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Autore: Danmel_Faust_Machieri    22/03/2017    1 recensioni
Dante Sancassani è un ragazzo come tanti altri: vive a Como, frequenta l'ultimo anno del liceo scientifico, è un eccellente mediano ed ha un rapporto molto difficile con il padre a causa del quale odia ogni genere di letteratura.
Eugenio Sancassani è un padre assente e lui se ne accorge con le lacrime agli occhi; professore di letteratura italiana all'università di Bergamo e con essa cercherà di riavvicinarsi al figlio che tanto lo odia.
Una lotta condotta tra sguardi e parole alla ricerca di un legame solo all'apparenza infranto.
Genere: Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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La sveglia ruppe l'illusione del sogno, in breve tutto era sparito lasciando nella mente una sensazione di vuoto, come la vista di una stella cadente che svanisce all'orizzonte. Il ragazzo si alzò dal letto e, con una lentezza sconcertante, riuscì ad alzarsi dal letto e a zittire la sveglia. Provò inutilmente a scavare nella sua mente nella speranza che anche una sola immagine riaffiorasse anche solo sfuocata ma ogni tentativo fu vano. Si lasciò cadere mettendosi a sedere sul materasso e rimase così, fermo, a contemplare l'oscurità della sua camera. Uscì dalla stanza, andò in bagno, e guardandosi allo specchio iniziò a sciacquarsi la faccia: Dante Sancassani era un ragazzo che aveva compiuto da poco i 18 anni, era di poco più alto della maggior parte dei suoi compagni, portava i capelli neri di una lunghezza medio-lunga e aveva gli occhi verdi, scintillanti come due smeraldi. Dopo essersi dato una lavata indossò il suo tipico abbigliamento da primo giorno di scuola: jeans blu scuro, maglietta nera con il logo del Como Calcio e una felpa cremisi. Si guardò nuovamente nello specchio dopo essersi tirato su il cappuccio: i capelli neri erano abbastanza scompigliati come piaceva a lui mentre i suoi occhi riflettevano ancora la stanchezza data da quell'ora. Abbassò il cappuccio prese lo zaino e andò al piano di sotto per fare colazione. Dante abitava a Como sulla via sant'Abbondio in un appartamento che si sviluppava su due piani, scese le scale e subito si diresse verso la cucina dove sua madre stava cullando tra le sue braccia la sorellina di Dante mentre aspettava che venisse su il caffè. Non appena vide il ragazzo entrare in cucina subito lo salutò con un sorriso incantevole -Buon giorno Dante-.
La madre di Dante si chiamava Teresa Proserpio, era originaria di Lecco, aveva 46 anni, era la responsabile di un negozio di arredamento in centro ed era una donna molto bella: aveva dei lunghi capelli castano-chiaro che le arrivavano fino alle spalle e dei profondissimi occhi azzurri che si erano poi replicati sul viso di Saffo, la figlia più piccola che ora dormiva nuovamente tra le braccia della madre.
-Buon giorno mamma- rispose lui sbadigliando.
La donna spense il fuoco e, afferrata la caffettiera, versò il liquido in due tazzine; Dante prese una delle due e la bevve quasi d'un fiato per poi mangiare un paio di biscotti.
-Sei pronto per questo ultimo primo giorno di scuola?- domandò sua madre alludendo che quello sarebbe stato il primo giorno dell'ultimo anno di Dante come liceale.
-Bah… Lo scopriremo più tardi a scuola- rispose il ragazzo serenamente per poi farsi più cupo e domandare -Il vecchio è già partito?- 
La madre lo guardò cercando di nascondere la tristezza dietro un sorriso particolarmente spento. Dante era solito chiamare suo padre come "Il vecchio": si chiamava Eugenio Sancassani ed era docente di Letteratura Italiana all'università di Bergamo, aveva già compiuto 50 anni e i suoi capelli neri lentamente si stavano tingendo di grigio nonostante continuasse a tenerli di media lunghezza, aveva gli occhi marroni e le rughe avevano iniziato a rendere il suo viso più severo di quanto in realtà non fosse. Eugenio la mattina non era mai a casa perché doveva arrivare in macchina fino a Bergamo per svolgere le sue lezioni e spesso si tratteneva in dipartimento fino al primo pomeriggio per cui compariva a casa solo intorno alle 16:30. Oltre a questa sua parziale assenza dalla vita domestica, Dante non era mai stato in buoni rapporti con il padre che, tra l'altro, gli aveva affibbiato quel nome: secondo Dante il suo vecchio era un utopista invasato e arrogante che viveva più sulle pagine dei suoi libri vecchi e polverosi piuttosto che nel mondo reale; lui, d'altro canto, era il suo opposto: mediano dal fiato buono, una mente logica abilissima in matematica e stufo di tutti quei nomi di scrittori che si erano limitati a scrivere innamorati solo di sé stessi e di quello che credevano di aver capito.
