
«Qualcuno ha sonno? Io no di certo!» esclamò Peter, sollevandosi in volo. «Faccio un tour di volo panoramico del castello! Lo voglio vedere tutto! Andiamo, Trilli!»
E sfrecciando in aria come due razzi, i due si allontanarono.
«Io più che sonno ho una fame che non ci vedo. Facciamo colazione, Dente Da Latte?» domandò Jack alla fatina che volava sopra la sua spalla, che annuì. «Che ne dite, ragazzi, vi va di fare colazione con me?» chiese poi agli altri lo Spirito dell’Inverno.
«D’accordo!» gli sorrise Percy.
«Ma certo!» esclamò Rinoa.
«Volentieri!» disse Dave.
«Mmm, un po’ di fame ce l’avrei anch’io» borbottò Rory. «Mi unisco a voi!»
«Venite, la cucina è da questa parte!» li invitò Dave, e gli altri tre (quattro con Dente Da Latte) lo seguirono.


***


Aladdin percorse in silenzio le scale ed in un baleno fu fuori nell’immenso giardino del palazzo di Agrabah.
Il sole splendeva alto in uno spettacolare cielo azzurro, gli uccellini cinguettavano e lo scroscio della fontana riempiva l’immenso parco.
Jasmine era seduta sul bordo della fontana, ad aspettarlo.
«Tesoro, finalmente! Credevo ti fossi scordato del nostro appuntamento!»

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«Come avrei potuto?» Aladdin le arrivò vicino e la sollevò tra le braccia, stringendosela al petto. «Ti avevo promesso che non ti avrei più lasciato, e così farò!»
«Non avevo dubbi! Sei il fidanzato migliore del mondo!» sospirò Jasmine. «E presto sarai anche mio marito, non vedo l’ora!»
«Neanch’io! Ma ora me lo darai un bacetto?»
«Furbacchione! Vieni qui…» Jasmine fece scivolare una mano dietro la sua nuca e lo attirò a sé…
«Ma che scenetta commovente! Quasi mi dispiace di rovinarla!»
Aladdin e Jasmine s’interruppero bruscamente, le labbra ad un centimetro di distanza.
Il giovane ladruncolo si voltò nella direzione da cui proveniva quella voce maschile, calda, melodiosa, pastosa, così innocente e gradevole all’udito, così bugiarda…
Aladdin sgranò gli occhi e trasalì, mentre un brivido gelido gli percorse la schiena.

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Nascosto all’ombra di alcuni alberi, una figura con due occhi tondi e gialli fissava lui e Jasmine, con uno sguardo quasi famelico.
«E tu chi sei?!?» domandò Aladdin, istintivamente scivolando davanti alla principessa, pronto a difenderla in caso di necessità.
«Jasmine? Figliolo? Va tutto bene?»
La voce di Cassim fece sussultare Aladdin. Suo padre avanzò verso di loro, e notando i loro sguardi atterriti, si guardò intorno, infine accorgendosi degli occhi che sbucavano dall’oscurità.
«Ma che carino! L’intera famigliola al completo!» commentò di nuovo la voce, ed Aladdin si rese conto che proveniva da quegli occhi, o meglio, dalla bocca che era nascosta nell’ombra.

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«Ehi tu, si può sapere chi sei?!»
«Sei appena comparso e già non mi stai simpatico» disse Cassim, truce.
«Lo so, il mio è un dono» disse la voce, e nei lineamenti nascosti dall’ombra Aladdin riuscì ad intravedere un ghigno repellente.
«Fatti vedere! Chi sei?!? Che cosa vuoi?!?» intimò il Gran Visir, portandosi una mano alla scimitarra che teneva legata alla cintura.
«Sono il vostro peggiore incubo» mormorò il misterioso figuro, e lentamente, egli venne sotto la luce.
Era un uomo alto e magro, dalla carnagione grigia come le nuvole, i grandi occhi gialli di prima, capelli neri, corti e dritti, ed un lungo abito nero con una scollatura a V sul petto che gli scendeva fino ai piedi.

