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Autore: Yuki Kiryukan    19/03/2017    8 recensioni
In un mondo in cui la nobiltà del sangue e la posizione sociale sono date dal colore degli occhi, Rylen, membro della casata reale di Yurel, viene venduto come schiavo dal suo paese ad un regno nemico.
La sua colpa? Avere gli occhi eterocromi, simbolo di maledizione e sciagura.
Considerato dalla nascita un abominio e abituato a vivere nel disprezzo, l'unica cosa che Rylen conosce è l'odio.
Ma qualcosa sta per cambiare.
Un destino messo in moto molti anni prima sta per risvegliarsi, travolgendo irrimediabilmente l'esistenza di Rylen stesso e di tutte le persone che incontrerà. La cosa più difficile: scoprire il confine tra vendetta e giustizia.
Genere: Angst, Azione, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Yaoi, Yuri
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Violenza
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Tales of Justice and Revenge'
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Carissimi, ben ritrovati! 
È un piacere essere ritornata finalmente a postare! ^.^

È stato un periodo sfiancante sotto ogni punto di vista e non posso che ringraziarvi umilmente per la pazienza infinita che avete dimostrato! Grazie davvero!

La saga di “Rylen” va avanti e speriamo non capitino più interruzioni così lunghe... (essere all'ultimo anno di università purtroppo mi da vari contrattempi...)

Ma parliamo del capitolo! Siamo freschi da una recente battaglia, il clan Llyn ne è uscito zoppicante così come i nostri protagonisti.
Qui i POV sono tre: Xander, Malleck e Rylen. Spero davvero che vi piacciano, stiamo per avventurarci in una parte della storia dedita al passato ;)

Mi rimetto al vostro giudizio e, sì, ci vediamo domenica prossima!

Ps: so di essere in ultra-stra-mega ritardo nel rispondere alle recensioni, cerco di fare del mio meglio per rimediare il prima possibile! >.<

Un bacione a tutti, vi voglio bene!
Yuki!





 
Capitolo 49
Parole di troppo e segreti taciuti


Ӂ


 
“Il problema dei segreti è che,
nel momento in cui pensi di controllarli, 
non li controlli”.

Meredith Grey, Grey's Anatomy




Xander 



Argon se n'era andato davanti ai miei occhi per la seconda volta ed io, per la seconda volta, non ero riuscito a fare un bel niente per impedirlo. 

Non era cambiato nulla. Non avevo fatto un singolo passo avanti, ero rimasto l'inetto cui l'unica cosa che riusciva a fare bene era piangersi addosso.

Era successo appena il giorno prima ma io avvertivo la stanchezza di una vita intera pesare sulle spalle, dopo averlo incontrato.

Strinsi forte i bordi della staccionata dov'ero seduto, fino a ferirmi i palmi.


“Non abbiamo possibilità. Non siamo abbastanza forti”.


Le parole di Rylen erano tremende perché erano vere. 

Io non ero abbastanza forte.

Mi ero allenato ogni giorno credendo che, se mai fosse giunto un momento simile, avrei saputo come affrontarlo dando il meglio di me. Evidentemente nulla di quello che avevo fatto era abbastanza, non se dalla parte opposta c'era Argon. 


“Io ricordo perfettamente ogni singolo momento passato con voi, Xander, anche se quella vita non mi è mai appartenuta davvero. È questa la mia punizione”.


Se lo ricordava, se anche nella sua mente tutti quei momenti erano impressi così come nella mia, come poteva attaccarci col proposito di ucciderci?


“Proprio per questo motivo, devo eliminarvi”.


No, non avrei mai compreso il suo modo di ragionare. Ero certo che non ci sarei riuscito nemmeno se gli Oracoli mi avessero aperto la testa come una noce di cocco e riempita di intelligenza.

Il rumore di passi in avvicinamento mi sottrasse da quelle deprimenti elucubrazioni: Rylen aveva l'espressione di un suicida a cui hanno impedito di morire.

A buttarlo ancora più giù, sapevo centrassero le pessime condizioni in cui il clan Llyn era uscito dallo scontro con i Rivoluzionari. C'erano state diverse perdite, il frammento di Eglizya che avevano custodito per tutto quel tempo era stato rubato, nemmeno i tanto decantati Umanoidi erano riusciti ad opporsi in maniera significativa contro i due Erudi.

Ancor più importante, a battaglia conclusa eravamo stati messi al corrente che Nelyr e quel bastardo di Edan erano caduti nello Strapiombo che portava dritto dritto nella Valle Ghiacciata, cuore del perpetuo inverno. Alcune squadre di ricerca si erano già mobilitate per cercarli, ma ancora nessuna notizia da comunicare.