-Vabbé io vado!- disse il ragazzo mentre si dirigeva verso la porta di casa.
-Pensi di tornare per pranzo o mangi fuori con Fabio e Alessandro?- domandò la madre lasciando a metà la tazzina del caffè.
-Non lo so; in caso ti invio un messaggio- e così dicendo madre e figlio si salutarono prima che lui svanì dietro alla porta ritrovandosi catapultato nel mondo surreale di Como alle 6:58 di metà settembre.
Oramai era tutto ricominciato, esattamente come tre mesi prima era finito. Como a metà settembre sembra un mondo mai sveglio, un mondo che si lascia cullare dal lago nonostante il freddo che piano piano si impadrona della vie e delle piazze. Dante aveva affretto il passo dato che, da qualche minuto, una leggera pioggerella si stava divertendo ad inzuppare tutte le persone che uscivano di casa. 
-Proprio il giorno migliore per dimenticare l'ombrello…- Pensò il ragazzo ormai giunto alla fermata della corriera C20. Non appena la corriera arrivò il ragazzo vi salì a bordo togliendosi il cappuccio e provando a scrollarsi di dosso un po' di acqua piovana. Il ragazzo iniziò a guardarsi intorno finché non vide due ragazzi, uno difronte all'altro, che stavano tenendo occupati due posti accanto a loro: uno dei due ragazzi aveva i dei capelli corvini abbastanza corti, indossava una maglia nera con il logo dei Nirvana, una camicia rossa a quadri e un giubbotto dello stesso colore, stava ascoltando la musica dall'ipod e Dante, che si trovava al minimo a 4 metri da lui, riusciva distintamente a sentire le note di Innuendo dei Queen provenire dalle sue cuffie. Il ragazzo che aveva difronte invece indossava una felpa militare con delle tonalità sul grigio, gli occhi di un azzurro molto chiaro e i capelli ricci di un colore castano, stava tenendo il tempo della canzone che ascoltava l'altro ragazzo con la mano destra rendendo visibile il braccialetto del Como che portava al polso: quei due erano i migliori amici di Dante: Guido Mangia e Alessandro Seramondi.
Dante si avvicinò a loro; appena lo vide arrivare Alessandro sorrise salutandolo mentre Guido non si era  ancora accorto di nulla a causa delle note che risuonavano nella sua testa a un volume forse troppo alto. Il ragazzo si sedette accanto a Guido che sobbalzò per l'inaspettata comparsa.
-Vuoi vedermi morire prima di arrivare a scuola?- esclamò allora togliendosi le cuffiette dalle orecchie.
-Non è colpa mia se ascolti la musica a un volume così assurdo- rise Dante mentre si stiracchiava le braccia.
-Mpfui- sbuffò il ragazzo appena canzonato interrompendo la musica e riponendo l'ipod nella tasca del giubbotto -Comunque… Pronti a ricominciare?-
-Sinceramente sarei stato meglio in vacanza... Poi con questo tempo mi sale una depressione che mai- rispose Alessandro osservando le vie di Como fuori dal finestrino.
-Ma sì... Alla fine vedrete che ci divertiremo- sorrise Dante -L'importante è non avere quella palla della Onestini alla prima ora-
I tre risero insieme mentre la corriera si fermava lentamente davanti al liceo scientifico-linguistico Paolo Giovio.
-Speriamo che il cielo ce la mandi buona anche questa volta- aggiunse Guido mentre i tre iniziavano a scendere insieme agli altri studenti del liceo.
-Massì dai- disse Alessandro guardando le facciate gialle dell'edificio interrotte regolarmente dalle verdi persiane -alla fine dicono tutti che la quinta non è poi così difficile-.
Alessandro aveva ragione: la quinta superiore non è una classe così difficile presa singolarmente; ormai dei professori si conoscono fisse e abitudini, ci si è già scontrati contro il grande cambiamento che coinvolge l'ingresso nel triennio, ma il vero problema della quinta è rapportarsi con quello che succede intorno: in quinta si è maggiorenni, si inizia a capire quello che ci circonda, i veri sentimenti che si affollano nel tuo cuore facondo ondeggiare tra la gioia di un bacio rubato e lo sguardo distaccato di un rifiuto… ma, alle volte, tutto questo mondo diventa incomprensibile per noi stessi. Inizi a crescere. 
