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Autore: polx    20/03/2017    0 recensioni
Era tale il numero di villaggi conquistati che i conquistatori stessi ne avevano perduto il conto.
La scena era sempre la stessa: i soldati dell'Esercito arrivavano, distruggevano, si impossessavano di tutto ciò che non fosse loro e trionfano. Al termine della breve battaglia, si disponevano lungo la via principale della città, come sovrani dispotici, e facevano sfilare gli abitanti sconfitti. Strattonavano nel mezzo della via donne, vecchi e bambini e ridevano dei loro parenti caduti. Il terrore tra le genti era tale da rendere superflua l'organizzazione di una squadra permanente tra le mura cittadine: nessuno si sarebbe ribellato, nessuno avrebbe minacciato la loro supremazia.
Genere: Avventura, Drammatico, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Il giorno stesso del rapimento, Timo si domandò perché mai sua madre impiegasse tanto a tornare per la cena, ma non era la prima volta che incappava in qualche inconveniente, dunque si preparò alla meno peggio qualcosa da mettere sotto i denti e andò a dormire. La vera preoccupazione sopraggiunge il giorno dopo, quando si accorse che non era rientrata. Cominciò a cercarla in lungo e in largo, immergendosi in zone della città che non aveva mai visitato e chiedendo informazioni a chiunque la conoscesse almeno di vista.
Lo fece per tre giorni di seguito, tornando sempre a casa la sera nella speranza di vederla a tavola, in sua attesa, ma non accadde e spesso si trovò a rimuginare sulla possibilità di chiedere aiuto a Igor, per poi ricordare che fosse impossibile. Questo era ciò che lo faceva sentire più stupido, perché da settimane ormai lui e sua madre vivevano soli.
Poi, durante l'ennesimo giro di angosciosa perlustrazione, un drappello di uomini in armatura e cappa rossa lo fermò per interrogarlo sul suo rapporto con un giovane di nome Tom, fratello della donna fino a poco tempo prima appartenuta al Comandante e lui, ingenuamente, rispose con sincerità. Venne allora arrestato con l'accusa di complicità nella ribellione.
Fu ammanettato e accompagnato in un accampamento militare dove venne incatenato assieme ad altri nove sospetti in attesa di essere interrogato. Timo non sapeva nemmeno come fosse un interrogatorio, ma scoprì presto le modalità tutt'altro che ortodosse impiegate dall'Esercito: ripeteva all'infinito di non sapere dove Tom fosse né cosa avesse fatto, ma era come se i suoi inquisitori non lo sentissero e per la prima volta conobbe il terrore del dolore, un dolore che doveva sopportare senza che vi fosse possibilità di sfuggirvi.
Di certo Timo non poteva sapere che Igor alloggiava in una tenda dall'altra parte dell'accampamento, e di certo Igor non sapeva che, tra i sospetti interrogati fino alla tortura dai propri sottoposti, vi fosse anche il ragazzino.
Quella sera era solo nel proprio alloggio. Stava lucidando la sua spada, ignorata per tanto tempo, quando la tenda si aprì per lasciar entrare una donna dalla bellezza dirompente, più alta e giovane di Edith, ma dai lineamenti meno fini, seppur indubbiamente più provocanti. La sua pelle era morbida e scurita dal sole, i suoi capelli corvini e lisci, raccolti in un'acconciatura di semplice eleganza, l'abito che indossava succinto e sensuale.
"Serena" l'accolse lui con indifferenza, senza alzare lo sguardo dalla lama affilata "quanto tempo".
"Proprio per questo sono venuta a trovarti. Stasera non ho clienti e ho pensato che ti servisse un po' di svago".
"Quanta premura".
Lei gli si avvicinò languidamente e gli massaggiò le spalle: "fino a due anni fa ero la tua dama preferita".
Lui rise: "dama..." ripeté in uno sbuffo divertito.
"Come te la sei cavata, lontano dalla tua gente? Ti sono mancata?" gli chiese dopo avergli dato un lungo, umido bacio sulla guancia.
"Sicuramente mi è mancato il tuo servizio".