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Non appena lo vide, Aladdin sentì che il cuore cominciava inavvertitamente a battergli ad un ritmo forsennato, si sentì inondare dai sudori freddi ed i brividi lo attraversarono dalla punta dei piedi fino alla radice dei capelli. Che cosa gli stava succedendo?
Col fiato mozzo, il giovane ladruncolo si rese conto, anche se non aveva alcun senso, che quello che stavo provando non era altro che paura.
«Oh no! Ancora tu!» Jasmine si portò le mani alla bocca, terrificata.
«Lo conosci, Jasmine?» domandò Aladdin, stupito.
Il volto della principessa venne contratto da una smorfia di rabbia. «Come potrei dimenticare colui che mi ha rapita e consegnata a Jafar!»
A quelle parole, un’ira ribollente crebbe nel petto di Aladdin, così forte da cancellare l’irrazionale paura che l’aveva assalito pochi istanti prima.
«Cosa?!? Allora sei stato tu!!!»
«Ma certamente» rispose l’uomo, divertito.
«Maledetto non si rapiscono le fanciulle innocenti!» gli ringhiò contro Cassim.
«Bastardo me la paghi!!!» urlò Aladdin, sguainando la scimitarra e scagliandosi contro di lui.
L’uomo non sembrava impaurito e neppure agitato. Osservò il ragazzo con un sorriso beffardo; Aladdin menò un fendente con la scimitarra, ma prima che potesse calarla sullo sconosciuto, qualcosa di nero ed immenso comparve all’improvviso, sbarrandogli la strada.
«Ma cosa diavolo…?!» biascicò Aladdin, indietreggiando per lo spavento.

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Davanti a lui era comparso una specie di mostruoso e scheletrico cavallo di sabbia nera dagli occhi gialli, privi di pupille. No, si era sbagliato, non ce n’era solo uno, ma ben una mezza dozzina, alcuni si erano posizionati davanti all’uomo, altri dietro, come una sorta di guardie del corpo.
«Che… che sono quelli?!» mugolò Jasmine, atterrita.
L’uomo si avvicinò ad uno di quegli inquietanti cavalli e lo accarezzò dolcemente con il dorso della mano dalle lunghe dita grigie. «Oh, questi? Sono incubi purosangue, dei sogni felici ai quali è stata aggiunto un pizzico di paura… adorabili, vero?»
Molti cavalli di sabbia avanzarono verso Aladdin, Cassim e Jasmine.
«Oh, dèi!» deglutì Cassim, la fronte imperlata di sudore.

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«State lontani, non vi avvicinate!» minacciò Aladdin, menando un fendente all’aria, tentando di assumere un tono forte e sicuro, ma quello che gli uscì fu solo un pietoso squittio terrorizzato; il suo volto era contratto da una smorfia di paura.
«Non siate nervosi» disse l’uomo, con un tono che forse voleva essere affabile e gentile. «Li agitate ancora di più. Loro fiutano la paura, sapete?»
«La tua presenza qui non è gradita! Vattene o ti costringeremo con la forza!» intimò Cassim, con un tono duro e severo.
Per tutta risposta, lo sconosciuto sogghignò. «Bene, ora ci divertiamo».
Gli incubi purosangue si scagliarono contro Aladdin e Cassim.


***


Peter e Trilli sfrecciavano nel cielo, intorno all’immenso castello di Dave, facendo complicate acrobazie nell’aria come loro solito, ridendo e divertendosi un mondo.
«È veramente stupendo questo posto, vero? Non potremo mai ringraziare Dave abbastanza!» esclamò Peter.
Trilli annuì vigorosamente, ma all’improvviso essa trasalì e voltò la testa.
«Che c’è, Trilli?» domandò il Ragazzo Che Non C’è, seguendo lo sguardo della fatina, che indicò qualcosa all’orizzonte.
«Ah, quello è il palazzo di Al! Vuoi che andiamo a fargli un salutino?»
Ma la fatina gli afferrò il volto, costringendolo a guardare meglio, e gli indicò un punto preciso del castello: gli immensi giardini.
«Ma cosa…?»
Quando vide che cosa stava succedendo, Peter quasi perse quota per lo sconvolgimento.
«Oh miei dei!» gridò. «Aladdin! Cassim! Jasmine! Presto, Trilli, dobbiamo avvertire gli altri, e subito!»
La fatina tintinnò in segno di assenso ed entrambi si voltarono, sfrecciando verso il castello veloci come razzi.