Sospirai, la mente appesantita da mille frustrazioni, e non dissi nulla. Fu lui, dopo una lunga esitazione, a chiedere:  « Come stai? » 

Feci finta di non averlo nemmeno udito. C'erano ben altre domande che mi premeva rivolgergli.  « Quella là ti ha chiamato cugino »  bisbigliai, ricordando il momento con profondo fastidio. A stento riuscii a sentire la mia stessa voce ma ero certo che mi avesse udito, cogliendo anche il tono d'accusa che non ero riuscito ad evitare.

Avevo tratto le mie conclusioni da solo ma avevo bisogno della conferma definitiva. Rylen esitò solo per pochi istanti; mentire, scappare o eludere qualcosa, anche quelle meno piacevoli, non era da lui e mai si sarebbe comportato in maniera tanto codarda.  « Aerith e Shoon sono i figli del fratello di mio padre »

Sincero, diretto; brutale. Il mondo mi era già crollato addosso, che differenza poteva fare una verità sconvolgente in più? Eppure, per l'ennesima volta, mi sentii alla deriva; smarrito, senza alcun punto di riferimento. Persino Rylen appariva troppo distante, estraneo.

Odiai quella verità. Odiai sentirgli usare il nome Erude nel riferirsi ad Argon. 

Per un momento – un solo, terribile momento – odiai anche Rylen. 

  « Quindi, alla fine, sei tu ad essere imparentato con lui »  dissi, la voce suonò terribile anche alle mie stesse orecchie.  « Alla fine, sei tu a condividere con lui una parentela vera. Mentre io, che ho vissuto con lui per tutta la vita, che sono cresciuto con lui, che ho riso, pianto, dormito, giocato, viaggiato con lui... non conto niente. Assolutamente niente »

Rylen trattenne il fiato.  « Nessuno ha mai detto niente del gener–  » 

  « L'ha detto lui »  replicai con astio. La sua voce che mi rinnegava non smetteva di tormentarmi.

  « Il fatto che condivida una parentela con Shoon non cambia niente »  obiettò Rylen. Shoon. L'aveva chiamato di nuovo Shoon. Anche Rylen, dunque, stava lentamente lasciando andare il principe di Seryan per far posto all'Erude?  « Così come niente potrà cancellare ciò che voi due condividete. Quindi non attaccarti a simili sottigliezze »

Sottigliezze. Lui le chiamava sottigliezze... 

  « Voglio sapere come stai »  insistette.

Non lo guardai neppure, infastidito da una simile domanda.  « Come pensi che stia? » 

Rylen si avvicinò di qualche passo.  « Senti, ti capisco »  iniziò  « Vederlo in quel modo... » 

Fu allora che esplosi, eruttandogli addosso tutta l'amarezza che mi sentivo dentro:  « Mi capisci? Tu?! E cosa capiresti, eh? Se non ti fossi messo in mezzo, avrei potuto impedire che se ne andasse! » 

Lui sobbalzò e mi guardò come se non mi riconoscesse.  « Xand– »  

  « Sei sempre stato da solo, non sai cosa voglia dire avere una famiglia! »  esclamai  « Quindi cosa diamine potresti capire? » 

Mi morsi il labbro inferiore non appena pronunciai l'ultima sillaba, pentendomene immediatamente. L'espressione che si delineò sul suo viso mi fece capire di averlo ferito e molto. Duro pochi secondi: Rylen ritrovò la compostezza che gli era sempre appartenuta e il suo volto si indurì. 

Mi ricordò l'atteggiamento distaccato che aveva tenuto il suo primo periodo a Seryan, quello che credevo non avrebbe più ripreso davanti a me.

  « Già »  disse con voce monocorde e tagliente  « È come dici tu. Credo di non poterti proprio aiutare »

  « Ry– » 

Girò i tacchi e se ne andò prima che avessi il tempo di articolare il suo nome.

Mormorando imprecazioni, mi presi la testa tra le mani e strinsi forte le ciocche di capelli nei pugni. Non riuscivo proprio a farne andare una giusta. 

Quella che c'era tra noi – e che a volte si palesava in maniera così netta da far male – era una distanza che non avevo la benché minima idea di come accorciare. Sinceramente, non ero neanche certo se Rylen me l'avrebbe mai permesso. 


“Rylen è una grande fortezza. L'hai notato?”.


La voce di Argon mi tornò in mente così all'improvviso che mi sentii mancare. La voce del fratello che metteva i bisogni degli altri prima dei propri, che mi guidava pazientamene e che era sempre pronto ad offrirmi sostegno. Anche quanto non lo meritavo. 

  « Sì. Con delle mura inespugnabili... »  mi ritrovai a ripetere, simulando al nulla la conversazione di quel giorno che mi sembrava distante anni luce. Quando ancora credevo che mai nulla avrebbe potuto dividerci.


