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Autore: Ayreanna    18/03/2017    8 recensioni
Durante un pomeriggio di maggio, Charlie Anderson e John Coleridge trovano riparo in un negozio di dischi vicino a Portobello Road, poiché sorpresi da un temporale. Iniziano a rovistare fra i vinili di musica blues quando s'imbattono in un artista che nessuno di loro conosceva. Quello che i solchi di quel vinile riescono a sprigionare li affascina e li ammalia all'istante: il più dolce e malinconico blues che abbiano mai sentito li seduce come se fosse stato il canto di una sirena. John e Charlie incuriositi lo acquistano. Ciò innescherà una serie di eventi misteriosi che non faranno che mettere i due amici sulle tracce dell'artista di quell'album, portandoli fino al profondo Sud degli Stati Uniti.
Charlie non crede alla leggenda del crocicchio (Crossroad) e nemmeno John. Eppure tutto sembra portarli in quel vecchio canovaccio, intessuto di paura, superstizione e ignoranza da chi a loro giudizio ha sempre bistrattato l'arte dei fratelli neri.
Genere: Avventura, Drammatico, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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- Questa storia fa parte della serie 'Bootleg Dealer Stories'
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CROSSROAD



Un Negozio di Portobello Road

Il clima inglese è pieno zeppo di luoghi comuni. Che poi, della nebbia ai giorni nostri non se ne vedesse più neanche l'ombra o che la tanto famigerata pioggia inglese non fosse tale, ma si manifestasse sotto forma di un acquazzone in piena regola, beh, quello era tutto un altro discorso.

Tutto ciò il settantenne Charlie Anderson se lo stava ripetendo gracchiando e zampettando da una pozzanghera all'altra, mentre imprecava come uno scaricatore di porto, con un costoso giubbotto di pelle sfoderata a parargli la testa dall'acqua - che pareva mandata giù da Dio in persona.  

"Paese del cazzo!" grugnì quando un tuono rimbombò fra le stradine di Portobello "O piove o piove! Gli importa un cazzo a lui se è maggio, porco cane! Moccioso, guarda di filare e di volata!" si rivolse poi a John Coleridge che lo seguiva correndo a sua volta, riparandosi con un misero giornale, ormai inzuppato d'acqua e come tale inutile "Vediamo di non farci bagnare fin nel midollo. Non voglio dargli soddisfazione ammalandomi!"

John lo guardò e cercò di non ridere, perché non si seppe spiegare con chi ce l'avesse il suo amico, chi stesse incolpando del temporale fuori stagione, che li aveva presi alla sprovvista nel bel mezzo di un soleggiato pomeriggio di maggio mentre passeggiavano per il mercatino delle pulci.

"Si può sapere con chi ce l'hai?" gli gridò da dietro.

"Non lo so e non m'interessa!" gli rispose il vecchio chitarrista "Di qualcuno dev'essere la colpa, porco cane! Ma ti pare possibile che a maggio..."

"Vieni, seguimi, ripariamoci lì dentro." John lo affiancò e liberandosi dal giornale inzuppato, con cui si era protetto dalla pioggia, indicò al compagno un negozio dall'aria antica.

John aprì la porta e il suono del campanello, volto a segnalare la presenza di clienti nel negozio, attirò la sua attenzione. Entrarono, con Charlie che non aveva ancora smesso di lagnarsi e imprecare. D'improvviso, però, si zittì. Non ci avevano fatto caso quando l'avevano scelto come rifugio, ma si trovavano in un negozio di dischi, di vinili per la precisione. 

Nell'aria l'odore di polvere si mischiava a quello della pioggia e della calce delle mura, che a tratti sembrava venir giù dalle pareti, come se tutto stesse per crollare da un secondo all'altro. Si respirava un'aria antica in quel posto. Ne ebbero conferma quando si avvicinarono alle bacheche, che in ordine alfabetico custodivano i tesori della musica americana. C'era di tutto: il rock n'roll dei primi anni '50, il blues, suddiviso in due sezioni, quella di Chicago e quella del Delta. 

Purtroppo erano fradici d'acqua, grondavano e nessuno di loro si sarebbe mai azzardato a toccare quei dischi con le mani bagnate. 