***


Nell’immensa cucina del castello, Rinoa trasalì, e il bicchiere col succo di pesca che teneva in mano le cadde, finendo a terra e frantumandosi in mille pezzi.
«Rinoa! Che ti succede?» Rory le si avvicinò, preoccupata.
«Avverto una potente aura maligna provenire dal palazzo di Agrabah!» rispose la giovane maga.
Jack sollevò lo sguardo, stupito. «Che cosa?!?»
«Oh no! Forse Al e gli altri sono in pericolo!» esclamò Dave.
«Ragazzi!!!»
Peter irruppe nella cucina assieme a Trilli, i capelli rossi arruffati ed il fiato corto.
«Peter, tutto bene?» domandò Percy.
«Io sì! Ma Al, Jasmine e Cassim sono attaccati da un tizio sospetto e stanno avendo la peggio!»
«Parli del diavolo! Dobbiamo correre ad aiutarli!» affermò Dave.
«Giusto! Presto, andiamo a chiamare Lara, non possiamo andare senza di lei!» disse Rinoa.
E tutti si precipitarono fuori.


***


Aladdin, Cassim e Jasmine erano accerchiati dagli incubi purosangue. Quegli esseri immondi erano facili da distruggere, ma il problema era che ogni volta che ne abbatteva una fila ce n’era un’altra a far posto alla precedente; Aladdin non era riuscito a contarli tutti, ma erano praticamente più di cento.
Intanto il misterioso uomo osservava lui, Jasmine e Cassim stringersi tra di loro, schiena contro schiena, malvagiamente divertito, mentre era in sella ad un incubo purosangue; avanzò lentamente verso di loro.
E poi…
«BOO!»

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Per una frazione di secondo Aladdin guardò l’uomo in sella al cavallo come si guarda un completo idiota, ma poi gli altri incubi purosangue scattarono in avanti.
Aladdin, Cassim e Jasmine si allontanarono immediatamente per evitarli, ma uno di loro colpì il giovane ladruncolo al petto e lo spedì a terra; la scimitarra gli sfuggì di mano.
Cassim accorse preoccupato. «Figlio! Tutto a posto?»
«Accidenti! Quei cosi sono veloci!» digrignò i denti Aladdin, recuperando la spada.
L’uomo sorrise. «E questo è niente, miei cari».
Tre incubi si scagliarono contro Jasmine, ma Aladdin intervenne prontamente e menando un fendente con la scimitarra li ridusse in polvere. «Jasmine, scappa!» gridò, mentre altri incubi arrivavano da sinistra.
«No, non me ne vado senza di te!» protestò la principessa.
«Ti prego, non discutere! È troppo pericoloso! Fuggi!» la supplicò il giovane ladruncolo.
Jasmine deglutì, ma alla fine obbedì; si voltò e corse via.
«Ingenua, dove credi di andare!» la derise il tizio oscuro.
«Oh no!». Due incubi purosangue si materializzarono davanti alla principessa, sbarrandole la strada, ed avanzarono minacciosamente verso di lei.
«Jasmine!»
Aladdin e Cassim falciarono una fila di incubi e si precipitarono da lei, sbarrando la strada agli incubi che volevano aggredirla.
«Non provate a toccarla!» gridò loro Aladdin, ed insieme padre e figlio disintegrarono uno ciascuno i due cavalli con un solo colpo di scimitarra.
«I miei complimenti, combattete davvero bene» commentò l’uomo dalla veste scura. «Ma non abbastanza da intimorirmi».
«Ah, sì? E allora assaggia questo!» gridò una voce femminile.
L’uomo si voltò, in tempo per vedere Rinoa gridare: «Tempesta di Ghiaccio!» e lanciargli contro un’ondata gelata.
L’uomo saltò giù dall’incubo purosangue, che si disintegrò in mille pezzi, e parò il colpo creando uno scudo fatto di sabbia nera. Il ghiacciò colpì lo scudo e si dissolse nell’aria.

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Quando tolse lo scudo, il tizio oscuro vide Lara puntargli contro le proprie pistole, più minacciosa che mai.
«Fermo dove sei!» intimò la ragazza, in tono duro. «Hai finito di giocare con i nostri amici!»