"Non ti sei divertito dov'eri?".
"Certo che no" rispose con sorriso enfatico "non c'eri tu".
"Possiamo rimediare".
"Sì, un'altra volta".
Lei si allontanò con scatto offeso: "come sarebbe? Mi sono tenuta la serata libera per te".
"Posso pagarti ugualmente, se proprio insisti, ma stasera ho altro da fare".
"Gli uomini non hanno mai altro da fare quando mi offro a loro e tu di certo non fai eccezione" sospirò "coraggio, Comandante, distendi i nervi: non avrai più a che fare con le seccature degli ultimi anni" assicurò lei "tornano la tua gloria e il mio talento a te dedicato".
"E da me pagato" mugugnò.
"Tesoro, devo pur vivere e l'Esercito stipendia il mio servizio solo quando ho a che fare con soldati semplici e ufficiali minori. Tu sei un pezzo grosso".
"Stasera ti pagherò per le tue informazioni. Quali notizie mi porti?".
"Nulla di che. Nuovi arresti, nuovi interrogati, pochi ribelli nella rete" si fermò a pensare e improvvisamente parve illuminarsi al ricordo di un pettegolezzo ghiottissimo "so che Angus ti ha dato problemi a causa del fratello della tua donna, un ragazzo che l'Esercito crede a capo di un gruppo ribelle".
"É così".
"Quel Tom... pare che i sospetti fossero veri: ha un ruolo rilevante nella ribellione".
"Lo so" sospirò Igor "tu come lo sai?" chiese sospettoso.
"Solo un idiota non lo saprebbe. La sorella è sparita e il nipote è sotto interrogatorio da giorni".
"Cosa?" domandò lui con leggerezza, come se gli fosse sfuggito un dettaglio irrilevante, ma interessante.
"É stato il figlio della tua donna a dire che lei è scomparsa. Purtroppo non sono riusciti a estorcergli molto altro".
"Ha undici anni. Non può esser stato sottoposto a interrogatorio".
Lei rise sguaiatamente: "è nipote d'un capo ribelle. A nessuno importa quanti anni abbia".
Igor scattò in piedi e lei sobbalzò, presa alla sprovvista.
Lui ripose la spada nell'apposita fodera, ma era chiaro che quella non fosse la vera ragione del gesto repentino.
"Cosa gli hanno fatto?" chiese con pacatezza.
"Ci sono andati giù leggeri, data la giovane età. Solo qualche contusione e, sì, gli hanno mozzato due dita, ma non è mai morto nessuno per questo".
Igor fissò la propria spada con sguardo pietrificato. Si sfregò energicamente una mano sul viso, ma non riuscì a nasconderne l'improvviso pallore.
"Non preoccuparti, Igor. La tua posizione non ne risentirà: non hai più legami con quella famiglia".
"Dove si trova?" la ignorò il Comandante.
"Chi?".
"Timo".
Lei non dava cenno d'aver compreso.
"Il ragazzino! Dov'è?".
"Perché t'importa, Igor?" chiese lei evidentemente inquieta.
"Serena, voglio una risposta".
"Che hai intenzione di fare?".
Stanco delle sue divagazioni, Igor s'incamminò verso l'uscita della tenda.
"Che hai intenzione di fare?" ripeté lei, trattenendolo per un braccio.
"Liberarlo".
"Cosa? E come?".
"Chiederò aiuto a Rickard" il che voleva dire rivolgersi al Comandante affiancatogli il giorno della nota conquista, l'altro pretendente alla supervisione della popolazione sottomessa. Igor sapeva bene che continuava a lavorare per l'Esercito per pura sete di gloria, ma non ne sosteneva il modo d'operare e disprezzava la brutalità. Pur avido di potere e per questo indebolito nei propri principi, Rickard era l'unica speranza a cui Igor potesse rivolgersi.
"Andrò io" si propose Serena, sbarrandogli la strada "darò meno nell'occhio".
"Una prostituta nella tenda del Comandante che tutti sanno completamente disinteressato ai piaceri della femminilità? Di certo non darai nell'occhio" commentò con sarcasmo.