“Esatto. Ha costruito quelle mura anno dopo anno, faticosamente, con lacrime e sangue. Non verranno buttate giù così facilmente, Xan. Potrai usare catapulte, armate o tutti i Doni di Galzya insieme: non cadranno mai”.


L'avevo capito, ormai. Ma credevo che quelle mura fossero crollate. Credevo di averle distrutte e non con armi o con la violenza, no. 

Credevo di averle distrutte nel momento in cui mi ci ero inginocchiato davanti. Le lacrime di Rylen avevano sgretolato la pietra della muraglia e, abbracciandomi, aveva abbandonato l'armatura.

Credevo fosse andata così. Evidentemente mi sbagliavo.


“C'è una porta, in quelle mura. Una porta molto piccola, dove forse per entrarci bisogna abbassarsi. Ecco, lì occorre bussare. Bussare e bussare, con pazienza. Anche scorticandosi le nocche, se necessario. Se e quando arriverà il momento, sarà Rylen ad aprire, dall'interno. È l'unico modo possibile per varcare quelle mura”.


O forse... forse non era stato Rylen ad aver eretto un muro.

Forse la colpa era mia, questa volta. Forse ero io ad aver alzato una muraglia per tenerlo lontano ed alimentare quella maledetta distanza.

Forse, tra di noi, le cose non sarebbero mai potute andare diversamente. Forse eravamo fatti per questo: ferirci, ritrovarci e ferirci di nuovo.

Se tu fossi qui, Argon, sapresti cosa fare. Sapresti come prenderlo, sapresti trovare le parole giuste per non ferirlo. Hai sempre avuto questa capacità a differenza mia.

Shoon
gli aveva proposto di seguirlo. Aveva corteggiato Rylen perché scegliesse la strada della vendetta al suo fianco, al fianco della persona che più di tutte potesse capirlo... e Rylen aveva detto di no. 

In un modo o nell'altro, indirettamente e forse anche inconsciamente... Rylen aveva scelto me. Questo mi faceva sentire ancora peggio. 

Sospirai, affranto: sarei mai riuscito a venir a capo di quella situazione?

Ad un certo punto, avvertii un cambiamento d'aria al mio fianco. Con la coda dell'occhio riconobbi Raxel. Mi si era accomodato vicino con tutta la tranquillità del mondo.

Mi sembrava ancora irreale vederlo lì, tra i Llyn, nell'ambasciata. Ci aveva riferito di aver lasciato Seryan per partecipare alla parte attiva delle trattative e che, con un piccolo plotone dei suoi soldati e coordinato da Zurix, era riuscito a raggiungere il clan, pur perdendo diversi uomini nelle trappole naturali che costeggiavano la strada che portava ai Llyn.

Colui che un tempo era stato il mio migliore amico, mi rivolse una lunga occhiata inquisitoria.  « Problemi in paradiso? »

Tsk, quel pettegolo doveva aver seguito le nostre dinamiche.  « Non sono dell'umore per sopportare te e le tue provocazioni adesso, Raxel »  sbottai. Ci mancava solo lui a rendermi l'umore ancora più nero.

L'Opsiale di Quercya si fece serio. Così tanto che lo riconobbi a malapena.  « Non potrei mai prendermi gioco di te in un momento simile »  disse  « Mi credi una persona così meschina? » 

Sgranai gli occhi perché, per un momento, mi era sembrato lo stesso ragazzino della mia infanzia. Quello che potevo ancora considerare il mio migliore amico. 

  « Anch'io ho un fratello, dopotutto. E posso capirti »  aggiunse stringendosi nelle spalle e testimoniando di aver origliato ogni parola scambiata con Rylen.  « Lo sai che ti capisco. L'ho sempre fatto »

Distolsi lo sguardo, improvvisamente a disagio.  « L'opinione che ho di te, Raxel, è la diretta conseguenza dei tuoi comportamenti » 

Lo udii sospirare.  « Ce l'hai ancora con me? » 

  « Ancora? »  ripetei, allibito  « Raxel, hai una minima idea di quello che mi hai fatto? » 

Mi guardò ed era indispettito.  « Abbiamo scopato e allora? È successo solo una volta, poi... »  

  « Tu hai scopato me »  specificai, sebbene fosse una stoccata non indifferente al mio orgoglio ormai a pezzi.  « Io ero ubriaco per colpa tua e continuavo a ripeterti che non volevo! » 

  « Quanto esageri! Non eri ubriaco e credimi: li ricordo bene i tuoi gemiti ed erano tutto tranne che di protesta! » 

A quell'insinuazione, scattai in piedi. Ero furente.  « Avevo sedici anni, Raxel, ed era la prima volta che assaggiavo un liquore »  Strinsi pugni e denti nel rievocare quella sera. I ricordi erano frastagliati ma una cosa la ricordavo benissimo: il senso di tradimento.  « Eri il mio migliore amico... e mi hai tradito » 

