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Autore: Lady I H V E Byron    08/04/2017    0 recensioni
Una conferenza sul cambiamento climatico.
Una possibilità di salvezza per il mondo dall'effetto serra.
Un'improvvisa esplosione.
Un caso da risolvere.
Un inganno da sventare.
Il mondo sembra essere nelle mani di un investigatore privato un po' scemo e quattro musicisti un po' imbranati.
P.S.: sia chiaro, i musicisti lo fanno solo per il loro spettacolo, non per un insensato senso di giustizia...
Genere: Comico, Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Nemmeno il giro all’interno dell’istituto era servito molto.
Francesco ed Ettore si erano ritrovati esattamente al punto di partenza.
Il loro punto di riferimento era l’uomo intravisto da Lisa.
Non aveva lasciato impronte digitali, o altre parti del suo corpo che potessero essere ricondotte a lui.
I pochi indizi erano stati lasciati nelle mani della scientifica.
Conscio di vagare ormai nel vuoto, Francesco decise di ritirarsi.
Era ospite a casa del cugino. Non disfò la valigia e nemmeno decise di farsi la doccia.
Quella sera uscì per andare nel primo pub che avrebbe trovato.
Essendo un giorno feriale, non c’era molta gente. Solo lui, il barman, e qualche disoccupato che affogava la sua malinconia nell’alcool o nel fumo, come lui.
La televisione ivi presente era sintonizzata su MTV, quindi c’era la musica ad accompagnare quell’atmosfera “vuota”.
Francesco era seduto sul bancone, con la testa appoggiata ad una mano. Il suo incontro con Lisa aveva provocato un uragano di emozioni, che nascondeva semplicemente fissando il vuoto.
Il barista si avvicinò a lui.
-Desidera?-
L’investigatore alzò lentamente lo sguardo verso di lui.
-Dammi il più forte che hai.- chiese.
L’uomo schioccò le dita: uno dei bodyguard, quello più muscoloso, si presentò accanto a lui, dritto con la schiena.
L’imbarazzo provato dal giovane era indescrivibile.
-Ehm… ripensandoci… una birra, grazie.-
-Subito.-
Altre due persone entrarono nel pub. Appena videro il ragazzo, presero posto accanto a lui, uno alla sua destra, l’altro alla sua sinistra. Fra tutti e tre, non si sapeva chi avesse il naso più grosso.
-Francesco, giusto?- domandò uno di loro.
Erano Saverio e Giorgio, due dei quattro musicisti che avrebbero fatto da spalla a Marco Auditore.
-E voi? Cosa vi porta qui?- domandò, quasi maleducatamente, seppur senza volerlo.
-Eravamo solo in cerca di un pub.- parlò nuovamente il più giovane dei due –Alberto e Luciano erano troppo stanchi per unirsi a noi…-
-Cosa vi porto?- domandò nuovamente il barista, mentre riempiva il bicchiere destinato a Francesco.
-Una birra, per favore.-
-Anche per me.-
I tre boccali vennero serviti contemporaneamente.
L’investigatore, senza pensarci due volte, bevve metà contenuto tutto d’un fiato; il suo sguardo continuava a vagare nel vuoto, come se in quel momento il suo cervello non fosse attaccato al resto del corpo. Agiva senza avere il pieno possesso dei suoi arti. Era confuso.
-Piano, ragazzo…- intimò Giorgio, accompagnando la frase con un movimento della mano –Sennò ci crolli qui sul bancone…-
Saverio a stento trattenne una risata, mentre beveva: per poco, la birra non gli uscì dal naso.
Francesco fece un lungo sospiro, per riprendere fiato dalla bevuta.
-E’ una mia impressione… o il mondo sta letteralmente impazzendo?- domandò, sulla via dell’immersione nei fumi dell’alcool.
L’uomo con la barba bianca restò a fissare il liquido dorato dentro il boccale di vetro, come ipnotizzato, mentre lo girava lentamente.
-Nah, non dovremo generalizzare un evento che accade una volta su tre.- rispose questi, prima di bere –Si tratta sempre di una piccola percentuale, dopotutto…-
-Spero lei abbia ragione…- sospirò l’investigatore, fissando anche lui il resto della birra nel suo boccale –Io ci vivo di queste cose, ma non riesco mai ad abituarmici. In ogni secondo può accadere qualcosa e non siamo mai abbastanza pronti per affrontare questi tipi di pericoli… Non so se ci vado più d’accordo…-
Sospirò nuovamente.
