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Autore: czerwony    03/04/2017    1 recensioni
【sì, parla di Diocleziano, l'ho scritta mentre studiavo- scusate il disagio】【Non trovavo una sezione quindi la posto qui dato che è un po' comica, ops】
dal testo:
«Lo sapevo che non era sufficiente» mormorava Diocleziano.
«Imperatore! Ci stanno attaccando!» disse un uomo, entrando dentro il palazzo.
«Non abbiamo altra scelta» replicò l’imperatore, alzandosi dalla sedia davanti al tavolo – dove precisamente stava sorseggiando una buona tisana alle erbe.
Genere: Comico, Demenziale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Faccio una piccolissima premessa: questa storia l'ho scritta dopo aver fatto un disegno di Diocleziano e Massimiano che discutevano sulla tetrarchia - sì, sono disagiato - e nonostante io sappia perfettamente che... nel 305 erano un po' vecchiotti, li ho rappresentati giovani manco fossero i dèi greci (e più avanti troverete un riferimento a uno di loro). E non so, mentre studiavo m'è partito il disagio e ho detto "ma sì, scriviamoci una cosa comica" e ridevo come uno scemo del mio stesso disagio. Spero vi possa strappare qualche risata e cose. Buona lettura.
20 novembre 284

 
L’anarchia militare finì stranamente non appena elessero Diocleziano, era un militare di origine dalmata e da quell’anno cominciò a regnare su Roma.
Con lui ebbe inizio la fase finale della storia romana, l’epoca del basso impero.
 
«Ci servono più posizioni strategiche se vogliamo evitare guerre» si disse l’imperatore.
Diocleziano pianificò così una soluzione: dividere l’Impero.
Così fece: divise l’Impero in Oriente e Occidente, ciascuna a sua volta ripartita in due ampie circoscrizioni.
Come capitali dei quattro distretti furono scelte quattro città, due per ciascuno: in Occidente si trattò di Milano e Treviri, mentre in Oriente di Nicomedia e Sirmio.
 
«Lo sapevo che non era sufficiente» mormorava Diocleziano.
«Imperatore! Ci stanno attaccando!» disse un uomo, entrando dentro il palazzo.
«Non abbiamo altra scelta» replicò l’imperatore, alzandosi dalla sedia davanti al tavolo – dove precisamente stava sorseggiando una buona tisana alle erbe.
«Cosa vuole fare?» domandò l’uomo.
«Spostiamo la sede imperiale a Ravenna» rispose, mentre riceveva come una secchiata di sangue addosso, mentre sentiva alcuni uomini urlare.
Il cittadino davanti a lui spalancò gli occhi, sconvolto.
«Spostiamoci immediatamente».
 
Cominciò così una direzione collegiale del potere.
I due augusti erano Diocleziano e Massimiano, responsabili rispettivamente dell’Oriente e dell’Occidente; i due cesari invece erano Galerio e Costanzo Cloro, in posizione subordinata agli augusti.
«Oh, senti Dioclè» cominciò Massimiano, «ma non ti pare che siamo stati un po’ stronzi co’ quei due?».
«E che dovevo fa’, pijiarli e metterli entrambi in Oriente mentre noi due andavamo in Occidente? Er denaro dove lo metti poi, guarda che ci devono ancora pagare».
«Ma se er denaro ce lo devono loro, che stai a di’?».
E ricominciò una lunga litigata tra i due in proposito alla tetrarchia.
«Dioclè, ma se mi dimettessi?».
«Stai zitto, Massì».
 
Contemporaneamente a quello, Diocleziano voleva puntare a rafforzare l’autorità dell’Imperatore; tutte le decisioni relative dello stato venivano prese all’interno della corte, senza rivolgersi ai senatori nemmeno come formalità.
«La verità è che non ho voglia di andare fino al senato, è troppo lontano».
Massimiano inarcò un sopracciglio, «Certo che sei proprio ‘no stronzo, fattelo di’».
 
La figura dell’Imperatore diventò così di carattere sacrale, e doveva servire a dare maggiore stabilità al potere centrale.
Diocleziano volle provare questo dispositivo da lui creato e nel 305 rinunciò all’Impero.
Quello stesso giorno accadde l’impossibile.
«Massì» esclamava, mentre bussava alla grande porta.
«A Dioclè, entra che è aperto!».
Diocleziano aprì la porta, ma non vide Massimiano davanti a sé.
«Oh, ma dove sei?».
«Sono in bagno!».
L’ormai ex-Imperatore si diresse verso il bagno, dove trovò Massimiano a mollo dentro un barile pieno di acqua bollente.
«…Cosa stai facendo?» domandò con espressione scossa.
«Dicono che farsi il bagno nell’acqua bollente fa bene alla pelle» rispose Massimiano con aria convinta, «comunque, a cosa devo la tua visita?».
«Rinuncio all’Impero».
Tra i due ci fu un silenzio di tomba.
«E tu verrai con me» concluse Diocleziano, uscendo dal bagno e chiudendo la porta.
Rimanendo lì davanti sentì vari rumori.
Il barile era caduto e anche Massimiano con quello, da sotto la porta usciva l’acqua bollente – e Diocleziano sperava di non ustionarsi i sandali – e la porta successivamente si aprì repentinamente, con Massimiano che si sistemava la tunica appena sotto il ventre e la sua pelle era completamente rossa.
«Diocleziano» ecco, l’aveva chiamato con il nome intero: solo quando era serio lo faceva. «Stai parlando sul serio?».
«Sì».
«Non sono diventato sordo?».
«No» Diocleziano si voltò dalla parte opposta, «Quindi rinunci all’Impero con me o niente».
«Allora niente».
«Ero ironico, Massi».
Diocleziano fece qualche passo avanti, ma Massimiano lo bloccò, mettendogli una mano sulla spalla.
«Mi spieghi perché?» domandò.
«Perché l’ho deciso io» rispose, voltandosi verso di lui e guardandolo, «Sei ustionato, eh. Giusto un po’».
«E cosa dovremmo fare?» sbottò Massimiano.
«Ci sono i nostri due cesari. Loro saranno i nuovi augusti e assumeranno altri due cesari, fine».
Massimiano sospirò, «Fa’ pure come ti pare…».
Diocleziano sorrise, «Piuttosto, ora che abbiamo più tempo libero posso tagliarti quei capelli lunghi…».
«Mai.» rispose l’altro, «Allora tu sciogliti quel codino, mi sembri Dioniso così effemminato».
«Mai».
Dopo qualche secondo di silenzio i due risero.
«Perché non assistiamo a quei due sprovveduti di Galerio e Costanzo?».
«Ottima idea». 
   
 
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