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Autore: Shiki Ryougi    23/03/2017    0 recensioni
[Cyberpunk/Distopico]
Raccolta di racconti di persone destinate a vivere in un mondo in rovina.
CITAZIONE: Fin da quando ne aveva memoria, quasi ogni notte, era costretta ad ascoltare la sua voce e i suoi confusi pensieri. Sapeva che doveva essere lei a trovare il modo per raggiungerla; solo chi poteva accedere al mondo esterno era in grado di cambiare le regole.
In verità erano state solo allontanate, ma mai separate, e il segreto si trovava in quella prateria senza fine, illuminata dalle stelle.
Un cielo senza luna.
Genere: Drammatico, Guerra, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash, FemSlash
Note: Raccolta | Avvertimenti: Non-con, Tematiche delicate, Violenza
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Spiral



The twin moons
 
C'era qualcosa di speciale nella luce delle stelle.
Lei non si stancava mai di sfidare quel freddo sguardo che sovrasta il mondo, ma era una delle poche ancora in grado di farlo. Era nata come un errore in quella programmazione maniacale che condizionava la vita. Arianna e sua sorella erano quasi più uniche che rare.
Camminava ogni notte, in quel limbo che le permetteva di ammirare le stelle, nella più completa solitudine. Gli unici suoni che si udivano erano i suoi passi sull'erba e quei sussurri.
Aveva a propria disposizione una prateria sconfinata; l'aveva percorsa infinite volte, ma mai era riuscita a raggiungere la voce che costantemente la chiamava.
Dal momento in cui avevano lasciato il grembo della loro madre erano state separate.
Per la loro sicurezza, l'era stato detto una infinità di volte, ma mai le avevano spiegato fino in fondo il vero motivo.
Avrebbe trovato la risposta insieme a sua sorella.
Fin da quando ne aveva memoria, quasi ogni notte, era costretta ad ascoltare la sua voce e i suoi confusi pensieri. Sapeva che doveva essere lei a trovare il modo per raggiungerla; solo chi poteva accedere al mondo esterno era in grado di cambiare le regole.
In verità erano state solo allontanate, ma mai separate, e il segreto si trovava in quella prateria senza fine, illuminata dalle stelle.
Un cielo senza luna.
Quel cerchio malato che restava sospeso nel cielo violaceo della notte era la luna del mondo reale. Le stelle da secoli non erano più visibili; dimenticate.
Arianna aprì gli occhi lentamente e sospirò.
Era estate e faceva fin troppo caldo. Con addosso solo la biancheria intima non riusciva comunque a trovare un po' di conforto.
Realizzando che ormai era inutile provare a riaddormentarsi, si alzò per poi raggiungere i cassetti dove teneva i capi puliti. Le bastò fare pochi passi, visto che la sua stanza era molto piccola, come il resto della casa.
Vi abitavano solo lei e sua madre ed era composta da due camere da letto grandi quanto sgabuzzini, un bagno e una cucina. Ma non si lamentavano, conoscendo le condizioni in cui vivevano molti loro amici.
Ogni volta che ci rifletteva, Arianna provava un odio immenso. Sapeva che era stupido meditare su certe cose. Che doveva pregare per quanto era fortunata, ma non la smetteva di pensare alla sua migliore amica e alla specie di discarica in cui viveva.
Serrando i pugni cercò di scacciare quei pensieri dalla testa e uscì dalla camera, con in mano i vestiti puliti.
Una doccia l'avrebbe rilassata.