Quell'ultima insinuazione sembrò ferirlo e ridusse gli occhi a due fessure. In quel momento, non c'era la minima traccia del Raxel scherzoso e provocatorio nel ragazzo di fianco a me. Si mise in piedi anche lui e mi fronteggiò:  « Quindi è questo ciò che pensi? Che ti abbia costretto... Oracoli, che ti abbia stuprato?! » 

Gli vomitai addosso tutto il mio disprezzo:  « Era la mia prima volta Raxel, e maledizione, tu lo sapevi! Ti avevo confidato tutte le mie insicurezze e le hai usate contro di me! »

Passarono una miriade di sentimenti nel suo sguardo. Era evidente che c'erano tante cose che avrebbe voluto dire, ma le ingoiò una ad una.  « Bene »  disse alla fine, con un sorriso che di allegro non aveva niente. Aveva distolto lo sguardo per indirizzarlo ad un punto imprecisato del paesaggio.  « La fama di stupratore mi mancava, devo ammetterlo »

Gli agguantai una spalla per costringerlo a guardarmi. Ero furioso.  « Vuoi forse dire che sono nel torto? Era la mia prima volta e ti sei preso gioco di me... mi hai scopato così, per divertimento. Come potrei passarci sopra? » 

  « Divertimento? »  ripeté e sembrava sinceramente scioccato  « Xander, in tutto questo tempo io sono stato convinto che tu non mi sopportassi perché avevo scelto la maniera sbagliata di comunicare quello che provavo, non perché credessi che ti avessi usato come... merda, come mezzo per svuotarmi le palle una notte! » 

Le sue parole non avevano senso alle mie orecchie.  « Parla chiaro Raxel, mi sto innervosendo » 

Era allibito. Non l'avevo mai visto con un'espressione simile.  « Razza di demente » m'insulto. Pure!  « Come puoi, dopo tutto questo tempo, ancora non aver capito che... » 

La sua voce si affievolì pian piano, senza completare la frase. Dopo qualche secondo di massima immobilità, Raxel ghignò nel suo solito modo sarcastico e provocatorio.  « Be', non importa. Pensa quello che vuoi, non m'interessa » 

Girò i tacchi e si allontanò, lasciandomi basito.  « Raxel, maledizione! »  gli urlai dietro, ma non si voltò. Valutai l'idea di tirargli una pietra in testa per spingerlo a tornare sui suoi passi e fronteggiarmi, ma non ne valeva la pena.

Rimasto nuovamente solo, mi lasciai cadere per terra. Sentivo il mio corpo prosciugato di qualunque energia.

Non seppi precisamente quanto tempo dopo la figura di Sael fece capolino oltre il profilo di una delle capanne. Alzò un sopracciglio nel trovarmi a terra, le ginocchia contro il petto e l'espressione scura.

  « Vattene »  sbottai  « L'ultima cosa che voglio è litigare anche con te »

Mi ero aspettato qualche battuta pungente delle sue, eppure Sael non fece nulla se non raggiungermi. Si accomodò al mio fianco e disse con un sorrisino sghembo:  « Vuoi che vada a torturare qualcuno? »

Mio malgrado, sorrisi. Era una sensazione strana: sin nell'infanzia, quando sentivo il bisogno di essere confortato, non ero mai corso da Levi o Sael; il primo era troppo introverso e severo per rincuorare qualcuno, il secondo non avrebbe perso l'occasione di prendermi in giro, subdolo com'era.

Era sempre stato Argon la mia fonte di rassicurazione.

Adesso però, fianco a fianco con Sael, sentivo nel mio petto un calore uguale a quello con cui mi rasserenava Argon. Non l'avrei mai ammesso, ma era una bella sensazione. 

Anche Sael, sebbene non lo desse a vedere, era cambiato.

  « Il ruolo di fratello premuroso non ti si addice »  lo stuzzicai. 

Il solito sorriso da bastardo gli arricciò le labbra sottili.  « Quanta arroganza, primadonna! Lo faccio per me: non voglio perdere la mia mano allenata, cosa credi? » 

Senza smettere di sorridere, poggiai la testa sulla sua spalla. Per il momento, non mi serviva altro.




 
Ӂ



Malleck 



I Rivoluzionari avevano portato a casa una succulenta vittoria e questo mi faceva gongolare dalla soddisfazione.

Era difficile contenere il mio stato d'animo quando, ovunque mi voltassi, venivo colto dall'istinto di sogghignare. Per fortuna che tutti sembravano troppo assorti dai propri drammi per curarsi davvero di me.

Feyra mi aveva chiesto il favore di distribuire alcuni dei suoi rimedi ai Llyn rimasti feriti e non avevo avuto altra scelta che accettare, fingendomi anche volenteroso di rendermi utile e preoccupato per la salute dei malcapitati.