Giunti difronte ai cancelli del liceo i tre si accorsero immediatamente della fiumana di gente che sgomitava pur di entrare nell'edificio occultando quasi interamente il portone principale. Gli amici si scambiarono rapide occhiate complici e, scavalcati il muretto e la ringhiera che cingevano il prato intorno all'edificio, si incamminarono verso la destra dell'istituto. Ai ragazzi piaceva molto quella scuola, non solo in quanto si erano praticamente conosciuti fra quelle mura, ma anche perché era oggettivamente un liceo bello. 
I ragazzi erano nel giardino e si stavano dirigendo verso la destra di questo in cui si trovava il campetto da basket, superatolo proseguirono verso il fondo arrivando davanti al campetto di calcio a sette in cui si svolgevano i tornei scolastici e dove i ragazzi passavano la maggior parte delle ore di ginnastica.
-Vinciamo anche quest'anno il torneo vero?- domandò Alessandro fissando negli occhi Dante.
-Certo che lo vinciamo anche quest'anno… Anche se è arrivato il momento di trovarci una punta decente…- rispose l'amico guardando di sbieco Guido e ridacchiando.
-Uff… Va bene che giocate nel Como ma siete comunque troppo pretenziosi…- sbuffò il terzo ragazzo sorridendo.
Dante e Alessandro infatti erano iscritti alla primavera del Como calcio ed erano anche due titolari della formazione: Dante giocava mediano mentre Alessandro aveva il ruolo di difensore centrale. Inutile dire quanto fossero avvantaggiati nei tornei scolastici nonostante il resto dei ragazzi della classe (guido compreso) non fossero abilissimi in quello sport.
-Massì dai! Anche quest'anno ce la portiamo a casa Beppe- iniziò a dire Dante imitando Fabio Caressa.
-Puoi dirlo forte Fabio- rispose Guido nei panni di Beppe Bergomi.
In quel momento il suono della campanella iniziò a risuonare dall'interno dell'edificio e i tre si voltarono di scatto.
-Beh… Ora la calca all'ingresso dovrebbe essere diminuita- osservò speranzoso Alessandro iniziando a dirigersi verso l'entrata del liceo.
-Sì dai, è meglio sbrigarsi…- lo seguì Guido seguito a sua volta da Dante.
I tre si addentrarono per i corridoi e le scalinate del liceo finchè non giunsero al secondo piano davanti alla porta della classe 5SA già chiusa. Gli amici si scambiarono uno sguardo che diceva silenziosamente "Speriamo solo che non ci sia la Onestini o quella ci mangia la faccia" e, non appena aprirono la porta, si accorsero che il loro timore era realtà. Una voce davanti a loro subito tuonò -Possibile che voi tre dobbiate iniziare anche l'ultimo anno arrivando in ritardo?- la voce era della professoressa Onestini, la professoressa di letteratura italiana; era una donna di media altezza, un po' tarchiata, con dei capelli ricci e biondicci e un paio di spessi occhiali neri che occultava gli occhi marroni.
-Ci scusi professoressa- disse Alessandro che ebbe in risposta lo storcere il naso dell'insegnante. I tre ragazzi solo in quel momento si accorsero che i loro compagni avevano già riempito l'aula e che gli unici tre posti rimasti erano i tre subito davanti alla cattedra. Dante guardò negli occhi gli amici e sospirando si sedette al  centro mentre Guido si sedette alla sua sinistra e Alessandro alla sua destra. Non appena si misero a sedere la professoressa ricominciò il suo sproloquio sul programma che avrebbero dovuto affrontare quell'anno. Dante non sopportava la letteratura italiana e la professoressa Onestini sicuramente non lo aiutava: la metà delle volte le lezioni si risolvevano nella lettura integrale dell'antologie e l'altra metà delle volte nelle discussioni riguardo la vita privata della docente. Quel primo giorno invece la donna ormai sulla sessantina si stava lamentando di come il programma di quell'anno fosse troppo lungo e dei vari tagli che avrebbe fatto per andare incontro al tempo che aveva a disposizione; continuò con quella menata per due ore abbondanti inserendo qua e là delle dissertazioni interessantissime di come, da giovane, quando doveva studiare per la maturità, il suo fidanzato dell'epoca andava in biblioteca a portargli le paste per fare colazione.