Restò sotto il flusso dell'acqua tiepida per circa un'ora e quando uscì ormai la luna aveva lasciato il posto a un sole rosso e gonfio, che regalava tonalità arancioni alla stanza.
La finestra era aperta ma le tende impedivano alla gente fuori di sbirciare, anche se per le strade non c'era nessuno.
La ragazza si osservava allo specchio. Era molto pallida, come tutti del resto, e mingherlina. I capelli neri e lisci le arrivano poco al di sopra del fondo schiena. Gli occhi marroni brillavano di una luce fin troppo seria per i suoi appena quattordici anni.
Spesso si chiedeva che aspetto avesse sua sorella.
Erano uguali? Si assomigliavano o erano totalmente differenti?
Di lei conosceva soltanto la voce, che era sempre troppo lontana, e il nome, Elisa.
Con la mente tempestata da quelle domande, cominciò ad asciugarsi lentamente. Una volta indossata la biancheria pulita si raccolse i capelli in un asciugamano e uscì dal bagno, lasciando la porta aperta.
Sua madre era in cucina e stava preparando la colazione.
«Come mai già in piedi?» le chiese, mentre si sedeva al piccolo tavolo apparecchiato.
Lei alzò le spalle e rispose: «Non riuscivo a dormire», dopodiché prese posto e cominciò a mangiare, con lo sguardo perso verso la porta d'ingresso.
Dopo qualche minuto sua madre disse: «Devi dirmi qualcosa?».
Mentre beveva il tè, Arianna scosse leggermente la testa, poi posando la tazza rispose: «Tu sai cosa voglio».
«E tu sai che non posso!». Stavolta il tono di sua madre fu molto più duro del solito.
«Allora non ho niente da dirti.». Arianna finì di bere e si alzò. «Vado a vestirmi ed esco tra un'ora.»
Sua madre annuì mentre la osservava lasciare la cucina e chiudersi in camera.
Da circa un anno non riuscivano più a parlare come si deve.
Arianna s'era fatta troppo grande per poter ignorare ancora quelle domande senza risposta.

Circa un'ora dopo la sua migliore amica, Maria, suonò alla porta.
Arianna, pronta già da un pezzo, uscì subito dalla camera e sgusciò per la cucina, senza degnare di uno sguardo sua madre. Quest'ultima salutò entrambe ma fu solo Maria a rispondere con un sorriso, prima che Arianna chiudesse la porta.
Per qualche minuto camminarono senza dire una parola. Osservavano la gente uscire dalle case e unirsi al piccolo gruppo che man mano cresceva.
Tutto avveniva nel modo più silenzioso e ordinato possibile, sapendo di essere costantemente osservati. In ogni angolo si trovavano guardie, con i loro rilevatori d'identità; all'istante sapevano cosa facevi, cosa dicevi e chi eri. Se non gli andavi a genio potevano anche arrestarti, nonostante non avessi violato nessuna legge in particolare. Dopo toccava pagare un'enorme somma di denaro per uscire, oppure ti facevi i mesi di reclusione. Se ti comportavi bene potevi evitare di seguire il percorso di rieducazione.
Praticamente i cittadini erano divisi in due enormi gruppi. C'erano i molti che non contavano nulla e vivevano nelle parti più esterne della città, in case rivoltanti, dove l'immondizia ricopriva le strade. E i pochi a cui era riservato il centro, di solito inviolabile dai molti, tranne in occasioni speciali. Lì si trovavano palazzi lussuosi e ricchezza.
Da quando Arianna era nata la sua vita era sempre stata compresa tra due mondi: la realtà malata e l'illusione vuota della prateria.
Era così presa da quel vortice d'accorgersi a mala pena del nuovo bagliore che brillava negli occhi della gente. Da circa un anno le persone avevano ripreso a sorridere. Persino Maria, che nella vita aveva conosciuto cose davvero brutte, come assistere all'omicidio di sua madre da parte di alcune guardie.
Ma adesso anche lei sorrideva e tutto a causa di quella nuova festa, dedicata alle lune gemelle.
Maria diceva che era simbolo di speranza. Così la gente scendeva in strada cantando sottovoce. Un sussurro flebile dedicato a qualcosa che secondo Arianna nemmeno esisteva, ma per farla felice partecipava.

