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Autore: Araba Fenice    21/03/2017    0 recensioni
Chiuse gli occhi ed inspirò profondamente, concentrandosi sul proprio battito cardiaco.
Tu-tum. Tu-tum. Il sangue che le scorreva nelle vene sembrava iniziare a ribollirle dentro le orecchie. Tu-tum. Tu-tum. Quella sensazione pungente, la riconosceva. Un fastidio misto a piacere si impossessò lentamente di lei.
Genere: Avventura, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Un po' tutti
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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2.

 

 

I suoi passi rapidi e silenziosi la portarono ben presto lontana dal campo di battaglia. Non riusciva a togliersi dalla testa i tre guerrieri con l’ uniforme azzurra. E la ragazzina…. si era pentita di non averla potuta portare via, o quantomeno evitare che cadesse nelle mani di quei tre. Chissà cosa le avrebbero fatto; quasi sicuramente niente di piacevole, aggiunse subito dopo. “Gli uomini sono lupi”, pensò freddamente. Scrollando la testa, allontanò quei pensieri nefasti continuando a fissare l’ oscurità di fronte a lei. Percepì con sollievo la fresca aria notturna che le sfiorava il volto, ora che si era abbassata la sciarpa e il copricapo lasciando liberi sulle spalle i lunghi capelli rubino. Rallentò la corsa, trotterellando e infine fermandosi sul tetto di quella che era, almeno momentaneamente, la sua residenza. Una locanda semplice, senza troppe pretese, che offriva pasti decenti e un giaciglio caldo, sufficienti per ritemprare le membra era tutto quello di cui aveva bisogno. Non era abituata allo sfarzo, né avrebbe desiderato sperperare i pochi soldi che aveva con qualcosa di più elegante. Mantenere un basso profilo, questo era ciò che si era promessa, almeno per quanto fosse possibile visto il suo aspetto fisico che non passava certo inosservato. Il colore dei suoi capelli e dei suoi occhi era molto particolare, troppo particolare, e la statura non proprio minuta faceva sì che spesso la gente le riservasse attenzioni non volute. Specialmente gli uomini, almeno le pochissime volte in cui si mostrava al mondo vestita da donna. Per questo preferiva vestirsi da uomo. Meno scocciature, più libertà di azione. Socchiuse gli occhi verdi e si passò lentamentele le dita fra i capelli ondulati, scostando una ciocca che le copriva parzialmente il volto accaldato.Si sedette a gambe incrociate sul tetto e stiracchiò le braccia, guardando pigramente la luna.
La sua mente volò ai ricordi dei mesi precedenti al suo arrivo a Kyoto e un senso di oppressione nauseante le salì in gola. Non desiderava ricordare cosa le era accaduto, ma era proprio in virtù di quegli avvenimenti che adesso si trovava lì, a caccia, decisa a vendicarsi. Se anche non avesse potuto riprendersi la vita che le era stata sottratta, si sarebbe ripresa almeno l’ onore.
Alzando appena il capo scrutò le stelle che brillavano fredde e lontane. Un sorriso malinconico le increspò le labbra mentre, senza pensare, allungò una mano verso il cielo quasi per afferrarne una. Socchiuse le dita di fronte a sé e si ritrovò a fissare un pugno vuoto e tremante. “Così vicine, eppure così lontane...”
Si alzò lentamente e con un ultimo sguardo al cielo terso scese silenziosamente dal tetto e rientrò nella sua stanza dalla finestra accostata.
Senza nemmeno svestirsi si gettò sul futon, chiuse gli occhi e si addormentò subito, sprofondando in un nero sonno senza sogni. Una nuvola solitaria coprì la luna, offuscandone il chiarore per un momento e annegando il mondo nell’ oscurità.

 