"Charlie, hai un fazzoletto di carta per caso?" gli domandò John mentre inutilmente si passava le mani sui pantaloni zuppi di pioggia.

"Questa poi! Da quando sono io il moccioso?" gracchiò in tono burbero il vecchio chitarrista guardandosi in giro. Quando però scorse una tenda nell'angolo accanto alla vetrina, sorrise sornione. "Vieni, moccioso, tanto non c'è nessuno. Se poi dovessero coglierci in flagrante, gli spiegheremo che è un semplice segno di rispetto per tutto questo ben di Dio." 

Insieme si avvicinarono e ciascuno al proprio lembo di tessuto, impregnato di polvere secolare, si asciugò le mani. Una volta pronti, tornarono di fianco alle bacheche, si sorrisero guardandosi in faccia e, dopo essersi strusciati i palmi come se stessero per abbuffarsi, oltre che per vedere di togliersi lo sporco che gli  era rimasto attaccato, con dita svelte i due iniziarono a setacciare ogni bacheca si trovarono davanti.

John ne estrasse uno e lo rimirò in ogni lato.

"Sembra vecchio, no?" disse poi a Charlie, che nel frattempo aveva pure indossato gli occhiali da vista per vederci meglio.

"Sì, sembra vecchio quanto me. Certo, moccioso, nella sfiga siamo stati fortunati. L'avevi visto prima, quando siamo passati di qui? Io neanche mi ero accorto che ci fosse questo negozietto. Dico, sembra la grotta con il tesoro dei pirati. Guarda questo!" esclamò eccitato e con gli occhi che gli brillarono da dietro le lenti trasparenti "Dev'essere una prima edizione. Sullivan Slim. Figlio di puttana, come ti va? Era una vita che non ti vedevo." gracchiò in modo bonario al disco che teneva in una mano. John sorrise e poco dopo si rimise chino per scovarne altri. A un certo punto, s'imbatté in un nome che non aveva mai visto né sentito.

"Charlie, questo?" domandò leggendo il nome sula copertina "Chuck Hoock Jr. L'avevi sentito prima di adesso?"

"No. Fa' vedere." e senza esitazione afferrò l'album stretto fra le mani dell'amico produttore. "Chuck Hoock Jr. Chi cazzo è? Lo consoci?"

"Beh, no. Te l'ho appena chiesto."

"Vediamo se il garzone ci dà una mano." 

I due s'incamminarono verso la cassa, che sembrava abbandonata, senza che nessuno vi prestasse attenzione o che le stesse facendo la guardia. I due uomini si voltarono e con lo sguardo abbracciarono tutto il negozio. 

Erano soli, nessuno oltre loro era entrato, sebbene i tuoni e i lampi della tempesta che si stava abbattendo su Londra, con ancora più violenza di quando fossero entrati, stessero mettendo tutti i passanti in fuga dalla strada. Nessuno entrò in quel negozio, come se nessuno si fosse accorto della sua esistenza.

"Posso aiutarvi, gentlemen?" sentirono una voce stridula dietro alle loro spalle, così si voltarono e abbassando lo sguardo, poterono vedere in faccia il loro interlocutore.

Era un ometto basso, rachitico, tutto ricurvo su se stesso. Entrambi furono colpiti dalle sue mani: lunghe, lisce e in qualche modo orripilanti. Forse perché troppo magre e allungate nella forma, infatti, le dita sottili sembravano che fossero degli artigli e infine, avevano un che di viscido. Charlie se le immaginò intente a torturare un corpo, ma non si seppe spiegare il perché di quell'associazione. Inoltre, le teneva in modo strano congiungendone la punta delle dita, ciascuna alla  corrispettiva dell'altra mano in una posa particolare, come se al posto delle ossa quell'uomo avesse solo cartilagine. Con lo sguardo i due uomini come se ipnotizzati, si spostarono al volto. L'ovale era irregolare, i tratti troppo spigolosi per donargli un po' d'armonia e la testa, stempiata ai lati e sulla sommità, era ricoperta da capelli grigi, che avevano del miracoloso per quanto fossero allo stesso tempo ispidi e unti. Tuttavia, quando lo guardarono negli occhi i due dovettero sgranare i loro, senza che nessuno fosse riuscito in qualche modo a controllarsi. Erano famelici, bramavano, ma cosa, si chiese ciascuno a se stesso. Strabuzzavano dal viso, troppo grandi per esserne contenuti e poi per davvero pareva che volessero ingoiare qualcosa al solo guardarsi intorno.