Cominciò poco dopo.
S'erano fermate, sedute su una panca, in una piccola piazza dalla forma ovoidale, dai cui margini si diramavano molti vicoli e piccole strade. Mentre parlavano, Arianna sentì una voce chiamarla. Proprio come accadeva nei suoi sogni, le echeggiò nella testa. L'inconfondibile sussurro di Elisa.
Si alzò all'improvviso, ripetendo il suo nome sottovoce, con incredulità. Le sembrava quasi di sentire freddo e doveva avere un'espressione sconvolta tanto che Maria parve davvero preoccupata.
“Dove sei, Elisa?” domandò Arianna nella sua mente, come se si aspettasse una risposta.
Tremava e Maria la prese per le spalle, scuotendola, ma riuscì solo a sussurrare: «Elisa...»
L'amica rimase anche lei impietrita e non ebbe il tempo di pensare. Arianna si mise a correre verso una delle stradine secondarie, stranamente buia. “La voce viene da lì, ne sono sicura...”.
Il cuore le martellava nel petto e a stento riusciva a respirare. La sensazione era forte, percepiva la presenza di Elisa.
Entrò nella strada, allontanandosi dalla piazza, dalla festa e dalla luce. Maria le correva dietro.
Il silenzio si fece soffocante, man mano che andavano avanti. Per questo fu in grado di distinguere bene il suono di passi in lontananza.
Rallentò, fino a fermarsi per riprendere fiato. Poi si mise in ascolto mentre l'amica la raggiungeva. Arianna, prima che potesse dire qualcosa, l'azzittì. I passi si stavano allontanando.
Affacciandosi su una strada ancora più stretta e buia la ragazza vide una persona con in mano un libro.
Cominciò a seguirla, silenziosa come un gatto e non si accorse che Maria era rimasta indietro, spaventata. Ma il pedinamento durò ben poco. Svoltate un po' di curve si ritrovò completamente sola e qualcuno le diede una forte botta in testa.
Cadde a terra e i suoni cominciarono a giungerle ovattati, mentre il campo visivo diminuiva.
«Un regalo da tuo padre, piccola.» disse qualcuno, sghignazzando.
Poco prima di svenire vide la persona che stava seguendo avvicinarsi a lei con in mano uno strano aggeggio elettronico. Il libro era svanito.

Quando aprì gli occhi capì subito di trovarsi nella prateria. Ma qualcosa era cambiato: nel cielo, insieme alle stelle, brillavano due lune identiche. Erano l'una lo specchio dell'altra.
Rimase per qualche momento meravigliata a osservarle. Non si accorse di non essere sola fino a quando l'altra persona non emise un colpo di tosse leggero.
Arianna si voltò e rimase senza parole. Davanti a lei c'era Elisa.
Era la prima volta che la vedeva ma capì subito che era sua sorella. Non erano proprio identiche ma non c'erano dubbi. Dall'ultima volta che aveva provato quella sensazione erano passati quattordici anni.
Non riusciva né a muoversi né a fare qualsiasi altra cosa, così fu Elisa ad avvicinarsi.
Solo in quel momento Arianna notò che lei teneva in mano quel libro che aveva visto nel mondo reale.
“Abbiamo poco tempo” le disse senza aprire bocca. Le parole le raggiunsero direttamente la mente.
“Hanno disattivato momentaneamente il firewall che nostro padre ha creato per tenerci lontane. Non poteva separarci ma per il nostro bene ha impedito ogni incontro, anche quelli mentali. Ora che è morto tu devi trovarmi. Sei l'unica che può farlo! In questo diario troverai tutto quello che ti serve”.
Non sapeva cosa dire, voleva solo correrle addosso e abbracciarla, ma essendo un ologramma tutto sarebbe stato inutile.
Non le interessava di suo padre. Fino a poco prima aveva sempre creduto che fosse morto da tempo. Quello che le interessava era trovare Elisa.
“Nemmeno io so dove mi trovo. Quindi ti prego prendi questo diario e…”.
Non fece in tempo a finire di parlare che le due lune scomparvero all'improvviso, tutt'intorno si fece più buio e anche Elisa scomparve nel nulla. In mano ad Arianna restava solo quel libro destinato ad essere custodito nella sua mente.


 

[Spazio Autrice]
Questa è la versione revisionata del racconto che trovate pubblicato qui, nel 2014: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=2445398&i=1
Da come potete vedere ho iniziato questa nuova raccolta. Ho un mondo nella testa e ho deciso di dargli vita tramite dei racconti. Mi è sembrato giusto quindi riunirli tutti sotto un unico tetto.
   
 
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