I due fratelli lo fissarono in modo strano, dietro il vetro dei loro occhiali, come se lo stessero studiando.
-Conosco quello sguardo…- commentò Saverio, sorridendo in modo furbo –C’entra una ragazza, vero?-
L’investigatore si svegliò improvvisamente dal suo torpore alcolico.
-Eh?! Cosa…?! No, ma che sta dicendo…?!-
-Non inganni nessuno, investigatore Milanelli…- proseguì il più anziano dei fratelli –Ho visto come guardi Lisa. Per un attimo, mi era sembrato di vedere me, ai tempi della mia prima cotta…-
-E non è andata nemmeno bene…- derise, seppur sottovoce, Giorgio, ridacchiando.
Saverio riuscì a sentirlo.
Si voltò verso di lui, con aria offesa.
-Zitto tu!- esclamò, senza alzare la voce.
-Senti tu!-
-Senti tu!-
-Senti tu!-
-Senti tu, che non hai un rapporto stabile con tua moglie e spesso ti incontri con qualche ventenne che vuole solo divertirsi e avere sesso facile. Sesso, sesso, sesso…-
Giorgio assunse un’aria imbarazzata e offesa nello stesso tempo, mentre Francesco non faceva altro che ridacchiare a quel lito.
-Ragazze che non sanno dire di no.- proseguì Saverio, con tono derisorio –E ancora, ancora, ancora… Pensa, mio caro investigatore, che la sua stessa figlia, nonché mia nipote, ha smesso di considerarlo come padre…-
-Parla lui che ha i suoi problemi sessuali…-
-OH, MA IO TI…!-
Francesco scoppiò in una fragorosa risata. Quel minuto di lite tra fratelli gli erano bastati per fargli ritornare il buonumore.
-Mi sembra di sentire me e mia sorella…- ridacchiò, ponendo fine al “litigio” dei Guardiola –Forse alla vostra età continueremo a litigare così…-
-Hai una sorella?- domandò Saverio, riprendendo a bere.
-Sì, ha sei anni in meno di me ed è una gran rompiscatole.-
-Uguale a Giorgio, insomma…-
-Insomma! Vuoi ricominciare?!-
-Pensate che per un po’ di tempo mi ha rotto le scatole su Lisa…- proseguì il giovane, continuando a guardare in basso, senza battere ciglio.
-Beh, ma se Lisa ti piace, non ci vedo niente di male. Voglio dire, è carina, ha quel volto delicato che la rende simile ad una bambola di porcellana, ha due belle…-
-Saverio!- tagliò corto il fratello minore, con sguardo severo.
-Beh, non lo metto in dubbio…- fu il solo commento del giovane, stoico, prima di sospirare.
Giorgio storse la bocca: era consapevole di essere la persona meno adatta a consolare, specie su argomenti amorosi, ma tanto valeva fare un tentativo.
-Senti, ragazzo…- mormorò –Tu pensi sempre a lei?-
Si maledisse per le parole appena dette: persino Saverio si mise una mano sul volto.
Pensava che non avrebbe ottenuto risposta.
Ma ormai Francesco era divenuta una macchina, un robot, con il solo scopo di rispondere a qualsiasi domanda, anche quelle più imbarazzanti.
-Continuamente. Specie da quando se ne è andata da Grosseto per studiare qui. Non ho fatto altro che odiarmi per non averle dichiarato in tempo quello che provavo veramente per lei. E ora è troppo tardi: lei si è già trovata un altro…-
-Ma sembrava ugualmente felice di vederti, no?- aggiunse Saverio.
-Ovvio. Perché sono l’unico in grado di risolvere questo mistero, no?-
I due fratelli si guardarono, come se stessero cercando l’uno nello sguardo dell’altro una domanda intelligente da porgli.
-Ehm…- proseguì il maggiore –Ma voi due da quanto vi conoscete?-
-Da un bel po’ di anni.- raccontò l’investigatore –Praticavamo lo stesso sport ed eravamo nello stesso corso. Dopo un po’ di tempo siamo diventati buoni amici, e allora era più facile per entrambi. Niente sentimenti di mezzo e liberi di dirci quello che volevamo. Poi accade che, per qualche strano motivo, cominci a vedere una persona con occhi diversi e da allora ci parlavamo sempre di rado. E poi… io avevo cominciato da poco la mia attività da investigatore, e temo di averla trascurata. Non posso biasimarla se era o è ancora in collera con me. Fatto sta che non ho mai saputo cosa provasse per me. Ma quando l’ho sentita dire: “Vado a Rieti a studiare Lettere” ho sentito un peso enorme nel mio cuore. Ogni giorno mi sto pentendo di non averla fermata, anche per un solo istante, almeno per darle un bacio. Se solo potessi viaggiare indietro nel tempo… Colpiti?-
Non ottenne risposta.