Nonostante tutto, portai a termine il pedante compito in maniera impeccabile. Aerith sarebbe stata in debito con me per molto, molto tempo. Se avessi voluto davvero fare l'attore, avrei scelto una compagnia teatrale invece che unirmi alla causa dei Rivoluzionari, accidenti. 


“Oh, andiamo! Non fare tante storie, Malleck! Con quel tuo visetto pulito e tutto serio, sei perfetto! Ci cascheranno alla grande!”.

“Fottiti, Stesha”.

“Stesha ha ragione. A prima vista, appari una persona molto responsabile”.

“Illira non ti ci mettere anche tu. E poi che vuol dire 'a prima vista'?”. 

“Poche storie e renditi utile, moccioso”.

“Shalador, che cazzo!”. 

“E per essere convincente in pieno, faremo in modo che anche il tuo aspetto non tradisca nulla”. 

“Aerith, il tuo sguardo non mi piace... e quando ghigni in quel modo ho imparato a preoccuparmi”.

“Io ci ho provato a risparmiarti questo ruolo ingrato, Malleck. Sul serio”.

“Apprezzo lo sforzo, Bress”. 



E alla fine, dopo una scazzottata a senso unico per rendermi – a detta loro –  “un povero sventurato”, ero finito in quella situazione. Comprendevo bene la necessità di una spia che permettesse ai nostri di essere un passo avanti al nemico, ma io ero un guerriero, maledizione, non un attore da quattro soldi! 

Prima di svoltare l'angolo di un'abitazione per tornare dalla Guaritrice e riferirle che era tutto a posto, le voci dell'Abneade Xander e dell'Opsiale Raxel attirarono la mia attenzione. 

Mi appiattii contro il muretto e li studiai senza farmi vedere: si trovavano nei pressi della recinzione che separava il centro abitato dai campi, erano l'uno di fronte all'altro e sembrava stessero discutendo.

  « Vuoi forse dire che sono nel torto? Era la mia prima volta e ti sei preso gioco di me... mi hai scopato così, per divertimento. Come potrei passarci sopra? » 

Cominciai ad udire la conversazione praticamente da lì. Ascoltando il resto, non fu difficile fare due più due. E così l'Abneade e l'Opsiale avevano dei trascorsi... e non particolarmente piacevoli. Avevo notato da subito che tra i due ci fosse una certa confidenza – complicità – ma non avevo immaginato si trattasse di quel tipo. Chissà se il Principe Rinnegato ne era a conoscenza.

Preso nelle mie elucubrazioni, non ebbi la prontezza di allontanarmi quando l'Opsiale Raxel spuntò oltre la recinzione.

Nel momento stesso in cui mi guardò, fui certo che avesse capito il mio involontario origliare. Sul serio, ero infiltrato lì per spiare di tutto ma non faccende come quella. E, sinceramente, neanche mi interessavano.

L'Opsiale si ricompose in un battito di ciglia ed assunse il solito sorrisetto ambiguo che adesso sapevo nascondesse molto di più.  « Ti mancavo, dolcezza? » 

Inarcai un sopracciglio. Io ero bravo nel manipolare gli altri, fingendo identità e sentimenti che non mi appartenevano, ma Raxel era altrettanto abile. Mi chiesi da quanto tempo dovesse farlo per riuscirci in maniera tanto disinvolta.

  « Sono contento che te la sia cavata e... »  Mi fece una leggera carezza sotto il mento.  « Ringraziamenti accettati » 

Detto ciò, mi superò senza lasciarmi modo di rispondere. Vedendolo allontanarsi, una forza ignota dentro di me mi spinse a chiedere:  « Così il principe Xander non li conosce, i vostri sentimenti? » 

Raxel si arrestò e mi parve di vedere le sue spalle contrarsi. Si voltò e non c'era più alcuna barriera di finta superficialità sul suo viso. Doveva aver capito che con me non poteva funzionare.  « Lo hai notato? »

  « Francamente, mi sorprende come chiunque altro possa non averlo fatto »

Le labbra del nobile si piegarono in un sorriso dai connotati amari.  « Xander non ha mai brillato in arguzia » 

  « Forse, allora, dovreste semplicemente dirglielo. Senza inutili giri di parole »  

Scosse la testa.  « Dopo aver visto il tipo di rapporto che condivide col Principe Rinnegato? Oracoli, anche litigando, continuavano a guardarsi in una maniera che, se non li conoscessi e non sapessi che è un aggettivo per niente adatto a due come loro, oserei definire romantica »  Sorrise con aria amara.  « No, adesso è troppo tardi »

Per qualche motivo, mi innervosii.  « Quindi vi limiterete a soffrire da lontano perché siete troppo codardo per affrontare un eventuale rifiuto? » 

