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Autore: Stella cometa 94    04/04/2017    1 recensioni
Fin dall'alba dei tempi, le forze del bene e del male hanno mantenuto l’equilibrio del mondo, ma ci fu un periodo in cui questo delicato equilibrio rischiava di essere spezzato per sempre. Non potendo ristabilirsi da solo, il destino chiamò a sé un aiuto prezioso, l’unica soluzione che avrebbe potuto cambiare le sorti di un mondo destinato per sempre al male. Se siete curiosi, non vi resta che leggere.
Prequel della storia “Le Dragon Ladies”
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: AU, Cross-over | Avvertimenti: Contenuti forti, Incest
Capitoli:
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                   Speranze e ricordi


Il vento ululava fra le rovine rompendo il silenzio dell'ultimo villaggio raso al suolo, l'attacco avvenne durante la notte cogliendo nel sonno i poveri abitanti che non poterono fare nulla contro i loro assalitori, in pochissimi riuscirono a fuggire, lasciandosi alle spalle le loro case in fiamme, i loro beni portati via e la loro vita distrutta in una sola notte. Solo la mattina seguente, quando la cortina di fumo raggiunse un'altezza tale da essere vista a kilometri di distanza, permise ad una delle sentinelle dell'accademia, in ricognizione nella foresta, di dare l'allarme. Putroppo, quando il plotone di guerrieri giunse sul posto, del villaggio non c'era quasi più nulla, solo cenere e corpi umani carbonizzati; era quello lo scenario che si presentava oramai quasi ogni volta dopo un attacco dai ninja d'ombra. La ragazza a capo del plotone, guardò con profondo odio le rovine delle case, trattenendosi dal digrignare i denti e stringendo con forza il kunai, incastrato nella sua cintura. Scese da cavallo facendo scompigliare la sua chioma di capelli lisci castano scuro molto corti e scalati, con un gesto rapido, si portò una ciocca pendente dietro l'orecchio e si incamminò verso uno dei suoi subordinati, seguita con lo sguardo da un'altra ragazza a cavallo dai capelli a caschetto biondi e gli occhi color verde-acqua. 

"Da quanto se ne sono andati?" chiese con tono di voce ferma e, involontariamente anche dura, alludendo alle tracce trovate dal ragazzo.

 Il giovane le esaminò un'ultima volta per poi alzare lo sguardo, incontrando quello quello serio del suo superiore: "Le tracce sono ancora abbastanza fresche, per cui direi non più di un paio d'ore fa. Impossibile inseguirli."

Il verdetto fece indurire il volto della ragazza, ma senza perdere la calma, ordinò ai suoi uomini di controllare se ci fosse ancora qualcuno in vita e perlustrare la zona intorno. La ragazza bionda dietro di lei sospirò, scese da cavallo facendo tintinnare la catena ninja legata attorno al busto portandosi al suo fianco. 

"Tiara..." la chiamò la bionda notando i suoi occhi marroni voltarsi verso destra.
"E' il terzo attacco in una settimana, se continuano così prederanno anche i villaggi ad est, verso il territorio indiano."
"Se non altrove." le fece notare stringendo preoccupata la catena.
"Lo so Zena, ma in qualche modo dobbiamo coprire più territorio possibile, dobbiamo impedirgli di andare oltre!" affermò guardando la sua compagna.
Zena annuì, volgendo poi lo sguardo verso le macerie "Un giorno tutto questo finirà. Vero Tiara?" le chiese speranzosa.
Tiara la guardò per un secondo a annuì "Finirà amica mia vedrai, anche se non so dirti quando." le rispose con tono deciso, ma il suo sguardo traspariva dubbio e preoccupazione, cosa che non sfuggì alla bionda.


Un soldato ninja si avvicinò alle due per il rapporto "Comandante, abbiamo perlustrato il villaggio e la zona, ma non abbiamo trovato nessuno in vita."

Le due ragazze sospirarono, si aspettavano una risposta simile ma ogni volta, quando avvenivano gli attacchi, speravano che almeno un'anima fortunata fosse scampata all'attacco, speranza che ogni volta veniva spezzata da notizie del genere. Tiara diede l'ordine dell'adunata attorno a lei per fare il punto della situazione.

"Ascoltate, dobbiamo tornare indietro, oramai non c'è più niente da fare. I ninja oscuri hanno già oltrepassato le colline ad est, per cui è del tutto inutile inseguirli."
Fece una pausa per far metabolizzare a tutti la situazione e continuò "Non perdiamo tempo. Perlustrate tra le macerie e cercate qualsiasi cosa che possa tornarci utile come armi o cibo che possano aiutarci a resistere e a combattere. Ricordate che non è sciacallismo, ciò che prenderemo, lo faremo con tutto il rispetto per le vittime di questo villaggio!"