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«Ragazzi! Meno male, siete arrivati!» esclamò Aladdin.
«Tempismo perfetto!» sentenziò Cassim. «Qui si metteva davvero male!»
«Ma chi è stato a…?» cominciò Rory, ma una voce la interruppe, gelandole il sangue nelle vene.
«Bene, bene, bene… finalmente siete arrivati, eroi».
Aladdin, Lara, Percy, Rory, Rinoa, Peter, Jack e Dave si voltarono in contemporanea, faccia a faccia con l’oscuro figuro.
Rory si sentì invadere dai brividi, il cuore cominciò a batterle ad un ritmo forsennato ed il respiro le si fece affannoso. Aveva paura. Ma perché? Lanciò uno sguardo ai suoi amici, e dai loro visi pallidi ed imperlati di sudore, intuì che anche loro erano spaventati.
Ben presto si rese conto che era merito di quell’uomo dalla pelle grigia e la veste nera; c’era qualcosa in lui che li faceva angosciare, che li spaventava irrazionalmente, sembrava irradiare un’aura di paura nell’aria. Ma era davvero strano, perché quell’uomo in sé non era spaventoso, anzi, Rory doveva ammettere che era a suo modo attraente e con dei bei lineamenti, tuttavia era anche molto inquietante.
«Quanto tempo è passato, non è vero… Jack?» esordì l’uomo, volgendo lo sguardo verso lo Spirito dell’Inverno. La voce del tizio era calda, melodiosa e pastosa, appariva innocente e gradevole, eppure Rory riusciva ad intuirne la falsità e l’ambiguità, un brivido gelido le percorse la schiena…
Jack Frost fissava l’uomo con gli occhi sgranati, mentre il suo petto si abbassava e si alzava a velocità vertiginosa; anche lui risentiva dell’aura dell’uomo, ma c’era qualcosa di più nel suo sguardo, oltre alla paura: una sgradita sorpresa e un timore fondato.
«Cosa?!? Ma chi sei?!?» domandò la figlia di Atena; dalla voce che le uscì, sembrava che qualcuno la stesse strangolando.
La misteriosa figura si voltò a guardare Rory, che rabbrividì sotto il suo sguardo; s’inchinò appena e rispose: «Sono Pitch Black, meglio conosciuto come l’Uomo Nero; il guardiano degli incubi».
Lara lo guardò, scettica. «Certo, ed io sono la Fatina del Dentino».
L’Uomo Nero si voltò verso Lara, furibondo.

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«Non provocarmi, Tomb Raider» sibilò Pitch Black. «Non sopravvivresti ad uno scontro contro di me.»
«Come fai a conoscermi?!»
Pitch sorrise, malevolo. «Oh, io so molte cose, mia cara Lara» disse, lanciandole un’occhiata carica di significato.
Lara sgranò gli occhi, come se un pensiero improvviso le avesse attraversato la mente.
«Che cos’è che sapresti, esattamente?» domandò Percy, lanciando all’Uomo Nero uno sguardo di sfida.
«Ciò che più ti spaventa al mondo, per esempio, Perseus Jackson» ghignò Pitch Black, lanciando un’occhiata in tralice a Rory; Percy trasalì come se l’Uomo Nero gli avesse appena mozzato il fiato con un pugno.
«Che sei venuto a fare qui, Pitch?» domandò Jack con voce colma di disprezzo, sollevando il bastone ricurvo e avanzando di un passo verso l’oscuro figuro, con grande sorpresa di tutti.
Pitch fece una faccia falsamente offesa. «Suvvia, Jack! È questo il modo di riaccogliere un vecchio amico?»
«Cosa!?» esclamò Peter.
«Non sono tuo amico, Pitch, non lo sono mai stato e mai lo sarò» sibilò Jack, digrignando i denti.
L’Uomo Nero sfoggiò il sorriso beffardo che Aladdin aveva iniziato seriamente a detestare. «Oh, così mi spezzi il cuore, Jack, abbiamo passato tanti bei momenti insieme…» disse, congiungendo le mani. «Ma sono felice di vedere che ti sei fatto dei nuovi amici, finalmente qualcuno di adulto che può vederti, eh, Jack?»
Jack abbassò mesto lo sguardo, sotto il peso di quelle parole, e Pitch scoppiò in una risatina malvagia; Percy e Rory lo guardarono di sbieco.

