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Autore: Ghost Writer TNCS    18/03/2017    2 recensioni
Leona è nata con un potere terribile e straordinario, una forza inarrestabile originata nel cuore più profondo dell’Inferno, capace di sbaragliare qualsiasi avversario. Un mostro.
Alphard non è nemmeno nato: lui è un ibrido, il prototipo di un nuovo tipo di supersoldato. Un esperimento.
Insieme si sono diretti su Shytia, un pianeta devastato dalla guerra civile e ora saldamente nelle mani di criminali senza scrupoli, e lì hanno fondato una gilda: la Brigata delle Bestie Selvagge. Ma hanno bisogno di una grande impresa per riuscire ad emergere, per dimostrare quanto valgono.
Un giorno vengono a sapere che Adolf O’Neill, il fuorilegge che controlla la vicina Traumburg, è entrato in possesso di un antico artefatto dal valore inestimabile. Ucciderlo vorrebbe dire liberare la città, ma anche e soprattutto poter saccheggiare la sua ricchissima collezione.
Prima però dovranno trovare degli alleati: qualcuno abbastanza folle da voler attaccare la roccaforte di O’Neill insieme a loro. Qualcuno che abbia la stoffa di una Bestia Selvaggia.
“Non siamo eroi, ma se avete bisogno di un eroe, chiamateci.”
Versione riscritta di I Predatori del Cielo.
Genere: Azione, Fantasy, Science-fiction | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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14. Zanne snudate

Era notte fonda – in tutti i sensi – e l’atmosfera per le vie di Traumburg era quella abituale: in giro si vedevano solo pochi passanti ubriachi che barcollavano qua e là, attirati come falene dalle sgargianti insegne luminose dei locali notturni. Di tanto in tanto si udivano anche spari o scrosci di incantesimi: quando calava l’oscurità le dispute fra bande diventavano improvvisamente più accese, ogni gruppo cercava di approfittare della minore visibilità per espandere il suo piccolo territorio senza che O’Neill se ne accorgesse.

Il numero degli scontri aveva subito un’impennata improvvisa cinque giorni prima, quando si era sparsa la notizia che alcune bande di Traumburg e non solo si erano alleate per togliere di mezzo l’ex militare. Molti criminali si erano illusi di poterne approfittare per aumentare il proprio potere, ma ben presto tutti avevano capito che si trattava solo di un fuoco di paglia: il tentativo di spodestare l’asgardiano era fallito prima ancora di cominciare e i membri dell’alleanza erano stati uccisi uno dopo l’altro. Ormai nessuno ci pensava più e la flebile speranza che si era accesa fra i cittadini comuni era stata presto spazzata via: nessuno era in grado di sconfiggere il padrone della città.

Un rumore inconsueto interruppe la routine della notte, attirando l’attenzione di un paio di vagabondi sbronzi: si trattava di un vecchio furgone fluttuante in arrivo in città, forse proveniente da uno dei vicini centri abitati. Le sue linee erano robuste ma aerodinamiche, assicurandogli dei consumi contenuti senza però rinunciare ad un versatile spazio di carico. Sfruttando una o più tasche dimensionali sarebbe stato possibile fargli trasportare quasi ogni cosa.

Un uomo impegnato a fumare su una panchina tutta imbrattata seguì con la coda dell’occhio il veicolo. «Qui Sephiril: sta passando adesso.»

«Ragazzi, ho visto il furgone» segnalò un insettoide appostato fuori da un locale.

«State pronti, è diretto verso di voi» disse una terza persona, questa volta posizionata su un tetto, anche lei rivolta ai suoi compagni nascosti più avanti.

Il furgone, lanciato nella sua corsa, riuscì a superare un incrocio, poi un rumore sfrigolante inondò l’aria. Il veicolo sterzò di colpo, inclinandosi vistosamente, e il missile impattò con il terreno. Una sfavillante esplosione azzurra illuminò la strada, densa di energia elettrica, ma la barriera che proteggeva il veicolo brillò a sua volta nel tentativo di neutralizzarla. Il furgone arrancò per qualche metro, raschiando la strada polverosa e minacciando di spegnersi, poi però si riprese e recuperò un assetto stabile.