I soldati si mobilitarono subito come gli era stato ordinato e, una volta caricato sui cavalli le pochissime cose che riuscirono a trovare, prima di andare via, Zena recitò una preghiera per le anime rimaste vittima ingiustamente, spargendo petali di fiori sulle rovine, Tiara e gli altri guerrieri si inginocchiarono davanti all'entrata del villaggio seguendo in silenzio il rito, giurando nei loro cuori che un giorno, avrebbero reso pace ai loro spiriti.

***
Intanto all'accademia ninja, la notizia dell'attacco si sparse a macchia d'olio, arrivando anche alle orecchie anziane di Tomoko. La maestra sulla settantina, posò lentamente la tazza da tè che stava bevendo nei suoi appartamenti privati, sospirando tristemente; ancora una volta Orifus aveva dato sfogo alla sua malvagità sugli innocenti, ogni notte pregava gli antenati affinché la sua sete di potere si fermasse, ma la risposta era sempre la stessa: "Abbi fede nelle prescelte"

Lei ne aveva e non avrebbe mai smesso di credere in loro, da quando le vide per la prima volta sentì un'aura molto energica ma a col tempo misteriosa, come se le sue allieve nascondessero la vera natura che le distingueva ma che ancora, dovevano tirare fuori; lei e Jitsu le osservavano sempre durante gli allenamenti, senza alcun dubbio erano le allieve migliori, ma in ogni caso mancava quel qualcosa che serviva loro contro Orifus. Sorrse leggermente al ricordo del primo incontro con le sue giovani allieve, nonostante fossero passati già quattro anni, non avrebbe mai potuto dimenticare il sorriso curioso di Amber, lo sguardo intelligente di Berenice, la timidezza di Ann, le occhiate attente di Tiara, per non parlare poi del volto determinato di Evelyn e quello confuso di Zena. Non avendo potuto avere figli suoi, lei si era immedesimata nella loro nonna adottiva, consigliandole e tirandole su nei momenti più cupi. Sentì la porta scorrevole aprirsi e il tocco sulla spalla di suo nipote in tenuta di allenamento, la redestò dai suoi pensieri facendola girare di poco.

"Berenice e Ann si stanno ancora allenando?" chiese con voce calma guardando suo nipote mettersi seduto in ginocchio davanti a lei.
L'uomo dai capelli scuri e con un paio di occhiali sottili annuì "Andranno avanti da sole per altri dieci minuti." rispose prendendo la tazza di tè che la zia gli porgeva. L'odore del tè lo rilassò quanto bastavaper permettergli di parlare con maggior traquillità.

"E' successo ancora zia... "
" Lo so Jitsu..."mormorò sorseggiando altro tè "Loro lo sanno?" chiese poi non staccando gli occhi dal liquido verde.
"No, perderebbero la concentrazione." Tomoko capì che era una scusa ma non interferì, decidendo di lasciarlo continuare.

"Tiara e Zena stanno tornando, ne parleremo quando saranno tutte qui." disse incrociando le braccia al petto. "Dove sono Amber ed Evelyn?" chiese all'improvviso alzando lo sguardo anziano ma attento verso il nipote. 

"Amber è in missione per il rifornimento di viveri e medicinali, dovrebbe essere già di ritorno. Sempre se non si fa prendere dall'euforismo come suo solito, deve ancora imparare a controllare questo suo lato dinamico." disse alzando gli occhi al cielo con pazienza.
Tomoko ridacchiò mettendo in evidenza le rughe sul suo volto "Ognuno è speciale a modo suo Jitsu. Amber non sarebbe se stessa se cambiasse."

Jitsu sospirò constatando che sua zia aveva ragione anche quella volta; Tomoko posò con calma la tazza sul tavolino sistemandosi il chignon basso di capelli bianchi "Evelyn?" 
Jitsu la guardò per un attimo e sospirò "E' ancora in cima alla torre." Non ottenne risposta da sua zia, la vide solo alzarsi lentamente aiutandosi con il bastone e sistemandosi il lungo kimono azzurro decorato con fiori di ciliegio, incamminarsi verso la porta scorrevole che dava sul grande cortile al centro dell'accademia, dove una trentina di giovani si stavano allenando. Alzò il viso in direzione della torre, la parte più alta dell'accademia, lì scorse una figura femminile seduta a contemplare l'orizzonte.

"E' tormentata dal suo passato pieno di misteri e domande." mormorò guardandola con amore e compassione, "E una ragazza forte, ma il sapere molto poco di se stessa, la fa sentire fragile."
"Le poche ricerche che ha fatto non l'hanno portata a nulla, sa solo che sua madre era austriaca e che Kaede l'adottò quando morì in circostanze misteriose, come suo padre."
Tomoko incrociò le braccia nascondendole nel kimono "A volte non è necessario sapere chi siamo e da dove veniamo, l'importante è chi vogliamo essere nella nostra esistenza, Jitsu."

Nel frattempo sulla torre, Evelyn sapeva di di essere osservata, col tempo aveva sviluppato ottimi sensi degni di un ninja esperto ed aveva trovato una seconda famiglia con le sue compagne e i suoi saggi maestri. Non le mancava niente, ma spesso nella sua mente si ritrovava a rimurginare sul suo passato, molte domande le invadevano la testa, fra cui il perché sua madre adottiva Kaede, cambiava sempre discorso quando le chiedeva da dove venisse e perché i suoi genitori morirono.


