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Autore: briz65    12/03/2017    4 recensioni
Dal testo: "E adesso… cosa fai? Te ne stai lì, di fronte a me, sfidandomi con quegli occhi azzurri che mandano lampi, dalla tua notevole altezza. Ma ci guardiamo comunque comodamente negli occhi, lo sai. Nemmeno io sono esattamente una nanerottola!
Mi svetti di un misero centimetro, in fondo, e sembra quasi che per questo tu ti senta in diritto di sovrastarmi, di scavalcarmi…addirittura di calpestarmi."
A volte si litiga, e le persone che più amiamo al mondo, riescono ad ucciderci con due parole.
Ho scritto questa one-shot di getto, per sfogo. E alla fine...sono stata meglio. E ho affrontato le cose in modo migliore.
Il rating arancione è per il linguaggio che ho usato.
Genere: Drammatico, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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TANTO, COME FACCIO SBAGLIO!
 
Serata di merda.
Giusto per usare il tuo linguaggio.
So già che questa sera abbiamo passato il limite; che non finiremo come le altre volte, sul letto ad abbracciarci, a chiederci scusa e a coccolarci.
Stasera fare pace mi sembra la madre di tutte le utopie.
Mi hai mandata affanculo con un ringhio, e io mi sono abbassata al tuo livello e ho ricambiato urlandotelo in faccia. Mi hai fatto sbroccare al punto che ho spaccato il drago nero, la mia statuetta preferita. E alla fine va bene così, perché l’alternativa sarebbe stata spaccare la tua bella faccia. E quando ho tentato, per resistere a ciò, di infilare il portone per andarmene a sbollire da qualche parte, perché non sopportavo più la tua presenza, il tuo sentirti superiore, la tua aria orgogliosa, (orgogliosa di che, poi? Di avermi offesa e schiantata? Bella forza…)  che è successo? Il portone era chiuso a chiave. E il solo pensiero che tornare indietro a cercare le chiavi, mi avrebbe costretta a trovarmi di nuovo davanti a te, a incontrare di nuovo il tuo sguardo accusatore, mi ha fatto venire un nervoso tale da sbattere la porta inglese intermedia dell’ingresso con tanta violenza, da farne staccare un vetro.
Basta.
Non ce la faccio più.
Questa sera mi hai fatto tirare fuori il peggio di me.
E non è servito a niente. Le chiavi sono finite chissà dove, precludendomi la possibilità di una fuga. Certo, cazzo, le cose spariscono sempre come per magia, quando ne hai bisogno! O forse è solo questa rabbia cieca, questo dolore sordo che sento nel cuore, che mi chiude la gola e mi blocca il respiro, che mi impedisce di ragionare con lucidità e pensare con calma a dove posso averle infognate stavolta. Maledette chiavi! Maledetta me! E maledizione a te!
Ohh, ‘fanculo! E per andare dove, poi? Questa è casa mia, porca puttana! Ho tutto il diritto di starci quanto mi pare, proprio come ho il diritto di urlarti in faccia, quando mi fai scenate come questa. Ed è esattamente quello che finisco per fare di nuovo: urlarti in faccia.
Te l’ho detto, stai tirando fuori il peggio di me, e credo di essere pericolosamente vicina al limite, al punto di non ritorno.
Pensi di essere migliore di me, perché per caricare un disegno su DeviantArt sembro impedita, e pubblicare una storia su EFP è per me un’impresa titanica? Perché mi piacciono ancora i cartoni animati e le storie d’amore?
E mi guardi con compatimento, perché pensi che gli hobby che mi sono scelta siano una cagata pazzesca per una della mia età! Perché è questo che il tuo sguardo mi comunica, quando mi insegni qualcosa, davanti a quel dannato PC che mi sono dovuta comprare, perché il tuo non si tocca, no! Hai sempre quell’aria annoiata, scocciata, condiscendente…
Certo. Io sono scema, tu invece sei Dio in terra.
