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Autore: Bloody_Twilight_13    01/04/2017    0 recensioni
Quessta storia parla di quello che un ragazzo di nome Josh vive durate un arco di 24 ore, storie assurde e strane, che non hanno il minimo senso. Infatti l'intera storia è una rielaborazione di un sogno che ho fatto recentemente, in realtà le 4 storie che racconto, nel mio sogno erano tutte vissute dalla stessa persona. Ho rielaborato tutto così da dargli un filo più logico. Si parla di allucinazioni, leggende da campus, sbronze e cadaveri. Non è la classica storia, perchè i miei sogni non sono razionali.
// Possibili riferimenti a cose, persone, luoghi o eventi reali sono puramente casuali //
Genere: Comico, Sovrannaturale, Suspence | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: Otherverse | Avvertimenti: nessuno
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Era una fredda notte di inizio primavera, me ne stavo seduto su una delle sedie rubate al cinema abbandonato giù in città. Io e dei miei compagni di squadra ci eravamo messi ad osservare l’ingresso del bosco sperando di vedere uscire fuori qualche animale notturno.
Avevamo posizionato le sedie così che potessimo vedere con chiarezza il bosco senza però esporci troppo all’esterno, con delle tavole e dei teli a coprire le nostre teste. Verso le 2 di notte avvertimmo un movimento, come un orso che si muoveva fra i rami dei cespugli ma invece dell’ animale uscì fuori una ragazza vestita di un abito antico, rosa pallido, ci corse incontro ma insieme a lei c’era un uomo barbuto vestito come un pirata di un film, la prese e se la tenne stretta al petto mentre lei si dimenava. Poi comparve Johnny Depp nei panni di Jack Sparrow e disse al tizio di lasciare andare la ragazza… ah no aspetta, stavamo davvero guardando un film!
Ma non al cinema, eravamo comunque all’attacco del bosco e Chris aveva proiettato su un telo uno degli ultimi film dei Pirati dei Caraibi.
Ci stavamo divertendo, io avevo ogni tanto delle allucinazioni per colpa delle caramelle che Steve mi aveva fatto prendere, ma tutto sommato non stavo male. Ogni tanto vedevo un treno passarmi davanti e delle strane creature sgusciare via agli angoli della mia visione periferica. Sentivo delle risate dietro di me, come dei ragazzetti che parlottavano.
Mi girai per dirgli di fare silenzio, ed erano lì. Mi guardavano male e non ridevano più. Mi alzai e andai da loro, mi sedetti in mezzo ad una coppietta e con le braccia incrociate iniziai a parlare io sopra il film così da disturbare loro.
Chris si girò verso di me e mi chiese cosa stavo facendo. Risposi che volevo vendicarmi dei marmocchietti dietro di noi. Anche gli altri si girarono e mi guardarono come se avesse parlato un muto.
“Cosa c’è?” chiesi a tutti con voce rude. “Josh, adesso basta con l’ LSD. Vieni qui che ti riportiamo a casa.” Mi disse Bill, con voce seria. Intanto gli altri misero a posto tutto e spensero il film. Ognuno prese le proprie cose e aspettavano me per andarsene. Per loro ero troppo fatto per rimanere lì.
Quei ragazzini che vedevo erano ancora lì e davanti a me vedevo ancora il treno e l’uomo barbuto. Mi sentii mancare le forze e svenni.


Quando mi risvegliai ero nel letto di Bill e lui era seduto sul puff azzurro a guardare il cellulare. “Perché mi trovo qui?” Chiesi subito. “Non riuscivamo a contattare i tuoi per riportarti a casa tua così mi sono offerto di tenerti in casa io.” Continuava a guardare il suo telefono. “Okay… ma perché nel tuo letto?” Si fermò, guardò verso la scrivania e poi tornò a guardare il suo telefono. “Mi andava.” “Ti andava cosa?” “Di dormire con qualcuno…” “Ma sono un uomo io.” “Già….” Non feci più domande e mi alzai. Mi rimisi le scarpe e presi le mie cose.
“Grazie eh.. ma ora devo rientrare a casa o i miei si preoccuperanno.” Mi fece cenno con la mano e sussurrò un ciao.


Quando tornai a casa era già l’una del pomeriggio e mia sorella aprì la porta di scatto. Mi abbracciò forte e mi disse che doveva parlarmi.
Pranzammo velocemente, mamma era a lavoro ancora e papà subito uscì di casa per andare dai commercialisti, stava cercando di aprire quel suo negozio di roba d’antiquariato.
Io e mia sorella mettemmo a posto velocemente e ci sedemmo sul divano in soggiorno. Mi disse che doveva raccontarmi una cosa che la tormentava.
“Dimmi tutto, Carol.” “Ok, ecco.. si tratta del dormitorio del college.” “Va bene, cos’è successo?”