Ma gli ostacoli non erano finiti: meno di cinquanta metri più avanti, un’altra banda aveva piazzato le sue hovercar truccate, convinta che questo avrebbe fermato il mezzo. Il furgone cominciò a decelerare, forse per tornare indietro e cercare un’altra strada, invece proprio in quel momento qualcosa si fiondò sul posto di blocco: si trattava di una creatura di almeno quattro metri dotata di una muscolatura spropositata, tale che con la sola forza delle braccia lanciò via le hovercar e si piazzò davanti al mezzo in arrivo.

«Uccidete quello stronzo!» gridò qualcuno dal ciglio della strada, presumibilmente il proprietario di una delle vetture.

Un gruppo di persone si fiondò sul mostro e tra loro esplose subito un acceso scontro, tale che il veicolo fluttuante riuscì a passare oltre zigzagando tra incantesimi e oggetti scagliati in ogni direzione.

«Svelti, è la nostra occasione!» ordinò il capo di un’altra banda ancora. «Dobbiamo prendere quel fottuto furgone!»

Non era chiaro quanti fossero i gruppi di criminali intenzionati a depredarlo, ma una cosa era certa: ognuno di loro avrebbe preferito rinunciare al bottino pur di non farlo avere agli altri.

Il motivo di questa brama famelica era molto semplice: stando alle voci circolate in città, quel veicolo trasportava un numero imprecisato di Tatuaggi Chimerici, dei costosissimi sigilli magici che davano a chiunque la capacità di trasformarsi in una bestia dagli straordinari poteri. Non era emerso il nome del proprietario di quel ricco bottino, quindi molte bande di fuorilegge avevano pensato che quella fosse l’occasione ideale per fare un notevole salto di qualità.

Il furgone blindato superò di slancio uno schieramento di uomini armati, incurante delle raffiche di proiettili dirette contro il suo scudo, e continuò imperterrito la sua corsa. Il peggio sembrava ormai passato, ma proprio in quel momento un proiettile luminoso esplose a pochi metri dal veicolo: la barriera resistette, ma l’onda d’urto fu talmente forte da farlo piegare di lato fino a ribaltarlo.

Nel giro di pochi secondi i criminali interessati al saccheggio si radunarono intorno al mezzo di trasporto, minacciandosi a vicenda fino a trasformare l’anello di persone ringhianti in una rissa tutti contro tutti. La situazione sembrava ormai irrecuperabile, invece bastò un’esplosione di luce abbagliante per placare anche gli animi più caldi.

Un uomo dalla pelle ramata approfittò di quel momento di quiete per superare il cerchio di fuorilegge e piazzarsi davanti al furgone. Aveva le iridi rosse come il sangue, messe inevidenza dal trucco intorno agli occhi. Portava il pizzetto e le sue dita terminavano con dei minacciosi artigli. Ben presto alcuni criminali lo riconobbero e subito indietreggiarono: girava voce che negli ultimi giorni quel tipo avesse sterminato da solo i Boia Tagliagole e altre due bande di quartiere per un totale di almeno settanta omicidi.

Nel giro di pochi secondi altri uomini di O’Neill si fecero avanti, formando un secondo anello più piccolo intorno al veicolo per impedire a chiunque di avvicinarsi.

L’atmosfera era asfissiante e nessuno osava prendere la parola. L’uomo dagli occhi truccati stava per aprire bocca, quando la portiera del furgone si aprì e due orecchie bionde ondeggiarono nel silenzio.