"É buio. Non mi riconosceranno. Vedranno solo una donna che cerca lavoro: potrei essere una delle ragazze nuove e nessuno si stupirebbe della mia inesperienza riguardo ai gusti di uno dei tanti uomini nell'accampamento".
"Fa come credi. Basta che alla fine di tutto io possa parlarci".
E infatti Serena tornò poco dopo, invitando Igor a raggiungere il collega ai recinti dei cavalli. Fu lì che trovò il giovane Comandante, serio e sprezzante come lo ricordava. Non a caso, l'accoglienza dedicatagli non fu delle più calorose, ma Igor l'ignorò: "concedimi una copertura di dieci giorni" andò subito al sodo.
"Perché dovrei?".
"Se non fosse per la tua ingordigia di dominio e ricchezza, ora combatteresti al fianco dei ribelli che contribuisci a inquisire. Stanno torturando un ragazzino per le colpe d'un altro ragazzino infinitamente più sciocco".
"Quel ragazzino infinitamente sciocco, col proprio zelo, ci ha causato svariati problemi".
"Di certo non è questione che riguardi il vostro interrogato".
"Il nostro interrogato" lo corresse Rickard.
"No, io lo voglio scarcerare".
"Non otterrai mai i permessi necessari".
"Non ho detto di volerlo fare legalmente" si fece più insistente "Rickard, so che tutto questo ti disgusta: mi assumo la responsabilità nel caso io venga scoperto, ma concedimi quei dieci giorni. Non ne subirai conseguenze e la tua coscienza sarà più leggera... so quanto tu ci tenga".
Quello vi rifletté a lungo, poi cedette: "una settimana. Sei partito un'ora fa con una squadra di perlustrazione, soldati semplici di cui estrarrò i nomi tra i combattenti caduti nel corso degli anni passati. Vi addentrerete nella zona grigia di cui abbiamo a lungo discusso in assemblea. L'obbiettivo è di analizzarla con la massima cautela, evitando imboscate e scontri aperti: questo giustificherà il numero esiguo di uomini e la presenza tra loro di un superiore del tuo livello".
Igor gli diede una vigorosa pacca sulla spalla: "grazie".
"Una settimana" ripeté Rickard.
"Una settimana" assicurò l'altro.
Igor si diresse con passo spedito ma il più inosservato possibile all'area interrogatori.
Nessuno badò a lui, tranne un'ombra che sgusciò alle sue spalle dal retro di una tenda scura. Lui non vi prestò attenzione, perché sapeva non esservi minaccia.
"Che stai facendo?" Serena sussurrò con angoscia.
"Te l'ho già detto" rispose lui senza prestarle attenzione.
"Ma perché?".
"Perché se lo ignorassi non me lo perdonerei" aveva raggiunto la tenda che cercava. Vi entrò senza esitazione e Serena con lui.
Timo era legato a un'asta di metallo, costretto in una posizione tutt'altro che confortevole dalle mani strette dietro la schiena e ancorate al supporto troppo basso. Non poteva vederli perché era bendato, ma sentì la loro presenza: "vi ho già detto tutto" guaì in un singhiozzo più di paura che di pianto "so che a voi può sembrare nulla, ma non c'è altro".
"Taci, ragazzino chiassoso" mormorò Igor chinandoglisi accanto per togliergli la benda.
Quella voce impietrì Timo.
Quando fu di nuovo libero di vedere, pareva comunque non credere ai propri occhi, ma era già stato ingenuo una volta e ne aveva pagato le conseguenze con l'arresto e due dita della mano. La presenza di Igor non sarebbe bastata a farlo sentire al sicuro, perché sapeva chi e cosa lui fosse tornato a essere.
Non si mostrò adirato o disperato, solo tremendamente sincero e l'unico sentimento leggibile sul suo volto era di paura: "io non so dove sia Tom, lo giuro. Ti prego, Igor, sai che non mento. Smettetela di tagliarmi dita dalle mani" implorò.
Igor lo guardò esterrefatto: "perché credi che sia qui?".
