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Autore: NobodyUnderstandsMe    17/03/2017    5 recensioni
Dove prosa e poesia si incontrano, in un connubio di erotismo ed emotività, attraverso la mente di un'Alba appena sbocciata, adolescente, e quella di un Tramonto quasi appassito, adulto. Dove il Decadentismo abbraccia la contemporaneità. Dove non esistono limiti di età, ma solo linee auto-imposte. Dove la passione carnale è un modo per dimenticare, per non annegare in un oceano di lacrime. Dove l'autore, con un'ironia pungente, vi porterà a riflettere. Dove si cade in un silenzio di razionalità.
[Tratto dal terzo capitolo]
[...] Ma anche il più geniale tra gli uomini resta edera da estirpare, soprattutto se adornato di occhi di quiete e di tempesta al medesimo tempo, di un corpo di quercia appassito e di un raggio che, mai sazio, tutto prese e tutto modellò - mai stanco eri, vero, di rivoltarmi come fossi un frammento di te stesso? Ma io non fui mai te e mai lo sarò - solo una cosa c'è, per l'uomo, più cara dell'amore: il bene per sé.
_
[...] Perché non c'è mietitore peggiore della persona che si ama.
_
In fondo sopravvivere significa semplicemente vivere male - ma almeno si vive.
Genere: Angst, Erotico, Poesia | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Sui resti della nostra razionalità.

Sui resti della nostra razionalità,
Decade il mio sorriso,
Divenendo l'ombra del tuo:
"Che muoia il Tiranno,
Lasciando che la sua amante risplenda
In questo silenzio di eterno presente,
In cui il futuro sarà solo un Dio.
E tu, dolce bastardo,
Spogliami delle mie sicurezze d'avorio,
Gettandole su un terreno di tombe,
In cui il mio cuore, lo so, giacerà sul tuo,
Incapace di seguire altro ritmo.
Ma, ti prego, non rimembrare ricordi lontani:
Siamo qui per crearne di nuovi."

Che cadano, celeri, i roveti che avvolgono il tuo corpo, Crisantemo biancastro che promise di non abbandonarsi mai alle braccia di una Luna splendente solo per me.

Che crollino, veloci, i tuoi pensieri di Anima ingannata dalla Vita stessa, e non infrangerti ancor prima che ti abbia colpito con la serpe che popola la mia bocca.

E io non guarderò le tue labbra, inzuppate di veleno, che sfiorerò con tocchi di velluto, strappato dal mio stesso cuore, giacente, ora, sulla tua bellica mano, la quale, bollente, vorrebbe cantare.

E non vedrò il tuo sorriso salace, che si spegnerà quando urleranno le mie difese, volgendo lo sguardo verso terre non toccate dagli uomini, cosicché esse possano scappare, almeno mentalmente, dai tuoi colpi fatali.*

E, ancora, non osserverò, dietro tende di rimorso, il tuo petto villoso, d'uomo nato in tempi in cui io ero solo un'idea da trascrivere su un libro, senza trovare le parole.

E, tu, non scrutare le vesti che avvolgono il mio corpo di Rosa: non ti pungerò; non ti farò del male. Sarai tu a farne a me. Lo so. E lo sai anche tu. Allora perché non danzare al ritmo di questa musica tetra? Tanto, di noi, rimarranno solo teschi. E non ci sarà una calda tomba a custodirci, abbracciati,** né ci saranno rose e rovi che ci uniranno per l'eternità.***

* Tributo a Petrarca e a "Solo et pensoso i più deserti campi"
**Riferimento al "Sarcofago degli Sposi", tipico dell'Arte Romana.
***Riferimento a uno dei finali della ballata di "Barbara Allen".
   
 
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