Respirò profondamente distendendo le gambe in avanti, era rimasta nei suoi pensieri così a lungo da non sentire le gambe incrociate addormentate, si stiracchiò sciogliendo i muscoli lasciando che il vento le scompigliasse i capelli mossi e lunghi di un castano molto chiaro. Quella mattina si era alzata presto per i soliti allenamenti mattutini anche se con l'allarme dell'attacco di quella notte aveva dormito molto poco, così con il permesso del maestro decise di starsene un po' per conto suo arrampicandosi come era solita fare, sulla torre più alta dell'accademia, da lì aveva una buona visuale dell'intero castello ammirandone il classico stile giapponese: alte torri con tetti a più livelli, una fortezza sonofortificata con pareti in solido legno di Quercia con intorno fossati d'acqua non troppo profondi. La difesa principale era l'inaccessibilità, infatti la struttura esterna era interamente fatta in pietra alta in grado di poter resistere a un lungo assedio, inoltre i muri e le torri avevano delle fessure dette Hadzama dove i guerrieri potevano nascondersi e attaccare con le frecce. Il cuore del castello era la torre principale posta non del tutto al centro della fortezza, essa era costruita su una base di pietra, dimora e luogo spirituale dei maestri, le pareti in legno erano cosparse di nurigome, una sostanza che proteggeva l'edificio da frecce di fuoco. L'esterno della fortezza era circondato da alberi, solo alle spalle vi era un lago cristallino, da cui ricavavano la principale fornitura d'acqua. 

Il portone principale della fortezza era continuamente sorvegliato da guerrieri che si davano il turno ogni due ore, Evelyn sorrise incuriosita: "Già che ci sono, possono anche sorvegliare le gallerie segrete sotterranee", pensò guardando due guerrieri che si davano il cambio, ma fu proprio lì che lo vide.
Lui, bello come non mai.
Lui, sempre perfetto con quella tuta da guerriero ninja che metteva in risalto il suo fisico muscoloso al punto giusto.
Lui, così pieno di coraggio e onore.
Lui, con quei bellissimi occhi grigi che ogni volta che incontravano i suoi color ocra, la facevano avvampare e sentire caldo più del dovuto, Evelyn sospirò sognante, era sempre così quando guardava Federico, uno dei Samurai dell'Imperatore più in gamba dell'accademia nonché fratello di Tiara, arruolatosi all'accademia come ninja. Dal primo giorno che lo vide gli era entrato nel cuore, facendole provare un nuovo sentimento che lei all'inizio non sapeva come decifrare, sapeva solo che più passava il tempo, più diventava intenso. 
Continuò a guardarlo con occhi sognanti finché Federico non si girò ed alzò lo sguardo proprio nella sua direzione, ad Evelyn già era venuto quasi un colpo quando si girò a guardarla e per poco non svenne dall'imbarazzo quando il giovane la salutò alzando il braccio agitandolo in segno di saluto con tanto di sorriso smagliante e occhiolino seducente al seguito. Evelyn rimase per un attimo basita, ma il cervello riuscì a lavorare seriamente almeno per ricambiare il saluto, la ragazza ringraziò il fatto di essere a debita di stanza in modo che non potesse vedere il rossore sul suo viso, atto che finì quando Federico venne richiamato dal suo compagno di guardia per aprire il portone, Evelyn aguzzò un po'di più gli occhi e sorrise: Amber e la sua squadra erano tornati dal loro giro di rifornimenti portando con sé tre carri trainati da cavalli.

La ragazza dai capelli ricci e ramati legati in una coda, saettò a cavallo all'interno del cortile con un urlo euforico richiamando l'attenzione di tutti i presenti, Evelyn rise di gusto guardando la sua amica impennare a cavallo, era tipico di Amber fare certe entrate in scena, la sua presenza allegra e spensierata era sempre l'ancora di salvezza quando le cose andavano male, chiunque l'avesse conosciuta l'avrebbe decretata come una ragazzina vivace con la fissa per i giochi, ma tutti loro sapevano che Amber era la migliore arciera in circolazione con ottime capacità di spionaggio, per non parlare della sua abilità di sparire e riapparire come un fantasma in totale silenzio, per quanto lei non lo fosse quasi per niente.
Evelyn si alzò in piedi afferrando la sua catana lasciata a terra vicino al suo fianco posandosela sulla schiena, prese la rincorsa e con un grande balzo atletico saltò sul tetto a fianco più in basso, per poi saltare su quello ancora più in basso; all'ultimo tetto afferrò saldamente una delle colonne portanti in legno scivolando giù fino a toccare terra e raggiunse Amber che era appena scesa da cavallo.