"Posso aiutarvi, gentlemen?" ripeté di nuovo alla volta dei due avventori.

"Sì, grazie." esordì Charlie che, per non risultare scortese, aveva soffocato il suo proverbiale Porco Cane, quasi masticandolo. "Abbiamo trovato questo. Chi è?"

"Mi faccia vedere." disse l'ometto, allungando le mani verso il vinile. Lo afferrò, passandoci sopra quelle mani così strane, che instillarono in Charlie un senso di disgusto. Povera creatura, infatti pensò vedendole passare sopra la copertina, rivolgendosi al disco. Il chitarrista ritrasse le sue, per non farsele toccare.

"Uh! Ma guarda chi c'è. Il Signor Charlie Anderson ha gusti raffinati. Questo è uno dei migliori poeti del blues. Siamo nella zone del Delta. Venga, glielo faccio ascoltare come il Signore comanda." esclamò la Strana Creatura, come poi i due la soprannominarono. 

Si avvicinò a un grammofono, estrasse il vinile dalla sua copertina e lo depositò sul piatto. Abbassò poi la puntina e iniziò a girare la manovella, lentamente, per dargli la carica. Dalla tromba del congegno uscirono le prime note di un'acustica. Dolci, accattivanti, malinconiche e con qualche nota sinistra. Charlie e John ne furono subito stregati e rapiti da quella chitarra. Era perfetta e in alcuni arpeggi, a un orecchio poco allenato, sarebbero sembrate due. Quando si aggiunse il canto, profondo, intenso e solitario, i due chiusero gli occhi e si lasciarono trasportare delle immagini che le note e i versi seppero evocare in ciascuno di loro.

Charlie s'immaginò una baracca di legno, un uomo seduto nella veranda con in braccio un banjo e una sigaretta fumante fra le labbra, intendo a dedicarsi con amore al suo strumento. Lo immaginò poi perdersi nel tramonto, mentre percorreva i campi di cotone, forse al ritorno dal lavoro, come se grazie a quello strumento e a quei canti, persino la fatica potesse sparire dalle ossa per fargli vivere una vita degna di questo nome e non da bestia. John Coleridge, invece, s'immaginò un juke joint, le taverne dove i fratelli neri si ritrovavano la sera per bere, suonare e rimediarsi una pollastrella generosa e sfiziosa per la notte. Era lì che vedeva quell'uomo con la chitarra, su un palco sgangherato mentre si esibiva, e magari, fra una nota e l'altra, fra un canto lamentoso e una strofa parlata, sbirciava pure fra la folla, per valutare le opzioni per la serata. La pollastrella con i guanti e il vestito rosso, fine, elegante e esile oppure l'altra, più procace e con le labbra scarlatte, calde come il fuoco dell'inferno? Se le immaginò pure: morbide, grandi e infuocate. Lui avrebbe scelto quella. 

L'ometto, la Strana Creatura, invece, li osservò con i gomiti appoggiati al bancone e sorridendo beffardo. Se i due non li avessero tenuti chiusi e avessero potuto osservarlo, si sarebbero detti che questo potesse vedere le visioni di ciascuno di loro.

Fu John a riaprirli per primo, Charlie ne era rimasto troppo rapito per poter rompere l'incanto appena il silenzio era piombato in quel negozio. Il più giovane si guardò intorno e di nuovo gli parve impossibile che nessuno oltre a loro due fosse entrato lì dentro, con  l'ira di Dio che imperversava per la strada.

"Avevo ragione oppure no, gentlemen?" sogghignò l'uomo rimettendo a posto il disco nella sua custodia.

"Sì, aveva ragione. Quanto viene?" domandò John, battendo sul tempo l'amico.

"Eh, questo è un pezzo raro. Ne ho solo due esemplari. Sono 50£ l'uno." bofonchiò il negoziante.

