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Autore: RobynODriscoll    19/03/2017    0 recensioni
Giappone, Epoca Ōei (XV secolo).
Eito è un samurai di poco conto e scarso valore; tuttavia, è lui che gli dèi hanno scelto per debellare la maledizione del ciliegio bianco. L'albero è posseduto da uno yōkai, e uccide ad uno ad uno gli abitanti del villaggio. Il samurai con la cicatrice a forma di petalo di ciliegio è l'unico che può svelare l'origine della maledizione: ma chi è la donna che gli viene in sogno, mostrandogli la vita piena d'amore che Eito non ha mai avuto? E perché solo posare lo sguardo sul ciliegio bianco porta le lacrime ai suoi occhi?
Genere: Angst, Drammatico, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Violenza
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Chiyo-san li raggiunse poco dopo, quando Daigo-dono aveva già chiesto al ragazzo, ancora sconvolto, di sedere un momento e bere un po’ di tè per calmarsi. La miko era accorsa affannata dalla propria stanza, e aveva spalancato lo shoji senza alcuna grazia e senza chiedere permesso. Il padre le aveva solo fatto cenno di sedersi, riservandole un’occhiata appena un po’ severa.
«Era nel suo letto» raccontava il giovane «Le sorelle l’avevano lasciata da poco, perché il marito stava per tornare dai campi…credevano dormisse! Nessuno di noi poteva immaginare…nessuno!»
Eito scoccò un’occhiata a Chiyo-san. Era pallidissima, e sfuggì il suo sguardo, inginocchiandosi accanto al giovane e versandogli il tè.
«Non poteva sopportare di sopravvivere alla figlia» disse Daigo-dono. «Avremmo dovuto prevederlo. Hisao-san…l’ha vista?»
Il giovane scosse il capo. «Non ancora. L’ha trovata una delle sue sorelle. Era tornata per portarle dei sakuramochi…ha chiamato il marito, e poi me. Mi hanno mandato qui ad avvisarvi. Io…» ancora una volta, la sua voce fu scossa dal pianto. «…ho potuto fare solo questo…»
«I kunai…sapevate che Hisao-san ne possedeva?»
Le parole di Eito risuonarono come metallo su un pavimento di pietra. Il ragazzo lo guardò senza vederlo. 
«Li usava…come attrezzi da giardinaggio…»
«Aveva insegnato anche a voi il Kyujutsu? Vi aveva promesso di addestrarvi alle armi?»
«Io…»
«Sapevate che era un rōnin?»
Il ragazzo decise di deporre le menzogne. La verità rese il suo volto più fiero. 
«Ha addestrato metà dei giovani del villaggio, Eito-sama. Diceva che dovevamo saperci difendere, se i briganti ci avessero attaccati.»
Il samurai sentì le guance arrossarsi per la rabbia. «E non vi siete mai chiesti come un semplice contadino conoscesse le armi tanto bene? Non vi siete mai domandati dove avesse imparato, e che uso facesse della sua abilità? E’ stato un comportamento da sciocchi, ed oggi ne pagate le conseguenze! Come posso io impedire  che la pianta che avete coltivato in questi anni dia i suoi frutti? Come posso salvarvi da ciò che voi stessi avete voluto?»
Il ragazzo abbassò il capo, mordendosi le labbra per non rispondere. Eito sentiva addosso lo sguardo di Daigo-dono, che sembrava studiarlo per vedere come avrebbe dominato quello scatto d’ira. 
Inspirò, lentamente. Chiyo-san si sporse sulla sua spalla per offrirgli del tè. Lui le porse la tazza, stretta tra le mani giunte a coppa, e contro la ceramica fredda riacquistò la padronanza di sé che gli serviva. Serrò le parole furiose dietro le labbra. L’ira non lo avrebbe portato a nulla.
«Pensate che Hisao-san possa aver ucciso sua moglie?»  disse lei, in tono così leggero che pareva parlasse del tempo. 
Eito fissò le foglie di tè che si depositavano lentamente sul fondo della tazza.
«Non lo so. Ma il fulcro di tutto è quell’uomo.»
 Sussultò forte. Il tè era caldo, e Chiyo gliel’aveva rovesciato sulla mano. Cercò sul suo volto il motivo di quell’errore, e seguì la direzione del suo sguardo sconvolto. 
