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Autore: Lileas    16/03/2017    1 recensioni
Questo è il seguito della storia "Collegi - La storia del Numero 1".
Sono passati alcuni anni da quando il Numero 1 ha detto addio alla sua amata Aurora e, nonostante alcune volte l'abbia rivista in gran segreto, non le ha mai più potuto parlare.
Ma sta per succedere qualcosa che potrebbe farli riunire o che rischia, invece, di dividerli per sempre.
Genere: Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Capitolo 12

Che diavolo ci fanno quei sigilli magici sulla porta della tua stanza?!”
Le urla furiose di Kraylos e la sua entrata nella mia camera fatta a suon di carica, mi fanno quasi cadere giù dal letto. Me lo ritrovo di fronte in un attimo, che mi scruta con aria di biasimo mentre aspetta, impaziente, una mia risposta.
Vedendo che questa tarda ad arrivare, s'infervora nuovamente e, cominciando a camminare avanti e indietro per la stanza come un leone in gabbia, esclama:
Non ci posso credere! Ma proprio oggi dovevi far arrabbiare tuo padre?! Non potevi aspettare almeno fino a dopo la nostra escursione?”
Questa volta, non posso proprio dargli torto. Era da parecchio tempo che organizzavamo questa gita con gli amici ed ora, quando finalmente era giunto il momento di partire, io mi ritrovavo per punizione confinato da un incantesimo, nelle mie stanze.
A dir la verità, non era una cosa così rara ma Kraylos aveva sperato che, almeno per questa settimana, me ne sarei rimasto buono e tranquillo.
Anch'io, ad essere sinceri, l'avevo sperato.
Guarda che non mi diverto mica, sai, a trascorrere le giornate chiuso qui dentro!” Gli urlo praticamente in faccia, ad un certo punto.
Sono frustrato, ma soprattutto dispiaciuto. Sapevo quanto ci teneva a questa gita.
I suoi genitori hanno deciso di fargli frequentare la scuola militare così, anche se è ancora solo un bambino, dal prossimo mese entrerà all'Accademia ed allora non avremo più molto tempo da trascorrere insieme per divertirci. Dovrà passare almeno un anno prima che abbia il permesso di uscire da là dentro.
Per questo motivo avevamo deciso di sfruttare al massimo il mese che ci era rimasto per fare più cose possibili che gli piacevano. E le escursioni al lago erano decisamente tra le sue preferite.
Ovviamente.
Potete sempre andarci voi” gli dico, vedendo la sua espressione sempre più afflitta.
No, se non ci vieni tu, non ci vado nemmeno io” mi risponde, deciso.
Se la sua intenzione era quella di farmi sentire in colpa, ora ci è proprio riuscito.
Assolutamente deciso a risollevargli il morale, ne penso un'altra delle mie e, risoluto, gli dico:
Ci andremo comunque, allora”
E come pensi di uscire da qui, con quei sigilli?” Mi domanda, mogio.
Sono solo dei sigilli” gli dico sorridendo “Che sarà mai? Non saranno di certo queste sciocchezze a fermare 'il duo invincibile'!”
Anche se ancora titubante, vedo comunque un sorriso di speranza spuntare sulle sue labbra.
Gli ordino di andare fuori nel cortile e di aspettarmi accanto alla porticina che usiamo di solito, per poter poi sgattaiolare fuori dal castello senza essere visti da nessuno.
D'accordo. Intanto recupero gli zaini con le provviste. Ci vediamo là.” mi risponde, euforico e nuovamente pieno di energie, prima di allontanarsi di corsa dalla mia stanza.
Quando torna a regnarvi il silenzio mi siedo sul letto, chiudo gli occhi e mi concentro sui sigilli che mi impediscono di uscire dalla porta. Ad essere sinceri, ci avevo già provato altre volte, più che altro per gioco o per far passare il tempo, ma questa volta sono deciso a far funzionare la cosa.
Voglio, a tutti i costi, portare Kraylos a quella gita al lago.
E poi, all'improvviso la sento, anzi la vedo, la magia che aleggia attorno alla porta. A quel punto, mi sembra una cosa semplicissima andare lì e trapassarla, come se in qualche modo fossi riuscito a cancellarne le maglie che la tenevano unita.
Riapro gli occhi e mi ritrovo fuori nel corridoio. Mi sento svuotato di tutte le energie ed ho il fiatone, come se avessi corso una maratona e, sinceramente, sono anche un pochino deluso.