La nuvola che stava pigramente passando di fronte alla luna rese il mondo circostante completamente buio per quella che a Sanosuke sembrò un’ eternità.
Il giovane guerriero, poggiato al portone semichiuso del quartier generale, sembrava aspettasse qualcuno. Braccia incrociate al petto, osservava la strada di fronte a sé con fare annoiato. Uno sbadiglio sonoro spezzò il silenzio notturno.
“Avrei preferito di gran lunga uscire con gli altri che rimanere di guardia qui” pensò mentre continuava a perlustrare l’ oscurità che si stava infittendo. Non aveva visto niente fuori dall’ ordinario… niente, a parte quattro mostri assetati di sangue che pochissimo tempo prima erano riusciti a scappare dalla loro custodia e scomparire urlanti tra le vie della città.
Non gli piaceva per niente quello che stava accadendo. Proprio per niente. E la questione era talmente spinosa, complessa e segreta che anche i capitani non ne parlavano quasi mai, e quando lo facevano era solo fra di loro. Nessuno doveva sapere quello che stava succedendo. Nessuno. Nemmeno i soldati ordinari. Gli ordini erano stati chiari e lapidari: chiunque ne fosse venuto a conoscenza avrebbe dovuto essere essere messo a tacere immediatamente.
Un rumore di passi lontani destò la sua attenzione e, impugnando la lancia accanto a sé si volse verso il rumore che si avvicinava inesorabilmente. In quel momento la luna tornò a illuminare la notte e fece risplendere nell’ oscurità gli haori azzurro cielo. Sanosuke abbassò l’ arma riconoscendo i suoi compagni; sembrava non fossero stati feriti, almeno a giudicare da come camminavano. Notò poi che portavano qualcosa con sé, qualcosa che si rese conto essere una persona svenuta. Hijikata intercettò il suo sguardo e, non dandogli tempo di aprire bocca, grugnì un ordine passando di fronte a lui ed entrando nel quartier generale: - Sanosuke, chiama a raccolta gli altri capitani. Dobbiamo parlare. -
Il giovane sgrana gli occhi mentre guarda Souji e Hajime sfilare dietro di lui senza dire una parola. Percependo la gravità della situazione si appresta ad eseguire l’ ordine ricevuto, non senza gettare uno sguardo incuriosito alla persona che Souji stava trasportando sulla spalla destra rendendosi conto che era un ragazzino. Ancora più confuso si avvia verso gli alloggi privati dei capitani, scomparendo velocemente dalla vista.

 