Sbarrò gli occhi d'argento nell'udire le mie parole. Nei secondi che impiegai a maledirmi per essermi esposto troppo, l'Opsiale commentò:  « Wow. Sei molto diretto. Non me l'aspettavo »

Distolsi lo sguardo.  « La mia era solo un'osservazione. Scusate se mi sono permesso »

  « No, anzi. È proprio come dici tu: sono troppo codardo per affrontare di petto la cosa » disse, lasciandomi di stucco perché che si aprisse con me era davvero l'ultima delle mie aspettative.  « Anche la prima volta che decisi di manifestargli i miei sentimenti, lo feci nel modo più sbagliato possibile... »  

Lo guardai con rinnovato interesse. Non riuscivo a capire il motivo per cui non ponessi semplicemente il punto in quella conversazione e mi ritirassi per pensare a cose decisamente più importanti delle faccende sentimentali di un nobile che odiavo.

No, il motivo per cui lo stavo ascoltando lo conoscevo, in realtà: mi rivedevo nella situazione dell'Opsiale.

Guardando Raxel, era così facile e così doloroso vedere il vecchio me stesso... quello stupido ragazzino che credeva che un amore non corrisposto fosse la tragedia più grande del mondo.


 “Quando hai intenzione di confessare a Yukon di essere follemente innamorato di lui?”.

“Ti sei rincretinita?!”.

“Potenti Oracoli, Mal! Sei proprio un caso perso!”.

“Fatti gli affari tuoi, Eve”.



Riemersi da quelle memorie con una fitta al petto. A volte capitava che frammenti di quel passato che adesso mi appariva tanto lontano, facessero capolino dai meandri della mia mente, a tradimento. 

Ed era ogni volta più doloroso della precedente.

  « È da molto che provate questi sentimenti? »  domandai, col cuore stretto in una morsa. Io i miei li avevo coltivati per anni, finché non erano stati brutalmente strappati via.

  « Abbastanza da esserne ossessionato »  rispose Raxel  « A volte desidero semplicemente che scompaiano e mi lascino in pace »

  « Già »  commentai sovrappensiero  « Vi capisco »

Quegli occhi di puro argento si accesero di curiosità.  « Anche tu hai provato sentimenti simili? » 

Scossi la testa. Non avrei certo parlato di Yukon col primo nobile che capitava. Non avrei mai insozzato il suo ricordo con qualcuno che apparteneva alla stessa razza dei mostri che avevano stroncato la sua vita e quella di Eve.

  « Non ha importanza »  dissi  « Quello che vi consiglio, è confessare ciò che provate prima che sia troppo tardi. Potreste pentirvene un giorno » 

Ripresi a camminare, deciso a mettere una pietra sopra a quell'insensata parentesi. Prima che potessi allontanarmi, Raxel disse:  « Sei il primo con cui parlo di queste cose. È... strano » 

Non potevo che definirlo anch'io nello stesso modo. Quella piccola quanto inaspettata parentesi con Raxel era la prima cosa che non avessi programmato da quanto era iniziata la mia missione.

La prima... in cui non avessi mentito. 

Non che avesse importanza. Tutto quello che facevo era finalizzato a guadagnarmi la loro fiducia. Nulla di più, nulla di meno.

La vendetta era ciò che contasse maggiormente per me, ormai. E niente più avrebbe potuto cambiarlo.



 
Ӂ



Rylen




Dalla battaglia contro i Rivoluzionari, erano trascorsi cinque giorni d'inferno.

L'intero clan aveva risentito dei postumi dei combattimenti e l'umore di tutti era a terra. I feriti erano così numerosi che Feyra era praticamente diventata un fantasma, aiutando Karaan e gli altri Guaritori dei Llyn.

C'erano altri fattori che rendevano quella situazione una merda:

Il secolare frammento di Eglizya che il clan aveva custodito per anni con tanta premura, era nelle mani di Aerith e non volevo neanche immaginare il modo in cui avrebbe impiegato il suo potere. 

Argon era stato sordo a qualsiasi nostro tentativo di aprire gli occhi. Niente di quello che avevamo fatto... di quello che avevo fatto, era stato abbastanza.

Tra me e Xander era sceso un velo di tagliente freddezza che nessuno dei due sapeva come infrangere per arrivare all'altro.

Senza contare che Nelyr ed Edan non erano ancora stati ritrovati dalle squadre di ricerca. 

Se per il mio odioso cugino potevo credere che finalmente gli Oracoli si fossero decisi a dargli la lezione che meritava, avevo le viscere strette in una morsa di terrore al pensiero dell'Umanoide. Non volevo neanche prendere in considerazione l'idea che gli potesse essere accaduto qualcosa. La sola eventualità mi atterriva.

Uno dei Llyn che si era trovato vicino al luogo in cui erano precipitati, aveva raccontato che Nelyr aveva cercato – invano – di salvare Edan e che per questo ne avesse condiviso il destino, precipitando nello Strapiombo più inospitale del Monte Sirente.