Pensavo, e speravo, di essere giunto almeno fino al cortile con il teletrasporto ma, a quanto pare, il massimo che sono riuscito a fare è stato giusto scavalcare i sigilli quel tanto che basta per farmi riapparire al di là della porta.
Be', meglio di niente.
M'incammino velocemente lungo il corridoio per raggiungere mio cugino al luogo dell'appuntamento ma, appena svoltato l'angolo, vado a sbattere in pieno contro le gambe di mia madre.
Lo shock dura solo pochi secondi, ma le bastano per afferrarmi per le braccia ed immobilizzarmi sul posto.
Dove stai andando così di corsa, ometto?” mi chiede. Poi, ricordandosi improvvisamente di una cosa importante, continua:
Ma tu, non dovresti essere rinchiuso nelle tue stanze? Chi ti ha fatto uscire?”
Non ho bisogno di nessuno, io. Sono uscito da solo.” Le rispondo, senza riuscire per altro a nascondere una punta d'orgoglio.
Lei mi osserva, stranita, ma sembra riprendersi subito e mi avverte:
Torna immediatamente indietro. Se tuo padre scopre che gli stai ancora disobbedendo, è la volta buona che ti prende a cinghiate.”
Nonostante la minaccia, comincio comunque a pregarla che mi lasci andare.
Ti prego! Se tu non glielo dici, lui non verrà mai a saperlo. Ti prometto che poi farò il bravo per tutto il tempo che me lo chiederai!”
Inizialmente sorride alle mie parole.
Ma poi, la sua espressione cambia, facendosi sempre più seria.
Non penso proprio che tu possa andare da alcuna parte, in questo momento.”
Perché no?” le domando, confuso da quel suo repentino cambiamento.
Piccolo mio” mi dice lei, inginocchiandosi di fronte a me per potermi guardare direttamente negli occhi.
Non ti sei accorto che stai ancora sanguinando?”
Le sue parole mi colpiscono come pugni e, abbassando lo sguardo, vedo il sangue imbrattare la mia maglietta sul lato sinistro del fianco.
Che cosa succede, mamma?” le chiedo, con una punta di panico nella voce.
Puoi fare di meglio con il tuo potere.” E' la sua risposta sibillina.
Davvero, non capisco cosa intenda dire con quelle parole.
Leggendo la confusione sul mio volto, mi si avvicina ulteriormente e, afferrandomi per le spalle, mi sussurra all'orecchio:
Altrimenti, morirai.”

La prima cosa che sentii, fu il dolore. Sembrava che qualcuno si stesse divertendo ad infilare lame roventi nel mio fianco.
Poi, vennero i brividi. Nonostante mi sentissi bruciare, non riuscivo a smettere di tremare. Il mio corpo era scosso violentemente, ad intervalli più o meno lunghi, da brividi che mi privavano di ogni tipo di forza.
Quando finalmente presi coscienza di essere sveglio riuscii, con un enorme sforzo, ad aprire gli occhi.
Mi trovavo in un letto, di questo ero più che sicuro, ma non avevo il minimo ricordo di come ci fossi arrivato.
“Si è svegliato! Kraylos, corri a chiamare qualcuno, presto!”
Quella voce. Sapevo di conoscere la persona a cui apparteneva. Era una voce molto dolce, anche se al momento sembrava decisamente pervasa dalla preoccupazione.
Cercai di voltare la testa nella direzione dalla quale era venuta, ma anche solo quel semplice gesto, mi costò un'enorme fatica.
Due splendidi occhi azzurri comparvero improvvisamente nella mia visuale e allora, finalmente, mi ricordai a chi appartenessero quella voce e quegli occhi.
“Aurora” il mio fu poco più che un sussurro. Non ero neanche certo che lei mi avesse sentito.
Spostandomi una ciocca di capelli che mi era ricaduta sugli occhi, mi sorrise dolcemente.
“Devi stare tranquillo. Kraylos è andato a chiamare il medico. Stanno arrivando.”
Avrei voluto dirle di non preoccuparsi e che ora, dopo averla rivista, mi sentivo davvero meglio. Non mi piaceva sentire quella nota di panico nella sua splendida voce e vedere la paura che offuscava l'azzurro dei suoi occhi.
Ma quando aprii la bocca per parlare, tutto quello che ne uscì fu un fiotto di sangue seguito da dolori lancinanti che mi dilaniarono il corpo.
