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Autore: Shiki Ryougi    07/04/2017    0 recensioni
Raccolta di racconti di persone destinate a vivere in un mondo in rovina.
CITAZIONE: Fin da quando ne aveva memoria, quasi ogni notte, era costretta ad ascoltare la sua voce e i suoi confusi pensieri. Sapeva che doveva essere lei a trovare il modo per raggiungerla; solo chi poteva accedere al mondo esterno era in grado di cambiare le regole.
In verità erano state solo allontanate, ma mai separate, e il segreto si trovava in quella prateria senza fine, illuminata dalle stelle.
Un cielo senza luna.
Genere: Drammatico, Guerra, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash, FemSlash
Note: Raccolta | Avvertimenti: Non-con, Tematiche delicate, Violenza
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Spiral



X-cyborg
 

Alexia era l'ultima della sua specie e stava morendo.
Osservava la finestra aperta. Non riusciva a vedere il cielo ma solo palazzi altissimi. Poteva sentire i suoni della città: un chiasso a cui ormai aveva fatto l'abitudine.
Sdraiata nel letto, sotto le coperte pesanti, aveva comunque freddo ma si limitò a coprirsi fino al mento. Voleva udire e odorare la vita per cui aveva lottato.
La sua attenzione si spostò lentamente sulla esile figura che stava accanto alla finestra, con lo sguardo perso chissà dove. Quella era la creatura per cui aveva resistito così tanto. Sua figlia, la sua eredità.
Voleva chiamarla, chiederle a cosa pensava; anzi, avrebbe voluto leggerle la mente perché sapeva che in parte le avrebbe mentito. Sapeva benissimo che, da anni, lei le mentiva ma non provava alcun rancore. Non più. 

Alice osservava il via vai notturno della città che non dormiva mai. Davanti a lei, tra gli enormi palazzi, si stagliava l'Obelisco che bucava il cielo denso. Risultava impossibile scrutarne la vetta.
Le piaceva osservarlo. La moltitudine di luci che lo costellavano la ipnotizzava mentre restava incuriosita dalla vita che vi pulsava dentro.
Fin da quando poteva ricordare aveva cominciato a farsi molte domande. Erano talmente tante e scomode che raramente trovavano una risposta soddisfacente, ma quella situazione durò per un arco di tempo limitato. A un certo punto Alice cominciò a procurarsi le risposte da sola e quindi smise di chiedere.
L'unica cosa di cui si pentiva in quel momento era di non essere stata del tutto sincera con sua madre. Ovviamente quest'ultima aveva sempre intuito qualcosa; il suo ideale era morto nei secoli e la figlia non ne avrebbe seguito le orme. Seguire i morti non serviva a nulla ma, comunque, le dispiaceva.
Il padre era stato il primo a morire, quando era molto piccola. A malapena ne ricordava il suono della voce. Poi, intorno al suo decimo compleanno, il prossimo fu il fratello minore.
Probabilmente in quel momento Alice smise di chiedere e cominciò ad agire.

Alexia, così come Alice, era la discendente dei membri di un Ordine nato circa duecento anni prima, quando gli Obelischi comparvero sulla terra. Da quel momento, se si voleva sopravvivere, bisognava perdere la propria umanità e concludere l'esistenza come dei cyborg.
Nessuno era obbligato veramente a compiere tale atto ma ben presto la gente si rese conto che l'aria era diventata irrespirabile: uno strano gas usciva dagli Obelischi e il Governo Mondiale, in accordo con quella strana identità, cominciò a implementare nella gente tecnologie nuove e all'avanguardia, che garantivano una vita lunga e in salute.
Questa promessa si rilevò mantenuta: i cyborg vivevano davvero una vita nel migliore dei modi e priva di malattie, ma c'era un costo. Le persone, da esseri umani, si trasformarono in macchine, che alimentavano gli Obelischi e perdevano ogni libertà. La vita, già dura, divenne un vero e proprio regime.
L'iniziale resistenza umana composta dall'Ordine fu facile da schiacciare. Non disponevano delle tecnologie necessarie e l'aria fetida contribuì a decimarli nei secoli.
I pochi discendenti rimasti persero di vista il vero obbiettivo e trasformarono l'ossessione di restare umani in una sorta di religione. Alcuni continuarono in segreto gli studi iniziati dopo la sconfitta, finalizzati a poter utilizzare le tecnologie del Governo contro gli Obelischi. Però, in questo modo, si andava palesemente contro le radici fondamentali dell'Ordine: se qualcuno fosse riuscito a usare quegli impianti sarebbe comunque diventato un cyborg. Quindi, coloro che perseguivano quegli studi, oltre a essere visti come pazzi, vennero additati come degli eretici.
Nel corso degli anni gli umani diminuirono a vista d'occhio; molti morivano senza lasciare eredi e solo un bambino su dieci raggiungeva l'età adulta. Altri, per paura della morte, decisero di diventare cyborg: preferivano sacrificare la loro libertà, pur di vivere.
Quando nacque Alice una delle due famiglie rimaste si vendette al Governo e loro divennero ufficialmente gli ultimi umani sulla terra.