«Lo dicevo che avrebbe funzionato!» esclamò Leona guardandosi intorno. Si arrampicò fuori dall’abitacolo e si piazzò in piedi sulla fiancata del veicolo, così che tutti potessero vederla. Indossava il suo giubbotto antiproiettile, dei pantaloni neri fatti con le stesse fibre super resistenti e degli altrettanto robusti anfibi. Non portava più la sua treccina, ma tre treccine aderenti che le attraversavano il lato sinistro del capo per poi unirsi al resto dei capelli. «Mi spiace ragazzi, ma non trasportiamo un cazzo. E se non ci credete, guardate pure.»

Il bagagliaio si aprì, ma come promesso da esso uscirono solo Kael e un seccato Alphard intento a massaggiarsi la testa. Anche loro indossavano dei completi neri da battaglia, probabilmente acquistati duranti la loro assenza da Traumburg. Quello di Kael comprendeva anche un casco, l’ibrido invece – forte delle sue incredibili capacità rigenerative – aveva preferito privilegiare i suoi sensi.

«Chi cazzo sei tu?!» gridò qualcuno.

«Io sono Leona Asterion, della Brigata delle Bestie Selvagge. Siamo stati noi a spargere la voce che questa notte sarebbe passato un furgone pieno di Tatuaggi Chimerici. E l’abbiamo fatto per un motivo: questa notte noi attaccheremo la villa di O’Neill! Questa notte noi uccideremo O’Neill! Se avete il fegato per essere qui, forse sarete anche così folli da unirvi a noi!» Allargò le braccia, come per tendere le mani a tutti i criminali radunati intorno a lei. «Prima dell’alba questa città sarà libera. Sarete voi a liberare questa città?»

A quel punto si sarebbe aspettata – o meglio sperava – di sentire grida di esultanza, invece cadde il silenzio.

«Non riuscirete mai ad entrare nella villa» le fece notare il tartariano dagli occhi truccati. Il suo tono non era autorevole o minaccioso: sembrava più una rassegnata constatazione.

La felidiana sorrise con aria saccente. «Questo lo vedremo.»

Un grido alle sue spalle attirò l’attenzione generale. Un robusto orco si avventò su di lei e la colpì alla testa con una possente spada. L’impatto fu talmente violento che i piedi della giovane affondarono leggermente nella portiera corazzata e il furgone scivolò in avanti di quasi mezzo metro.

Alcuni capelli biondi cominciarono a cadere verso il basso, lentamente, seguendo i sospiri del vento. Nessuno osava fiatare.

Leona si voltò senza smettere di sorridere. «Bel colpo.» Afferrò l’arma e con un calcio scaraventò via il subordinato di O’Neill. Senza il minimo sforzo piegò a metà la lama, dopodiché la piegò una seconda volta, rendendola non più lunga della sola impugnatura. Ma non poteva ancora dirsi soddisfatta: la ripiegò su se stessa una terza volta, deformando completamente anche l’elsa, a quel punto la schiacciò tra le mani fino a trasformarla in una palla di metallo irriconoscibile.

Con un gesto annoiato getto via ciò che restava della spada. «Qualcun altro?» chiese guardandosi intorno, scrutando i presenti per poi concentrarsi sull’uomo dalla pelle ramata.

Questi rimase in silenzio, reggendo il suo sguardo con espressione seria, poi sbuffò sonoramente e sollevò le braccia in un gesto di stizza. «Ah, chissenefrega, me ne torno sul mio pianeta. Mi sono rotto i coglioni di farmi il culo per quell’idiota!» Fece qualche passo, poi si voltò senza smettere di camminare. «Ehi, bionda! Di’ a quello stronzo che Perséy El Sariq lo manda a ‘fanculo!»

La felidiana, che si era preparata a molte situazioni ma decisamente non a quella, rimase in silenzio. «Eeh…» Si voltò verso Gundo’gan, che con qualche difficoltà era uscito a sua volta dall’abitacolo, ma poi si ricordò degli sguardi puntati verso di lei: doveva dimostrarsi forte, doveva far capire a tutti i presenti che non aveva paura di nessuno. «Perché non glielo vai a dire tu?»