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«Ehi tu, bada a come parli!» s’intromise Dave, avanzando coraggiosamente di un passo.
«Sì, infatti! Lascialo in pace, capito?» sbottò Rinoa, altera, in difesa di Jack.
Pitch guardò la giovane maga, divertito. «E così sei tu la nipote di Jafar. Rinoa Heartilly. In effetti voi due vi somigliate».
«COME OSI, MISERABILE!» urlò Rinoa con tutto il fiato che aveva in gola; alzò le mani al cielo ed invocò: «Meteora Infuocata!»
Una gargantuesco meteorite rossastro si materializzò dal nulla e si scagliò contro Pitch; questo, sorpreso dalla reazione della ragazza, creò all’istante uno scudo di sabbia nera. Il meteorite lo colpì in pieno, mandandolo a cozzare lungo la parete del palazzo.
Si levò un fumo immenso, dal quale emerse l’Uomo Nero, trafelato ma senza neanche un graffio.
«Non è possibile!» esclamò Rinoa.
Pitch si sollevò in piedi, in preda ai sussulti; con orrore, Rory si rese conto che stava ridendo sguaiatamente, come un pazzo.
«Finalmente!» sghignazzò. «Qualcuno che sa come divertirsi un po’!»
«Tu sei pazzo!» gli gridò Rory, senza riuscire a trattenersi.
L’Uomo Nero rise di nuovo, folle, e mosse la mano verso di loro.
Fu allora che gli Rory, Aladdin, Lara, Percy, Rinoa, Peter, Jack e Dave si accorsero delle migliaia di neri cavalli scheletrici che li avevano circondati, tagliando fuori solo Jasmine e Cassim; sembrava che il loro obiettivo fossero solo loro otto.
I ragazzi si strinsero tra di loro, schiena contro schiena, fissando scioccati gli incubi purosangue che si avvicinavano, più minacciosi che mai.
«Per la miseria!» esclamò Peter.
«Cosa sono quelli?!?» sussurrò Percy.
«Incubi purosangue!» trasalì Jack.
«Già! Sono veloci e molto forti!» li avvisò Aladdin.
Quasi a voler confermare quello che aveva detto, gli incubi scattarono in avanti, verso di loro.
«Attenzione! Ci stanno attaccando!» gridò Rinoa.
«Qui si mette male!» Dave sfoderò fulmineo le proprie pistole e le puntò contro le creature.
«Okay, fatevi sotto!» li sfidò Percy, sguainando Vortice e lanciandosi nella mischia; subito ne disintegrò un’intera fila.
Rory sguainò il proprio pugnale e corse a dargli manforte assieme a Peter e ad Aladdin, Lara e Dave spararono proiettili a volontà con le proprie pistole, Jack e Rinoa lanciarono raggi congelanti, colpendo quasi alla cieca, ma non ce l’avrebbero mai fatta a reggere un esercito di quella portata.
«Ma sono migliaia! Non possiamo sconfiggerli tutti!» urlò Lara.
«Che peccato. Vorrà dire che soccomberete» sogghignò Pitch, mentre li osservava accanirsi nella battaglia.
Schioccò le dita, e ad un certo punto un incubo purosangue spiccò un balzo alle spalle di Percy e gli si gettò addosso, spedendolo a terra. La spada gli sfuggì di mano, ritrasformandosi in penna.
Il figlio di Poseidone cercò di sollevarsi, ma l’incubo gli premette uno zoccolo di sabbia nera sulla guancia.
Un tonfo sordo, e Jack cadde al suo fianco, immobilizzato allo stesso modo.
«Ragazzi!» strillò Rory con tutto il fiato che aveva in gola; cercò di raggiungerli, ma un’orda di incubi le sbarrò la strada.
Percy alzò faticosamente gli occhi e vide Pitch avvicinarsi a loro, guardandoli con un sorriso oscenamente gentile.

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«Dovete scusare l’eccessivo zelo dei miei incubi nell’eseguire i miei ordini, Jackson e Frost, ma dovevano pur impedirvi che combatteste e vi faceste del male. Vedete, il mio Signore ci terrebbe molto ad incontrarvi entrambi, e gradirebbe che vi presentaste vivi ed incolumi».
«Lasciateci andare!» cercò di ordinare Percy agli incubi purosangue.
Pitch sogghignò. «Il cavallese non ti servirà, Jackson; non sono dei cavalli normali, obbediscono soltanto a me, loro padre e padrone».
Percy strinse le dita attorno all’esile caviglia dell’incubo che lo schiacciava, e con uno sforzo sovrumano, la allontanò, ma il cavallo lo rispedì a terra, prono, posandogli lo zoccolo sulla schiena. Percy strinse i denti, ma si lasciò sfuggire lo stesso un gemito di dolore.

