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Autore: Silverwinx    02/04/2017    0 recensioni
Raccolta di storie partecipate ai concorsi
Genere: Generale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Un branco di corvi s'alza in volo nel cielo notturno.
Scosto rapidamente un ramo che ostacolava la strada e riprendo la corsa in mezzo alla foresta.

Un brivido sale sulla mia schiena appena sento un ringhio sinistro a pochi metri dietro di me.
Non posso girarmi.

Non devo farlo.

 

I miei occhi distinguono a malapena i grossi ostacoli a causa dell'oscurità.
I polmoni bruciano e faccio fatica a respirare. La testa comincia a pulsare per il dolore.

All'improvviso sento il vuoto sotto il piede, il mio corpo cade rotolandosi giù dal pendio finché non finisco per sbattere la schiena contro il suolo.

Gemo mentre mi giro e appoggio le mani per rialzarmi, ancora stordita dopo la caduta. Tuttavia è bastato il rumore dei suoi passi per mettermi di nuovo all'erta.

Ancora addolorata, mi precipito dietro ad un albero più vicino e m'appoggio contro il tronco, cercando di ansimare il meno possibile.

 

Un secondo dopo sento qualcuno atterrarsi a poca distanza dove mi trovavo prima, seguito dal ringhio mostruoso.

Deglutisco.
Chiudo gli occhi e ascolto il rumore del suo respiro pesante come una bestia.
Aspetto la sua mossa con la groppa in gola.

Riesco ancora a sentire il suo pesante respiro a poca distanza da qui.
Non se n'è ancora andato. Qualcosa gli ha impedito di proseguire, forse si è insospettito di qualcosa, forse è riuscito a percepire il mio odore con il suo fiuto.

Forse sa che sono qui.

 

M'inginocchio e, spostando le ciocche di capelli bianchi che coprivano il mio volto, mi scosto prudentemente appena fuori dal nascondiglio, giusto per osservare meglio quella creatura.

Le orecchie del lupo mannaro si drizzano in avanti. Il manto grigio si riflette sotto la luna piena.

Le due sfere gialle scrutano in modo furtivo gli alberi. Il naso appuntito trema continuamente captando ogni odore d'intorno.

Alza la schiena scheletrica facendosi reggere solo dalle due zampe posteriori, mentre gli artigli spuntano dalle mani disumane. Stringe i denti affilati soffocando il ringhio in gola.

 

Tocco la ferita del morso sul collo. Un fitto di dolore e di paura sale nella mia mente: ricordo ancora perfettamente le sue zanne affondarsi nella mia carne.

Il sangue sta colando giù fino a bagnare il collo della tunica.

Non so per quanto tempo riuscirò ancora a resistere.

 

All'improvviso si volta nella mia direzione.
Mi ritiro subito dietro al tronco con il fiato sospeso, come se un solo respiro in più potesse rilevare la mia presenza.

Ascolto col battito accelerato le sue zampe scricchiolare le foglie secche.
Si sta avvicinando.
Non posso aspettare oltre.

Devo fare qualcosa...
In fretta.

***

Sposto involontariamente un piede verso destra, calciando una piccola superficie ruvida.

Abbasso lo sguardo e, piegando le ginocchia in avanti, raccolgo un sasso e lo stringo nel palmo della mano. Faccio un respiro profondo, prima di lanciarlo dall'altra parte. Questo picchia le foglie e i cespugli per poi piombarsi al suolo più in là.

Il lupo mannaro non esita un istante in più e corre verso quella direzione.

 

Rassicurandomi che fosse abbastanza lontano, colgo l'occasione per allontanarmi da qui il più presto possibile.
Il movimento dei miei piedi sono incerti. Barcollo ogni tanto qua e là, e dovetti appoggiarmi al tronco per non cadere. Sento la mia testa scoppiare, il dolore è così forte che vorrei urlare.

Non so per quanto tempo ho camminato, ovunque mi giri mi sembra di trovarmi nello stesso punto. Cerco di fare qualche passo in più, ma presto le forze m'abbandonano e mi trovo accasciata per terra.

Non tento nemmeno di rialzarmi.
In fondo non so nemmeno dove andare. Dubito persino di sopravvivere fino all'alba.

 

Alzo gli occhi al cielo e vedo la luna piena oltre i rami degli alberi.
La brezza soffia le foglie secche dal suolo.
Cala di nuovo il silenzio.
Niente cicale. Niente gufo.

Mi giro e mi sdraio sul fianco. Respiro affannosamente, dopodiché porto le ginocchia sul petto e le stringo con tutte le forze che mi rimangono. Ho così tanto, tanto freddo che sento i brividi sulla mia pelle.
Mi sento così debole.
Così disperata.