"Vedo che nessuna missione è noiosa per te, vero Amber?" sorrise scompigliandole i capelli già in disordine come se fosse una bambina.
Amber sorrise ancora di più mettendo in risalto la spruzzata di lentiggini che adornavano il suo viso "Niente sarà noioso finchè ci sarà la sottoscritta nei paraggi!" 
"Ah puoi dirlo forte. Come è andata? Niente sorprese?"
"Naaahhh, solo uno squadrone di ninja neri che ha provato a darcele, ma gliele abbiamo date noi e con gli interessi." 
"Ottimo, anche io mi sarei voluta sfogare un po'."
"Eri di nuovo sulla torre vero?"  la guardò pensierosa ricevendo una risposta affermativa con un cenno del capo, Amber incrociò le braccia sorridendole in maniera benevole "Evelyn, lo so che muori dalla voglia di sapere, ma ricordi le parole della maestra Tomoko?"
"A volte non è necessario sapere chi siamo e da dove veniamo, l'importante è chi vogliamo essere nella nostra esistenza."  ripeté quelle parole stampate nella sua mente da quando Tomoko gliele disse la prima volta.
"Esattamente!" 

Le due ragazze sobbalzarono girandosi insieme: alle spalle di Amber, la figura di Federico sorrideva loro gentilmente lasciando sorpresa sopratutto Evelyn.
"E' vero, non si può conoscere tutto del proprio passato, ma tu Evelyn sei molto forte, altruista e bellissima, riuscirai a superare anche questo, vedrai." concluse continuando a sorriderle, ma Evelyn era rimasta paralizzata dopo la parola bellissima, Amber ridacchiava dandole delle piccole gomitate al braccio per risvegliarla dal suo stato di ghiacciolo, Evelyn sbatté un paio di volte le palpebre tentando di recuperare l'uso della parola.

"S-Sì certo che non vo-voglio...no! Io...b-beh...non..." si torturò una ciocca di capelli con le dita nervosamente, cercando di dire almeno una frase sensata e non usare qualche lingua incomprensibile, dato che persino lei faceva fatica a capirsi.
Federico la trovò tremendamente carina in quel momento, tanto dal dover trattenersi di spostarle dietro un orecchio una parte della chioma di quei bellissimi capelli che, era certo, fossero morbidi e lisci come la seta. 

"Tu non?" tentò di aiutarla come poteva.
"I-Io non voglio che il mi-mio passato mi segni la vita e co-comunque, come mai sei qui? Non dovresti sorvegliare il portone?" riuscì a dire alla fine con voce un po' più decisa, in quanto suo comandante, era suo compito mantenere un atteggiamento da leader, per quanto riuscisse a farlo davanti a lui. 
Il ragazzo si grattò con un un po' di imbarazzo la nuca "Beh sì, ma non volendo ho sentito quello che ti ha detto Amber, e beh....non mi sono trattenuto, dovevo dirtelo ecco."
La ragazza sentì il cuore più leggero di prima, sapere che Federico si preoccupava per lei le dava una piccola speranza che un giorno lui capisse cosa provava.

Amber li guardava con un gran sorriso sulle labbra, le faceva piacere vedere Evelyn felice ma al tempo stesso lei e le altre erano preoccupate, con i tempi che correvano le loro vite erano continuamente a rischio, poteva accadere qualsiasi cosa anche la più tragica, la felicità era diventata un sogno per molti dall'inizio dell'assedio e questo lei lo sapeva, così come Evelyn. 

La rossa decise di lasciar loro la giusta privacy e tornò ad occuparsi della sua squadra "Allora ragazzi, sistemate i viveri nei magazzini e portate i cavalli nelle stalle, i medicinali consegnateli a....mh? Che c'è Daren? chiese al ninja africano con il braccio alzato per richiamare la sua attenzione.
"Capo squadra, è tornato il plotone di Tiara e Zena." 
Amber si girò verso l'entrata notando proprio in quel momento la pattuglia di guerrieri rientrare all'accademia, le facce di Tiara e Zena non lasciarono dubbi sull'esito dell'attacco, la rossa le raggiunse seguita poco dopo da Evelyn e Federico, entrambi preoccupati.

"Tiara, che è succe...."
"Siamo arrivati tardi, non c'è rimasto più niente."  la fermò subito con voce piatta facendo ammutulire di colpo di ragazzi, "Non c'era più nessuno in vita..."
"Sorella, avete fatto più in fretta che potevate, non prenderti colpe che non hai."
"Potevamo salvarli..."
"Tuo fratello ha ragione." l'appoggiò una voce femminile arrivare dal gruppo di guerrieri formatosi intorno a loro per sapere l'ultima tragica novità, i ninja si spostarono di lato così da poter far passare la ragazza che aveva appena parlato, dalla carnagione molto pallida, due occhi nocciola e una treccia di capelli neri tenuta sulla spalla destra, accompagnata da un'altra ragazza dagli occhi blu, bei capelli castano scuro lunghi, lisci e scalati con riga di lato, entrambe erano in tenuta di allenamento con ancora qualche goccia di sudore.

