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Autore: ssj13    16/03/2017    0 recensioni
Kōya si domanda cosa abbia reso il mondo quello in cui vive. Durante questa ricerca incontrerà alleati inaspettati e ostacoli intrigati. Dal testo “… Un ruggito, poi il caos. Le fiamme divampano, il fumo e le ceneri mi accecano. Cerco di allontanarmi dalle fiamme, fa tremendamente caldo. Vedo gli animale scappare e sento i loro gemiti e guaiti… ”
Genere: Avventura, Azione, Guerra | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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[Per cominciare dico che è la mia prima storia di questo genere ed è quasi un esperimento.

Tengo a precisare che qualsiasi somiglianza a persone reali o ad altre storie è puramente casuale.

Le piante e gli animali che verranno introdotti sono per lo più di mia invenzione. A fine capitoli si possono trovare informazioni precise su animali e piante e ciò che significano  letteralmente.

Troverete anche una “scheda” su un personaggio. Le varie informazioni descrivono il personaggio in modo generico e servono ad evidenziare i loro cambiamenti.

Se qualcuno non vuole troppi approfondimenti sudi essi può anche saltarlo poiché non indispensabili per comprendere la storia , ma servono ad avere, al massimo, un’idea precisa dei personaggi.

Sarebbero graditi commenti di ogni genere (Si accettano consigli di ogni genere).

Scusate il mio lungo commento.

Buona lettura!  ]

Prospettiva di ???

L’alba è l’ora migliore per gli spostamenti poiché i predatori notturni tornano nelle tane e quelli diurni sono ancora immersi nel sonno . Il mio è un mondo ostile in cui, per sopravvivere, o uccidi o ti nascondi. Io preferisco nascondermi.

Ci si uccide anche fra esseri umani. Le categorie di persone che non si uccidono sono 2:

1)     La prima è la famiglia;

2)     La seconda è quella di coloro che forniscono le armi e oggetti per la sopravvivenza .

Questi mercanti di certo non riforniscono le persone gratuitamente. Per avere ciò che ti occorre bisogna barattarlo con del cibo, ed i costi sono alti.

Comunque , mi chiamo Kōya.

Il sole si sta alzando. Meglio trovare un nascondiglio al più presto . Proseguo per diversi metri fino a raggiungere un lago.

Vado verso la sponda , mantenendo una distanza di sicurezza per controllare la presenza di eventuali predatori e, non notandone ,mi avvicino per bere.

Mi blocco a guardare il mio riflesso.

Osservo i miei capelli rossi, lunghi fino a poco sotto le spalle. Non ho proprio il tempo di tagliarli.

Poi mi concentro sulla mia pelle, marroncina per via del terreno. Prendo dell’acqua e mi pulisco il viso. Mi specchio di nuovo e vedo il reale colore della mia pelle, che è molto pallido, quasi bianco.

Poi mi fisso negli occhi, occhi che si sono spenti dalla morte della mia famiglia.

Mi alzo e inizio a percorrere la sponda del lago. Dopo alcuni minuti mi ritrovo davanti ad un edificio crollato su se stesso, dai cartelli deduco che , anni fa, era un albergo.

Ci sono degli spazzi tra le macerie in cui posso entrare e nascondermi poiché i grandi predatori della zona non dovrebbero riuscire ad entrare. Potrei anche trovarci dei vestiti e delle armi. Il cibo è meglio evitarlo visto che sarà qui almeno da un secolo o forse più. Non so quando accadde il Grande Disastro o in cosa avvenne quel giorno.

Mi infilo strisciando nelle fessure e, avvolte, riesco anche a tare in piedi. Per uno che vive come vivo io essere mingherlino e alto 1,59 metri non è di certo un problema , anzi , è un grande vantaggio.

Nel tragitto ho trovato uno zaino blu ,di media grandezza, praticamente integro e solo un po’ impolverato. Lo apro e , non trovandoci niente ci inserisco subito il mio Jajkommander Tridagge che , solitamente ,  tengo nella  tasca dei miei pantaloni grigi.

Continuo ad avanzare finché non mi ritrovo in una stanza libera da macerie e ricca di residui di provviste ammassate in un angolo, vestiti di ricambio  e con un letto.

Ci vuole poco per capire che qui si è stabilito qualcuno .

Devo sbrigarmi ad  andarmene da qui.

Mentre cerco la via d’uscita più rapida sento un freddo oggetto metallico poggiarsi sul mio collo e qualcuno mi dice –Identificati.- La voce è calma , fredda e razionale, di  chi non si fa problemi ad uccidere, una voce femminile.

