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Autore: MarcoBacchella    16/03/2017    0 recensioni
Dopo anni in cui Marco essenzialmente non aveva fatto altro che vivere da vegetale, inizia l'università. O meglio. Ci è iscritto. Che poi venga denunciato per contrabbando, si innamori due volte a settimana di tutte le donne che vede sui mezzi pubblici e che tenti di applicare i rudimenti di morale alla sua vita familiare sono un altro paio di maniche.
"E c'è gente che ancora si ostina a dire che questi sono i giorni più belli della mia vita
Beh, belli son belli. Instabili. Sentimentalmente instabili. Però non suona bene. Questi sono i giorni più sentimentalmente instabili della tua vita non è musicale."

La pubblicazione avverrà a breve, sia in cartaceo che in Kindle, quindi, se volete, potete copincollare tutto e piratarlo preventivamente. Avrei anche bisogno di opinioni sulla copertina, quindi se avete idee, scrivete pure.
Genere: Avventura, Comico, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Parte 26


12:00. 16 Marzo. Festa del Perdono, entrata secondaria.

Gli universitari, da che mondo è mondo, si sono sempre lamentati dei cambiamenti interni dell'università: ogni minimo cambiamento è sempre seguito da una protesta. Non per altro, il '68, a Milano, è ricordato per gli studenti che protestavano.


Quel giorno in particolare, il 16 Marzo, appunto, c'era uno striscione davanti l'entrata della mia università. “Reclaim your space”, reclama il tuo spazio, riportava.
Per farla breve, questa volta protestavano per la decisione dell'università di chiudere uno degli spazi pubblici destinati agli studenti. A mio parere, queste lamentele non hanno senso, non nella Statale.
Questo non è un ragionamento alla
“ogni scarrafone è bello a mamma sua”, riconosco le obiettive limitazioni e gli oggettivi problemi della mia università, spesso non colpa dell'università per sé ma quanto al numero di studenti da gestire: un esempio è la questione dei laboratori.
Ovviamente mi lamenterò a vita del fatto che probabilmente non mi laureerò perché non riuscirò mai a iscrivermi ai laboratori obbligatori per la laurea, ma non ci si può aspettare che ci siano posti a sufficienza per tutti.
Sostengo che però spesso le lotte e le proteste in Statale non siano così importanti, come, appunto, la questione della chiusura di uno di quei spazi destinati agli studenti, soprattutto quando in altri posti non si rispettano neanche le norme generali di esecuzione d'esame.
In sostanza, noi siamo “meno peggio”, almeno in quel campo.

In altri istituti, appunto, come Brera, dove è iscritta Miriana, e nella facoltà di lettere di Lecce, dove era iscritta una delle sue coinquiline, la regola che prevede la presenza di un testimone durante gli esami orali non è rispettata, e non solo.
Gli studenti spesso non sanno dell'esistenza di questa normativa.
Ciò esiste per garantire che non accadano scorrettezze da ambo le parti: sia per evitare che lo studente tenti di corrompere in qualche modo il professore, sia per garantire che quest'ultimo valuti a dovere.
Mi chiesi per diversi mesi perché nessuno dicesse nulla.
O era omertà, o chi diceva qualcosa non aveva una cassa di risonanza abbastanza ampia per fare un qualche tipo di effetto. Come spesso succede, la verità stava nel mezzo.

Quando
dissi a Miriana che volevo scrivere di tutto questo, me lo sconsigliò “mica che succedono casini”.
Lei giustamente voleva lamentarsi, ma aveva paura delle possibili ritorsioni. Quindi era un silenzio che frenava qualsiasi tipo di lamentela per paura.

Ovviamente questo discorso andrebbe fatto per singolo professore di ogni singola università, e io riporto solo ciò che è esperienza empirica mia e di altre due persone: è improbabile che tutta Brera e che tutta Lecce siano colpevoli di non rispettare questa norma, ma rimane significativa l'omertà che prevale.
Fa veramente bene al contesto universitario?
Non dovremmo essere l'élite culturale del nostro paese?
Esempi di correttezza morale?
Se non siamo noi studenti i primi a lamentarci delle ingiustizie, chi dovrebbe farlo?
Dobbiamo aspettare di avere un'altra generazione convinta che l'omertà sia giusta e doverosa?

Che comunque, se usano i fondi che ricavano dalla chiusura degli spazi per mettere un posticino in più nei laboratori mi fanno anche un favore.

  
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