"Ann, Berenice, credevo che vi steste allenando." disse Evelyn vedendole arrivare vicino a loro.
"Avevamo appena finito e ci stavamo riposando, poi però abbiamo visto tornare Zena e Tiara, ed eccoci qua. Immagino che non sia andata come speravamo."  rispose Berenice visibilmente dispiaciuta.
Zena annuì tristemente "Purtroppo è così, quei maledetti non provano pietà per nessuno, neanche per i bambini!" 
Ann si avvicinò alla sua amica mettendole una mano sulla spalla "Lo so Zena ma dobbiamo resistere. Come ho detto prima, Federico ha ragione, noi non abbiamo abilità magiche ma facciamo tutto ciò che possiamo per evitarle." 
"Sì ma..."

"Ragazzi!"  l'attenzione venne richiamata dalla voce autoritaria del maestro Jitsu, sceso in cortile con Tomoko non appena vide rientrare le ragazze.
"Sì Sensei." risposero in coro tutti mettendosi sull'attenti, pugno sinistro contro il palmo della mano destra, chinandosi leggermente con il busto in avanti in segno di saluto e rispetto.
"Voi della squadra di rifornimento, eseguite gli ordini datovi dal vostro superiore. Pattuglia d'assalto aiutateli, dopo vi potrete risposare; ninja sentinelle voi tornate al vostro turno di guardia." i giovani ninja si misero subito a lavoro cominciando a scaricare la merce, Federico si limitò ad un cenno del capo, ma prima salutò Evelyn con un occhiolino e il pollice all'insù lasciandola con un sorrisino da ebete.

Il maestro poi posò lo sguardo sulle sue allieve "Voi sei, fra dieci minuti vi voglio al dojo della meditazione."  
"Sì Sensei." risposero senza battere ciglio, Tomoko si limitò a sorridere loro come sempre, sapeva cosa voleva fare suo nipote e pensò che fosse la cosa più giusta al momento.

***

Dopo dieci minuti precisi, le ragazze erano tutte e sei al dojo della meditazione, stanza in cui si diceva che il Buddha amava ritirarsi e ottenere, attraverso le sue meditazioni e le sue pratiche, saggezza e insegnamenti. La stanza era rettangolare, suddivisa in spazi predefiniti i quali assumevano significati e valori differenti tramandati dalla tradizione; come il Kamiza, orientato verso nord e lato principale della sala, dedicato alle divinità giapponesi, e dove veniva posto lo Shinzen, l'altare degli dei shintoisti. La caretteristica più importante del dojo, era il Kamiza, un piccolo altare che ospitava l'immagine del fondatore delle arti marziali, nel loro caso raffigurava il maestro Jozu; dopo la sua dipartita, rendergli omaggio ogni volta che entravano in quella sala era il minimo che potessero fare, per tramandare i suoi insegnamenti e sopratutto, non dimenticarlo.

Erano sedute sulle ginocchia in attesa del maestro, si cambiarono al volo giusto per mettersi la divisa di allenamento e fa cambiare quelle usate a Berenice ed Ann, esse come tutte le altre, consistevano in una tunica nera a maniche corte con un paio di pantaloni e cintura rossa. Il silenzio regnava sovrano fra le pareti di legno finché non venne spezzato da una di loro.

"Credete che sia arrabbiato?" chiese Ann preoccupata.
Tiara storse la bocca infastidita "Per cosa? Dell'assassinio di quei contadini?"
"Calmatevi. Se il maestro fosse veramente arrabbiato per questo, allora ci avrebbe già rimandato a casa da molto tempo, sa che non è colpa nostra per cui non fatevi strane idee." le riprese Zena non staccando gli occhi dalla porta da cui sarebbe entrato il Sensei.
"Forse ci sottoporrà a un nuovo allenamento, l'arte del guerriero ninja è molto vasta e noi abbiamo imparato poco più della metà."  pensò ad alta voce Berenice.
Amber roteò gli occhi verdi  "Alla faccia! Quanto ancora dobbiamo imparare? Siamo già più forti e brave di qualsiasi altro guerriero di questo regno!"
"Ma non più forti di Orifus." mormorò Evelyn guardandola seriamente.

"Non ancora almeno." disse il maestro Jitsu appena entrato nella stanza e sedendosi davanti a loro, non era più con la tuta di allenamento, ma era vestito con l'Haori, un kimono molto formale dalla giacca scura, pantaloni larghi neri e zoccoli di legno. .

"Buona sera Sensei." dissero in coro puntando la loro attenzione su di lui.
"Buona sera a voi giovani guerriere." il maestro notò l'aria molto tesa che avevano le giovani, una tensione che se fosse stata vista anche da altri, avrebbero potuto approfittarne, con quell'incontro il maestro si era premunito di parlare alle ragazze con lo scopo di addestrarle alla calma interiore.
"Mie allieve, lo so che affrontare la minaccia di Orifus pone le vostre anime in uno stato di stress e responsabilità molto profondo, proprio per questo ho deciso di..."
"Abbiamo sbagliato Sensei." 