Perséy, che aveva quasi superato l’anello di criminali, si fermò di colpo nel sentire quella provocazione. Lentamente si voltò, sfidando con i suoi intensi occhi rosso sangue quelli color bronzo della felidiana. Ma lei non esitò, non abbassò lo sguardo, non dimostrò la minima traccia di paura. Forse lei non lo conosceva, però nemmeno lui poteva dire di conoscere lei.

«D’accordo,» affermò a gran voce, «fa’ come ti pare.» E senza aggiungere altro se ne andò.

Leona, che non aveva abbassato lo sguardo un solo istante, riuscì finalmente a rilassare i muscoli, e la coda riprese a muoversi con naturalezza. Sfidare in quel modo il tartariano le aveva fatto sudare freddo; non perché avesse paura di affrontarlo, bensì per il timore di dire qualcosa di sbagliato e di minare così la sua credibilità davanti a tutti quei criminali.

Dato che la ricerca di alleati in maniera “classica” aveva avuto come unico risultato quello di ricevere in casa un sicario, lei e i suoi compagni avevano deciso di provare con un metodo più indiretto come attirare le bande di Traumburg con il miraggio di un facile e ricco bottino. La prima parte del piano aveva funzionato, ora però doveva convincere quella feccia ad attaccare la villa di O’Neill insieme a loro.

«Andiamo, ragazzi» ordinò la felidiana in direzione dei suoi compagni. Saltò giù dal furgone e si avviò con passo deciso verso la residenza dell’asgardiano. «Abbiamo una città da liberare.»

Gli uomini dell’ex militare, visibilmente preoccupati, si fecero subito da parte al passaggio delle Bestie Selvagge, così come i criminali schierati poco più indietro.

Il fatto di indossare dei vestiti dello stesso colore e della stessa marca non faceva che sottolineare ulteriormente il loro essere compagni, uniti per raggiungere lo stesso obiettivo. Tra i quattro, quella che spiccava di più era sicuramente Leona: il suo giubbotto era l’unico senza maniche, come a voler mettere in risalto il bracciale dorato che portava al braccio destro.

«Non ti voltare» esalò Kael dopo una decina di metri.

La giovane riportò in avanti sguardo e orecchie. «Non mi stavo voltando!»

Alphard, dimentico dei capelli corti, fece uno scatto col capo. «Cominciano a muoversi» affermò con un sorriso soddisfatto. Grazie alle sue percezioni non aveva bisogno degli occhi per avvertire distintamente la massa di persone alle sue spalle. «Ci stanno seguendo.»

Uno dopo l’altro, lentamente e a distanza, i vari gruppi di fuorilegge si stavano incamminando sulla stessa strada delle Bestie Selvagge. Il fatto di aver tenuto testa a Perséy El Sariq aveva sicuramente fatto guadagnare punti a Leona e ai suoi compagni, ma tra vincere una sfida di sguardi e conquistare una base militare c’era una bella differenza.

In ogni caso erano tutti curiosi di dare almeno un’occhiata: se davvero c’era una possibilità di togliere di mezzo O’Neill una volta per tutte, allora valeva la pena rischiare.

***

«Signora, sono qui!» esclamò l’anfibiano[27] con un tatuaggio sul viso. «Sono molti di più del previsto!»

«Avvisate tutti quanti, li voglio qui il prima possibile!» ordinò l’ailurantropa[28] dal viso paffuto.

«L’avviso è stato inoltrato a tutti gli uomini, ma ci vorrà del tempo perché siano pronti a combattere» riferì un’intelligenza artificiale.

«Non importa, possiamo resistere per un po’ tempo» affermò la donna. «Lo scudo energetico è progettato per difenderci anche ad un bombardamento, non riusciranno a superarlo tanto facilmente.»

«Lo scudo energetico è stato spento!» gridò qualcuno, mostrando fin troppo apertamente la sua preoccupazione.

«Anche le torrette sono state disattivate» segnalò la IA. «La base è vulnerabile.»

«Come?! Non è possibile!»

