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Autore: RiyelaAlelita    19/03/2017    0 recensioni
Linda decide di scappare dall'orfanotrofio in cui ha sempre vissuto per scoprire cosa si cela dietro l'incubo che, di notte, la sveglia sempre più spesso.
I due fratelli Cecilia e Francesco, che convivono con lo stesso incubo da quattordici anni, partono per mare in cerca di una risposta e delle loro origini.
Un ragazzo misterioso sembra sapere qualcosa...
Le storie di questi quattro ragazzi si incroceranno tra incontri notturni e scontri a colpi di magia. Già, perché i quattro elementi sono sotto il loro controllo...
Genere: Avventura, Fantasy | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 21: Lottare per la vita


Non appena la luce che lo aveva avvolto durante il teletrasporto si dissolse, Francesco capì subito che c'era qualcosa che non andava: nella casa sull'albero c'era solo il corpo di Kristian, e una colonna di legno che non c'era mai stata ora sorgeva poco lontano dal braciere acceso.
-Che è successo, qui?- disse subito Linda, guardandosi attorno, ma il ragazzo fu costretto a scuotere la testa, senza idee.
-Piuttosto, dov'è Cecilia? Crede...- la ragazzina lo interruppe subito, facendogli segno di stare in silenzio. Quando la guardò interrogativo, lei si indicò un orecchio.
“Che ha sentito?”
Chiuse gli occhi, concentrandosi sui suoni, e dopo un po' udì un debole clangore di metallo contro metallo; si accorse inoltre che l'odore di fumo era troppo forte per provenire solamente dal piccolo fuoco della stanza. Spalancò le palpebre, e si rese conto che anche la luce era troppa per quel braciere, e che proveniva dall'esterno.
Linda si precipitò a una finestra, mentre il ragazzo volò rapidamente fuori dalla casa. Ciò che si trovò davanti gli mozzò il fiato: degli incendi si stavano sviluppando in un paio di punti del bosco, e delle formazioni rocciose che non aveva mai visto sbucavano dagli alberi. Un movimento attirò la sua attenzione, e notò due figure che si scontravano, allontanandosi lentamente verso la cascata: una era sua sorella, mentre l'altra... Francesco tremò nel riconoscere Giorgio.
-Che succede?- gridò la ragazzina dal portico della casa.
-Cecilia...sta combattendo contro tuo padre...-
Lei lo guardò per un attimo con gli occhi sbarrati, per poi imprecare tra i denti e rientrare in casa; ne uscì con il suo arco a tracolla e le due pistole di Francesco in mano.
-Cosa...?- il ragazzo riuscì ad afferrarle per miracolo quando lei gliele lanciò.
-Dobbiamo andare ad aiutarla! Non...non voglio che uccida anche lei!- gridò l'amica -Riesci a portarmi in volo?-
Il ragazzo annuì e la afferrò, dirigendosi velocemente verso il luogo dello scontro.
Il fuoco che si propagava poco distante da loro illuminava tetramente i due avversari, facendo risaltare il sangue che tingeva la maglia un tempo bianca della ragazza; l'uomo, al contrario, non sembrava aver ricevuto nemmeno un graffio.
-Lasciami lì!- gridò Linda tra le sue braccia, indicando uno sperone di roccia poco distante. Francesco eseguì, e la ragazzina tese immediatamente l'arco, mirando al padre; quando la freccia si fu materializzata, però, si bloccò e allentò la tensione sull'arma.
Il ragazzo le si avvicinò: -Che hai?-
Non ricevette risposta, ma non ne ebbe bisogno: Linda aveva gli occhi sbarrati dal terrore, il suo corpo tremava. Era come paralizzata dalla paura, e forse era così.
Francesco riportò l'attenzione sullo scontro, proprio nel momento in cui l'attacco della sorella veniva bloccato e respinto con forza. Lei era affaticata, i pugnali nelle sue mani tremavano, ma non smetteva di farsi avanti, e ogni volta guadagnava una nuova ferita. Se provava a usare i Poteri, l'Ismer schivava agilmente l'attacco, o lo deviava con un gesto della mano.
Quanti anni erano che aveva iniziato a combattere, lui? Da quanto tempo aveva imparato a usare i Poteri?
Molti. Troppi, se paragonato a loro, che non si sarebbero mai sognati di trovarsi, un giorno, a doversi difendere da qualcuno che voleva ucciderli. E quel “qualcuno” era uno dei migliori tra gli Ismer, che aveva combattuto molte guerre, stando a quello che aveva detto Kristian. Che speranze avevano?
Lo sconforto lo assalì. La paura. Il terrore. Emozioni così intense che non immaginava di poterle provare. Che sembravano sul punto di soffocarlo.
Sarebbe morto.
La presa sulle pistole si allentò, e quasi gli scivolarono dalle mani, quando fu riscosso da un gemito di Cecilia: aveva perso i pugnali, e Giorgio l'aveva afferrata per un braccio. Lei provò a divincolarsi debolmente, ma l'uomo non lasciava la presa, e sorrideva. Sebbene fosse lontano, Francesco riuscì a sentire quello che disse con voce carica di disprezzo: -Non potevo aspettarmi molto di più da una ragazzina cresciuta tra gli umani.-
Cosa voleva farle? Avrebbe ucciso anche lei?
Gli occhi della ragazza si stavano chiudendo lentamente, mentre i suoi tentativi di liberarsi calarono, diventando sempre più deboli.
“Ce...”
No! Non l'avrebbe lasciata morire, nemmeno quella volta!
