Storie originali > Introspettivo
Ricorda la storia  |      
Autore: Onniboni_with_red_bow    19/03/2017    0 recensioni
Le schegge impazzite, fanno male al cuore. Quelle che vi restano, sono la medicina per crescere di più.
Genere: Introspettivo, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
Pain (and reborn)


Il bicchiere le scivolò dalle mani insaponate e tremanti frantumandosi nel lavandino, e il rosso del poco sangue che scorse, lavato via dal getto di acqua corrente, le rivelò in un attimo quello che aveva sempre faticosamente cercato di comprendere. Un’immagine in particolare le balenò subito alla memoria richiamata dal suo subconscio, sempre la stessa, di quella volta in cui durante uno dei suoi giochi da bambina aveva lasciato che un grosso specchio le cadesse accidentalmente addosso. Una piccola scheggia si era conficcata nel palmo della sua manina destra, lasciandole una piccola ma profonda cicatrice. Di schegge era fatto il pavimento sul quale si era ritrovata a camminare, e piccoli pezzi di vetro colorato erano rimasti impigliai nei suoi boccoli biondi. Aveva quattro anni, e non aveva avuto paura. Nove anni dopo la sua prima certezza si frantumò come quello specchio, lasciandola agonizzante e in lacrime tra le braccia di sua madre. Trauma per un trasferimento era il termine generico usato dagli psicologi, ma per lei era il vuoto. Una voragine interminabile e profonda nel bel mezzo del suo piccolo cuore. Da allora altri specchi erano esplosi, altre schegge avevano ferito quel cuoricino. Schegge di dolore, di rabbia, come quegli sguardi atoni e indifferenti che non aveva mai potuto scordare, perché gli si erano piantati dritti nelle ossa e nei tessuti, lacerandoli profondamente. Gli sguardi d’indifferenza di chi è capace di uccidere usando solo le parole ed è convinto di non aver mai commesso alcun crimine. Ogni giorno che passava quelle schegge che non era mai riuscita a rimuovere entravano ancora più in profondità, il sangue non si fermava e l’emorragia interna peggiorava sempre di più. Chiese aiuto alle persone sbagliate, e venne tradita. Un’altra raffica violenta di schegge esplose in un boato assordante, quella bimba dentro di lei cadde in ginocchio coprendosi la ferita con le piccole mani candide e nel frattempo altre schegge veloci e scintillanti volarono sibilando sulla sua testa, intanto che lei si chiese singhiozzando quale reato avesse mai potuto commettere e la sua innocenza moriva pian piano nel dolore più atroce. E mentre quella bambina dentro di lei sanguinava, ormai morente, la ragazza che era diventata si chiudeva nel silenzio e nell’indifferenza. C’era chi la disprezzava per il suo orgoglio, chi la reputava strana, e ancora una volta senza pietà sguardi e sorrisi gelidi e taglienti forse più di quelle schegge sibilavano intorno a lei, colpendola in pieno petto. – Basta! – mormorava quella bimba innocente dentro di lei, stesa a terra e in lacrime – Per pietà, basta! –. Ma nessuno poteva vederla, nessuno voleva farlo. Rabbia. Il suo cuore era diventato di pietra ed ora cominciava a sgretolarsi. Non dar retta agli estranei, gli aveva sempre detto sua madre, come se quello che pensava la gente potesse importarle. Parlava poco, sorrideva come se la vita non avesse più alcun senso, e nessuno si accorgeva di nulla. Solo Dio sapeva, solo lui e quella sua giovane e forte creatura potevano vedere quella bambina dentro di lei che chiedeva aiuto, che non riusciva ormai neanche più a respirare, mentre quelle schegge continuavano a volare incessanti su quel corpicino ormai esausto. Quel cuore di pietra, quell’esplosione di schegge. Il triste mosaico di una vita felice. Ma adesso era la sua calma a scheggiarsi, la sua immensa e innocente fragilità. E dopo tutto quel dolore, alla fine anche l’ultimo dei suoi sogni, il più bello e il più vero, cadde  con un rombo assordante al suolo. Quello splendido castello di cristallo in cui per anni quella bambina aveva giocato e vissuto le crollò addosso, e la ragazza urlò. Ma solo dentro di sé. Un urlo silenzioso e potente, che nessuno avrebbe