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Autore: Yusaki    13/03/2017    0 recensioni
"Terzo era un ragazzo di 19 anni, nato in primavera, allampanato e con la carnagione leggermente brunita di chi ama stare all'aria aperta. Il suo nome avrebbe anche potuto avere un senso, se non fosse che Terzo era sempre stato figlio unico."
Sono ormai mille anni che i Cavalieri Templari vagano alla ricerca del Santo Graal, un potente oggetto che contiene il "segreto" per salvare la Terra. Peccato che questo segreto sia stato letteralmente mangiato da un bambino... ma cosa dico? Questo è successo molto tempo fa, quando ancora la non-famosa Base 15 non era controllata da un dispotico ragazzino, quando ancora i Men in Black non consegnavano le pizze in bicicletta, e quando ancora l'Uomo Falena e il suo amico non avevano scelto per salvare il mondo lo sfortunato, improbabile, Terzo Otto.
Una storia che parla di complotti, distruzione, avanzate tecnologie che fanno le fusa... ma non di mostri, i mostri non esistono. Gli alieni invece sì, e portano ciabatte di peluche.
Genere: Avventura, Comico, Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Sì, sì... finalmente facciamo la conoscenza di Terzo, il protagonista. Ehi, non è un po' strano che compaia dal terzo capitolo? Mah... Terzo, terzo capitolo: che ironia accidentale e di bassa lega! :D Come sempre, pareri e critiche sono più che ben accette. Buona lettura!




Capitolo 3: Terzo Otto e credo il nome basti

 

Terzo era un ragazzo di 19 anni, nato in primavera, allampanato e con la carnagione leggermente brunita di chi ama stare all'aria aperta. Il suo nome avrebbe anche potuto avere un senso, se non fosse che Terzo era sempre stato figlio unico.

A peggiorare la sua condizione, datagli dal nome, c'era il cognome: Otto. Terzo Otto. A scuola aveva imparato a sopravvivere prendendo a pugni la gente, che se non lo prendeva in giro per il nome lo additava comunque per l'altezza; questo suo metodo di difesa gli era quasi costato la bocciatura durante il terzo anno.

Quel giorno, il fatidico giorno, era appena uscito dal liceo artistico e si stava dirigendo come sempre in San Marco, per aspettare l'autobus che l'avrebbe riportato a casa. Teneva il naso quasi dentro il foglio che gli avevano consegnato all'uscita, da far firmare ai suoi genitori: la sua pagella di metà anno. I suoi voti non erano tragici, ma neanche dei migliori, e come quasi tutti quelli del suo corso non eccelleva in matematica. Strizzò appena gli occhi per leggere la piccola nota a fianco della valutazione di educazione fisica; forse avrebbe avuto più successo se si fosse messo gli occhiali, ma si vergognava a tenerli su quando c'era gente in giro.

“Potrebbe ottenere grandi risultati se passasse più tempo ad allenarsi e meno a fare a botte” be', quello era ingiusto! Dopo aver rischiato la bocciatura a causa della sua condotta aveva cercato di rimettersi in riga, e specialmente ora, nel suo ultimo anno, era stato praticamente un agnellino. Quell'uomo ce l'aveva con lui, era certo.

Ai miei genitori questa nota non piacerà, pensò Terzo, gemendo interiormente al pensiero. In realtà non aveva poi così tanto da temere, anche se si preoccupava ogni volta; certo, sua madre avrebbe fatto quell'espressione triste quando fosse venuta a saperlo, ma come al solito non gli avrebbe fatto pesare niente. Probabilmente gli avrebbe preparato una cioccolata calda, dicendogli quanto era stato bravo per gli altri voti. Quanto a suo padre non avrebbe sicuramente reagito in alcun modo se non con quel suo vago, perenne sorriso di chi è con la testa tra le nuvole. Era sempre stato così, sin da quando era piccolo: suo padre non si scomponeva mai.

Terzo sospirò di nuovo. Ogni tanto si chiedeva come aveva fatto un tipo come lui a venir fuori da due persone pacifiche come i suoi genitori.