Riuscii ancora a sentire l'urlo di terrore sfuggito dalle labbra di Aurora e poi, fortunatamente, non provai più nulla ed il buio tornò ad avvolgermi.

Mia madre, come tutte le sere, è seduta sulla sua poltrona preferita con un libro tra le mani. Io mi avvicino a lei, mi siedo tranquillamente a terra accanto ai suoi piedi ed inizio a giocare con i miei soldatini.
Ogni tanto, lei stacca la mano dal libro e mi scompiglia i capelli con una carezza, poi torna a concentrarsi nella lettura.
Questi sono sempre stati i miei momenti preferiti della giornata.
In sua compagnia, mi sento amato e protetto. Mi sento al sicuro, quando lei è con me. Niente e nessuno avrebbe mai potuto farmi del male fino a quando fosse rimasta al mio fianco.
Che cosa hai fatto alla faccia?” Mi domanda, ad un certo punto, facendomi alzare il viso verso di lei.
Con una mano mi sfioro il volto e sento, sotto le dita, il segno di un graffio che mi attraversa la guancia ed un lieve rigonfiamento nella zona del mento dove molto probabilmente è già evidente un grosso livido.
Ho fatto a pugni con Zabrach” le rispondo un po' titubante.
So quanto queste cose la facciano arrabbiare. Infatti il suo volto si rabbuia all'istante.
E quale sarebbe il motivo di questa lite?” Mi domanda allora.
E' stata tutta colpa sua!” inizio. Poi, cogliendo l'occhiataccia che mi rivolge, passo direttamente ad esporle i fatti, con un resoconto di quello che è successo nel pomeriggio senza più aggiunte personali di quel genere.
Le racconto di come Zabrach si sia largamente vantato, per tutta la mattinata, del fatto che il giorno prima fosse riuscito ad utilizzare, per la prima volta, una vera formula magica. Suo padre, molto fiero del suo pargolo, aveva deciso di dare una festa per celebrare l'evento e lui voleva che tutta la classe vi partecipasse.
Non ci vedo nulla di male” interviene a quel punto mia madre. “Sono molti i genitori che festeggiano il momento in cui i propri figli si legano per la prima volta al mondo della magia. E non sarebbe neanche la prima festa di questo genere a cui tu partecipi.”
La guardo, leggermente stizzito per la sua interruzione del mio racconto e lei, con l'ombra di un sorriso sulle labbra, mi fa segno di continuare.
Allora le spiego che non è questo, infatti, il problema. Solo che Zabrach si è vantato di riuscire a far fare a chiunque tutto ciò che vuole e, quando gli ho detto che con me la cosa non avrebbe mai funzionato, si è arrabbiato davvero molto.
E perché gli avresti detto una cosa simile?” Mi domanda lei, interrompendomi nuovamente.
Ma dai, mamma!” le rispondo, come se stessi parlando con un bambino piccolo a cui si deve spiegare ogni cosa.
Io sono un principe. Nessuno può darmi ordini e dirmi quello che posso o non posso fare...”
...Tranne te e papà, naturalmente.” correggo subito il tiro, notando il suo sguardo ammonitore.
Preferendo riprendere al più presto il racconto, senza darle troppo tempo per riflettere sulla mia ultima uscita, le spiego che a quel punto mi ero sentito in dovere di smentire Zabrach mettendolo direttamente alla prova.
Così, l'avevo sfidato ad obbligarmi a fare qualcosa contro la mia volontà e lui, punto sul vivo, aveva accettato senza indugio.
E com'è andata?” Chiede mia madre con uno sguardo, secondo me, molto più curioso del lecito.
Quello stupido” le rispondo infervorandomi al solo ricordo “si è concentrato per bene, ha pronunciato la sua formuletta magica e mi ha ordinato di mettermi a quattro zampe e di abbaiare come un cane! Ma ti rendi conto?! Come se io avessi mai potuto fare veramente una cosa simile di fronte a tutti! Però, ha detto che il giorno prima, con suo fratello, aveva funzionato perfettamente.”
E mentre le racconto queste cose, mi torna in mente la strana sensazione che mi aveva investito in quel momento come se, ad un certo punto, ci fosse stato qualcosa o qualcuno che tentava di obbligarmi ad obbedire all'ordine. In quel momento non mi ero più sentito padrone del mio corpo.
Stavo quasi per inginocchiarmi a terra” le dico, quasi vergognandomi delle mie stesse parole. La cosa, in effetti, non mi era piaciuta per niente e tutto, dentro di me, si era ribellato a quell'ordine.