«Qualcuno deve averli disattivati dall’interno. Al momento è impossibile effettuare il riavvio.»

L’ailurantropa si esibì in una sequenza di imprecazioni piuttosto varie e colorite. «Non possiamo resistere senza lo scudo. Qualcuno deve svegliare O’Neill e dirgli di inviare immediatamente il Mostro Bianco!»

«Ma, signora… O’Neill non vuole essere disturbato mentre dorme» provò ad obiettare una ragazza dal fisico gracile, tanto che i suoi occhi sembravano ancora più grandi e spaventati.

«Se O’Neill non interviene, saranno loro a svegliarlo! Dubito fortemente che la cosa gli farebbe piacere, o ha un’idea migliore?»

La giovane si affrettò a scuotere il capo.

«Allora vai subito a svegliare O’Neill!»

***

Adolf O’Neill, già sveglio a causa della battaglia appena scoppiata nel cortile, vide comparire l’ologramma della sua IA personale.

«Qualcuno sta attaccando la base» lo informò la ragazza virtuale con voce tranquilla. «La signorina Taryyn chiede di inviare immediatamente il Mostro Bianco per contenere i nemici fintanto che tutti gli uomini non saranno pronti.»

L’ex militare si concesse uno sbadiglio assonnato. Quella situazione lo aveva riportato indietro di molti anni – e anche di molti chili –, quindi una parte di lui era intimamente felice dell’attacco. «E lo scudo?»

«Pare sia stato disattivato dall’interno. Anche le torrette sono state spente.»

Il grasso asgardiano serrò la mascella. «Ho capito. Apri un canale verso la stanza di Hannibal.»

«Subito, signore.»

La IA si mise al lavoro e in un attimo apparve uno schermo olografico raffigurante un ambiente ampio ma cupo, privo di finestre e rischiarato solamente dalla flebile luce di uno monitor.

«Hannibal,» chiamò O’Neill con voce improvvisamente marziale, «ci sono degli intrusi nella base: uccidili tutti.»

Due occhi si accesero nella semioscurità. Si udì un ansare animalesco, poi delle parole pronunciate con voce incerta, poco più di un latrato: «Uccidi… tutti…»

Un allarme risuonò nella stanza e il soffitto cominciò ad aprirsi, rivelando che il locale era in realtà un piccolo hangar dove, in tempo di guerra, sarebbe stato possibile nascondere un veicolo per le emergenze. A giudicare dai segni di artigli e sangue incrostato sulle pareti, da tempo svolgeva una funzione ben diversa.

Hannibal sollevò il capo e dopo tanto tempo i suoi occhi chiarissimi rividero il cielo. Le sue orecchie canine si riempirono del fragore della battaglia, risvegliando i suoi istinti predatori.

Una chiostra di zanne aguzze brillò vorace alla luce delle stelle.


Note dell’autore

Ciao a tutti!

Come promesso, è finalmente arrivato il momento di attaccare la villa!

In qualche modo le Bestie Selvagge sono riuscite a coinvolgere altre bande nella loro impresa, ma il difficile deve ancora venire.


A proposito, che ne pensate del nuovo look di Leona? Era da un po’ che volevo farla con le treccine aderenti, e ho pensato che nei giorni lontana da Traumburg ha avuto tutto il tempo per cambiare acconciatura XD

Sempre sul tema acconciatura, Alphard ha i capelli corti perché quelli gli crescono normalmente (ho aggiunto il chiarimento nel capitolo precedente).


Anche per oggi è tutto, appuntamento al prossimo capitolo (dove finalmente vedremo in azione il micidiale Hannibal!).

Grazie per aver letto e a presto!


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[27] Specie originale di TNCS. Il termine richiama gli anfibi (Amphibia nella classificazione scientifica).

[28] Specie originale di TNCS. Il nome deriva dalla fusione delle parole greche ailouros (gatto) e anthropos (uomo).
Per maggiori informazioni: tncs.altervista.org/bestiario.

   
 
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