- Toshi, riporta brevemente cosa è accaduto stanotte – una voce calma e paterna interrompe il silenzio, volgendo lo sguardo verso un accigliato Hijikata. Colui che aveva appena parlato era Isami Kondou, il Comandante ed ispiratore del gruppo dei guerrieri che, silenziosi, aspettavano composti una spiegazione dopo essere stati chiamati a raccolta.
I giovani capitani volgono lo sguardo verso l’ uomo dai lunghi capelli neri, che riporta con poche parole l’ inseguimento e la breve ma sanguinosa battaglia contro i mostri.
- Abbiamo due problemi adesso – riprende poi, osservando i presenti con i suoi severi occhi viola.
- Un moccioso che è rimasto per chissà quale motivo coinvolto nella rissa e che abbiamo portato qui in modo almeno da controllarlo visto che ha assistito a tutta la scena…. -
- E un killer dalle capacità superiori alla media, che ha fatto fuori due dei mostri che stavamo inseguendo e che ci è scappato da sotto il naso, probabilmente spaventato dalla mia bravura – aggiunge Souji con tono irriverente, piegando appena le labbra sottili in un sorriso di scherno e poggiando il mento sulla mano, mostrando di divertirsi immensamente di fronte alla sorpresa dei suoi compagni.
- C’ era qualcun altro oltre a voi? Ed è scappato? - quasi con un grido di sorpresa un giovanissimo guerriero seduto alla sinistra di Souji si rivolge a lui, sgranando gli occhi turchesi ed osservando alternativamente lui e Hijikata. Scuote incredulo il capo, facendo ondeggiare i lunghissimi capelli castani raccolti in una coda.
- Ehi ragazzino, non eccitarti troppo – dice scherzosamente un altro dei presenti, un uomo dalla corporatura massiccia, dando allo stesso tempo una spintarella alla spalla del giovane.
- Shinpachi, piantala – risponde in malo modo il giovane, tirandogli giù con un movimento secco la bandana verde che teneva sempre legata in fronte e coprendogli così gli occhi. L’ uomo grugnisce infastidito e fa per accapigliarsi con il ragazzo dalla lunga coda quando una mano, da dietro, ne blocca il movimento.
- Fatela finita voi due – sbuffa infastidito Sanosuke che si era seduto dietro i suoi due amici dopo essere entrato con loro nella sala. - Ascoltate cosa hanno da dire, invece di accapigliarvi continuamente… e tu, Heisuke, non stuzzicare il vecchio… lo sai che non resiste alla tentazione di darti fastidio – commenta a bassa voce avvicinandosi al ragazzo dai lunghi capelli.
- Avete finito di divertirvi? - il tono di voce di Hijikata zittisce i presenti, che tornano a sedere composti e in attesa di nuove informazioni.
- Le notizie che ci avete portato sono indubbiamente di importanza non indifferente per la nostra causa – una voce sottile e gentile interviene a spezzare il silenzio che si era creato. Chi aveva parlato era un uomo seduto alla sinistra del Comandante Kondou, un uomo dall’ apparenza gentile ma che sembrava nascondere dietro un paio di occhiali dalle lenti rotonde due occhi castani intelligenti ed indagatori, a cui nulla sfuggiva. - Visto che non possiamo lasciare trapelare ciò che stiamo facendo per conto dello Shogunato, il fatto che ci sia un testimone oculare là fuori non potrà che crearci problemi. Fortunatamente l’ altro è stato catturato ed affidato a Genzaburou, ma dovremo decidere cosa farne – disse pacatamente rivolgendo lo sguardo verso Hijikata e Kondou. I due uomini rimangono in silenzio, non volendo decidere in quella sede il destino del malcapitato ragazzino.
L’ uomo con gli occhiali sospira leggermente e si rivolge a Hajime che era rimasto silenzioso per tutto il tempo. - Saito-san, non hai niente da aggiungere? -
Saito socchiude leggermente gli occhi: - Siamo arrivati sulla scena del combattimento dopo Okita, e due mostri erano già stati uccisi. Dalle ferite riportate sembra sia l’ opera di un maestro spadaccino. Tagli netti e precisi, mirati al cuore. Nessuna altra ferita visibile. Chi ha ucciso i Rasetsu probabilmente conosceva i loro punti deboli, quindi è possibile abbiamo a che fare con qualcuno che ne conosce il segreto. Non abbiamo visto né sentito niente fino a quando un’ombra nera è fuggita di fronte a noi, portandosi sui tetti e fuggendo nella notte. Un ninja, probabilmente. - Il freddo e dettagliato resoconto di Saito lascia tutti ammutoliti.
L’ uomo con gli occhiali sorride lievemente, compiaciuto dalla precisione e professionalità di Saito.
- Sannan-san, sei tu quello che dovrebbe prendersi cura dei poveri disgraziati, non è così? Eppure te li sei fatti scappare - interloquisce Souji, guardando l’ uomo con gli occhiali con uno sguardo fra il divertito e il provocatorio.
Sannan sospira e, portandosi i lisci capelli dietro l’ orecchio con un movimento fluido e lento, risponde quietamente alla provocazione.
- E’ stata una mia svista se i Rasetsu sono scappati, e di questo me ne assumo piena responsabilità – dice, lanciando uno sguardo addolorato a Kondou – ma avevo bisogno di verificare l’ esattezza delle mie ricerche ed ho dovuto aumentare la dose… -
- E questo è stato il risultato – riprende testardamente Souji, apparentemente in vena di litigare.
- Siamo qui per discutere altro – Kondou interviene, percependo che la tensione fra i due stava crescendo e smorzando l’ atmosfera con un sorriso bonario.
- Dobbiamo scoprire chi sia quel ninja e sapere cosa sa dei Rasetsu. Potrebbe essere una mera coincidenza ma non possiamo rischiare che il collegamento fra noi e i mostri sia scoperto. Non possiamo permetterci il lusso di lasciare a piede libero qualsiasi testimone. D’ora in avanti le pattuglie notturne saranno fatte da due squadre e i capitani dovranno stare in coppia per evitare di essere presi di sorpresa. -
Gli ordini erano secchi e chiari, e i capitani annuiscono in silenzio.
- Domani Heisuke coprirà la ronda mattutina, Shinpachi quella pomeridiana mentre Souji e Sanosuke quella notturna – riprende poi, guardando negli occhi i suoi uomini. - Saito rimarrà di guardia alla base. -
- Agli ordini, capo – proferisce fra i denti Souji, stringendo la spada che aveva lasciato appoggiata alla parete accanto a sé. Non se ne separava mai.

 

Dopo che i capitani lasciarono la stanza, Hijikata e Koudou rimangono da soli. L’ unico suono che si ode è lo scoppiettio di una lucerna a olio nel centro della stanza, poggiata sul pavimento. Entrambi sono scuri in volto e sembra stiano soppesando gli eventi della serata.
L’ uomo dai lunghi capelli corvini è il primo a spezzare il silenzio.
- Isami – la voce di Hijikata è fredda – non credo che continuare le ricerche sui Rasetsu sia una buona idea. Questa cosa ci sta sfuggendo di mano, e ho la sensazione che siamo usati – il tono cercava di non tradire la preoccupazione, ma Kondo conosceva il suo amico fin troppo bene.
Sospirando guardò Hijikata negli occhi e, con un sorriso amaro, risponde: - E’ lo Shogun in persona ad averci dato questo ordine. Non possiamo esimerci. Lo sai bene, Toshi – la risposta secca lascia Hijikata in silenzio. Dopo aver riflettuto su quelle parole, il Vice Comandante si alza in piedi e si appresta a lasciare la sala non prima di voltarsi verso Kondou. Con una mano poggiata sulla porta scorrevole proferisce: - Sai bene che ti seguirò ovunque, Isami. Spero solo che il nostro sacrificio valga a qualcosa. - Con queste fredde parole Hijikata lascia la stanza, chiudendo silenziosamente il pannello dietro di sé e lasciando Kondo da solo, a fissare la fiammella della lucerna che gettava ombre lugubri sulle pareti.