Ma poi mi sono ripreso. Mi sono concentrato ed ho spezzato il suo stupito incantesimo” e le sorrido, orgoglioso, mentre mia madre mi osserva con aria sempre più pensierosa.
Non mi hai ancora detto come ti sei procurato quelle ferite, però” mi fa notare, dopo un attimo di silenzio.
Ah, già” e a quel punto il sorriso scompare dal mio volto.
E' solo che mi sono lasciato prendere dall'euforia del momento e, dopo aver rotto il suo incantesimo, gli ho detto che era un fanfarone ed un mago da strapazzo. E' stato allora che mi si è gettato addosso e abbiamo iniziato a lottare.”
La mamma continua ad osservarmi con una strana espressione sul volto e, dopo parecchi minuti trascorsi nel più totale silenzio, mi fa notare:
Stai ancora sanguinando.”
Mi porto istintivamente la mano alla guancia ma, quando la ritraggo, vedo che non vi è alcuna traccia di sangue.
Sto per dirle che non è vero ma lei, con un semplice gesto della mano, indica il mio fianco. Abbasso lo sguardo e vedo la mia maglietta che si sta tingendo sempre più di rosso.
Spaventato, torno a guardare mia madre, pregandola tacitamente di intervenire e di far qualcosa per farmi smettere di sanguinare.
Ma lei rimane immobile, sulla sua poltrona, e si limita a dirmi:
Non posso farci nulla. E' davvero importante che tu usi la magia. Per combattere un incantesimo, devi usare a tua volta una formula magica.”
Ma io non sono un mago.” le dico, sempre più sull'orlo delle lacrime.
Allora, morirai.”

Stavo soffocando. Mi mancava l'aria, ma non riuscivo a capirne il motivo.
Cercai di alzarmi, come se in quel modo per i miei polmoni fosse stato più semplice incamerare ossigeno ma, subito, un paio di mani mi obbligarono a rimettermi sdraiato.
“Devi stare giù. Cerca di non muoverti, o la ferita potrebbe riaprirsi.”
A quelle parole, aprii finalmente gli occhi e vidi Kraylos che, preoccupato, mi scrutava attentamente. Pian piano, l'aria ricominciò a circolare nei miei polmoni e mi resi conto che riuscivo nuovamente a respirare senza problemi, ma mi sentivo comunque malissimo e mi doleva ogni singolo muscolo del corpo.
“Cosa...” e poi la voce mi morì in gola.
Avrei voluto chiedere cosa diavolo era successo e perché mi trovavo in quello stato, ma non avevo le forze per pronunciare più di due sillabe.
Kraylos comprese comunque ciò che volevo sapere e con tono calmo, mi spiegò:
“Ricordi? Tu e uno dei Consiglieri siete stati feriti con un pugnale avvelenato. I medici ed i maghi stanno ancora cercando una cura valida e, appena avranno l'antidoto, provvederanno a somministrartelo. Tu non devi far altro che tenere duro ancora per un po' e non morire.”
Ascoltavo la voce di Kraylos mentre parlava, ma in realtà, riuscivo a comprendere solo una parte delle cose che mi stava dicendo, perché la mia mente era avvolta da una fitta nebbia che mi impediva qualsiasi tentativo di ragionare.
La testa mi faceva sempre più male, così decisi di chiudere gli occhi per vedere se il dolore fosse calato almeno un po'. La cosa sembrò funzionare e riuscii quasi ad assopirmi.
Dopo un po' di tempo, sentii la porta aprirsi e qualcuno che entrava silenziosamente nella stanza.
“Come sta?” Riconobbi la voce di Aurora.
“Si è nuovamente svegliato, prima. Ma credo che ora stia dormendo.” rispose a bassa voce, Kraylos.
“Il Consigliere è morto...” di nuovo Aurora, questa volta con la voce rotta dal pianto.
Sentii dei movimenti e poi, i singhiozzi di Aurora soffocati dai vestiti di Kraylos.
“Non è la stessa cosa.” disse dopo un attimo mio cugino. “Hai sentito il medico. Lui sta reagendo in maniera totalmente diversa al veleno. Non morirà. Stai tranquilla. Non glielo lascerò fare.”
Avrei voluto continuare ad ascoltare quello che si stavano dicendo ma, ad un certo punto, la mia testa decise di esplodere (non letteralmente, certo) tanto che credo persino di aver urlato e, mentre Aurora e Kraylos si avvicinavano di corsa per vedere cosa fosse successo, persi nuovamente i sensi.

