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Autore: De Bello Fautore    20/03/2017    0 recensioni
Il "De Bello Fallico" narra le gesta e le miserie di un drappello di sfigati intento a compiere la più ardua delle imprese: assassinare Giulio Cesare e diventare famosi su Internet.
Scegliendo questa storia, troverete:
- Un'avventura demenziale ricca di battute, gag ricorrenti, personaggi assurdi e citazionismo non richiesto;
- Un contesto storico odiato dai liceali, ma decisamente rivisitato per andare incontro ad ogni gusto, e senza triggerare nessuno;
- Tette;
- (No scherzavo, niente tette);
- (Però descrizioni di tette);
- Roba che dovrebbe far ridere.
Da leggere responsabilmente. Non assumere in concomitanza con altre lingue morte. Se il problema persiste, consultare il professore di latino più vicino a voi.
"Quale stoltezza, quale insanità mentale si celava in quella troia di mia madre! Proprio in cotal modo doveva nominarmi? Gnégné, come quegli assurdi comportamenti che si hanno verso i bambini, fingendo di provare ludo! Pompinus, come quelle mimiche facciali assunte nel tirare su il latte con la cannuccia!" (De Bello Fallico, Introduzione)
Genere: Avventura, Demenziale, Parodia | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Nonsense | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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DBF Cap 9

Gentili lettori, mi affogo a voi.

Come ben sapete, c’è crisi.

È ovunque, ormai. Sbuca dai pavimenti. Si materializza dall’aria. Rapisce i nostri amati concittadini (romani e non) e li rende inabili alla comprensione della Somma Opera con armi temibili e leggendarie quali i bund, i btp, lo spread e lo spray. È giusto che voi sappiate che quando mi assento dalla traduzione della Somma Opera passo il tempo a combattere questo mostro insidioso, al fianco del fu Mediaset Premier, per rendere accessibile ad ogni essere umano provvisto di occhi le peripezie del nostro amato Pompinus, di cui tutti siamo ormai estimatori.

Ok, non è una cazzata credibile, ma almeno serve per introdurre il Capitolo.

I nostri tre sono imprigionati in un’ubicazione imprecisata in fondo al maaar, in fondo al maaar. Pompinus è l’unico vigile e solenne, mentre i suoi compagni di sventura sono ormai già arrivati tra le braccia di Morfeo, la cui figlia sembra non poter essere di grande aiuto.

Il nostro eroe, com’è ben chiaro, è impossibilitato a scrivere qualsivoglia frase in questo momento, e infatti l’avventura all’interno della ignota locazione sottomarina è narrata solo dopo la fuga dalla stessa. Verrà qui in seguito riportata solo per non fare casini con la consecutio temporum, che è nota per essere molto permalosa:

Mi concentro bene sulle nostre perquisitrici, e mi accorgo che sono precisamente tre, anche se prima parevano molte più di quanto io osi ammettere.

Tengono, nelle loro candide manine pelose, delle lame affilatissime come mai ne avevo viste, e vicino a loro custodiscono con gelosia delle strane ampolle nelle quali intravedo un liquido verde di dubbia utilità. Notando il mio interesse, una di loro prende a parlare, con un accento così acuto da fracassare gli specchi d'acqua per sette anni di seguito, in barba alle superstizioni. «Beh, che hai da guardare?»

«O’ nobile antropesciola…» comincio a decantare con tutta l’eloquenza di cui dispongo. Ella m’interrompe celermente, castrando il mio sermone. «Guarda che tutta ‘sta filologia non attacca con me! Io ho fatto l’ITC: sti trucchetti da quattro sesterzi li conosco bene! E ora stai muto, che la Pratica comincerà a momenti».

«La cosa?» squittisce Decimo, ridestandosi con gli occhi rifulgenti di terrore e malizia.

«Non credo sia qualcosa che riguarda l’accoppiamento, o’ amico mio…» lo informo, sbuffando. Tuttavia, la seconda di elle mi corregge.

«Ti sbagli, o’ tu-che-parli-bene-ma-non-possiedi-niente-altro-che-possa-giustificare-un-eventuale-mio-interesse-nei-tuoi-confronti 1. La Pratica è ciò che di più doloroso e traumatico possa essere subito da un essere umano!»

«Anche peggio di un oroscopo?» chiede Tragicomix, che si è risvegliato per non rimanere solo con i suoi sogni eretici.

«Molto peggio» risponde la terza, per par condicio.

«Fermi tutti!» grido, ingurgitando litri d’acqua salata e trovando un comodo asilo politico per diversi pesciolini rifugiati. «Forse voi non siete delle concorrenti di Miss Sirena che hanno ricevuto una brutta notizia dalla direzione della gara?»