Strapazzò un po' il foglio, alzando solo un attimo l'altra mano per fare un cenno di saluto a due amici al di là della strada, che l'avevano chiamato, poi proseguì fino alla piazza.

Le panchine attorno alla statua, al centro della piazza, erano piene come al solito a quell'ora, studenti dell'università consumavano il loro pasto frugale mentre i turisti si riposavano all'ombra degli alberi, bevendo una coca-cola costata probabilmente sin troppo. Gli bastò comunque andare con decisione verso una panchina in particolare e sedersi sfruttando un piccolo spazio laterale, facendosi spazio come se non avesse visto le altre persone sedute. I tre turisti, tre giapponesi (probabilmente marito, moglie e figlia) non ci misero molto a finire di fretta il loro panino e andarsene via, lasciando il posto a quel giovane maleducato.

Con un mezzo sorriso, ma sempre senza staccare gli occhi dal foglio, Terzo fece per allargarsi sulla panchina in modo che non fosse occupata da nessun altro, ma non fece in tempo.

Altre due persone si erano sedute, prendendo il posto del terzetto giapponese. Terzo gelò sul posto, lanciando un'occhiataccia ai due, che si trasformò ben presto in un'espressione sorpresa.

Erano un'accoppiata stranissima. Quello più vicino a lui era bassino, con un visino carino ma molto anonimo, l'altro lo sovrastava di quasi un metro, sebbene si tenesse ingobbito come se avesse mal di pancia, ed era enorme. Terzo sbatté le palpebre, perplesso, abbassando la sua pagella, fissando la pesante sciarpa, gli occhiali da sole, e il grande cappello che nel complesso coprivano interamente la faccia del gigante.

«Con questa deviazione dovremmo aver seminato i Men in Black. Non ho rilevato strane presenze in giro, esattamente come ieri e il giorno prima… sembra andare tutto per il verso giusto», stava dicendo in inglese il più piccolino, che come lui era intento a leggere qualcosa, nel suo caso quella che sembrava una cartina della zona.

L'uomo grande annuì: «Sicuro di aver ancora abbastanza da mangiare? Ci aspettano molte ore di volo».

«Non preoccuparti» il ragazzo sorrise. «E poi per l'agitazione mi è difficile buttare giù qualcosa. Hai notizie della Signora Splendente?»

«Nessuna. Non ho ricevuto alcun ummo da quando siamo qui, il che significa che le stazioni aliene non hanno registrato movimenti sospetti. La Signora non si è accorta di noi».

«Bene, allora dobbiamo solo capire come arrivare all'aeroporto entro qualche ora. I mezzi di qui continuano a fare ritardi sorprendenti...»

Ma di che stanno parlando questi? Si domandò Terzo, accigliandosi nel guardarli. Proprio in quel momento il ragazzo più basso si voltò verso di lui e, forse notando che lo stava fissando, gli sorrise con aria cordiale.

«Mi scusi» disse lo sconosciuto, in un italiano davvero notevole. «Lei è di qui? Potrebbe gentilmente indicarci qual è la via più rapida per arrivare all'aeroporto?»

Gli porse la mappa e una matita. Terzo le prese, senza quasi rendersi conto dell'espressione sbalordita che aveva ancora stampata in faccia. Si riprese quando il ragazzino cominciò a guardarlo con aria interrogativa, e scribacchiò velocemente sul foglio:

«Prendente un autobus qualsiasi della fermata davanti alla chiesa… e scendete alla stazione. Tanto portano tutti lì» cerchiò la stazione sulla cartina «Attraversate la stazione dei treni, poi la strada, e andate a sinistra. La prima a destra vi porterà alla stazione degli autobus. Una volta entrati troverete vari autobus, tra i quali la navetta per l'aeroporto».

Detto ciò e segnato il percorso restituì il tutto al ragazzo, che lo stava guardando con aria di lieta sorpresa. Terzo abbozzò un sorriso in risposta, consapevole di avere un inglese più che decente, soprattutto rispetto ai coetanei... Dopotutto suo padre non spiccicava una parola di italiano, in qualche modo si era dunque dovuto arrangiare.