Il Maestro pose il suo sguardo severo su Evelyn, non tanto per averlo interrotto, ma su quello che aveva appena affermato la sua allieva. 

"Dobbiamo impegnarci di più ed essere un esempio per i guerrieri dell'accademia, ci perdoni per esserci fatte mostrare deboli agli occhi degli altri." 

La ragazza strinse i pugni chiusi sulle ginocchia con nervosismo, ma si sentì tolta almeno in parte dal grosso peso che aveva al petto da quando erano entrate nella stanza, l'altra parte era per il timore che il Sensei potesse considerarle inadatte a quel ruolo così importante e pericoloso.

"Voi non siete deboli Evelyn, avete solo mostrato la vostra frustrazione di una situazione che va avanti da tempo. Per quanto possiate essere delle guerriere, siete pur sempre degli esseri umani, capaci di provare emozioni. Non vergognatevi mai di questo." le ragazze annuirono in silenzio e tornarono al discorso iniziale intrapreso dal Sensei.

"Come dicevo, so che siete più che coscienti del vostro stato d'animo, per cui ho deciso di sottoporvi a sedute di meditazione affinché impariate a mantenere la calma, anche nelle situazioni più stressanti." le guerriere non ribatterono, avevano capito l'intenzione del maestro e loro sapevano di averne bisogno, era l'unico modo per mantenere un degno autocontrollo, ma Tiara fu scettica a riguardo.

"Sensei non c'è abbastanza tempo..."
"Tiara..."
"Mentre noi siamo qui sedute, loro potrebbero tornare all'attacco." disse tenendo ben nascosta l'amarezza in lei, l'immagine dei corpi bruciati ancora nitida nella sua mente, l'unica cosa che desiderava, era farla pagare a quel demonio.
"Tiara." la fermò con voce seria ma calma "Tutto dipenderà dalle vostre capacità, io personalmente farò di tutto per prepararvi." le spiegò con un lieve sorriso, comprendendo l'animo turbato della sua allieva.
"Quando cominciamo?" chiese Berenice mantenendo la sua compostezza.
"Il momento più adatto per meditare è all'alba, quando il Sole sorgerà alle spalle delle cime del Monte Khangai."
"Sì Sensei." risposero senza esitazione.


Jitsu le congedò con un cenno del capo, intimandole di andare a finire i loro doveri di capi pattuglia e andare a cenare, dopo di che si sarebbero andate a riposare appena fosse finita la preghiera dedicata alle anime della povera gente morta sotto l'attacco nemico, era usanza sopratutto fra i guerrieri pregare le anime dei caduti nel piccolo Monastero costruito all'interno dell'accademia, dato che molti vennero dati alle fiamme dai seguaci di Orifus in segno di superiorità

***

Il Monastero in stile mongolo-cinese eretto su una bassa base di pietra con pareti in legno e tetto piramidale decorato con motivi tradizionali non era tanto grande, per cui i guerrieri si limitavano a pregare in ginocchio davanti all'entrata in silenzio, solo i maestri si recarono all'interno per compiere il rito che avrebbe permesso all'anima dei caduti di trovare la pace; all'interno vi erano Jitsu, Tomoko e altri quattro maestri: Hanako, donna giapponese dai lunghi capelli neri molto lisci e maestra nell'uso delle armi; Liang  maestro cinese di arti marziali con un pizzetto triangolare; Oyun maestro mongolo leggermente in sovrapeso dai baffetti sottili e lunghi, specializzato in tattiche di guerra, ed infine Narumi, sorella minore di Hanako e maestra delle tecniche di sopravvivenza. 
La sala in penombra era illuminata dalla flebile luce delle candele accese davanti alla tomba del maestro Jozu, per suo volere aveva espressamente voluto che la sua tomba giacesse nel piccolo Monastero, così che il suo spirito possa continuare a vegliare sui suoi ragazzi. Fu Tomoko a recitare la preghiera inginocchiata con mani giunte davanti al Buddah posto sul piccolo altare rialzato dietro il giaciglio del fratello, spargendo incenso e posando davanti alla statua delle reliquie con doni di cibo e tè, affiancati da fiori di crisantemo rossi*. 
Finita la preghiera, la donna si fece portare da Jitsu delle candele che accese ai piedi della tomba di Jozu, posandovi sopra una ciotola di riso con delle bacchette conficcate dentro e dei sempreverdi*. Jitsu congedò gli altri maestri, restando solo con la zia che fissava insistentemente la tomba del fratello.

"Sai zia, certe volte mi chiedo se sia fiero di come..."
"Lo è Jitsu."  gli sorrise con quel suo fare gentile che la distingueva ogni volta. "Jozu è fiero di te e di tutti i nostri ragazzi, l'unica cosa che mi rammarica è il fatto che non avrà mai l'opportunità di conoscerle." ammise inginocchiandosi a prendere una candela per accendere quella a fianco.
Jitsu le si avvicinò inginocchiandosi accanto a lei "Lui le vede ogni ogni giorno zia" disse sicuro fissando con apparente interesse la fiamma della candela oscillare. 