"Ah, solo due. Sembra fatta apposta. N'è vero, moccioso?" gracchiò simpaticamente Charlie "Se glieli prediamo entrambi ci fa un prezzo da amici. Giusto?"

"Eh, Signor Anderson. Qui ci sono solo rarità. Non sa che fatica faccia al giorno d'oggi per tirare avanti. Il blues non lo compra più nessuno. Capisce? Non posso farglieli a meno e poi, non mi verrà a dire che a lei e al signor Coleridge manchino i soldi? Su via. 50 £ e vedrà che non se ne pentirà." rispose l'abile mercante, che  sapeva di aver due bei pesciotti già con l'amo fra le labbra.

"Vado a prendere l'altro." s'intromise John "Contribuiamo alla causa, dai." esortò poi il compare prima di avviarsi.

"Oh, l'altro ce l'ho qui con me. È il mio preferito, sa."

"Ah. E non vuole tenerselo per sé?" gli domandò Charlie alzando un sopracciglio. "Me lo farebbe ascoltare, per favore, non vorrei che non fosse di buona qualità come quello di prima. Sa, ne ho tanti, ma non è che mi sian piovuti in testa dal cielo, come questa pioggia inglese dei miei corbelli. Sapesse quanta merda abbiamo dovuto ingoiare prima di arrivare in vetta all'Olimpo io e la mai ciurma." gracchiò il pirata, che d'improvviso avrebbe preso quell'essere strano, sudicio e deforme a calci nel sedere. Era un usuraio, ne era certo. Pensò a come il povero Chuck Hook jr si stesse rigirando nella tomba se avesse saputo a quanto venissero venduti i suoi dischi, quando magari lui aveva fatto la fame. Poi, ci ripensò: perché mai avrebbe dovuto essere morto?

"Questo Chuck Hook Jr... è vivo, morto? Se ne sa niente?" domandò poi alla Strana Creatura.

"Non se ne sa niente. Ha inciso solo questo. Pare che poi si sia perso, ma che fine abbia fatto nessuno lo sa. Però..."

"Però cosa?" domandò John.

"Però, ci sono sempre state delle voci sul suo conto. Cose strane." bisbigliò la creatura, mentre posizionava l'altro vinile sul piatto.

"Sì, certo. A mezzanotte è stato visto a un crocicchio, mentre parlava con un uomo vestito di nero e dopo due ore è salito su un palco, dove si è esibito e da brocco che era, se n'è uscito con queste meraviglie. Già sentita milioni di volte questa storia di vendere l'anima al demonio per paradossalmente - mi perdoni l'ironia - suonare da Dio la chitarra e avere soldi e successo. Robert Johnson docet!" gracchiò infastidito Charlie. Non ne poteva più di queste storie. L'unica cosa che avesse fatto quel buon diavolo di Robert Johnson, per diventare così bravo, era stata chiudersi per due anni in casa e suonare la chitarra fino a farsi sanguinare le dita, ecco la verità. E quello, che lui sapesse, era il solo modo per suonarla da Dio. Si guardò le mani, piene di calli, in dei punti erano talmente evidenti che le dita della mano sinistra sembravano quasi deformi. 

"Guardi le mie." gli disse mostrandogliele "Se avessi fatto un patto con il Diavolo avrei risparmiato un milione di dollari in manicure, come minimo. L'unico modo che esista per suonarla come dio comanda  è dormirci insieme la notte a quell'arnese benedetto, farne l'unica ragione di vita e suonarla di continuo. Di continuo. Altre strade non ce ne sono." tuonò infine, puntando il suo indice al cielo.

"Faccia come vuole. Glielo faccio ascoltare o no?" gli rispose con impertinenza la Strana Creatura.

Charlie annuì, poi si voltò verso John e iniziò a scuotere la testa. 

Nel bel mezzo della riproduzione, dopo il bagliore di un fulmine, la corrente elettrica se ne andò, ma il grammofono proseguì la sua riproduzione, perché non attaccato a nessuna presa, grazie alla sua meccanica antica.