La più grande sfortuna di Alexia fu d'innamorarsi di un eretico. Suo marito, fin d'adolescente, aveva raccolto innumerevoli documenti, anche antichi, e compiuto altrettanti esperimenti.
Passava tutto il giorno chiuso nella sua piccola stanza, tentando di far funzionare gli impianti disattivati di cui era entrato in possesso. Morì senza riuscire a ottenere nessun risultato.
Alexia chiuse la stanza. Amava suo marito, nonostante tutto, e quelle quattro mura erano state la sua vita; lei non aveva il diritto d'intaccare nulla.
Poi, quando ad andarsene fu il suo secondo figlio, di appena sette anni, la stanza venne di nuovo aperta. Alice, a soli dieci anni, vi si chiuse dentro, con l'intendo di inseguire il sogno del padre.

Alice ricordava ancora nitidamente il viso magro del fratello farsi pallido mentre il sangue gli usciva dalla bocca, insieme a spasmi e tosse incessante. L'immagine del rosso cremisi che aveva cominciato ad allargarsi sul pavimento era ben impressa nella sua mente.
E adesso sua madre, sdraiata nel letto di morte, la guardava mentre ogni tanto dava un colpo di tosse secca e pesante. Il sangue macchiava un fazzoletto fradicio.
Avrebbe voluto dire tante cose ma le parole non uscivano, quindi si avvicinò a lei e si limitò a scusarsi. Alexia sorrise, senza nessun rancore.
Alice non era più umana da tempo. S'era innestata gli impianti di suo padre a soli quattordici anni. In qualche modo era riuscita dove suo padre aveva fallito. Aveva dato un senso a quell'eredità.
La rabbia e la delusione provate allora s'erano spente da tempo. Adesso era soltanto orgogliosa.
L'Ordine era morto duecento anni prima e Alexia aveva continuato a credere in qualcosa d'impossibile. Alice aveva visto oltre, come suo padre e gli eretici prima di loro.
Poco prima di morire ringraziò il cielo per aver incontrato quell'uomo e, osservando sua figlia, disse con un sussurro: «Perdonami se non sarò presente al tuo diciottesimo compleanno.»

Alexia morì.
Smise di respirare e gli occhi, ormai vuoti, rimasero a fissare il volto asciutto di Alice.
L'ultima umana aveva dato alla luce la prima X-cyborg, coloro che disponevano del libero arbitrio.
La fine di un'Era ne comporta sempre l'inizio di un'altra.
Alice aveva scovato l'ultimo tassello, quello che suo padre aveva mancato.
Il profondo integralismo della madre l'aveva spesso ostacolata. A volte s'erano anche odiate. Il contrasto era stato insormontabile. Ma, al momento della fine, il loro amore aveva sostituito gli anni perduti.
Alice pianse, imprimendo bene nella mente il volto orgoglioso di Alexia.

 
 
[Spazio Autrice]
Questa è la versione revisionata del racconto che trovate pubblicato qui, nel 2014: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=2862192&i=1
Qui siamo circa 200 anni nel futuro rispetto al racconto di prima.
Come vi ho già detto questa sarà una raccolta di racconti in cui pian piano prenderà forma la visione di un mondo in rovina tramite diversi personaggi chiave.

 
   
 
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