Le tre, stupite dalle mie argute parole, dapprima si guardano negli occhi, poi si mettono follemente a ridere, come se avessero letto il De Rosae Nomine due volte di fila.

«Sbagli ancora, o tu-che-parli-bene-eccetera» spiega la prima. «Non abbiamo partecipato a quel concorso: l’abbiamo organizzato! Esso è solo una copertura per il nostro piano volto a scovare tre poveri umani ammaliati dallo spettacolo, così da rapirli e poi attuare la Pratica».

«Ma non ha senso!» obietta Decimo. «Chi vuoi che venga ad assistere ad uno spettacolo di dubbia bellezza oltremarina in mezzo al mare?»

«Voi, per l’appunto!» rispondono in coro, ridendo a squarcialisca. Non credo di aver mai sentito così freddo in vita mia.

Appena ripreso il “respiro”, le sirene avvicinano le loro inquietanti lame verso di noi. Decimo sviene, Tragicomix diventa albino e i suoi caratteri sessuali secondari diventano femminili. Io, sebbene terrorizzato a morte, urlo un ultimo disperato appello. «Pietà! Pietà! Non avete ancora spiegato ai lettori cosa dovete farci!»

 (De Bello Fallico, IX)

La tensione sale, e la narrazione va in black-out. 2

Ci sono due osservazioni fondamentali da fare, prima di proseguire nella lettura.

1) Pompinus pratica l’auto-waterboarding involontario ignorando bellamente le particolari leggi della fisica sussistenti in quello strano luogo, mentre agli altri non accade nulla. Com’è possibile? La mia ipotesi, assolutamente personale, è che bisogna possedere una prescrizione della medicina marina per ottenere l’immunità respiratoria, e Decimo e Tragicomix non ne hanno bisogno in quanto il loro organismo da personaggi secondari li esonera dalle spiegazioni più complicate.

2) Viene citato un particolare scritto, il De Rosae Nomine, che sembra essere un riferimento ad un romanzo di un tale Eco che s’è sentito perfino in Kazakistan. Come detto per altre opere già citate nel corso dell’Opera (l’unica e sola), è altamente probabile che le nostre produzioni letterarie moderne siano soltanto una brutale scopiazzatura di quelle antiche. Il De Bello Fallico non mente mai, se non sotto processo.

Ora, in teoria, vi dovrebbe incuriosire cosa ci dovranno mai fare quelle casalinghe disperate con delle lame affilate come ciabatte della nonna. Pompinus ha però strappato quella pagina, allegandovi un bigliettino con su scritto “Questa pagina è disponibile solo con l’aggiornamento alla versione Premium”: ciò, ovviamente, non è credibile nemmeno per Steve Jobs. Perciò, armato di una scimitarra del dodicesimo secolo, sono corso nella mia cantina alla ricerca della pagina perduta, trovandola sepolta nell’intestino del Ratto delle Cantine. In essa è illustrato, in maniera criptica e frettolosa, quanto segue:

Le sirene, come già detto in precedenza, hanno le code di pesce marce e putrefatte. Questo perché, o’ lettori, è risaputo che dopo tre giorni il pesce puzza ed è da gettar via. Elle, ovviamente, non sono esonerate da codesto supplizio, e sono costrette a sostituire la loro coda ogni tre giorni, onde evitare spiacevoli inconvenienti durante i loro spostamenti.

Tuttavia, furbe come falchi e ambiziose come politici, le nostre sequestratrici vogliono rompere definitivamente questo ciclo continuo e al contempo fuggire da quel terribile luogo, giacché sembra che il mare non sia un bel posto in cui vivere.

Avete presente il mito del nobile Prometeo, colui che dopo aver rubato il fuoco agli dèi venne incatenato da Zeus e costretto a subire la tortura del fegato divorato e successivamente ricresciuto il giorno dopo? Noi non abbiamo chiaramente a che fare con divinità, ma le sirene affermano che il liquido in quell’ampolla misteriosa che ho visto poc’anzi è in grado di far ricrescere gli arti inferiori in un giorno soltanto. Non so bene quale intruglio alchemico fornisca tale risultato, ma pare si tratti di una soluzione di calcidotriossinoninasolfuroricatrizolfocante concentrata. 3

In buona sostanza, vogliono segarci le gambe. Ringrazio la mia buona Morfina che desiderano solo quello.

(De Bello Fallico, IX)

In barba alla nostra curiosità, Pompinus interrompe bruscamente la narrazione. Nell’Opera compaiono, in sostituzione, strani disegnini volti ad illustrare il seguito degli eventi, probabilmente scarabocchiati dalla mano poco esperta ma molto passionale di Tragicomix.