Al buio, con i solo i bagliori dei lampi, quella chitarra sembrò ancora più spettrale e entrambi si immaginarono il vecchio Chuck seduto su una tomba, in un cimitero, con solo un raggio di luna come luce di scena. Spesso infatti, per non disturbare o al contrario non essere disturbati, i bluesmen provavano nei cimiteri. Era risaputo da chi masticava il genere. Purtroppo, questo fatto aveva però contribuito, in quegli anni di soprusi delle razza bianca su quella nera, ad alimentare la leggenda che quella fosse la musica del diavolo e come tale da bandire e scoraggiare, specialmente nel Sud. In realtà, nessuno dell'establishment avrebbe voluto che un genere musicale appartenente alla razza nera riuscisse a conquistare le masse. Dai neri non doveva uscir niente di buono, per questo la loro musica veniva sempre o sminuita o incolpata di traviare la gioventù americana, repressa e soggiogata dai genitori bigotti. Era successo con il jazz e infine con il blues. Per fortuna, la stessa sorte era toccata al rock n'roll di Elvis e non solo a quello di Chuck Berry o Little Richard - rispettivamente il Re e la Regina del Rock n'Roll - pensò Charlie sorridendo divertito, riflettendo che grazie a quella musica anche lui s era sentito un nero, sebbene il suo carnato fosse prettamente inglese: pallido e dalla grana sottile. Non per altro era pieno di rughe a settant'anni, altro che droghe! 

"Bene, funziona anche l'altro. Non trova, signor Anderson? Vi faccio un pacchettino?" disse la Strana Creatura, quando la canzone fu terminata.

"No, bastano due buste." gracchiò il pirata.

"Dobbiamo aspettare che torni la corrente elettrica, Charlie." disse John "Non ho contanti."

"Pago io, poi me li rendi." rispose storcendo la bocca. Non vedeva l'ora di uscire da quel posto. 

Sbrigarono in fretta e furia la faccenda del pagamento, perché il pirata aveva iniziato a dare vistosi cenni d'impazienza alla vista di quelle mani, mentre riponevano la merce nei due sacchetti. Per di più, quando gli aveva chiesto se poteva accendersi una sigaretta, quello sgorbio di un usuraio glielo aveva proibito. Non se ne parlava di stare in quel negozio nemmeno per mezzo secondo in più.

"Bene, è stato un piacere. Ritorneremo presto. Mi stia bene e lunga vita a Muddy!" gridò infine Charlie, dopo aver preso i sacchetti, e senza sfiorare nemmen per sbaglio quegli uncini malefici, agguantò John Coelridge per un braccio e lo condusse alla porta.

"Sta diluviando!" imprecava sottovoce l'altro.

"Voglio uscire di qui. Mi dà ai nervi quel coglione." aprì la porta e un tuono li accolse in strada.

"Hai visto?" grugnì John.

"'Fanculo. Io vado." disse rimettendosi il giubbotto di pelle sulla testa e avviandosi per strada. John lo seguì e per loro fortuna, un taxi libero gli si affiancò. Chiamò Charlie a gran voce, che gli rispose senza voltarsi e facendogli il dito medio. John divertito, salì a bordo e lo raggiunse. 

"Sali o no?" gli gridò dal finestrino.

"Paese del cazzo!" tuonò sedendosi di fianco all'amico. Era bagnato come un pulcino.

***

 

Per chi non li conoscesse.

Questo è John Coleridge


Mentre lui è Charlie Anderson

Le loro avventure le trovate anche in 

- Let It Bleed

- One, Two... & One-Two-Three-Four... 

- Hellhound On My Trail

- No Direction Home.

 

PS: 

19 marzo 2017

Alla luce degli ultimi avvenimenti, avendo chiamato il protagonista con il suo nome, come potrei non dedicare questa storia a lui, il Re Nero del Rock n'Roll?

A te, Chuck,

Con tutto il cuore.

Mi mancherai.



I personaggi di questa storia mi appartengono in quanto sono stati da me ideati e concepiti e pertanto l'intera opera s'intende coperta dal diritto d'autore, che mi appartiene. Non possiedo i diritti d'autore delle immagini che accompagnano ciascun capitolo, che spettano a chi ne detiene il copyright.


   
 
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