Saverio e Giorgio avevano appena finito di bere. Forse colpiti da un’improvvisa sbornia o semplicemente annoiati, si erano addormentati, russando, per giunta, chi con la testa appoggiata sulla mano, chi con la testa sul bancone.
Francesco li osservò, scuotendo la testa e sospirando.
-Ti chiedono la storia della tua vita e come ripagano? Dormendo.- commentò –E’ davvero un’arte saper tenere sveglia la gente…-
Il barista, in quel momento, poggiò un altro boccale di birra davanti agli occhi del giovane.
-Ne ho già una, grazie.-
-Da parte della signorina.-
I duemila frammenti che componevano il cuore dell’investigatore si riunirono tutti all’improvviso, appena scorse il probabile mandante del nuovo boccale di birra: Lisa era dall’altra parte del bancone, ad un metro di distanza da lui, mentre alzava una mano, sia per saluto, sia per segnalare la sua presenza. Era vestita elegante, con un completo nero, orecchini di diamante con collana abbinata, si era truccata con l’eyeliner e il rossetto rosso e si era acconciata i capelli, rendendoli più ondulati rispetto a come li teneva di solito.
Francesco restò fermo ad osservarla, paralizzato, sorpreso di rivederla. Smise di respirare, per un attimo.
Ritornò quasi in sé quando sentì una leggera pacca sulla schiena: i Guardiola, non sapeva come, si erano risvegliati.
-Va’ da lei. Coraggio.- intimò Giorgio. Persino Saverio, con lo sguardo, gli stava dicendo la stessa cosa.
Il giovane si schiarì la voce, prima di prendere i due boccali di birra.
-Ora andate entrambi a farvi una bella dormita.- avvertì, prima di alzarsi -Se davvero volete collaborare con me, domani sveglia presto. Dobbiamo essere alla centrale alle 7:30.-
I due musicisti annuirono.
-Sì, d’accordo.- disse il più anziano dei due, mentre prendeva la giacca.
-Ci vediamo direttamente in centrale?-
-No, passo io a prendervi alle 7:00. A proposito, dove alloggiate?-
-Hotel Miramare. E’ qui a due passi.-
-Perfetto, a domani.-
-Buonanotte.-
-Buonanotte.- salutarono i Guardiola, prima di uscire.
Solo con Lisa. Forse non proprio, ma non gli importava. Non attendeva altro dal momento in cui l’aveva nuovamente incontrata.
Con i due boccali ancora in mano, si diresse verso la ragazza. Una cosa semplice, data la distanza ridotta tra i due.
Tuttavia, accadde che il giovane si scontrò più volte con il barista, mentre tornava al bancone dopo il servizio al tavolo, o con qualche cliente che stava per uscire, disorientandolo.
Alla fine, si sedette, tenendo lo sguardo fisso sul bancone.
-Mi spiace che siamo arrivati a questo…- mormorò –Ma sappi che vederti ha illuminato nuovamente la mia vita…-
-Francesco…-
La sua voce era ancora lontana. Di soli due posti, ma pur sempre lontana.
-Guarda che sono qui…-
Francesco alzò lo sguardo: si rese conto che aveva appena parlato con un uomo. Un uomo ubriaco, con il volto e corporatura simile a quello di un gorilla. Anche i suoi versi erano molto simili all’animale.
L’investigatore nascose l’imbarazzo dietro una piccola risata.
-Ehm… una nocciolina…?- propose, prima di cambiare posto. I boccali rimasero dove erano.
Prestando attenzione al percorso, finalmente Francesco si sedette accanto a Lisa.
Il cuore gli batteva a mille, averla vicina dopo tanto tempo, ma riuscì a controllare la sua emozione.
-Perché sei qui?- domandò, quasi stoicamente –Non sei mai stata tipa da pub…-
La ragazza si morse le labbra.
-Infatti è così…- rispose, anche lei imbarazzata –Ho chiamato a casa tua e non rispondeva nessuno. Il cellulare, niente. Poi ho chiamato la centrale e tuo cugino mi ha detto che non c’eri e che forse eri qui. Direi che sono stata fortunata, non trovi?-
Il suo lieve sorriso timido fece sciogliere l’investigatore, ma resistette alla tentazione di ricambiare: voleva che Lisa vedesse la sua delusione.