Siamo tutti a tavola, in attesa di iniziare la cena. Con noi, questa sera, ci sono anche Kraylos e la sua famiglia. Alioth, miglior amico di mio padre, come spesso accade ci fa anch'egli compagnia.
Kraylos è tornato dall'Accademia da un paio di giorni e rimarrà in vacanza con noi per le prossime due settimane.
Mi è mancato moltissimo in questo ultimo anno, ma la nostra amicizia non ne è rimasta minimamente scalfita.
Naturalmente, a tavola ci sediamo vicini così lui può continuare a raccontarmi le sue avventure vissute alla scuola militare.
Una sera” mi racconta, “alcuni ragazzi più grandi sono riusciti a rubare addirittura alcune bottiglie di alcolici ai nostri superiori e mi hanno sfidato a berne almeno un goccio.”
E tu cosa hai fatto?” gli domando, completamente stregato dal suo racconto.
Ho rifiutato, naturalmente! Sono mica così stupido da rischiare l'espulsione per una simile bravata!”
Lo osservo sconcertato. Davvero, non ha raccolto la sfida?
Ma non dovevi andare all'Accademia per diventare un vero uomo?” gli domando, ancora scioccato dalla sua risposta.
Senti chi parla” Replica lui, più divertito che altro, dalle mie accuse. “Parli proprio tu che finora non hai mai avuto il coraggio nemmeno di assaggiare un po' di vino. Cosa vuoi venire a fare la predica a me?”
Punto sul vivo, senza rifletterci, gli rispondo:
Io bevo sempre il vino, quando sono a tavola!”
Kraylos mi smentisce all'istante facendomi notare che, al momento, sul tavolo di fronte a me vi è solo un bicchiere con all'interno della semplice acqua.
Be', la mamma mi lascia sempre assaggiare il suo.” gli rispondo, farfugliando leggermente.
Sapendo perfettamente che sto mentendo, Kraylos allora mi sfida apertamente.
Provamelo. Il suo bicchiere è proprio accanto al tuo. Bevilo ora”
In quel momento gli adulti sono tutti presi dalle loro conversazioni e non badano minimamente a noi due.
Con un profondo respiro, allungo cautamente il braccio verso il bicchiere di vino della mamma e lo afferro con la mano. Vedendo che nessuno si è accorto delle mie mosse, mi porto il calice alla bocca e mi accingo a berne un sorso.
Ma ho appena il tempo di bagnarmi le labbra e di sentire il sapore del vino sulla lingua che la voce di mia madre mi paralizza all'istante.
Scusami, cosa pensi di fare, esattamente?”
Con lo sguardo, mi lancia un tacito rimprovero ed io, pieno di vergogna per le risate di scherno, decisamente malcelate, di mio cugino poso nuovamente il bicchiere di fronte a lei.
Non sei ancora un po' troppo piccolino per metterti a bere il vino e per diventarmi un alcolizzato?” Mi domanda sempre lei, questa volta con una punta di sarcasmo nella voce.
A quelle parole, Kraylos non riesce più a trattenere le risate e, mentre mia madre si porta a sua volta il bicchiere alle labbra, io mi volto verso di lui per rispondergli a tono e farlo tacere una volta per tutte.
Ma prima che riesca a pronunciare anche una sola parola, un rumore di vetri infranti, seguito subito dopo da un tonfo, mi fanno voltare nuovamente all'indietro.
Accanto a me, vedo mia madre stesa a terra. Tutto intorno a lei, i frammenti di vetro del calice che ha lasciato cadere e la macchia di vino che piano piano si allarga sulla tovaglia e sul suo vestito.
Prima che possa muovere anche un solo muscolo, tutti gli altri si sono già alzati e sono accorsi in suo soccorso, circondandola con i loro corpi e impedendomi così di vedere cosa sta succedendo.
Cerco di farmi strada tra di loro per tentare di raggiungerla, ma qualcuno mi afferra da dietro e mi trascina via, lontano da lei.
Sento solo più le urla di mio padre e delle guardie che, nel frattempo, sono entrate per aiutare la loro regina.
E' veleno! E' stata avvelenata! Chiamate un medico, presto!”
Con uno strattone, dettato più che altro dalla forza della disperazione, riesco a liberarmi da quelle braccia che mi tenevano fermo e corro verso quel corpo steso a terra, immobile.