E adesso… cosa fai? Te ne stai lì, di fronte a me, sfidandomi con quegli occhi azzurri che mandano lampi, dalla tua notevole altezza. Ma ci guardiamo comunque comodamente negli occhi, lo sai. Nemmeno io sono esattamente una nanerottola!
Mi svetti di un misero centimetro, in fondo, e sembra quasi che per questo tu ti senta in diritto di sovrastarmi, di scavalcarmi…addirittura di calpestarmi.
Mi guardi quasi con odio.  
Credi di avere il mondo in mano, perché tu sai usare il computer, perché posti cazzate su Facebook, perché metti stupide foto su Instagram, perché con i tuoi amici e Whatsapp siete connessi ventiquattr’ore al giorno…
Tesoro, c’è una novità, della quale non ti sei ancora resa conto: hai solo QUINDICI, stramaledetti, fottutissimi anni! E quant’è vero Dio, se continui così, giuro che come ti ho fatto ti disfo!
Perché, che Dio mi perdoni, stasera sei arrivata a farmi maledire non solo il giorno in cui ti ho concepita, ma anche quello in cui avevo solo desiderato di farlo.
Ci sarà un motivo, se eri nata da due ore, e già ero sconvolta, perché avevo capito che con te la faccenda non sarebbe stata facile come con tuo fratello, sei anni prima!
Cosa devo fare con te?
Io non lo so.
Non lo so, perché ho paura che a fare i genitori, alla fine di tutto, non si impari mai.
Cosa si fa con una figlia che non studia? Che ti manca di rispetto? Che si gioca la tua fiducia di continuo? Che mente? E che continua a farlo, sistematicamente, negando l’evidenza, e tentando di farti passare per cretina e visionaria?  Sono buona e ingenua, non cogliona! E tu cosa fai? Quando vieni vergognosamente sgamata, invece di dire che ti dispiace, mi urli addosso?
Le tue parole mi hanno ammazzata, stasera!
Bene, e adesso che sapete che vi ho mentito, cosa cambia? La vita è la mia, a voi che cosa ve ne frega? Io ho quindici anni e faccio quello che mi pare! E voi siete genitori di merda, perché io non ho niente, VOI non mi date niente, invece i miei amici hanno tutto!
Merda, vorrei davvero saperlo cos’è, questo tutto. E’ andare in discoteca il sabato sera? Non l’ho fatto per tuo fratello, di scarrozzarlo alla notte, perché dovrei farlo per te? Tanto, quando avrai l’età giusta, farai come lui e ci andrai da sola. E’ un cellulare nuovo, questo tutto? Perché sai benissimo che non te lo comprerò. Per quale motivo dovrei, visto che, nuovo o usato, dopo due mesi lo tratterai come un dischetto da hockey, perché ti avrà già stancato? Vuoi una felpa nuova? Nemmeno morta! Ne hai un armadio pieno, alcune delle quali hai messo due volte, e poi te le sei stufate, naturalmente dopo avermi scrafagnato le palle fino allo sfinimento perché te le comprassi! Vuoi che ti aumenti la paghetta settimanale? Cara, sono già troppi quelli che ti dò, e che ti sputtani in cazzate (più quelli della ricarica telefonica, che viene rifatta regolarmente, senza colpo ferire, senza che nemmeno tu lo chieda, due giorni prima di ogni scadenza!) Perché dovrei dartene di più? Perché ci compri le sigarette? O Dio sa cosa, visto ciò che gira in quella gabbia di matti che è il Liceo Artistico della nostra città?
Ci sono decine cose che vanno contro i miei princìpi, ma che ti ho concesso ugualmente.
Quanti ragazzini si sono avvicendati, davanti alla porta di casa, negli ultimi due anni? Ho perso il conto.  E non ho mai protestato, nemmeno quando entravano in camera tua, perché vi sentivo comunque ridere e scherzare, e sapevo che giocavate al PC o con i cellulari. Ma onestamente, non mi sembra tanto serio.