Nelyr aveva un animo troppo buono. Se, anche solo per sbaglio, gli fosse accaduto qualcosa per colpa di Edan, era meglio se quello spocchioso arrogante non facesse ritorno dalla Valle Ghiacciata perché l'avrei ucciso con le mie stesse mani.

La mattina del sesto giorno, finalmente qualcosa cambiò.

Ero intento a sciacquarmi il viso con un catino pieno d'acqua quando Feyra fece irruzione nella mia capanna tutta trafelata. In quei giorni non l'avevo vista fermarsi un secondo, facendo di qua e di là tra i feriti come una trottola. Aveva profonde occhiaie violacee a sottolineare la sua spossatezza ed ero certo che ridursi allo stremo fosse stato l'unico metodo per non cedere al dolore del tradimento.

Quel tradimento che bruciava sulla mia pelle nella stessa maniera di un ferro rovente da quando avevo incontrato lo sguardo irraggiungibile di due persone che consideravo amiche.

  « Rylen! Presto, vieni! »  esclamò.

Mi allarmai.  « Che succede? »  

  « Sono tornate! Le squadre di ricerca »  Sorrise a trentadue denti per la prima volta dopo l'attacco dei Rivoluzionari; dopo l'attacco di Calien e Rinie.  « Nelyr ed il principe Edan sono con loro! »

Il mio cuore saltò un battito. Mi precipitai fuori, seguito a ruota dalla Guaritrice. La scena che mi si presentò davanti fu la più lieta degli ultimi giorni. Finalmente dei sorrisi animavano i volti dei Llyn e il clima cupo sembrava aver subito uno squarcio.

Un Edan che non avevo mai visto tanto distrutto, era sorretto da un preoccupato ma sollevato Gunther. Aveva le guance scavate e profonde occhiaie a contornargli gli occhi, ma respirava.

Nelyr invece, dall'aspetto esausto e provato, era al centro di una grande folla che gli faceva letteralmente le feste. C'era anche Xander lì in mezzo: gli stava dicendo qualcosa – se lo conoscevo bene, rimproverando per la stupidità dimostrata –  e l'Umanoide in risposta sfoderò uno stanco sorriso di scuse.

L'Abneade sospirò ma si fece da parte quando mi vide procedere in loro direzione. Avere a che fare l'uno con l'altro sembrava tornato difficile come i primi tempi. In ogni caso, adesso la priorità la rivestiva qualcun altro.

Nelyr mi vide e sorrise.  « Sono così contento di rivederti, Rylen. Ero in pensiero »

Era proprio tipico suo preoccuparsi per gli altri ancor prima che di se stesso, considerai mentre lo abbracciavo con forza. Oracoli, sembrava una lastra di ghiaccio vivente.  « Per fortuna stai bene »

Lo sentii ricambiare mollemente la stretta. Con voce arrochita, disse:  « Già. Ce la siamo cavata »

Quando mi allontanai, notai un particolare: durò a malapena qualche secondo, ma fu sufficiente. Nelyr voltò appena il viso e guardò Edan. Edan fece la stessa identica cosa, fissando l'Umanoide ostentando casualità. Entrambi distolsero lo sguardo in fretta: Edan con più stizza del solito, Nelyr come se fosse stato appena beccato a commettere un reato.

Mi sorse spontanea una domanda:  « Sicuro che sia tutto a posto? »

Sobbalzò e si affrettò ad annuire.  « Sì... sì, certo! Ho solo bisogno di riposare un po', credo. Con una coperta morbida e calda, sarebbe l'ideale! »

  « Vieni »  disse Karaan, spuntando al suo fianco. Finalmente i lineamenti del suo viso si erano rilassati dopo cinque giorni di assoluta tensione. Circondò la vita dell'Umanoide – era troppo minuta per arrivargli alle spalle – e se lo strinse contro.  « Ti visiteremo e poi potrai risposare quanto vorrai »

Feyra li seguì ed io li raggiunsi dopo essermi accertato che Edan non rischiasse di rimanerci. Non che la sorte di mio cugino mi stesse particolarmente a cuore ma avevo promesso ad Henrietta di tenerlo d'occhio e verso di lei sentivo un forte senso di lealtà. Le sue condizioni non erano le migliori ma si sarebbe ripreso del tutto con assoluto riposo, alimentazione e idratazione adeguata.

Anche Nelyr stava bene. Quando arrivai nella sua capanna, stava già beatamente riposando sotto strati e strati di coperte. Karaan mi rassicurò sulla sua completa ripresa in un paio di giorni – merito della maggiore prestanza fisica gli Umanoidi – e tirai un rumoroso sospiro di sollievo.