-Allora è successo qualcosa?- domandò.
-Sì, mi sono ricordata qualcosa sull’esplosione. Mentre guardavo dalla finestra, ho visto un furgone grigio parcheggiato fuori, nel parcheggio dell’Istituto.-
-Ok, un furgone grigio… Hai preso anche la targa?-
La ragazza si morse nuovamente le labbra.
-Lo sai che la mia memoria cilecca; non ce l’ho fatta nemmeno a fare la foto.-
Il giovane sospirò.
-Almeno abbiamo un elemento in più. Perfetto, Lisetta, questo potrebbe restringere il campo. Mi sembra tu abbia fatto la tua parte, quindi sei libera di andare.-
Era tornato nuovamente nella sua versione “robot-stoico”, anche con la ragazza che gli piaceva.
Ma lei non sembrava intenzionata ad andarsene.
-Sai, Francesco…- mormorò, infatti –Non è la sola ragione per cui sono qui…-
Francesco deglutì: che fosse…?
-Mi dispiace essermene andata in quel modo, tre anni fa, senza salutarti per bene. Ma noi siamo ancora amici, vero?-
Ennesima illusione. Odiava il suono della parola “amici”, specie dalla bocca di Lisa.
-Sì, certo… amici…- borbottò –Gli amici, almeno, continuano a sentirsi, anche se distanti, se veramente tengono l’un l’altro. Tu non ti sei fatta sentire per tre anni. Hai preferito piuttosto dedicarti allo studio dei poeti lunatici che mantenere i contatti con i tuoi vecchi amici!-
-I poeti maledetti, Francesco…- corresse lei, prima di parlare nel suo stesso tono –E poi senti da che pulpito! Addirittura prima che partissi, mettevi sempre il tuo lavoro prima di ogni altra cosa al mondo, persino dei tuoi amici! Sentivamo tutti la tua mancanza, al corso di nuoto!-
-Se veramente ti mancavo…- rispose l’investigatore, sempre più nervoso -…perché non me lo hai detto? No! Hai preferito andartene come una ladra, come se fosse la cosa più normale del mondo! Scommetto che con il figlio di papà non ti comporti così! Sono sicuro che se ti prendessi le impronte digitali, sarebbero uguali alle sue!-
Era troppo.
Lisa era una ragazza dolce, ma si offendeva facilmente, e facilmente cedeva alla rabbia.
Infatti, senza pensarci due volte, diede uno schiaffo all’amico, che la fermò in tempo, stringendole il polso con forza.
-Ma bene…- schernì Francesco, con un sorriso beffardo –Sembra che qualche micetta selvaggia sappia graffiare ancora…-
Lei serrò le labbra, e cercò, con la mano libera, di dare un altro schiaffo al suo interlocutore, invano.
Aveva bloccato anche l’altro polso.
Entrambi avrebbero voluto essere in un altro momento, in quella posizione.
Alla fine, Lisa riuscì a far del male all’investigatore pestandogli, rapida, un piede, col tacco.
-Ahhh!- urlò lui, mollando i polsi e curvandosi in avanti.
L’universitaria non sapeva se sentirsi in colpa per quel gesto. Ma anche lei non stava bene.
Entrambi non avevano ancora il coraggio di dichiararsi.
Lisa amava ancora Francesco. Non sapeva spiegarsi il motivo che l’aveva spinta ad avvicinarsi a Matteo.
-Scusa…- sussurrò lei, abbassando lo sguardo –Non avrei dovuto farlo.-
Detto ciò, si alzò in piedi.
-Ed è stato un errore persino venire qui. Non capisco questa tua gelosia, Francesco! Oggi ti sei comportato come un bambino, con Matteo! Non ti facevo così infantile! Credevo fossi diverso dagli altri ragazzi, ma voi maschi siete tutti uguali!-
Rapida, si diresse verso l’uscita.
Francesco non ebbe nemmeno il tempo di dirle: “Sono geloso perché ti amo, Lisa!”, che subito lei era fuori, forse entrata in macchina e diretta verso la casa dello zio.
Il pensiero di seguirla era forte, ma ormai lui si era rassegnato.
Osservò i boccali di birra di fronte a lui: non gli rimaneva altro, ormai.
-Sono proprio un idiota…- mormorò, prima di finire il primo boccale e poi cominciare a bere il secondo, pagato da Lisa.
   
 
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