L'uomo si rialzò invitando la zia ad andare a coricarsi, ma lei negò per poter restare ancora un po' a pregare. Una volta uscito, la donna sospirò e si girò verso la finestra "Tiara ti ho detto sempre di non borbottare durante gli appostamenti, così come Ann di non appoggiarsi di peso al muro."

Beccate e rimproverate.
Le sei ragazzi si affacciarono dalla finestra del Monastero con un sorrisino imbarazzato, Tomoko invece sorrise in maniera furba invitandole ad entrare e a sedersi con lei.

"Da quanto tempo sa che eravamo lì?" chiese curiosa Amber.
"Da quando i vostri maestri hanno lasciato la sala" rispose tranquillamente.
"Allora meno male che ci ha beccate lei, se era la maestra Hanako erano dolori." rabbrividì Berenice ripensando ai momenti in cui la loro maestra perdeva le staffe.
Tomoko ridacchiò lievemente "Lo fa solo per impartirvi la giusta disciplina. Comunque, cosa vi porta qui a quest'ora? Avete lezione di meditazione all'alba."
"Volevamo pregare un po'." disse Zena già pronta per cominciare "E' per...beh...ci solleverebbe molto."

Tomoko guardò profondamente le sue allieve e capì che dicevano sul serio, si mise nuovamente inginocchiata davanti alla statua di Buddha a mani giunte "Venite, è tempo di pregare." le ragazze non se lo fecero ripetere due volte e la imitarono, congiungendo le mani e chiudendo gli occhi, l'anziana sperò che in questo modo, i loro animi potessero rilassarsi e svuotare la mente dai cattivi pensieri in modo da poter affrontare un nuovo giorno.


***

La Luna in cielo brillava come unica fonte di luce nella stanza che Evelyn condivideva con Ann, la ragazza era appoggiata con la schiena allo stipide della porta scorrevole aperta che dava su un piccolo balcone di legno al terzo piano dell'ala ovest dell'accademia. 

Sapeva che doveva già essere a letto nonostante fosse passata da un bel po' l'ora di coricarsi, ma il suo orologio biologico non era mai d'accordo con gli orari notturni, anche se le regole prevedevano la ritirata nei dormitori appena l'astro della notte sarebbe stato alto e ben visibile nel cielo. Una leggera brezza notturna le fece rialzare la sottile veste di seta che usava per la notte, Evelyn inspirò profondamente l'aria a pieni polmoni godendosi l'attimo di tranquillità che quella notte le offriva, con molta esperienza alle spalle, aveva imparato a godere di ogni momento di pace che la vita le dava, incatenandolo nella sua mente come un tesoro.

Un leggero fruscio di coperte attirò la sua attenzione; d
iede uno sguardo alla sua compagna di stanza sorridendo divertita appena Ann mugugnò qualcosa di incomprensibile nel sonno, lei ed Ann avevano legato molto dal primo giorno che si conobbero, ricordando anche la prima volta che il maestro Jitsu le convocò tutte e sei da lui per decretare la sua scelta, una scelta che cambiò la loro vita da quattro anni.
Inclinò la testa indietro poggiandola allo stipide della porta e chiuse gli occhi tornando con la mente a quattro anni prima; nelle prime settimane ebbero alcune difficoltà, sia per le lingue diverse, sia per i modi comportamentali con cui si relazionavano, per quel motivo Tomoko provvedé personalmente alla loro educazione sociale insegnando loro il giapponese, fece anche in modo che imparassero a vicenda le loro lingue native così da potersi capire senza troppe difficoltà.
Fu quando furono abbastanza capaci da capirsi che una sera di Luna piena come quella notte, si radunarono in silenzio nella stanza di Berenice ed Amber, cominciando a chiacchierare sulle loro origini, lì Evelyn scoprì che Ann era Svizzera figlia di due pastori che avrebbero fatto di tutto pur di renderla felice, anche accettare, seppur con dolore, la sua decisione di partire verso l'oriente. Berenice invece, era inglese e perse il padre all'età di sei anni durante una tempesta che rovesciò la sua nave mercantile, mentre sua madre era una dama di compagnia di una aristocratica il cui figlio, innamoratosi di lei, l'aveva chiesta in sposa, proposta che la ragazza rifiutò più volte nonostante l'insistenza della madre per tentare di farle avere un buon futuro, ma la ragazza non cambiò mai idea, neanche quando vennero organizzate le nozze a sua insaputa. Per sfuggire a quel matrimonio e per ascoltare la ragione che le diceva di partire, Berenice fuggì la notte prima della cerimonia, lasciando scritto a sua madre di perdonarla e di non preoccuparsi per lei.

