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Autore: The3rdLaw    23/03/2017    1 recensioni
Quello che pensava sarebbe stato il paradiso, è diventato il suo inferno personale.
Genere: Dark, Horror, Sovrannaturale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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“Manchi solo tu”
 
Non perde tempo: da qualche parte sa di avere una colla, o comunque qualcosa che possa coprire le crepe che gli si sono create addosso.
Presto trova ciò che sta cercando e torna nel bagno, per vedere esattamente dove si stesse rompendo.
 
Arriva davanti allo specchio, però il riflesso si rifiuta di seguire i suoi movimenti.
«Ehi, cosa diamine vuoi fare?», gli chiede quella persona al di là dello specchio.
«Sono stanco di stare fermo a guardare. Non mi lascerò rompere così. Ti prego, non mi ostacolare».
Il riflesso fa una risata sarcastica.
«Non è servito a niente, e mi hai detto così tante volte che avresti smesso di provarci».
«Ho dovuto ricredermi. Sbagliare un’altra volta non mi farà poi così male. Ora collabora».
«Ne sei sicuro? È per colpa dei tuoi errori che sei arrivato a questo punto. Qualunque cosa fai, in qualche modo sbagli. Meglio non provarci proprio, o forse saresti capace di combinare qualche cazzata anche senza fare niente».
Sbuffa. Quello specchio l’ha proprio stancato. Guarda per terra, e lì trova una spada. Sorride e prende l’arma in mano, quindi torna a guardare il riflesso. Si gode ogni dettaglio del suo volto ora terrorizzato.
«No, non puoi farlo! Ti servo!».
A quell’ultima preghiera risponde trapassando lo specchio con la spada. Non ci sono vetri rotti, e la stoccata arriva dritta alla gola del riflesso. Fa scorrere la lama fino allo stomaco, concentrandosi sull’espressione sconvolta della sua vittima, sul suo tremito, sulla sensazione della spada nella sua mano, che non è mai stata così ferma.
Arrivato allo stomaco, gira la spada nella sua mano nove volte, poi finalmente la toglie dal corpo del suo riflesso, che cade prima in ginocchio, poi faccia a terra.
Resta lì a guardarlo per un po’, sconvolto ma allo stesso tempo soddisfatto del suo lavoro.
 
Esce. Non trova quello scenario a cui ormai si è abituato, ma uno altrettanto familiare: è nella sua città.
Riconosce più della metà delle persone che vede, ma quelle sembrano notarlo ancor meno del solito. Quelle poche volte che qualcuno incrocia lo sguardo con lui, sembra che gli guardi attraverso.
Inizia a camminare per una strada che faceva ogni giorno per arrivare in un posto pieno di persone che amava e odiava, sosteneva e invidiava.
A un certo punto, però, la strada rumorosa, le persone indaffarate e il cielo sereno spariscono, lasciando il posto a quella landa spoglia e a quella sconfinata nube grigia a cui aveva fatto l’abitudine. Non gli importa, continua sulla sua strada.
I due paesaggi sembrano essere in conflitto, sovrapponendosi l’uno con l’altro. Lui non ci fa davvero caso, riesce ad orientarsi in entrambe le realtà.
Sotto il cielo azzurro e sopra la strada asfaltata, arriva davanti a una scuola, o meglio, alla scuola.
Sorride alla vista di un posto così familiare dopo un così lungo vagabondaggio alla cieca. Chissà, magari lì qualcuno sarà costretto a notarlo, forse c’è qualcuno che non vede l’ora di rivederlo…
Muove un altro passo e tutto quello sparisce.
 
È nel mezzo della foresta di rovi, ma qualcosa è diverso: si trova davanti a un lago che riflette il colore del cielo, ora di un celeste pallido.
Vi si avvicina con leggera esitazione e si mette in ginocchio su una delle sue sponde. L’acqua è così trasparente che vi si può specchiare. Solo adesso si rende conto che le crepe ancora stanno attraversando tutto il suo corpo. Attraverso di esse si può intravedere una luce bianca.
Non la trova molto bella, ma si ritrova a fissarla prima tramite quello specchio naturale, poi guardandosi una mano. Forse gli dispiacerà doverla coprire…
Scuote la testa: no, non gli dispiace, non gli è mai dispiaciuto e non gli dispiacerà mai.
Alza lo sguardo per vedere se intorno a lui c’è qualcosa che possa aiutarlo a riaggiustarsi.
La prima cosa che vede è un cancello bianco quasi immacolato, se non fosse per qualche punto dove invece la vernice è scheggiata, e che è sormontato da una scritta.
Manchi solo tu.
A malapena ha il tempo di notare le piccole imperfezioni sulla scritta e sul cancello, quando esso si apre, sprigionando la stessa luce bianca che esce dalle sue crepe, ma molto più intensa e accompagnata da un vento fresco.
È qualcosa che non ha mai sperimentato prima. In realtà la luce non è esattamente bianca, e lo nota abbastanza presto: è grigiastra, ma non argentata. Nonostante ciò ne è incantato. Quel colore non è perfetto, non è bellissimo, ma non gli dispiace affatto.
 
Sa che non ci sarà più nient’altro dopo quella luce, dopo quella brezza.
Qualcosa dentro di lui sta crescendo: forse è la sua, di luce. Allo stesso tempo sente che i suoi pezzi stanno sfuggendo sempre di più al suo controllo.
Vuole opporsi, ma allo stesso tempo vuole finalmente lasciar andare tutto per non guardarsi più indietro. Ha capito, ora sa perché è lì e sa cosa deve fare, cosa ha sempre voluto fare.
 
Sorride, chiude gli occhi. Lascia che la luce lo prenda e il vento disperda i suoi frantumi.
 
Fine
 
 
Note dell'autrice: Non posso credere di essere giunta fino alla fine di un progetto, non capita praticamente mai.
Ringrazio tutti coloro che hanno letto fin qui, in particolare Makil_ e Feeldespair per avremi graziato con i loro gentilissimi commenti.
Questo è stato il mio primissimo tentativo nello scrivere qualcosa di questo genere, e tutto è partito semplicemente con una piccolo racconto che avevo scritto in un momento di frustrazione. L'avevo pubblicato qui su Efp con il titolo "Per essere il migliore" e consisteva in una sorta d'introduzione del protagonista nel mondo in cui si è svolta questa storia. Per chi l'avesse letto, non consideratelo particolarmente "vero" rispetto al resto della storia: col tempo l'idea originale ha subito molti cambiamenti e quel racconto non aveva molto a che fare col resto della storia, fatto sta che l'ho anche tolto da Efp.
Quanto alle varie allusioni e simboli sparsi per questi otto racconti, non dirò nulla, ma ci tengo almeno a farvi sapere il loro ordine cronologico, visto che li ho scritti secondo un altro criterio: l'ordine dei racconti è 1, 7, 5, 3, 6, 4, 2, 8. Se letti in questo ordine, forse più cose avranno senso.

Non sono affatto una persona sentimentale, ma posso affermare che metto un po' della mia anima in tutto ciò che scrivo, e forse in questo progetto è andato un pezzo più grande del solito, per questo sono contenta del fatto che qualcuno abbia letto e apprezzato - silenziosamente o con delle recensioni - questo mio lavoro. Vi ringrazio davvero.
   
 
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