Quante felpe 3XL ti ho comprato, e jeans per i quali pagavo per portare a casa più buchi che stoffa? Vai in giro che mi sembri una terremotata, con tanto eyeliner attorno agli occhi che nemmeno Cleopatra! E ho lasciato che ti tingessi i capelli di castano scuro, dopo essere stata biondo platino, e un anno e mezzo fa eri… come cazzo si dice di una che ha i capelli fucsia, porca Eva? Ormai non ricordo nemmeno più qual è il tuo colore naturale!
E se mi provo di dirti che alla tua età certe cose non me le sognavo nemmeno, (non mi sognavo nemmeno di saperle, se è per questo…) tu mi rispondi che erano altri tempi.
Già. Altri tempi: persino la psicologa lo dice. Speravo ti desse qualche consiglio per lavorare su te stessa, per imparare ad essere più tranquilla e più umile. Invece no. Per me, loro sono pagati da noi genitori per metterci in croce, più che per aiutarci. Per fortuna la tua è quella della scuola, e il servizio è gratis. Perchè, la colpa, alla fine, è la nostra. Sempre.
Se ti tiro due ceffoni sono una madre cattiva e degenere, per poco non hai chiamato il Telefono Azzurro! Se cerco di prenderti con le buone, te le do tutte vinte e sono una cogliona. Se scendo a patti, e cerco di usare bastone e carota, sono l’eterna indecisa che non sa cosa fare.
Comunque io faccia, sbaglio.
La conferma che stasera non finirà a patatine e coca-cola, e coccole sul lettone, mi arriva dalla porta della tua camera che sbatte, e dal rumore che fai buttandoti sul letto e tirando pugni al cuscino. Fai pure, non vengo da te a implorarti di smettere. Tanto mi prenderesti per il culo dicendomi che posso fare a meno di piangere, che tanto non ti commuoverò. Non sarebbe la prima volta, del resto.
L’unica cosa che mi consola è che per una volta, stasera, tuo padre è stato assolutamente, completamente, dalla mia parte. E sarà abbracciata a lui, che stasera piangerò sul lettone.
E poi… un po’ alla volta, passerà anche questa.
Perchè sei mia figlia.
E io ti amo più della mia vita.
Non più di tuo fratello, e neanche di meno.
Ti amo in modo diverso.
Ho capito che non posso pretendere di tirarti su ed educarti nello stesso modo in cui ho fatto con lui. Perché tu sei tu. E lui è lui.
E pazienza se ogni tanto farà il geloso perché con te mi comporterò diversamente di come ho fatto con lui. Non è uno stupido, e capirà.
Gli ho dato quello di cui aveva bisogno.
E a te darò quello di cui hai bisogno TU.
E ho capito anche un’altra cosa.
E’ vero, come faccio, sbaglio.
Ma ci sarà sempre qualcuno pronto a criticare.
E allora al diavolo. Che si fottano, gli altri. Sei mia figlia. E io so cosa è meglio per te.
E’ vero, a piangere e a chiederci scusa sul lettone, non ci finiremo stasera.
Ma ci finiremo.
Domani, forse. O dopodomani. Perché alla fine è così che funziona, maledizione!
Si chiede scusa e ci si perdona. E si cerca di non ripetere gli stessi errori. A volte ci riusciamo subito, a volte ci vuole un po’ di più.
Ma ne usciamo anche stavolta, belva furiosa.
Come le altre volte.
Come sempre.
Te lo prometto.




Nota dell'autrice:
Se a qualcuno può interessare: ne siamo uscite. Come le altre volte. Come sempre.
E non fatevi scoraggiare da questo sfogo. Sono solo momenti. 
I figli valgono tutto questo, e molto di più. 
Grazie a chi è passato di qui! 
  
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