“Sai già che il mio dormitorio è diviso in quattro piani e che ogni piano, per tradizione, ha il nome di un elemento naturale. Io sto al terzo piano, chiamato Acqua. Poi ogni piano è suddiviso in quattro blocchi di appartamenti, che hanno il nome delle stagioni, ed io sto nel blocco Autunno. All’interno di ogni blocco ci sono tre appartamenti singoli e hanno il nome dei mesi di quella stagione, e io abito nell’ appartamento Novembre assieme alle mie due coinquiline Tina e Amanda.
Ebbene, l’altra sera, mentre io e le altre rientravamo dalla biblioteca, abbiamo visto che Isabel stava segnando le password dei wifi alla bacheca. Questo mese le password sono i segni zodiacali. Ti dissi che c’era la leggenda della stanza fantasma, no? Che se ci entri rischi di sparire per sempre perché la stanza compare e scompare a piacimento ed è sempre vuota quando ritorna.
Isabel si trovava in corridoio, e dietro di lei c’era un piccolo bagno dalla porta aperta che non avevamo mai visto prima.
Era la famosa stanza fantasma e quando l’ abbiamo vista, noi quattro siamo rimaste molto sorprese. Isabel si mise a ridere poi, pensava fosse uno scherzo e che qualcuno della sezione teatrale si era messo ad allestire un finto bagno nel nostro dormitorio.
Io e le altre le abbiamo detto di smetterla e di andare in camera sua ma lei, pensando di fare la spavalda, è entrata nella stanza fantasma e si è messa a toccare tutto. Aveva preso in mano un cuscino rosa e ce lo mostrava come se fosse stato un oggetto raro.
Continuava a ridere, Tina era impallidita e io e Amanda abbiamo fatto un passo indietro.
Poi, senza che potessimo prevederlo, la porta del bagno fantasma si è chiusa e c’è stato black out in tutto l’edificio.


Quando sono riusciti a sistemare il contatore della luce e farla ripartire, in corridoio al nostro piano, quel bagno era scomparso. E nessuno al college ha rivisto Isabel.
Non sappiamo cosa fare. Ho paura, fratellone.”


Quando ebbe finito di raccontarmi tutto io mi lasciai andare sul divano.
Non ci potevo credere. Era una storia troppo assurda per poterci credere davvero.


Ma le assurdità non finirono quel giorno.
Mia sorella tornò a vivere da noi, prendendosi una pausa dagli studi. Anche le sue coinquiline a quanto capii, tornarono a casa propria.


Nel pomeriggio, quando andai a lavoro al ristorante etnico sulla spiaggia, trovai tutto chiuso.
C’era un foglio della polizia sanitaria sulla porta d’ingresso e un cartello con scritto che il locale sarebbe rimasto chiuso fino a nuovi ordini da parte della sicurezza sanitaria statale.
Così chiamai una mia collega, Mary, per sapere cosa diavolo era successo.
Mi disse che non poteva parlare al telefono ma che verso le cinque di pomeriggio potevamo vederci al nostro pub preferito, il Crystal Wasp.


Nel frattempo che aspettavo di incontrarla e capire cosa era successo, decisi di andare dalla mia ragazza, Bonny.


Entrai a casa sua con le chiavi che mi aveva dato, dal momento che abitava da sola con la sua coinquilina e miglior’ amica Gabriella.
Appena mi vide saltò di gioia e corse ad abbracciarmi. Mi baciò con una foga tale che sentii premere il piccoletto contro i pantaloni. Me la sarei fatta volentieri in quel momento, sentivo di volermi godere del tempo con lei, ma purtroppo non eravamo soli.
Gab ci guardava dal soggiorno con uno sguardo che diceva “ci sono io qui”.
Si intrometteva sempre fra noi, forse perché voleva Bonny tutta per sé.
“Amore, come mai qui?” Mi chiese staccandosi dalle mie labbra.
“Mi andava di vederti, ho bisogno di ricaricarmi un po’ le batterie con te.” La strinsi a me più forte. Lei mi sorrise e mi accompagnò in soggiorno, ci sedemmo sul divano di fronte al camino spento. “Ho da raccontarti assolutamente di ieri sera.” Mi disse con una voce tutta eccitata.
Mi ricordai che la sera prima, mentre io e gli altri della squadra di Speedball eravamo a guardarci un film strafatti e ubriachi, lei e le sue amiche avevano organizzato una serata a tema dolci e alcol. “Dimmi tutto, tesoro.” Le dissi, dandole un bacio sulla fronte e tenendole la mano sinistra, avvicinandomi a lei il più possibile.


“Ok, allora, sai che io e le mie amiche abbiamo organizzato una serata fra donne a tema a casa di Cloe.
Ognuna doveva portare un qualcosa da bere, possibilmente alcolico, e dei dolci fatti in casa. Io portai dei biscotti di pan di zenzero e due bottiglie di brandy, mentre Gab portò dei cupcake multicolor e del whisky.
Ci siamo divertite un bel po’, abbiamo visto i nuovi episodi di Game of Thrones insieme e abbiamo giocato un po’ a Cards Against Humanity.
Ero già ubriaca dopo un’ ora e mezza e ho avuto la brillante idea di mettere insieme un po’ di cose.