udito. Tornò con gli occhi al presente, lavò con rabbia il sangue dal dito e in un impeto d’ira amara gettò violentemente a terra ciò che restava del bicchiere, mentre i suoi occhi si riempirono di lacrime calde che nessuno avrebbe mai visto, perché nessuno mai avrebbe voluto vederle. Il bicchiere si frantumò in mille pezzi, che scintillarono nel sole di mezzogiorno spargendosi sul pavimento in ceramica del colore del mare. Si guardò intorno, solo per rendersi conto che nessuno l’aveva vista. Nessuno, ancora nessuno e mai nessuno. Perché non era facile stare con tutto quel dolore, con quella rabbia. Non era facile vivere con un vuoto incolmabile in pieno petto in mezzo al quale una bambina dai bei riccioli biondi giaceva ferita a morte dalle mille schegge di cattiveria lanciatele dalle persone di cui si era voluta fidare. Non era facile, e a nessuno piaceva consolare un cuore di pietra, anche se c’era chi amava continuare a trafiggerlo. Faceva ancora rumore, il crollo di quel magnifico castello di cristallo, l’unico appiglio al quale si era aggrappata per sfuggire a quell’incolmabile vuoto in mezzo al suo cuore. Ricordò il suo scintillio al sole d’estate, sul mare calmo di un cuore immacolato. Poi, in un lungo e terribile attimo, lo rivide sfracellarsi sopra quei riccioli biondi, risentì il dolore ed il terrore più cupo, gli ultimi singhiozzi prima di smettere di credere nei sogni. Erano passati solo due mesi da quel terribile attimo, e probabilmente quei bastardi anonimi che lo avevano distrutto non si erano neanche resi conto di ciò che avevano fatto. In un attimo il buio di quel vuoto l’aveva avvolta, l’aria si era riempita di una miriade di piccole schegge scintillanti e sibilanti, e lei non ce l’aveva più fatta. Era caduta in ginocchio, il vuoto nel suo cuore l’aveva risucchiata, le ferite avevano ricominciato a sanguinare e lei aveva iniziato a singhiozzare, senza più freni e talmente forte che tutti poterono udirla. Ma non ci fu abbraccio, né carezza o parola gentile che potesse guarirla, perché il buio era troppo fitto e lei aveva paura. Ma adesso, a distanza di qualche mese, stava cominciando a riprendere coscienza di sè. Aveva avuto la fortuna di nascere in una famiglia stupenda, che aveva reso ogni attimo della sua vita meraviglioso. Ma allora, come mai riusciva a ricordare solo ciò che l’aveva ferita? Perché non dimenticare? Solo ora, dopo quel lungo percorso interiore che si era costretta a fare, aveva iniziato a capire. E si era resa conto anche di un’altra cosa. Non sarebbe più stata la stessa, mai più. Forte depressione ed attacchi di panico, le aveva detto lo psicologo. Era stato come ricominciare a vivere ma ce l’avrebbe fatta anche stavolta, perché era forte lei. Ecco perché la gente la odiava tanto. Forte e buona, ed ecco perché lei si odiava tanto. Fissò atona quei vetri per qualche minuto, poi le balenò in testa un’idea. Lentamente si chinò e, mentre il dito continuava a sanguinare, prese con la stessa mano una manciata di frammenti e li osservò seguendo un pensiero. Aveva sempre desiderato farlo, per provare se anche dall’esterno facesse così male. Li scrutò scintillare nella sua mano letali e gelidi, trasparenti proprio come lei avrebbe voluto non essere, poi socchiuse piano il pugno, sempre di più. Ma proprio quando stava per stringerlo ancora più forte lo schermo del suo cellulare s’illuminò con un nuovo messaggio da parte di una delle poche amiche che gli fosse rimasta, una delle più care. – Piccola, come stai? Che dici, proviamo a ricomporle tutte quelle schegge? -. Improvvisamente, la ragione accorse a salvarla. Si pentì di averci provato, e dopo aver gettato inorridita le schegge nel cassonetto, con la testa tra le mani iniziò a piangere. Mentre quella bimba dai biondi riccioli riaprì finalmente gli occhi. - Non ho il coraggio! - pensò lei.
La bimba sorrise
 
     - Si che ce l’hai … sono proprio qui! -


 
   
 
Leggi le 0 recensioni
Ricorda la storia  |       |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Introspettivo / Vai alla pagina dell'autore: Onniboni_with_red_bow