"Già due uomini sono venuti a interrogarmi. Non conosco il loro grado. So che entrano, mi tolgono la benda e cominciano a domandare. Quando non ottengono le risposte che desiderano, mi picchiano. L'altro ieri hanno cominciato a tagliar via dei pezzi. Questo fanno, ma non c'è modo per me d'impedirlo".
"Timo, io sono qui per liberarti".
Il ragazzino si illuminò: "mi hanno rilasciato".
"Certo che no, o io non sarei venuto da te nel pieno della notte, di nascosto" lo scrutò a fondo, con occhi inquieti "non credevi che sarebbe successo?".
Timo scrollò spalle e capo: "no" affermò come se fosse la risposta più ovvia al mondo "tu comandi gli uomini che mi torturano".
Poche spade nella sua vita l'avevano ferito come quelle parole, tanto che ne rimase ammutolito.
Fu Serena a parlare: "ragazzino, credo che tu sia in malafede. Mi sono già pentita di avergli detto che eri qui. Se avessi taciuto, ora non mi troverei in questa situazione orrenda... ma chi poteva immaginare?" inviò uno sguardo accusatorio a Igor, ma lui non se ne accorse neppure.
A quelle parole Timo parve rinfrancato: "allora stiamo davvero per tornare a casa" disse carico di speranza.
"Certo" assicurò il Comandante.
Timo si raschiò la gola rumorosamente, trattenendo a stento le lacrime di gioia. Per aiutarsi nell'ardua impresa, cambiò discorso, introducendo l'argomento più impellente cui la sua mente riuscì a pensare in quel momento: "mia madre è scomparsa".
"Lo so, mi è stato riferito" annuì Igor slegandolo "ci occuperemo anche di quello. Una cosa alla volta".
Timo barcollò sulle gambe intorpidite, ma si fece forza e assicurò di essere pronto ad andare.
Igor scoprì che gli avevano tagliato mignolo e anulare della mano destra.
"Bene" disse e, a un'occhiataccia di Serena che ne rimproverava la mancanza di tatto, spiegò: "scrive con la sinistra e non gli sono indispensabili nel tiro con l'arco".
Uscirono guardinghi e si diressero ai cavalli, tenuti già sellati in caso d'improvvisa necessità. Li liberarono tutti, lasciando che si disperdessero lentamente nella notte per impedire a coloro che il mattino seguente avessero scoperto la fuga del prigioniero di comprendere quante persone fossero scappate e in quale direzione. Ne trattennero tre che accompagnarono a mano fin oltre il confine dell'accampamento per poi montare in sella e allontanarsi rapidamente.
Raggiunsero la periferia cittadina che era ancora buio, ma quando Igor e Serena si affacciarono nell'abitazione di Edith, Timo non era con loro: il Comandante ritenne infatti più saggio far alloggiare il ragazzo in un luogo meno esposto a controlli e sguardi sospetti, ma il più vicino possibile, così d'averlo sott'occhio. Chiese aiuto all'ultima persona cui chiunque altro avrebbe pensato, vale a dire la vecchia Agnese, consapevole che lei comprendesse la situazione, ammirasse il ragazzo e sua madre e, soprattutto, non temesse affatto né Esercito né ribelli, ritenendosi troppo vecchia per potersi immischiare in simili battibecchi. Come previsto, lei non ebbe bisogno di spiegazioni perché, seppur creduta dai più del tutto innocua, le sue orecchie erano ovunque e nulla di quanto accaduto in quei mesi le era sfuggito. Accolse il ragazzo, cedendogli la stanza in passato appartenuto al nipote deceduto da tempo: era un ambiente tiepido e luminoso, ben riparato nel sottotetto, e Timo non ebbe da ridire. Solo, chiese a Igor di dargli informazioni su sua madre al più presto. Il Comandante glielo assicurò, facendosi promettere in cambio che, nei giorni seguenti, Timo non avrebbe abbandonato il proprio nascondiglio se non su sua stretta autorizzazione. Il ragazzino giurò solennemente ed era sincero: aveva da tempo compreso la gravità della situazione e certo non desiderava giocare col fuoco più di quanto avesse già fatto. Il Comandante era di nuovo dalla loro parte: per quanto lo riguardava, non aveva più nulla da temere.