-E così abbiamo scoperto quando ha acquistato questa massa importante-  sussurrò Guido verso gli amici facendo attenzione a non farsi sentire dalla professoressa e costringendo i due a coprirsi la bocca per evitare di ridere in faccia alla donna che si allontanava dall'aula a seguito del suono della campanella.
I tre ragazzi si alzarono dai banchi approfittando di quei pochi istanti di pausa e iniziarono a cercare con gli occhi i loro soci. Nella terza fila, nei due banchi più a sinistra dell'aula, individuarono Paolo Righi e Silvia Piazza, gli ultimi due componenti del loro gruppo. Paolo era un ragazzo coi capelli ricci e neri, gli occhi marroni, un paio di occhiali tondi dalla spessa montatura e un paio di piccoli nei sul viso; Silvia invece era una ragazza acqua e sapone dai lunghi capelli neri e gli occhi verdi.
-Vi dovete sempre mettere in mostra voi tre eh?- domandò la ragazza rivolgendosi a Dante.
-Sinceramente avrei evitato l'ennesima figura di merda - ridacchiò il ragazzo mentre gli amici annuivano silenziosamente.
-Bah, se non aveste beccato la Onestini l'avreste fatta franca- disse Paolo mentre estraeva dalla cartella un quaderno.
-Eh già…- sospirò Guido -Voi per caso sapete chi dovremmo avere adesso?-
-No, ma credo che a breve passeranno con l'orario per questa settimana- osservò Silvia ripensando a tutti gli anni addietro drenate i quali, il primo giorno di scuola, veniva dato ai ragazzi un orario valido solo per quella settimana.
-Giuro che se abbiamo anche domani l'Onestini mi impicco nello spogliatoio questo pomeriggio- rise Alessandro generando una risata collettiva. D'altronde l'Onestini non stava simpatica a nessuno se non a poche ragazze della sua classe alle quali dava sempre dei voti superiori all'otto a prescindere dalle loro conoscenze. Il gruppo dei cinque amici, tra le altre cose, non era particolarmente portato per le letterature: Dante era uno dei migliori della classe in matematica (competeva al titolo di numero uno insieme a un paio di ragazze e a Paolo) e il migliore in scienze della terra, Guido parlava inglese come se lo avesse imparato di pari passo accanto all'italiano ed infine Silvia ed Alessandro primeggiavano in informatica e se la cavavano meglio di molti in biologia e chimica. Avevano scelto di iscriversi al liceo scientifico opzione scienze applicate non a caso. Mentre i cinque riprendevano a discutere del più e del meno entrò in classe una signora particolarmente bassa e un po' paffutella, i capelli grigi sembravano quasi acconciati a caschetto ed indossava degli occhiali dalla montatura rossa perfettamente in tinta con il giubbotto dello stesso colore.
-Buon giorno ragazzi- salutò la donna con un sorriso da nonna premurosa.
-Buon giorno professoressa Zamagna- risposero tutti i ragazzi all'unisono mentre si rimettevano al loro posto. La professoressa Zamagna era l'insegnate di matematica e fisica che la sezione SA aveva avuto per la prima volta in terza, all'inizio del triennio, e da allora non l'aveva più cambiata. Dante era particolarmente legato alla professoressa non solo per la sua materia ma anche perché lei era una persona splendida con cui il ragazzo si era anche trovato a parlare di cose al di là dell'ambiente scolastico e che seguiva il Como calcio e spesso andava anche a vedere le partite dove giocavano Dante e Alessandro.
Dopo che la professoressa ebbe appoggiato sulla cattedra i suoi libri si rivolse alla classe e domandò -Allora ragazzi, passate bene le vacanze?-
I ragazzi risposero qualcuno annuendo e altri bisbigliando qualche sì, in pochi non risposero. Poi la professoressa vedendo in prima fila i due giocatori domandò -Alessandro, Dante, come lo vedete questo campionato della berretti?-
-Speriamo di piazzarci bene dai- rispose Alessandro sorridente.
-Quando avete la partita con l'Inter?- continuò a chiedere la docente.
-Alla quinta giornata- disse Dante serio in volto al pensiero dello scontro.