Dal cortile proveniva un rumore sordo, come di una lama che si abbatta sul legno. 
Corsero fuori, tutti. Alla luce fioca delle lampade di carta, videro Hisao-san. Il kosode lento, che quasi gli scivolava dalle spalle ogni volta che caricava un colpo. La sua ascia si abbatteva sul tronco del ciliegio. 
La pianta gridava. 
Il lamento fu così forte, così lancinante, che Eito sentì il petto squarciarsi per il dolore. La sua sposa dagli occhi irriverenti. La sua miko incontrata sotto un albero. Hisao la stava uccidendo!
Raggiunse l’uomo a grandi falcate, fermò il braccio che reggeva l’accetta. Hisao-san lo respinse, ma la stretta di Eito si fece più salda.
«Lasciatemi! Mi ha portato via anche Mutsumi…io la ucciderò! La ucciderò!»
Il contadino sferrò una gomitata nel costato di Eito. Il samurai lasciò la presa, ma prima che l’ascia si abbattesse ancora sul tronco del ciliegio bianco Chiyo si aggrappò al braccio dell'uomo. Non parlò, ma lo sguardo nei suoi occhi era fiero e furente come quello di un guerriero. 
Il volto di Hisao, invece, era una maschera di dolore e lacrime.
«Vattene! Non ti risparmierò solo perché sei una miko...spostati, ho detto!»
Chiyo si mise di fronte al ciliegio e spalancò le braccia. Quando Hisao caricò il colpo sulla propria testa, Eito fu certo che l'avrebbe uccisa. Abbattuta. Come un albero...
Mise mano alla katana. 
«Nel nome del daimyō di questa terra, Hisao-san, vi ordino di posare quell’ascia!»
«Otou-san!»
L’urlo del ragazzo sovrastò la voce del samurai, e crepitò insieme al tuono. Le lacrime rigavano il volto del ragazzo. «Otou-san, basta, ve ne prego!”
Le braccia di Hisao si bloccarono a mezz’aria.
«Non sono tuo padre» singhiozzò. «Lo sarei stato, se…»
«Lo siete comunque. Perché Namie-chan è la mia sposa, adesso e per sempre, e lei soffrirebbe nel vedervi adesso. Otou-san…vi prego, basta. Torniamo a casa.»
«Dammi l'ascia, Hisao-san» disse Eito, a bassa voce, poggiando la mano sul manico che tremava ancora tra le mani dell'uomo, stretta ad artiglio. Daigo-dono osservava immobile, senza schiudere le labbra.
La pioggia iniziò a cadere, ma la battaglia tra gli occhi di Chiyo e quelli di Hisao non cessò.
«Dammela» ripeté Eito, in tono più fermo. La pioggia si infittì, dapprima piano, con tanti piccoli aghi gelidi. Poi arrivò la sferzata prepotente, come una punizione degli dèi. Punse come una cascata di cocci di vetro, e i fiori bianchi del ciliegio tremarono sotto quell’assalto.
«Otou-san, ascoltatelo! Ascoltate Eito-sama! Namie-chan non lo vorrebbe! Namie-chan...» la voce del giovane promesso si spezzò in un singhiozzo, confondendosi nel pianto.
Anche Hisao piangeva, ora, e qualcosa nel cuore di Eito tremò nel ricordare il sorriso genuino della ragazza morta. Sfilò l'ascia dalle mani del rōnin; Hisao scivolò sulle ginocchia. Le sue lacrime si confusero sotto la pioggia battente, mentre il promesso sposo di sua figlia piangeva con lui.
Chiyo e Daigo-dono rimasero fermi a fissarli, statue di granito sotto la pioggia. Eito non seppe decifrare le emozioni sui loro visi, ma si sentiva sul punto di spezzarsi a sua volta. Come se avesse rischiato, in pochi istanti, di perdere la cosa più importante che avesse mai posseduto, sotto i colpi dell'ascia di Hisao. I ripetuti graffi della pioggia lavavano via la nebbia dentro di lui, lasciandolo con un'unica consapevolezza: se l'albero fosse stato abbattuto, anche lui sarebbe morto di dolore.
   
 
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