Evelyn fece una smorfia di disgusto al ricordo del racconto di Berenice, non sopportava l'idea che una persona fosse costretta ad unirsi a qualcuno che non amava, il matrimonio era una cosa seria, fondata sull'amore vero e fiducia reciproca, lei stessa era riluttante all'idea di sposarsi con qualcuno che non amava, come poteva stare con qualcuno che non fosse Federico?

"Un momento..." pensò spalancando le iridi  "Federico? Matrimonio? Marito?! Oh per tutti i Kami!!!"  arrossì di botto coprendosi subito il volto con le mani per non farsi vedere da chissà chi. Scosse la testa imbarazzata ma al tempo stesso sorrise raggiante come se dovesse sposarsi il giorno dopo, le sarebbe piaciuto da morire vivere il resto della sua esistenza con Federico, sapeva che era una cosa impossibile, ma sognare non costava nulla no? Poco le importava se si ritrovava a sognare come una bambina sul suo ipotetico futuro, ma di una cosa era certa: se lo sarebbe costruito da sola giorno dopo giorno.

"Quando hai finito di accoppiarti mentalmente con Federico, potresti chiudere la porta Ev?" 

La ragazza squittì sorpresa come beccata con le mani nel sacco, si girò lentamente verso Ann seduta a gambe incrociate sul letto "Ch-Che? No aspetta...io...ma come.."
Ann roteò gli occhi divertita "Rossore sulle guance, sorrisino tenero, balbettio e testa fra le nuvole. Sì direi che stai pensando a lui." 
Evelyn ridacchiò imbarazzata "Sì beh...a dir la verità è stato un caso. Sai, stavo pensando al primo incontro fra di noi." disse tornando a parlare normale.
"Ah sì?" inarcò un sopracciglio perplessa "Come mai?"
"Così. Non c'era un motivo vero e proprio, solo mi è venuto in testa mentre guardavo le stelle." disse volgendo lo sguardo verso il cielo.
"E guardando guardando, hai finito per ripensare a Federico e viaggiare con la tua mente biricchina." la canzonò cercando di evitare di ridere alla vista di Evelyn imbronciata.
"Sì certo. Tu piuttosto, hai perso il sonno?"
"Veramente mi sono alzata perché a volte la natura chiama, se tu non mi hai sentita significa che hai abbassato la guardia." 
Evelyn si sbatté una mano in faccia "Ahhhh maledizione, mi succede sempre così quando mi distraggo!" 
"Non fartene una colpa Ev, e poi non c'è niente di male ad essere innamorata." la rassicurò rimettendosi sotto le coperte. "Meglio che vai a dormire, è tardi e domani dobbiamo essere ben concentrate."
Evelyn diede uno sguardo al notturnale* appeso fuori la stanza e si stiracchiò "Hai ragione. Devo anche recuperare un bel po' di sonno." 

Evelyn chiuse la porta scorrevole e raggiunse il suo letto accanto a quello di Ann, prima di addormentarsi diede un ultimo sguardo alla poca luce lunare che attraversava gli spifferi della porta contemplandola, piano piano sentì le palpebre farsi più pesanti e il corpo rilassarsi, cadendo finalmente nelle braccia di Morfeo. 




Spazio della tipa strana

Salve a tutti! Scusate il ritardo, ma vi avviso fin da adesso che sarà sempre, più o meno, così il tempo di aggiornamento, comunque, che ne dite di questo primo capitolo? Diciamo che è stato per dare un po' l'idea della situazione attuale e anche per conoscere meglio i personaggi, ah! Ovviamente (e prima che lo chiediate) il nostro Federico è l'alterego di Fernando :)  (riguarda sempre la mia precedente fic).
Lo so che Amber somiglia a qualcuno che forse conoscete, ma avverto: non c'entra un fico secco, hanno solo le stesse origini.
Approfondirò il passato delle ragazze nei prossimi capitoli, vi chiedo di avere pazienza perché c'è tanto da raccontare e sopratutto da scoprire , vi saluto e vi lascio a delle foto extra con delle spiegazioni agli asterischi del capitolo ;)


*notturnale: orologio notturno, strumeno astronomico, usato per la misura del tempo mediante l'osservazione della stella polare e della posizione rispetto ad essa e dell'Orsa Maggiore. 
crisantemo rosso*: rappresenta l'energia vitale dello Yang e attira la fortuna (direi che ne hanno bisogno XD)
sempreverdi* : foglie persistenti per tutto l'anno, usate spesso nei monasteri orientali 

Ok, ditemi che sono una maniaca delle acconciature, ma io ci tenevo troppo alla loro capigliatura, sul serio, ho lavorato parecchio ai loro aspetti, per cui ci tenevo che vedesse le "acconciature" che ho deciso per loro. Rossa (Amber) sono un po' più scuri però eh, proprio color rame, quello bello ramoso XD, bionda (Zena), castani corti (Tiara), neri (Ann), castani scuri lunghi (Berenice), castano lunghi chiari (Evelyn)


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Questa è la tuta di allenamento degli allievi, sia per maschi che per femmine. 
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Il dojo della meditazione e l'altare dedicato al maestro Jozu
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