«Grazie», rispose il ragazzo, osservando le sue indicazioni scritte.

«Di nulla», disse Terzo, mentre i due si alzavano, probabilmente già intenzionati a partire. Fu in quel momento che un grido sovrastò il rumore della piazza.

«AUGUSTUS!!!! I TEMPLARI! I TEMPLARI STANNO ARRIVANDO!», tutti si voltarono verso l'uomo che si sgolava, pedalando come un pazzo attraverso il traffico della città. Era un tipo veramente sospetto: chi diamine si metteva ad andare in bici in completo?!

Ad ogni modo, il tipo sospetto si stava fiondando esattamente verso di loro.

Non finì lì, un rumore di zoccoli si fece sempre più insistente, e proprio mentre l'uomo in completo andava a schiantarsi contro un albero una schiera di cavalieri in armatura apparve galoppando di buona lena, i cavalli che calpestavano senza cura alcuna le macchine. Fu il panico, e la gente cominciò a fuggire mentre il gruppo di circa venti cavalieri irrompeva nel centro della pacifica San Marco.

I cavalieri si disposero a cerchio, circondando i pochi rimasti. Uno di loro si portò avanti, facendo girare su se stesso il cavallo come se cercasse di individuare qualcuno in particolare. Il suo mantello bianco con una croce rossa sventolò nell'aria; vedendolo Terzo si disse che gli ricordava qualcosa. Qualcosa che aveva studiato, anche se non di recente. Qualcosa che non avrebbe dovuto essere lì (un po' come non avrebbero dovuto esserlo venti cavalieri in armatura e un uomo che pedalava in completo elegante e occhiali da sole).

Templari! Ricordò poi. Anche l'uomo sospetto aveva detto esattamente quella parola. Guardò freneticamente la gente in piazza, incontrando solo facce allibite o spaventate. Le due persone che gli avevano chiesto indicazioni erano però ancora ferme accanto a lui, in piedi, e la loro espressione era diversa da quelle degli altri presenti.

O meglio, l'espressione del ragazzo piccolo (Augustus?) lo era. I suoi occhi scuri erano spalancati, la bocca socchiusa, e guardava i templari come se avesse trovato un tesoro perso da tempo.

Nel frattempo il cavaliere in testa non aveva smesso di far girare il suo cavallo, puntando ogni volta verso una persona diversa.

«È lui!» proruppe d'un tratto, indicando esattamente...

Terzo, figlio unico della famiglia Otto.

Terzo non ebbe il tempo di dire nulla. Come se non pesasse settantacinque chili, venne preso per i vestiti e issato sulla sella dal cavaliere.

«Ma che diamine...?!» Terzo era talmente allibito che non riuscì a reagire quando l'uomo lo legò abilmente per impedirgli di muoversi.

Il ragazzo e il suo gigantesco compare nel frattempo erano balzati in avanti, verso quel gruppo di cavalieri che sembravano piovuti lì dall'undicesimo secolo. Augustus tese una mano verso di loro, come per bloccarli ed esclamò: «Aspettate!».

«Signor Jacob, cosa ci fa qui?!» uno dei templari lo aveva notato e gli si avvicinò repentinamente. «Dovrebbe essere nella base, non è sicuro per lei allontanarsi!» ed ecco, anche Augustus fu issato su da un altro dei cavalieri.

«NO!» il grido possente venne dall'uomo gigante, mentre i cavalieri ripartivano a velocità innaturale. Terzo fece in tempo a voltarsi per vedere i vestiti dell'uomo lacerarsi, e due grandi ali spiegarsi alla luce del sole mentre si librava in volo per fiondarsi al loro inseguimento.

«Si può sapere che sta succedendo?!» Terzo cercò di farsi sentire tra il frastuono delle grida della gente terrorizzata e quello degli zoccoli dei cavalli, ma il suo cavaliere non doveva essere dei più pazienti: gli tirò una forte manata con il suo guanto di ferro, e Terzo svenne.

  
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