Corro, più veloce che posso, verso la mia mamma.
Quando finalmente riesco a raggiungerla, mi inginocchio accanto a lei e, con gli occhi velati dalle lacrime, la imploro di aprire i suoi.
A quel punto, però, comincio a sentirmi male anch'io e noto, con la coda dell'occhio, una macchia di sangue allargarsi sul pavimento accanto a noi. Prima ancora di abbassare lo sguardo per controllare, so già che sono io a sanguinare da una ferita sul fianco.
Ne rimango comunque spaventato e rivolgo nuovamente lo sguardo verso il viso di mia madre.
All'improvviso, lei spalanca gli occhi e volta la testa verso di me.
Perché ti ostini a non ascoltarmi, quando ti parlo?” Mi domanda, col volto privo di espressione.
Mamma, non riesco a capire! Che cosa dovrei ascoltare?” Le rispondo, frustrato dalle sue parole e sempre più spaventato.
Ma lei continua a parlarmi come se io non le avessi chiesto nulla:
Anche tu hai assaggiato il veleno, ricordi? Se non ti decidi a fare qualcosa, alla fine morirai.”
Mi dice, con un sorriso sulle labbra che però non coinvolge minimamente i suoi occhi, i quali rimangono inespressivi e fissi su di me.
Gli occhi di un cadavere.

Questa volta, quando ripresi i sensi, mi resi conto che ricordavo ogni cosa. Lo scontro con i quattro uomini, la ferita col pugnale avvelenato ed il fatto che i medici stavano ancora cercando una cura contro il veleno.
Sapevo anche che l'altro Consigliere era morto senza che riuscissero a trovare una cura per salvarlo.
Ricordavo invece molto poco dei sogni che avevo fatto in quelle ultime ore. Cioè, rammentavo di aver sognato mia madre e di aver rivissuto alcuni episodi della mia infanzia, ma non saprei aggiungere molto di più al riguardo. Però ero sicuro che ci fosse un indizio, in quei sogni, che mi sfuggiva. Come se ci fosse stato qualcosa di importante che continua a solleticarmi una parte del cervello ma che non riuscivo ad afferrare.
“Ehi, come va?” La voce di Kraylos mi distrasse momentaneamente dai miei pensieri e, aprendo lentamente gli occhi, mi voltai a guardarlo.
“Un pochino meglio, credo.” Poi, dopo averci riflettuto un attimo, domandai:
“Per caso hanno trovato l'antidoto al veleno?”
La sua espressione cambiò, diventando ancor più seria e leggermente turbata.
“In realtà, no.”
Visto che continuavo a lanciargli sguardi interrogativi, si decise a spiegarsi meglio:
“Il medico non capisce cosa stia succedendo. Sul tuo organismo, il veleno agisce molto lentamente. Di sicuro, l'effetto va molto più a rilento su di te, di quanto non abbia fatto con il Consigliere. Ma è una cosa stranissima, oltre che impossibile. La tua ferita era molto più profonda della sua. In teoria, eri più in pericolo tu, rispetto a lui.”
La cosa mi lasciò altrettanto sbigottito, ma al momento non avevo alcuna spiegazione valida da fornire. Sinceramente, ciò che mi bastava sapere in quegli instanti era solo il fatto che finalmente non mi sentivo più così male come prima e che riuscivo a respirare senza difficoltà.
Trascorsi una mezz'oretta tutto sommato piuttosto tranquilla, cercando di riflettere su tutto quello che era successo. L'unica cosa che riuscii ancora a farmi dire da Kraylos fu che, molto probabilmente, gli uomini che ci avevano attaccato erano seguaci di Lakìas.
Non volle assolutamente fornirmi altre informazioni, dicendomi che ne avremmo riparlato quando finalmente i medici fossero riusciti a trovare una cura per sconfiggere il veleno.
In effetti, tutti quei pensieri mi stavano facendo nuovamente tornare l'emicrania.
“Forse è meglio che riposi ancora un po'” mi suggerì Kraylos ad un certo punto. “Hai davvero un aspetto orribile.”
“Grazie tante” gli risposi, cercando di sorridere.
Ma iniziavo davvero a sentirmi nuovamente uno schifo ed il dolore cominciò a farsi strada attraverso i miei muscoli fino a divenire quasi insopportabile.
A quanto sembrava, la pausa era terminata.
Ancora una volta, lasciai che le tenebre mi avvolgessero trascinandomi a fondo con loro.