Feyra si congedò poco dopo, dicendomi che sarebbe passata da Sael. Io decisi di rimanere e vegliai il sonno di Nelyr per quelli sarebbero potuti essere minuti oppure ore intere.

Fu una mano poggiata sulla mia spalla a riscuotermi.  « Ho l'impressione che non si sveglierà tanto presto »  commentò Karaan con un sorriso stanco  « È esausto. Posso solo immaginare quello che lui e il principe abbiano dovuto sopportare nella Valle Ghiacciata » 

Strinsi i pugni e guardai l'Umanoide dormiente.  « È un eroe » 

  « Lo è sempre stato »  convenne la Llyn  « Andiamo, Rylen, va' a riposarti. Non voglio che ti riduci allo stremo delle forze anche tu »

  « Non ho fatto praticamente nulla in questi giorni »  obiettai. 

  « Ma la tua mente è molto provata. E spesso la spossatezza dello spirito si rivela peggiore di quella fisica »

Mi convinsi a seguirla nella sua capanna. C'era un'amaca e mi lasciai sprofondare tra i cuscini. Mentre lei iniziò a preparare quello che sembrava un infuso alle erbe, io presi a giocherellare con il frammento di Eglizya assicurato al mio collo.

Dopo un lasso di tempo imprecisato, dissi:  « Voglio conoscere tutto, Karaan » 

Lei mi rivolse un'occhiata senza smettere di trafficare con la teiera.

  « L'incontro con Arg... Shoon ed Aerith non ha fatto che accrescere la mia urgenza »  continuai  « Raccontami tutto. Di mia madre... di me » 

Sospirò ma non obiettò in alcun modo. Lasciò perdere le due tazze di tè e si voltò.  « Penso sarebbe saggio iniziare dai ricordi custoditi in quel pezzo di Pietra, allora » 

Allibito, posai lo sguardo sulla scheggia di Eglizya appesa al mio collo.  « Stai dicendo che... » 

  « Non so se lo sai, ma Eglizya ha il potere di vedere il passato, mentre Galzya il futuro. Proprio per questo motivo, uno dei poteri comuni a tutti gli Erudi è proprio quello di vedere il passato di una persona » 

Annuii, pensando al tuffo compiuto nelle memorie del re Heron.  « Sì, mi è successo una volta »

  « Bene. Ora, poiché è Eglizya a conferire questo potere, la Pietra ha anche la capacità di assorbire i ricordi della persona che l'ha posseduta, ma solo se tale persona è un Erude, ovviamente »

Il mio cuore mancò un battito.  « Questa scheggia è appartenuta a mio padre »  esalai  « Quindi potrei... » 

Karaan annuì.  « Quando tua madre giunse qui, ferita e moribonda, ci insospettimmo e organizzammo nelle squadre che esplorassero i territori circostanti. Non ci volle molto per scoprire le atrocità commesse nelle Terre dove si erano stanziati i rimanenti Erudi, popolo con cui eravamo sempre stati in amicizia »  Esitò per dei brevi istanti. Non era da Karaan e mi venne il sospetto che stesse per aggiungere qualcosa di spiacevole.  « Il pezzo di pietra che attualmente porti al collo... fu recuperato da uno dei cadaveri »

Un brivido mi ghiacciò il sangue e per un attimo, vidi tutto nero. 

Un cadavere. Mio padre.

Karaan intuì i miei pensieri e mi strinse una mano nelle sue. Al solito, il suo volto non tradiva alcuna particolare emozione ma la sua voce fu più dolce quando parlò:  « Hai la possibilità di conoscere tuo padre attraverso i suoi ricordi, Rylen » 

Deglutii a fatica. Mio padre, Rayphel. La stessa persona straordinaria che avevo visto dagli occhi di Heron...

Strinsi il pezzo della Pietra nel pugno.  « Come devo fare? » 

  « Nello stesso modo in cui ci sei riuscito la prima volta »  rispose  « Non sono un'Erude, non ho ben chiaro come funzioni tale potere. Ma ricorda quello che ti ho detto, Rylen: tutto è legato alla tua emotività » 

Cercai di fare mente locale e tornai al giorno in cui, guardando gli occhi morenti del re, mi ero sentito risucchiare dal mare in tempesta dei suoi ricordi. Mi aveva rivelato non solo di conoscere mio padre ma addirittura di amarlo, ed io ero stato scosso dal desiderio più devastante che avessi mai provato, di sapere tutta la vicenda che lo riguardasse. Avevo concentrato i miei pensieri su quel nome che non aveva ancora un volto ed ero riuscito a venir a conoscenza del passato.

Adesso, dovevo cercare di fare la stessa cosa. Così, con gli occhi fissi sullo scintillante frammento verde stretto nelle mani, raggruppai tutti i miei pensieri verso un unico vertice.

Quando riaprii gli occhi, non ero più nella capanna di Karaan.






 
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