Facendosi forza, sollevò le pistole, mirando all'Ismer; dovette lottare contro se stesso e il pensiero di sparare a un uomo per riuscire a premere i grilletti. I colpi partirono, ma nessuno dei due proiettili arrivò a segno, deviati da una raffica di vento.
-Credevi davvero di potermi colpire così?- gli disse lui, sprezzante -Sapevo che eravate qui. Tu e lei.- aggiunse, guardando Linda.
Francesco puntò nuovamente le sue armi contro l'uomo, imponendosi di non tremare: -Lascia andare mia sorella!-
-Pensi di uccidermi?- replicò Giorgio con un mezzo sorriso dipinto sul volto -Non credo che tu ne sia capace.-
Non lo era. Probabilmente non lo sarebbe mai stato. Non poteva togliere la vita a qualcuno, nemmeno a lui.
Improvvisamente si sentì afferrare una caviglia, e fu sbattuto contro il blocco di roccia su cui si trovava Linda.
Fu doloroso. Così tanto che non riuscì nemmeno a gridare, e la vista gli si oscurò per un attimo. Cadde tra i rami di un albero che sembravano essersi tesi apposta per fermare la sua caduta.
Aveva perso le pistole, e il braccio destro lanciava fitte continue.
Un urlo lo costrinse a guardare nuovamente in alto: la formazione rocciosa su cui si trovava Linda era sparita, e lei stava precipitando nel vuoto. Un ramo si allungò, sollevandosi sopra le chiome degli alberi e frenando la sua caduta. Giorgio, invece, volava ancora sopra di loro, tenendo Cecilia per un braccio come se fosse una bambola.
Il ragazzo si mosse, stringendo i denti nel tentativo invano di vincere il dolore, e si alzò faticosamente in volo.
-Sei tenace, ragazzino. Ma che cosa speri di fare? Nemmeno mio figlio era al livello di potermi affrontare.- lo schernì l'Ismer.
Francesco non rispose: non poteva fare niente con quel poco che sapeva sui Poteri, e il braccio che pendeva inerte lungo il fianco destro peggiorava solo la situazione. Non sapeva se era rotto o meno, ma il dolore gli impediva di muoverlo.
Ad un tratto, Cecilia si mosse inaspettatamente e afferrò la maglia di Giorgio, poi fu avvolta totalmente dal fuoco. L'uomo fece un'espressione stupita, ma quando provò a scrollarsi di dosso la ragazza non ci riuscì. Le fiamme cominciarono a bruciargli i vestiti, mentre la mano con cui la teneva doveva essere già ustionata, e presto mollò la presa; Cecilia cadde mentre il fuoco intorno a lei si esauriva, e finì tra le fronde di uno degli ultimi alberi del bosco, poco distante dalla cascata.
Mentre Giorgio spegneva le fiammelle residue sui suoi vestiti, Francesco si concentrò, e con una forte raffica di vento lo spinse verso il laghetto; miracolosamente, riuscì a coglierlo di sorpresa e a farlo cadere dentro l'acqua. Atterrò sull'erba lì vicino e si sforzò di trattenerlo il più possibile sotto la superficie del lago, quanto bastava per fargli perdere i sensi.
Purtroppo, non funzionò. L'acqua esplose, e l'uomo riemerse ansimante.
-Niente male, per uno come te.- fece ghignante.
Con un gesto della mano, le radici degli alberi dietro Francesco si mossero, e il ragazzo si ritrovò schiacciato a terra, urlando per il dolore che la stretta gli stava provocando al braccio.
-A quanto pare, prenderò prima il tuo Nucleo. Ma questo non cambia niente.-
Prendergli il Nucleo? Era quello che voleva?
Dove sono i Poteri. Senza, si muore.
Ricordava ancora quando Kristian ne aveva parlato, e le condizioni in cui si trovava Cecilia quando lui era quasi riuscito a prenderlo da lei. Sarebbe successo lo stesso a lui?
Si sforzò di liberarsi, ma era come quel pomeriggio, nella vecchia casa di Linda: più ci provava, più la stretta si faceva forte. L'uomo gli appoggiò una mano sul petto, conservando in volto quel suo ghigno, ma arretrò improvvisamente quando una freccia gli colpì il braccio. Alla destra di Francesco, la ragazzina aveva teso ancora una volta l'arco, ma era immobile.
-O forse dovrei uccidere prima te.- mormorò Giorgio, avanzando verso la figlia.
Lei scoccò ancora una volta, terrorizzata: -Sta lontano!-
L'Ismer non si fermò, mostrando appena un'espressione di dolore quando il dardo lo colpì; si avvicinò rapidamente a Linda e le afferrò il collo: -Avrei dovuto ucciderti anni fa, insieme a tua madre. Ora sarebbe stato molto più semplice.-
La ragazzina, già paonazza, sbarrò gli occhi senza però riuscire a dire niente. Anche Francesco era sbalordito: era stato lui a uccidere sua madre?
Linda provava a liberarsi, ma le sue mani non riuscivano a smuovere il braccio muscoloso del padre. Portò allora la mano sinistra dietro la schiena, e da sotto la maglietta estrasse il coltello che aveva mostrato poco prima, quando aveva parlato della morte della madre; con fatica evidente lo infilzò nel braccio dell'uomo per due volte prima di lasciarselo scivolare dalle mani, senza più forza.
“Linda!” gridò il ragazzo dentro di sé, senza voce per urlarlo.
Non poteva finire così. Non voleva crederci. Aveva appena promesso ai suoi genitori che sarebbe tornato, e invece sarebbe morto.
Ma come potevano salvarsi?
In quel momento, Giorgio iniziò a urlare, e la ragazzina si accasciò a terra, tossendo.
   
 
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