Mi giro con calma e incontro 2 occhi di un verde fumoso, freddi e minacciosi. Con cautela mi presento. – Mi chiamo Kōya. E lei sarebbe ..?-

-Moccioso, mi chiamo Inazuma. Ed , a quanto pare, non sei della zona, altrimenti sapresti chi sono.- dopo di che abbassa l’arma e si gira, poi aggiunge –Visto che oggi mi sento buona e non voglio uccidere un quindicenne ti lascio andare.- Si gira facendo oscillare i lunghi capelli biondi legati in una coda alta.

-Di anni ne avrei 23- Ci tengo a precisare. Lei mi squadra e dice –Allora sei più grande, visto che io di anni ne ho 19.-

La guardo con molta attenzione e mi fermo ad osservare la sua arma-Che pistola è?- Le continua a squadrarmi e risponde con voce atona - È una pistola semi-automatica, più precisamente una FN Five seven calibro 7,62 millimetri da 20 colpi.-

Wow ,che precisione scioccante. Ora che guardo meglio vedo che la tiene con la sinistra e che il suo braccio è totalmente ustionato.- Come ti sei procurata quell’ustione’- Chiedo con innocente curiosità. Lei ghigna sadicamente e mi risponde –Lo scoprirai presto. Adesso sparisci.-

Dopo questa frase decido di andarmene. È raro uscire vivi in due da un incontro fra due persone. Meglio così. Situazioni simili sono molto rare.

Inizio a vagare in cerca di un riparo pregando di non trovare predatori.

Durante le mie ricerche ho trovato diverse piante di Berī , una pianta con delle piccole bacche verdi rotondeggianti dal sapore dolce-amaro, che non adoro, ma è meglio di niente. Questo basso cespuglio ha più legna che foglie, molto utile per accendere un fuoco se ne avessi voglia.
 

Magio tutti quelli che trovo sul cespuglio davanti a me con voracità. Poi mi avvicino ad un altro cespuglio e metto tutti quelli presenti nello zaino fino a riempirlo per metà.

Poi proseguo nella mia ricerca di un nascondiglio.

Dopo ore di ricerche l’unico nascondiglio l’unico nascondiglio che trovo è un fitto ed alto rovo senza frutti, ne fiori , ne foglie, solo spine e rami. Non è il luogo più sicuro ,ma può andare comunque bene. Mi ci intrufolo dentro prestando attenzione  a non ferirmi o impigliarmi.

Arrivato in profondità mi fermo e prendo il mio Jajkommander Tridagge, un coltello con tre lame che girano e finiscono in un’unica punta, e inizio a tagliare i rami del rovo fino a ottenere una piccola tana. Finito il mio lavoro mi raggomitolo e mi addormento.

 

 

Berī : Dal giapponese ベリー che significa chicco. È un cespuglio, di mia invenzione , con le foglie ad ago che cresce nei terreni ricchi di minerali a cespugli bassi produce delle piccole bacche sferiche  di colore verde commestibili dal gusto dolce-amaro. Ha poche foglie ed un discreto numero  di frutti ed è molto legnoso
 
 
 
Kōya
Significato nome :dal giapponese 荒野 che significa deserto.
Età:23 anni
Altezza: 1,59 metri
Sesso: Maschile
Aspetto: Capelli rossi, lunghi fino a poco sotto le spalle, fisico molto minuto che ricorda quello di un quindicenne con occhi color ossidiana e pelle molto chiara, quasi bianca.
Segni particolari: Cicatrice di un grosso morso sul fianco sinistro che si è procurato a 16 anni e sa leggere.
Carattere: È una persona prudente ,ma istintiva , non ragiona spesso su quello che fa e sul come, quando si prepara al baratto o si trova in una situazione scomoda, per il resto del tempo è una persona davvero molto allegra.
Abbigliamento :Ha una felpa molto larga di pelliccia che gli ha fatto la madre prima di morire e pantaloni di una tuta rubata a uno scheletro.
Tecnica di sopravvivenza: Si muove principalmente all’alba e al tramonto. Fa scorta dei frutti che trova spostandosi e testa se sono velenosi o meno su piccoli roditori che riesce a catturare. Avvolte pesca.
 
Spero vi sia piaciuto. Fatemi sapere il vostro parere tramite un commento e grazie anche solo a chi legge.
Alla prossima volta.
Ssj13
 

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