Ho preso i miei biscotti e li ho imbevuti di un misto di tipi diversi di alcolici che ho trovato, ci ho spalmato sopra la crema di nocciole che Lavender ha fatto in casa e li ho messi sopra i cupcake rimasti di Gab.
Ne ho dati uno a testa per ognuna di noi, non siamo mai state così ubriache. Cloe e Cristy si sono messe a ballare e Sarah ha fatto coming out. Ha dato un bacio a stampo a Gab e poi si è addormentata sul tavolo in veranda. Gab si è messa a ridere dall’imbarazzo e poi è andata in camera di Cloe a toccare ogni cosa morbidosa che trovava. Io e Lav l’abbiamo seguita e ci siamo messe a sfogliare tutti i suoi sketchbook di disegni e a commentare quelli più buffi.
Credo che qualcuno abbia anche rotto il tavolino di vetro in corridoio e mi sono addormentata piangendo sopra la foto di Ryan Reynolds che Cloe ha nel suo diario.
Ci siamo risvegliate tutte nell’attico, perché Katy pensava fosse divertente farci risvegliare in una stanza così piena di bambole inquietanti, perché è lì che Cloe tiene la sua collezione di bambole. E stranamente mi è passato il mal di testa da dopo sbronza quando ti ho visto.”


Mi raccontò tutto con una voce tenerissima mentre Gab ci guardava storto.
“Io invece sto ancora male, sai?” Disse l’altra con un tono acido.
Probabilmente non aveva l’umore adatto per scherzarci su.


Io e Bonny ci coccolammo un po’, avrei avuto voglia di fare un po’ l’amore ma lei mi disse che non era il caso per quel giorno. Prima di andarmene per vedermi con la mia collega ci demmo appuntamento per il giorno dopo, di pranzare insieme.

Uscii da casa sua alle cinque meno venti e andai subito al pub.
Il Crystal Wasp è l’unico locale che apre alle cinque del pomeriggio e chiude alle due di notte. Di solito io e dei miei colleghi ci ritrovavamo lì dopo il lavoro.
Oltre a servire bevande e aperitivi, ci fanno anche concerti e dalle cinque alle sette servono da mangiare su prenotazione. Io e Mary ci sedemmo a un tavolo, ordinammo entrambi una birra e qualche stuzzichino.
“Allora, mi spieghi cos’è successo?” Iniziai subito io.
“Te, fino ad oggi, ti eri preso le ferie quindi non potevi saperlo, immagino.” Disse lei, sgranocchiando delle arachidi.
“Sapere cosa?” A quel punto ero curioso oltre ogni limite.


“Ti spiego. Due sere fa, mentre stavo servendo un tavolo, un tizio che cenava da solo mi fermò e disse che una delle tavole nel pavimento sotto di lui stava traballando e che voleva cambiare tavolo. Naturalmente lo abbiamo messo ad un tavolo diverso, più sicuro.
Poi, poco prima di chiudere, io McKenzy e Dawson abbiamo controllato il motivo per cui le tavole erano rialzate solo in quel punto lì. Abbiamo chiamato il proprietario e tutti insieme abbiamo cercato una soluzione ma Dawson ha visto qualcosa fra le tavole, come un filo e lo ha tirato per toglierlo, solo che insieme a quello è venuto via tutto un insieme di radici di un albero.
Perché il tavolo in questione è quello vicino alla finestra che si affaccia sul boschetto di pini marittimi.
Evidentemente uno degli alberi ha esteso le radici anche sotto il nostro pavimento dato che il genio che ha costruito il ristorante lo ha fatto proprio sopra la spiaggia. Abbiamo cercato di togliere il più possibile le radici, con l’intenzione di chiamare qualcuno a sistemare il giorno dopo dovendo tenere chiuso il locale per solo un giorno.
Ma insieme al cespuglio di radici è venuta via anche la carcassa di un animale morto. Essendo figlia di un cacciatore io non mi sono certo scandalizzata ma gli altri sono saltati su come femminucce. Allora il proprietario ha chiamato uno che venisse subito a rimuovere quella roba e già entro una trentina di minuti la sicurezza sanitaria era alle porte e ci hanno fatto chiudere per motivi di igiene. Hanno detto che finché non sarà tutto a norma non possiamo riaprire ma il capo ha detto che è meglio se ci troviamo un nuovo lavoro perché a quanto pare oltre alla carcassa di un procione hanno trovato anche due cadaveri umani abbastanza freschi.
Se anche dovessimo riaprire, nessuno tornerà sapendo che qualcuno ha nascosto dei corpi sotto il pavimento del ristorante.”


Finì di raccontarmi tutto con una voce più cupa.
Non potevo crederci. Dovevo davvero cercarmi un nuovo lavoro? L’avrei trovato? Non lo sapevo a quel tempo.
Ma sapevo per certo che avevo da poco vissuto le 24 ore più strane della mia vita.
Talmente strane che sembravano il sogno di una ragazzina troppo fissata di film dell’orrore e che è andata a dormire prima del previsto… Ops, ho rotto la quarta parete.
  
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