Osservando questi geroglifici, notiamo due misteriose entità che sbucano dall’alto, piombano addosso alle sirene e le mettono in fuga brandendo due spade che le torturatrici scambiano per spiedini. Una delle due figure sembra un generale fortissimo, platinatissimo e pieno di fondo tinta, mentre il suo compare è uno scricciolo decisamente poco pauroso. È chiaro che si tratta di Vercingetorigermenegildo e del suo sempiterno compagno, Rincoglionitus, che da molti Capitoli ormai ci accompagnano con i loro sketch degni del miglior Zelig.

Con uno stile fumettoso, troviamo anche un dialogo tra i nostri eroi e la strana coppia, che riporterò alla meglio qui in seguito cercando di mantenere ogni momento saliente:

«Vi ho trovato, finalmente, traditori della Patria!» grida Vercingetorigermenegildo, puntandoci la sua spada vinta con i punti del Carrefour. «Siete fuggiti come codardi, quella volta nella foresta in Gallia della quale mi ricordo solo io! Perciò perirete, qui e subito!»

«Placati, o’ sommo generale» lo adulo io. «Comprendo a fondo la tua irritazione, ma non è il momento adeguato per duellare. Le sirene torneranno presto, e sono sicuro che avranno un esercito alle loro spalle».

«Come fai a saperlo?» chiedono all’unisono Decimo e Rincoglionitus, dimostrando il loro pari acume.

«È risaputo che le donne posseggono una schiera illimitata di “amiche di bagno”, con le quali discutono del più e del meno durante un appuntamento ai servizi. Esse sono sempre disponibili quando si tratta di imprese epiche, come inseguire cinque maschioni provvisti di fallo o fare una macchinata per lo shopping agli outlet. Le sirene, in quanto possedenti estrogeni, non sono da meno, e pertanto sono sicuro che emuleranno le loro cugine terrestri».

Vercingetorigermenegildo cogita per qualche istante, poi risponde. «Sia fatta la tregua volontà. Fuggiremo di qui, poi vi massacrerò come è giusto che un magno generale romano come me debba fare!»

 (De Bello Fallico, IX, intermezzo fumettoso)

Detto ciò (che in fondo non è molto), Vercingetorigermenegildo libera i nostri malcapitati e trovano, con una botta di culo da fare invidia a Gastone Paperone, l’uscita dell’oscuro locus amenus.

Arrivati in superficie, il gruppo si ritrova senza mezzi di trasporto e prossimo alla cattura da parte delle antropesciole. Pompinus, giocando d’astuzia, fa un corso accelerato al culto di Morfina ai due temporanei compagni, implorando loro di pregarla per ottenere un’imbarcazione. Titubanti, i due militari accettano, e tutti insieme appassionatamente iniziano a venerarla e ringraziarla nei più diversi modi che non citerò per rispetto del pubblico pudore.

Magicamente, i cinque ricevono una zattera e un maremoto. Quest’ultimo, naturalmente, serve per dare carburante all’improvvisata imbarcazione, in quanto anche ai tempi imperversava la crisi: i motori nei cavalli costavano tantissimo.

Durante il surfing, com’è previsto dal nostro eroe, le sirene iniziano ad inseguirli con lo stesso impeto di quando ci si accalca in un treno pieno o quando si è in fila per un concerto. Pompinus ci enumera la quantità delle creature alle loro calcagna: circa tremila, duemilanovecento delle quali erano convinte di inseguire Vasco Rossi, che già ai tempi intonava jodel incomprensibili durante le celebrazioni dei trionfi. 4

L’inseguimento, durato per molte e impetuose ore, conduce i nostri eroi alle porte dell’Urbe Eterna. «Era ora, porco Giove!» esclamano all’unisono, ma non riescono a godersi l’emozione della prima vista, seppur ridotta, della magnifica capitale, a causa dell’imminente femminil problema. Tragicomix, con l'occhio allenato di un astronomo astrologo, indica un’insenatura nella roccia del promontorio, e Vercingecopincolla gira il timone con una violenza brutale, facendo virare la zattera ad angolo retto e, attraverso un rapido calcolo di cateti e ipotenusa, indirizzare il gruppo verso la salvezza.

Nel frattempo, Pompinus osserva i soldati romani che vengono spiegati a difesa del porto, pronti a scagliare frecce, catapultare massi e in generale bombardare con qualsiasi mezzo gli intrusi e le mitologiche donne. Gnégné dedica un piccolo paragrafo a questa epica scena:

Vivo il mio primo momento nei pressi del suolo romano con l’adrenalina in circolo, e non con l’atteggiamento riflessivo che mi ero aspettato. Non ho modo di vedere molto della battaglia che viene condotta nel porto, ma quei pochi istanti sono per me indimenticabili: centurioni pronti con i loro scudi rettangolari e gli elmi col pennacchio, cuori orgogliosi e impavidi, e le sirene in preda agli ormoni che si scagliano su di loro, ignorando l’originale scopo della loro caccia.