 

Il sole del mattino la svegliò di soprassalto. Una lama di luce penetrava dalla finestra rimasta semiaperta dalla sera precedente, scaldandole il volto e facendole aprire gli occhi.
“ Non mi sono nemmeno svestita ieri...” pensò la ragazza, osservando con occhi assonnati il suo abbigliamento. Non si era nemmeno tolta le fasce alle mani, prima cosa che faceva non appena tornata da una missione. Sospirando stancamente si alzò e si trascinò alla finestra, aprendo del tutto le imposte. Osservava la strada sottostante piena di vita, di grida di bambini e di mercanti, di negozi. Tutti sembravano così felici, tutto sembrava così perfetto. Eppure durante la notte quelle stesse strade si tingevano di rosso, di sangue, di morte.
Scrollando il capo si avvicina alla sua bisaccia da viaggio e ne estrae un semplice vestito maschile, hakama grigia da vestire sopra un kimono verde, senza nessun tipo di decorazione. Si veste velocemente, raccogliendo poi i capelli in una lunga coda ed afferrando un cappello di paglia che indossa mentre scende le scale.
La locanda aveva una piccola sala da pranzo di fronte alla cucina dove gli avventori stavano già accomodandosi per mangiare un piatto veloce, prima di riprendere il cammino.
Si avvicina alla moglie del padrone di casa e chiede sottovoce un piatto di dango, il suo cibo favorito, e té verde. La donna si inchina gentilmente e scompare in cucina, abbaiando ordini ai cuochi affinché preparassero la pietanza.
Osserva per un attimo l’ ingresso della cucina dove la donna è scomparsa e, sbadigliando leggermente, esce sulla strada ed osserva il trambusto della città. Inspira a pieni polmoni l’ aria mattutina quando sente come un mormorio di disapprovazione e paura sollevarsi attorno a lei. La gente sembrava impaurita ed arrabbiata, e notò persone sussurrare fra sé, gettando sguardi timorosi alla strada.
“Cosa sta accadendo? Cosa hanno visto?” fece appena in tempo a pensare mentre si volta verso il punto da cui sembrava provenire l’ odio della gente.
Quello che vide la lasciò di stucco, paralizzata sul posto.
Un gruppo di samurai, forse 20 guerrieri in tutto, stava sopraggiungendo. Camminavano in squadra, come facessero parte di una pattuglia. A capo di questa pattuglia vi era un giovane guerriero, forse nemmeno ventenne, dai lunghi capelli castani raccolti in una coda e lo sguardo fiero e sicuro di sé fisso sulla strada di fronte a lui.
Tutti questi samurai portavano la stessa uniforme, uniforme che riconobbe immediatamente e che la fece indietreggiare di un passo. Era azzurra, come il cielo mattutino, e i bordi decorati da motivi geometrici la rendevano inconfondibile.
A bassa voce, senza distogliere gli occhi da quello che sembrava il capitano, la ragazza chiese a bassa voce ad una anziana signora alla sua destra chi fossero quei samurai.
La signora, abbassando gli occhi e portando una mano alla bocca, disse quasi tremando di paura: - Non conosci i lupi di Mibu? Assassini sanguinari che usano la protezione dello Shogun per terrorizzare la città. Si fanno chiamare Shinsengumi – e così dicendo si ritira verso il muro della locanda, osservando con timore la sfilata dei samurai.
La ragazza guarda i guerrieri con occhi sgranati. Ecco perché quella divisa. Erano un corpo militare organizzato, e a quanto pare al servizio dello Shogunato.
La pattuglia sfilava proprio di fronte alla locanda e nonostante il timore generato dalla loro presenza, li continuò ad osservare. Il giovane a capo della pattuglia sembrò percepire che qualcuno lo stesse guardando e si volse di scatto, socchiudendo gli occhi turchesi e incontrando i suoi.
La guardò per un attimo, tornando poi immediatamente a fissare la strada di fronte a sé. La gente si scostò al loro passaggio, rendendo la pattuglia quasi una processione.
Li continuò ad osservare fino a che le azzurre uniformi non sparirono in lontananza.

“Shinsengumi...” pensò lei, gettando un’ ultima occhiata alla strada prima di tornare dentro la locanda, richiamata dal profumo dei dango appena preparati.

 

  
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