Ho gli occhi pesanti, ma nonostante cerchi di chiuderli, non riescirei comunque a prendere sonno. Non cessa il dolore alla testa, e come se non bastasse, la ferita sul collo comincia a bruciarmi.

Gemo.
Inspiro. Espiro.
Devo solo rilassarmi, e tutta questa sofferenza passerà.

 

Mi viene in mente una sera in cui guardavo Extreme Ghostbusters, il mio cartone animato preferito.

Ammiravo tantissimo quei quattro personaggi coraggiosi contro i mostri malvagi, e con i loro strumenti così particolari e unici catturavano qualsiasi creatura che infestava la città. Quando gli abitanti erano in difficoltà, bastava una chiamata e loro arrivavano subito.

Erano i miei eroi preferiti.

C'era un episodio in cui i fantasmi sotto forma di clown si nutrivano delle persone che ridevano. Ero così terrorizzata per il loro aspetto inquietante che chiamavo mio padre e correvo ad abbracciarlo tra le lacrime.

 

Mi scappa un sorriso ripensandoci.
Cavolo, dovevo essere proprio giovane.

 

Avevo persino paura di ridere quando la macchina dei Ghostbuster schiacciava un giocattolo vivente del pagliaccio. La scena era un po' buffa, ma non riuscivo ad emettere alcuna risata per paura di trovarmi faccia a faccia con uno di loro ed essere ingoiata viva, come avevano fatto la stessa fine quelle due vittime in tv.

 

Sbatto più volte le palpebre e mi mordo il labbro inferiore. Le calde lacrime scendono giù rigando le mie guance infiammate.

Saranno passati due o tre anni, ma mi ricordo ancora perfettamente ogni momento come se fosse ieri.

Fa male pensare che quello non sarà altro che un lontano ricordo.
Vorrei tornare a casa, tornare a vivere come una volta.

 

Un singhiozzo esce dalla mia gola.
Un verso.
Un pianto.

Ho sbagliato ad essermene andata da casa solo per un futile litigio. Volevo restare sola, ignoravo il pericolo e le voci che giravano su questo posto. Le ritenevo solo come delle favole.

Sono stata una stupida.

 

Un bagliore di luce mi costringe a riaprire gli occhi. Li strizzo accecata dall'alba all'orizzonte.

Sento una voce chiamarmi, ma la vista offuscata riesce a scorgere solo una sagoma umana a qualche metro da qui. Mostrava dietro di essa le due ampie ali bianche, così candide che si riflettono sotto i primi raggi del sole.

Sgrano gli occhi, incantata dalla sua bellezza, e per un attimo mi dimentico completamente di tutto, del mostro, del dolore, del ricordo.

Questo m'incita a seguirlo con un gesto.

Raccolgo tutta l'energia per sollevarmi da terra, e incredibilmente riesco a mettermi in piedi senza troppa difficoltà. Niente più mal di testa, brivido del corpo o dolore alla ferita.

 

Cammino a passi lenti e cerco di raggiungere quella sagoma. In un batter d'occhio però questa svanisce sostituendosi con la vista di una casa non lontana da qui.

Una risata cattura la mia attenzione.
Due giovani ragazzi si stanno lanciando la palla di rugby. Uno fa un salto acchiappandola al volo, e soltanto quando s'atterra che i suoi occhi cadono su di me.

Il suo compagno lancia un urlo e corre via in direzione della casa, mentre l'altro mi guarda non poco scioccato.

Rimango a fissare i suoi capelli biondi, lunghi e disordinati, dietro a cui sono nascoste le sue iridi azzurre.
Non l'ho mai visto prima d'ora, e dubito che anche lui mi conosca.
Tuttavia il mio disperato bisogno d'aiuto prende il sopravvento sulla mia timidezza.

Apro la bocca per dirgli qualcosa, ma dalla gola secca esce solo un verso strozzato.
Vedo il ragazzo impaurito indietreggiare di qualche passo.

A quel punto allungo una mano verso di lui, ma presto devo soffocare un grido di terrore appena vedo il mio braccio: non è più magro, pallido e sporco di terra come me lo ricordavo... Ora quell'arto è ricoperto dai peli bianchi, con la mano sproporzionata e con le unghie affilate simili agli artigli.

Cosa mi sta succedendo?

Osservo le mie mani con orrore. Nel frattempo avverto un formicolio sulle gambe, mentre sento la schiena curvarsi ed un forte dolore al naso.
Alzo gli occhi verso l'unico essere umano che mi sta osservando al momento.



Infine, l'ululo del lupo squarcia nella foresta.

  
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