Alioth continua a fissarmi, aspettandosi qualcosa da me che io non voglio e non posso dargli.
Io non sono un mago. Come può pretendere che esegua un suo incantesimo, se non possiedo il potere della magia?
L'unica cosa che mi interessa in quel momento, è poter stare con mia madre. Ma lei non c'è più.
Tuo padre ed io siamo più che certi che tu sia in grado di eseguirlo. Lo hai già usato una volta, ed ha funzionato alla perfezione. Devi solo impegnarti un po' di più.” Mi dice Alioth cercando, ancora una volta, di convincermi.
Dicono che anche io ho assaggiato il veleno che ha ucciso la mia mamma ma che, per qualche strano motivo, su di me non ha avuto alcun effetto.
Non ricordo di averlo bevuto. Non ricordo di essere stato male. Non ricordo di essere guarito.
Non ricordo nulla di quei momenti e dei giorni immediatamente successivi alla sua morte.
Ho deciso che non voglio affatto ricordare.
Loro si ostinano a continuare a raccontarmi di come, dopo alcuni minuti dalla morte di mia madre, ho iniziato a stare male pure io e Kraylos, preso dal panico, ha rivelato loro che anch'io avevo assaggiato la stessa bevanda avvelenata.
Ho trascorso due giorni tra la vita e la morte fino a quando, alla fine del secondo giorno, sotto gli occhi increduli di Alioth, ho recitato nel sonno alcune parole che avevano decisamente l'aria, in tutto e per tutto, di essere una formula magica.
Ho ripreso conoscenza dopo un paio d'ore, all'apparenza completamente ristabilito e senza che avessi riportato alcuna conseguenza all'assunzione del veleno.
Non sono un mago” gli ripeto in quel momento, cocciuto. “I membri della famiglia reale non sono mai dei maghi.”
In alcuni rarissimi casi, invece, è già successo che nascessero dei Reali che possedevano il dono della magia. Anche se in maniera completamente diversa dai normali maghi del regno.” mi contraddice ancora, Alioth.
Io non voglio diventare un mago. Io diventerò un Re come mio padre!” Poi, sempre più furioso, gli urlo in faccia: “La magia non mi ridarà ciò che voglio! E io voglio riavere indietro la mia mamma!”
Ma non è più Alioth, quello seduto di fronte a me.
E' mia madre, che mi osserva in silenzio ed intanto, calde lacrime scendono a bagnarle il volto, cadendo dalle sue guance fino a posarsi sulle mani che tiene appoggiate sul grembo.
Vorrei correre ad abbracciarla, ma qualcosa mi dice che lei non è reale.
Tutta questa situazione, non è reale.
Morirai, questa volta.”
Perché mi dici queste cose?” le domando, allora.
Tu sai come fare per bloccare il veleno magico che ti sta divorando.
Tu sai come fare per bloccare la magia degli altri.
L'hai sempre saputo.
L'hai sempre fatto.”

“L'hai sempre fatto.” Ripresi i sensi con queste parole che mi ronzavano incessantemente nella testa.
Era vero. Avevo sempre bloccato la magia di tutti i maghi. Me ne ero sempre vantato senza rendermi conto realmente di cosa questo significasse.
Non era una cosa normale. Nessuno, tra tutti quelli che conoscevo o di cui avessi mai sentito parlare, ci era mai riuscito. Nemmeno mio padre, era mai stato in grado di fare una cosa del genere.
Tutti questi pensieri mi colpirono all'improvviso come una folgorazione, lasciandomi stordito e confuso.
Ed alla fine, compresi.

Kraylos era ancora lì, accanto al mio letto e la sua espressione era, ogni volta, sempre più preoccupata.
“Ti prego” gli chiesi, con uno sforzo enorme. Parlare mi risultava ogni volta sempre più difficile.
Avevo la gola secca e, a tratti, faticavo nuovamente a respirare.
Mio cugino mi si avvicinò immediatamente cercando, nel frattempo, di mostrarsi tranquillo. Ma nei suoi occhi leggevo il panico e la paura di perdermi crescere sempre più.
“Dimmi, fratello. Di cosa hai bisogno?” Mi chiese, come se il fatto di restarsene lì senza far nulla lo tormentasse più di ogni altra cosa.
“Il veleno del pugnale” gli dissi allora, ma poi dovetti fermarmi per riprendere fiato.
Attese con pazienza che continuassi.
“Hanno scoperto se è stato creato con la magia?”
