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Autore: Lileas    18/03/2017    1 recensioni
Questa è una One Shot legata alle storie di Collegi. Nightmare è un gattino che compare saltuariamente all'interno di quel racconto. Sono storielle auto conclusive che raccontano alcune avventure del gattino dopo essersi trasferito sulla terra col suo padrone.
Genere: Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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NIGHTMARE E LE SUE ORIGINI

A volte, a Nightmare, capitava ancora, quando dormiva, di sognare della sua mamma e di ricordare il calore del suo corpo morbido e confortevole quando le si accucciava accanto per riposare.
Il gattino era nato da una delle gatte con maggior prestigio di tutto l'allevamento in una fattoria molto rinomata del regno, famosa per il gran numero di micetti dotati di parola che vi nascevano.
Naturalmente, anche lui, in qualità di gatto parlante, fin da subito era stato tenuto in grande considerazione dal suo allevatore.
Non tutti i gatti, infatti, nascevano con il dono della parola e, quelli che ne erano provvisti, godevano di molto credito tra gli abitanti del regno, in quanto risultavano essere anche piuttosto rari.
I gatti in generale, nel regno, erano considerati animali molto importanti ma vi erano voci che dicevano che, quelli che sapevano parlare, avessero il compito e il dovere di proteggere l'anima del loro padrone. Per questo motivo erano molto ricercati e tenuti in grande considerazione.
Nella sua cucciolata erano in sette, ma solo due di loro avevano dimostrato di possedere la capacità di saper parlare.
Una volta svezzati, loro due erano stati divisi dai loro fratelli e collocati in un'area specifica dedicata ai gatti che venivano messi in lista per le adozioni.
Solo più avanti con gli anni, aveva scoperto che in realtà, i gatti che si limitavano a miagolare venivano venduti a basso prezzo o addirittura, a volte, regalati alla gente del paese, mentre quelli dotati di parola venivano invece venduti a caro prezzo quasi sempre ai nobili o comunque a persone con un certo rilievo sociale.

Non era trascorso comunque molto tempo dal suo trasferimento alla nuova area da che Nightmare vide, per la prima volta, il suo futuro padroncino.
Dopo tante insistenze, questi era riuscito a convincere i suoi genitori a regalargli, per il suo compleanno, un animale che poteva scegliere a suo piacimento.
E lui aveva stabilito che voleva assolutamente un gatto.
Si era presentato all'allevamento con i genitori e con un amico, deciso a portarsi a casa uno di quegli animaletti pelosi e adorabili da poter amare ed accudire.
L'allevatore, che sembrava tenere in grande considerazione questi nuovi clienti, lo accompagnò nell'area dove, in quel momento, il micetto nero stava giocando spensierato con gli altri gattini.
Non appena entrò nel recinto, però, quasi tutti i micetti si diedero alla fuga, spaventati dal nuovo personaggio comparso così all'improvviso nella loro casa.
“Non farci caso. Da piccoli sono molto timorosi e diffidenti ma poi, quando imparano a conoscerti, vedrai che non ti si staccheranno più di dosso.” Gli disse l'allevatore per rassicurarlo, vedendo l'espressione delusa sul volto del ragazzino, comparsa quando aveva visto tutti quei gattini fuggire alla sua sola vista.
Ma mentre il ragazzino cercava di farsi coraggio e di avvicinare qualcuno di quei gattini timorosi, il gattino nero, curioso, decise di andare a controllare personalmente il nuovo arrivato e, avvicinatosi alle sue gambe, iniziò ad annusarlo attentamente e, apparentemente soddisfatto dell'odore che aveva sentito, si strusciò per bene contro di lui per dimostrargli così la sua approvazione.
“Ma guarda!” Esclamò a quel punto l'allevatore. “Ne è spuntato fuori uno particolarmente coraggioso!”
Il ragazzino, comunque, non lo stava affatto ascoltando, troppo impegnato a contemplare quel batuffolino nero ai suoi piedi.
“Wow! Sei bellissimo, tu.” disse il ragazzo, rivolgendosi direttamente all'animale e chinandosi per accarezzarlo sulla testolina.
“Cugino! Che ne pensi di questo?” Domandò poi, rivolto all'altro ragazzino che, nel frattempo, si era fermato poco distante dietro di lui ad osservare gli altri gattini.
“E' forte.” Gli rispose questi, dopo una breve occhiata alla palla di pelo che continuava imperterrito a strusciarsi contro i piedi del suo amico. “E' così nero. Se te lo trovi all'improvviso di fronte di notte, con quegli occhi, ti fa di sicuro prendere un colpo.”
A quelle parole, entrambi i ragazzi scoppiarono a ridere, poi, quello che lo stava ancora carezzando, alzandosi, lo prese in braccio e gli disse piano, sussurrandogli all'orecchio:
“Se ti va, puoi diventare il mio gatto. Ed in tal caso, avrai bisogno di un nome. Ti chiamerò Nightmare, se per te va bene. Secondo me, ti si addice proprio.”
“Miao! Mi piace avere un nome! Miao!”
“Allora sei mio” gli disse, risoluto, il ragazzo. Poi, rivolgendosi ai suoi genitori, li informò che aveva trovato ciò che stava cercando, cosicché questi si appartarono con l'allevatore per concludere l'affare e acquistare regolarmente il gattino facendo così in modo che Nightmare diventasse proprietà ufficiale del ragazzino di nome Kraylos.

Quando fu condotto nella sua nuova casa, Nightmare capì perché l'allevatore si era dimostrato così deferente con quei signori.
La signora era nientemeno che la sorella del Re e Kraylos, il suo nuovo padroncino, era di conseguenza il nipote del Sovrano. L'amico che l'aveva accompagnato risultò essere, alla fine, addirittura il Principe.
Anche se ancora molto piccolo, essendo però stato ben istruito dal suo allevatore, il gattino conosceva già molto bene il significato di Re e sudditi e capì subito, quindi, di essere diventato il gatto personale di un membro della famiglia reale e che perciò le sue responsabilità erano davvero enormi. Era infatti suo dovere proteggerlo ed occuparsi di lui come meglio poteva.
Ben presto, comunque, il piccolo Nighmare scoprì che le gioie di avere un padrone non si limitavano al proteggerlo e al vegliare su di lui.
Kraylos era un ragazzino sempre allegro e con un carattere molto solare che si occupava a sua volta, con grande impegno e devozione, al benessere del gattino stesso.
Si preoccupava che avesse sempre tutto il necessario, che non avesse mai le ciotole del cibo e dell'acqua vuote e giocava con lui ogni volta che aveva un momento libero nella giornata.
Gli insegnò anche un sacco di parole, nuove così che potesse esprimersi al meglio quando voleva comunicare con le persone.
Ma soprattutto, lo coccolava sempre e gli dimostrava di continuo il suo amore e quanto tenesse davvero molto a lui .
Insomma, alla fine dei conti, aveva decisamente trovato il miglior padrone del mondo che un gatto potesse mai desiderare.

 

 

   
 
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