Dal canto suo, Igor non si pentì della decisione presa, perché Timo non avrebbe apprezzato lo spettacolo in cui lui e Serena s'imbatterono: accucciata davanti al camino debolmente sfrigolante, Edith giaceva in abiti logori e insanguinati, il viso segnato da ferite e il corpo tumefatto incredibilmente smagrito.
Era svenuta o addormentata. Igor la raggiunse e le si chinò affianco, scuotendole una spalla con leggerezza.
Lei si svegliò immediatamente, ma di certo la sua mente non fu altrettanto rapida nell'acquisire lucidità: "dov'è Timo?" fu la prima cosa che chiese.
Igor le spiegò la situazione nel modo più pacato e semplice che riuscì a elaborare.
"Chi è lei?" fu la seconda domanda, ma ora la sua voce era tinta d'istintiva aggressività.
"Un'amica" assicurò Igor indicando Serena.
Lei annuì, poi si alzò sulle gambe instabili. Rifiutò l'aiuto offertole da Igor e, una volta in piedi, dovette accorgersi dello stato pietoso in chi vigeva perché parve giustificarsene: "sono arrivata un giorno e mezzo fa. Non ricordo d'aver attizzato il fuoco, ma così devo aver fatto, perché mi ci sono sdraiata davanti e sono caduta in un sonno ben più lungo di quanto immaginassi".
"Dovresti lasciarti dare un'occhiata" constatò Igor.
"No" negò lei con forza.
"Può visitarti Serena, per scoprire se vi sia qualcosa di rotto o danneggiato".
"Sono in questo stato da due giorni. Ho dormito ore per terra davanti a un camino e camminato per altrettante nel mezzo del nulla nella speranza di non farmi scoprire. Se avessi avuto emorragie interne o ossa rotte, ora sarei morta. Ciò che voglio è vedere Timo".
"Ti ho già spiegato: è al sicuro. Anche lui se l'è vista brutta, ma di certo è in condizioni migliori delle tue".
"Quando potrò vederlo?".
"Presto" assicurò Serena di getto.
"Che ti è successo?" chiese infine Igor con evidente incertezza nella voce.
Edith non rispose immediatamente. Salì il basso e ampio gradino che immetteva nella cucina e rovistò tra le stoviglie fino a trovarvi un pentolino di latta. Lo riempì d'acqua e l'appoggiò sul braciere.
"Quello che ormai capita a molti sciagurati" minimizzò infine "un povero disperato ha tentato di sfiancare il mio spirito affinché gli dessi informazioni su mio fratello".
"Quel Tom è diventato una celebrità" commentò Serena a denti stretti, come se questo potesse attutirne la voce.
"Io non ho sue notizie da settimane" ammise Edith con sincerità "avrebbe potuto tenermi imprigionata per mesi e nulla sarebbe cambiato".
"Come ti sei liberata?" incalzò Igor.
"Qualche cacciatore di taglie è probabilmente venuto a conoscenza della mia presenza in paese e ha avvisato le vicine forze dell'Esercito le quali, facile a credersi, hanno attaccato" ostentava irremovibile forza e fredda indifferenza, ma non diede loro la possibilità di scorgere il suo viso nemmeno per un istante "sono fuggita e, dato che digiunavo da quasi otto giorni... sì, quel folle sperava forse che la fame potesse far scaturire in me informazioni di cui non ero a conoscenza" spiegò scorgendo lo sguardo allibito di Serena "ebbene, avendo digiunano per quasi otto giorni, mi sono introdotta in un granaio e ho rubato qualche scorta alimentare. Scarti pessimi, probabilmente, ma in quel momento li ho trovati impagabili. Sfortunatamente, nell'allontanarmi sono stata scoperta: due uomini mi hanno fermata. Non ho ben compreso tutte le loro intenzioni. Senza dubbio, erano molteplici. Sono riuscita a scappare, poi ho camminato e camminato fino a raggiungere casa. Il resto lo sapete".
  
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