Lui mi guardò stranito, completamente spiazzato dalla mia domanda.
“Ti prego. Dimmi che è così.” Continuai, dopo un attimo.
“Stai delirando?” mi domandò lui, con gli occhi sbarrati.
Il solito Kraylos. Gli scoppiai a ridere in faccia, ma subito dopo, fui interrotto da un attacco di tosse.
“Non si chiede a uno che delira, se sta delirando, idiota!” gli dissi, quando finalmente la tosse si fu calmata. Poi, tornando serio, continuai:
“Non sto delirando. Ho davvero bisogno di saperlo.”
“Sì” rispose immediatamente lui, senza ulteriori indugi. “E' per questo che non riescono a trovare una cura.”
Dopo una breve pausa, continuò:
“Ma stanno continuando a cercare. Tu resisti ancora un altro po', per favore.”
Alle sue parole, mi rilassai.
“Non preoccuparti” gli dissi, ancora. “Ho trovato io la soluzione al problema. Fidati di me.”
Poi, chiusi nuovamente gli occhi.
Cercai con tutte le mie forze di concentrarmi escludendo tutto ciò che mi circondava e cercando di ignorare del tutto il dolore che mi divorava senza sosta.
Mi estraniai da tutto e da tutti, proprio come facevo quando volevo sconfiggere le barriere magiche o contrastare una qualsiasi altra magia che tentava di intralciarmi.
Adesso sapevo perfettamente che in realtà, in quei momenti, stavo a mia volta utilizzando una fonte magica. E, come richiamate proprio da questa mia nuova consapevolezza, dal nulla, di fronte agli occhi della mia mente, comparvero le parole di una formula magica. La stessa che, molto probabilmente, già moltissimi anni prima mi aveva salvato la vita.
Pronunciai quelle parole e rilassandomi mi lascia cullare, ancora una volta, dall'oblio.

Doveva essere notte, perché la stanza era completamente al buio. Ma sentivo qualcuno muoversi accanto al mio letto, come se si stesse rigirando nel sonno.
Quando i miei occhi si furono finalmente abituati alla mancanza di luce, scorsi la figura di una ragazza rannicchiata su una poltrona lì accanto che stava dormendo un sonno, all'apparenza, piuttosto agitato.
Non volevo svegliarla, ma non riuscii a resistere alla tentazione di pronunciare il suo nome.
“Aurora.” Mi bastò pronunciarlo a bassa voce che lei, subito, aprì gli occhi e si precipitò al mio fianco.
“Ciao” mi disse, con voce ancora assonnata.
Per tutta risposta, sollevai lentamente un braccio e le accarezzai con delicatezza una ciocca dei lunghi capelli biondi che le ricadevano sulla spalla.
Lei mi prese la mano tra le sue, se l'appoggiò sulla guancia e, chiudendo gli occhi, sussurrò:
“Mi sei mancato.”
Poi, tornando a guardarmi in viso, continuò:
“Il medico dice che non ci sono più tracce di veleno nel tuo sangue. Stai praticamente guarendoti da solo. E, a costo di aumentare ulteriormente il tuo già smisurato ed infinito ego, questa volta sono proprio contenta che tu ti sia dimostrato il migliore di tutti. Sei veramente il numero uno.” Concluse poi con un sorriso.
E senza staccare i suoi occhi dai miei, mi chiese:
“Posso fare qualcosa per te?”
A quella domanda, le sorrisi con una punta di malizia e, con grande sforzo, le feci spazio accanto a me e la invitai, tacitamente, ad occupare quella parte vuota del mio letto. “Resta con me.”
Questa volta, toccò a lei rispondermi con un sorriso scaltro.
“Scemo.” Mi disse, ma intanto salì sul letto e si rannicchiò tra le mie braccia.
“Non azzardarti mai più a spaventarmi così. Guai a te se osi ancora provare a lasciarmi in questo modo.” La sentii sussurrare, accanto al mio orecchio.
Avrei voluto risponderle e protestare per ricordarle che era stata lei la prima a volermi lasciare, ma sapevo anche che tutto questo, ormai, faceva parte del passato e che ora non aveva più alcuna importanza.
Ero vivo.
Lo eravamo entrambi.
Eravamo nuovamente insieme e questa volta avrei fatto in modo che le cose rimanessero così per sempre.
Alla fine, tenendola stretta tra le mie braccia, mi lasciai scivolare in un sonno profondo e finalmente privo di sogni.

 

 

   
 
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