-A quella partita non mancherò- sorrise la professoressa -Bene… Ora, lasciatemi fare un piccolo discorsetto… Siete arrivati in quinta, so che aleggia su di voi lo spettro della maturità ma mi auguro che voi possiate vivere un bell'anno. So che alcuni di voi sanno già cosa faranno una volta finita il liceo mentre altri ancora devono definire sé stessi ma ce la farete, non preoccupatevi- 
Mentre la professoressa faceva qual discorso Dante sentì una stretta al cuore: lui cosa avrebbe fatto una volta finito il liceo? Non ci aveva ancora pensato ed ogni volta che quel pensiero sembrava affacciarsi nella sua mente lui lo ricacciava indietro forse par paura di capire, per paura di capire sé stesso, quello che voleva in realtà. L'ora trascorse lenta per il ragazzo che rimuginò tutto il tempo sui suoi dubbi forse per la prima volta con uno sguardo perso, quando poi suonò la campanella che annunciava la ricreazione si riprese improvvisamente come da un sogno.
-Ehi Dante!- lo chiamò Silvia vedendolo così assorto -Ci sei?-
-Ehm… Sì, sì…- rispose lui a bassa voce.
Ancora impensierita la ragazza chiese -Vieni con noi in giardino?-
-Certo che sì- disse lui alzandosi e cercando di ricacciare i suoi pensieri nel fondo di sé stesso.
Dante e Silvia seguivano gli altri tre ragazzi giù dalle scale per arrivare nel giardino già popolato dagli studenti di tutto il liceo: studenti di prima si raccoglievano tra loro per darsi man forte spaventati dal primo impatto con quel nuovo mondo; i ragazzi più grandi invece scherzavano tra loro, si lamentavano di aver ritrovato determinati prof e raramente si lamentavano di averne persi altri; in mezzo a quella folla i cinque ragazzi si fecero largo fino al lato corto del campo da basket, il solito luogo dove si trovavano a ricreazione per parlare. Guido tirò fuori un pacchetto di Malboro dalla tasca destra e chiese a Paolo -Paolo, hai da accendere?-
-Sì tieni- rispose lui mentre gli lanciava il clipper.
-Guido lo sai che non si potrebbe fumare nel perimetro scolastico- osservò Dante guardandolo storto.
-Ma dai… non fare il pignolo…- si lamentò lui accendendosi una sigaretta e restituendo l'accendino all'amico. Prima di poter ripassare il clipper a Paolo però dovette chiamarlo due volte perché era assorto nella contemplazione di una ragazza dai lunghi capelli neri, dagli occhi marroni e con un neo alla destra del labbro: si trattava di Francesca Molinari, ragazza che frequentava la 5SB di cui Paolo era perdutamente innamorato. Il ragazzo dopo aver riavuto l'accendino dall'amico si diresse verso la ragazza salutando gli altri quattro.
-Comunque- si intromise Silvia mentre il ragazzo si allontanava -Cosa ne pensate del discorso della Zamagna?-
-Bah… Io ho intenzione di iscrivermi ad una facoltà di Lingue- spiegò Guido soffiando via una nuvoletta di fumo grigio -d'altronde son bravo lì-
-Chissà perché me lo aspettavo- commentò Alessandro -Io invece penso che proverò ad entrare a scienze motorie, almeno coniugo liceo e calcio-
La ragazza ascoltò sorridente le idee dei due amici per poi rivolgersi a Dante -Te invece Dante? Cosa pensi di andare a fare?-
Perché quella domanda? Perché anche in quell'occasione così tranquilla dovevano emergere i suoi dubbi e le sue paure? Lui non sapeva nulla, non era convinto di nulla… Non sapeva niente… Guardò negli occhi l'amica e cupo in volto disse -Non lo so ancora- Non aggiunse altro. Gli amici vedendolo così incupito decisero di cambiare argomento e si misero a discutere delle prime cose che gli venivano in mente ma Dante rimaneva assente, con la testa altrove… Finché un'immagine, un fulmine improvviso squarciò la sua notte. Vide una ragazza dai capelli castano chiaro e intravide solo di sfuggita i suoi occhi, due profondissimi occhi azzurri. Fu come una tempesta, fu come se il mondo del ragazzo venne stravolto all'improvviso, prepotentemente… In un attimo ogni paura era svanita, fuggita davanti a quell'immagine di pura bellezza… Chi era quella ragazza? Dov'era stata fino ad allora? Queste ed altre domande affollarono la testa di Dante per tutte le ore successive… Parlava con gli altri ma il suo pensiero era sempre là, altrove, smarrito in quegli occhi, in quella comparsa improvvisa… Ma tutto era cambiato in un attimo… No, non era cambiato… Quello che Dante sentiva in quel momento l'aveva sempre avuto dentro ma non se ne era mai accorto… Nessuno glielo aveva detto… Quella ragazza, in un attimo, fece capire al ragazzo che dentro sé aveva un mondo fino ad allora inesplorato.
   
 
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