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Jack cercò di allungare la mano e di raggiungere il bastone, ma Pitch gli pestò la mano con un piede; lo Spirito del Gelo urlò di dolore.
L’Uomo Nero si chinò, fissando i ragazzi dritti negli occhi. «Qualsiasi cosa facciate, è inutile. Vi consiglio di smetterla di opporvi, miei cari, vi fate solamente del male, così, e vi ho appena spiegato che il mio padrone vi vuole vivi e in buona salute».
«Da quando in qua tu prendi ordini da qualcun altro?» biascicò Jack.
«Da quando questo qualcuno mi ha fatto un’offerta alla quale non ho saputo resistere» sogghignò Pitch.
«E suppongo che Scar, Ade, Uncino e Jafar servano lo stesso padrone!» intuì Percy.
«Indovinato, figlio di Poseidone. Di voi due, tu in particolare gli interessi».
«Sono lusingato» commentò il semidio, ironico.
«Ma chi diavolo è questo tipo di cui sei al servizio?» sbottò Jack.
«Oh, non c’è alcun bisogno che lo sappiate ora, perché presto avrete modo di incontrarlo». Pitch si sollevò in piedi. «Finite i loro amichetti, miei incubi!» declamò.


***


Rory stava esaurendo le forze. Mentre colpiva e calciava distruggendo gli incubi, capì all’istante che lei ed i suoi amici erano spacciati. Era solo questione di secondi prima che crollassero tutti dallo sfinimento. Gli incubi erano troppo numerosi per loro.
“Maledizione! Se solamente sapessimo qual è il loro punto debole, potremmo annientarli tutti in un colpo solo!” pensò frustrata, mentre continuava a colpire, quasi alla cieca; aveva inserito il pilota automatico.
Già, ma qual era il loro punto debole? La figlia di Atena non poteva saperlo, non li aveva mai affrontati prima d’ora quegli esseri fatti d’ombra, perciò non poteva…
Aspetta, cos’aveva detto? Esseri fatti d’ombra?
Luce e ombra. Ombra e luce. L’ombra spegne la luce. La luce spegne l’ombra. Una quantità enorme di luce poteva spegnere l’ombra. La luce del sole. No. La luce magica…
“Ci sono!” esultò mentalmente.
«Rinoa!» gridò a pieni polmoni, cercando di farsi sentire nella foga della battaglia.
«Cosa c’è, Rory?» gridò Rinoa, mentre continuava a sparare raggi congelanti contro gli incubi.
«Gli incubi sono fatti di oscurità! Se li colpisci con i tuoi raggi di luce dovresti riuscire a farli fuori tutti in un colpo solo!»
«Certo, hai ragione! Come ho fatto a non pensarci prima!»
La ragazza sollevò le mani al cielo. «Raggi di Luce!» invocò, ed uno squarcio di nuvole si aprì nel cielo, dal quale si sprigionarono dei raggi solari artificiali che investirono gli inquietanti cavalli, riducendoli tutti quanti in polvere. Un attimo dopo erano scomparsi.
«NO!!!» gridò Pitch in moto di stizza.
«Sì!!! Sistemati!!! Grande Rory!!!» gridò Rinoa al colmo dell’eccitazione.
«Ce l’abbiamo fatta, evviva!» urlò Peter, facendo una piroetta in aria.
Rory lanciò un’occhiata fulminante all’Uomo Nero. «Che ti serva da lezione, faccia di tenebra! Più che la forza più l’astuzia!»
«Ragazzina impudente!» sibilò Pitch, levando le mani. Una falce fienaia fatta completamente di sabbia nera gli comparve tra le mani. L’Uomo Nero la afferrò per il manico e menò un colpo verso la figlia di Atena.
«Non ti azzardare a toccarla!» gridò Percy, intercettando la lama ricurva con l’elsa di Vortice e parando agilmente il colpo.
Jack volò in avanti e facendo leva col bastone mollò un calcio alla mascella all’Uomo Nero, il quale ululò di dolore e barcollò all’indietro.
«Vattene, Pitch!» gli intimò lo Spirito dell’Inverno. «Non hai più nemmeno un incubo su cui contare e siamo in troppi perché tu possa competere con noi!»
«Che siate maledetti!» imprecò Pitch, abbassando la falce. «Avete vinto questa battaglia, ma la guerra sarà nostra! Ci rivedremo!». E svanì in uno sbuffo di sabbia nera.
«Non tornare mai più da queste parti!» gli sputò contro Aladdin, quando se ne fu andato.

   
 
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