Molte di esse furono sgozzate, molte decapitate, molte invitate a cena sia come ospiti che come portata secondaria. Decimo, nonostante sia agganciato alla zattera per non volare via, applaude nel vedere un sacchetto di spazzatura napoletana precipitare contro le antropesciole, mettendone in fuga diverse.

Prima dell’oscuramento della mia vista a opera dell’insenatura, assisto al toccante momento in cui, all’unisono, mille centurioni ruggiscono «Alla pugna!» per caricare i loro muscoli; uno solo, subito dopo, strilla «Alla pugnetta!», scappando nei pressi di un vespasiano.

 (De Bello Fallico, IX)

Un piccolo appunto: già all’epoca, il capoluogo della provincia campana godeva dei privilegi che l’ecocamorra le concedeva, mentre Roma, dall’alto del suo potere, ne approfittava selvaggiamente. 5

Giunti all’interno del fiordo laziale, i cinque approdano in una piccola spiaggetta e continuano a correre. Infatti, talune sirene sono riuscite ad infilarsi all’interno dell’insenatura, favorite dalla spinta causata dal maremoto. Addirittura, talune di esse piombano addosso a Gildo e Rincoglionitus, facendoli ruzzolare a terra e obbligandoli allo scontro frontale. 6

Decimo, pieno di coraggio e spirito altruista, corre fino alla fine della strada gracchiando come una pollastra, mentre Tragicomix e Pompinus s’arrestano preoccupati per i loro compagni usa e getta:

«Gildo! Rinco!» grido, ormai confidenziale. «Tenetelo duro! Veniamo ad aiutarvi!»

Nel sentire le nostre parole, il generale alza lo sguardo, facendo ondulare i suoi piastratissimi capelli. «Fuggite, sciocchi! A queste cagne ci pensiamo noi!»

«Ma Gildo, sono dei pesci!» commenta Tragicomix. Sono costretto a tacerlo con una gomitata, sicché i suoi volgari commenti rovinano l’epicità del momento.

«Non pensate a noi» aggiunge Rincoglionitus. «Io non posso morire senza un preciso ordine del generale, ed egli stesso è destinato all’incontro con la morte nel Capitolo XI, come è già stato presagito!»

Benché inizialmente titubante, sono facilmente persuaso da questo accorgimento, e col mio compagno ci voltiamo per raggiungere Troiaio. Vercingetorigermenegildo, nel vederci scomparire, aggiunge delle parole che non dimenticherò finché avrò fiato in corpo:

«Gnégné, salutami il mio amico Cesare!»

I due compagni raggiungono così Decimo, che nel frattempo aveva ripitturato le pareti del fiordo in uno stile ligneo post-impressionista e ristrutturato la spelonca a suon di testate motivazionali. Recuperata la via verso la pianura, il trio si ritrova a passeggiare in una via del porto, e dopo pochi metri giunge al centro di una piazza brulicante di legionari romani e comuni cittadini incazzati. Questi ultimi li assalgono brutalmente, li bastonano, li rendono incoscienti, li legano e ripetono tutti quei cliché tipici dei sequestratori umani e non.

Qui, cari lettori, vi devo lasciare.

Orsù, fate almeno finta che vi sia piaciuto! Tornerò presto con il prossimo Capitolo, non preoccupatevi.


  1. la parola latina Impotentus, -e è di difficile traduzione, pertanto ho dovuto riportare una definizione estesa. Perdonate la mia poca abilità nella prosa, ma per ovviare a tale mancanza mi farò prossimamente punire da una domatrice di leoni barbuta.

  2. se non l'avete capita, vi suggerisco un corso di potenziamento di Fisica impartito attraverso chiodi, torture cinesi e puntate di Colorado.

  3. un elemento chimico ottenuto dal miscuglio di una ciabatta usata da un bradipo di fiume con della carbonella da barbecue portata allo zero assoluto.

  4. il De Bello Fallico, come sapete, è divertimento ma anche cultura: beccatevi sta paggina di Kiwipedia e accademizzatevi anche voi.

  5. pur misconoscendo gli scandali orribili che hanno investita la Città Eterna, ad esempio "Gallia Capitale".

  6. non è ben chiaro perché abbiano scelto proprio loro due, ma probabilmente a causa del loro indiscusso sex appeal.

   
 
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