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Autore: SusyToma    09/04/2017    0 recensioni
Il mondo a Patalandia scorre sereno finchè Patatina non viene catturata. Riesce a fuggire, ma quando torna a casa il suo aspetto è diverso. E' diventata alta e magra e questo le causerà molti problemi. Almeno finchè non incrocerà Fragolina sulla sua strada. Insieme scopriranno il valore dell'amicizia e la forza che può dare un sentimento così forte.
Genere: Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Nel paese di Patalandia c'era grande fermento quel giorno. Molti abitanti, infatti, erano stati catturati e messi in un sacco enorme e portati via. Tutti sapevano che ogni patata che veniva trascinata via dal campo, non faceva più ritorno a casa. Ogni abitante cercava sempre di scappare per non farsi prendere, ma non tutti riuscivano a essere agili e veloci e Patatina quel giorno, non riuscì a essere veloce come gli avevano suggerito i suoi amici, fu per questo che riuscirono a catturarla.
L'agitazione fu tale che a Patalandia si cominciò a fare i calcoli su quanti abitanti avessero perso quel giorno. Il Re Patato aveva un cappello rosso che lo faceva essere più alto di tutti gli altri. In cima al cappello c'era una corona di rosmarino che annunciava il suo potere supremo su Patalandia. Dall'alto della sua posizione, osservava il resto della popolazione che fatica a ritrovare la calma dopo quello che era successo, stava chiamando a voce alta tutti i nomi che aveva scritto su un lunghissimo foglio. I suoi segretari mettevano una spunta sul foglio fotocopiato quando nessuno rispondeva all'appello e come segno di rispetto c'era un minuto di silenzio.
«Patatina» dice con voce alta e tonante Re Patato e quando nessuno rispose, il Re abbasso il capo e scosse la testa.
Patato era l'orfana di Patalandia, i suoi genitori erano spariti nel sacco molti mesi prima e quindi un po’ tutti nel paese la consideravano come una figlia acquisita. Era benvoluta da tutti e sapere che non era presente all'appello, fece restare in silenzio l'intera Patalandia per più di qualche minuto. Erano tutti molto rattristati per la sua dipartita in quel modo così veloce, soprattutto perché Patatina aveva ancora tanta vita davanti.
Il Re stava per ricominciare a chiamare il prossimo della lista, quando notò grande agitazione nelle ultime file.
«Che cosa succede?» chiese in tono arrabbiato. Non s'interrompeva l'appello in un momento del genere e chiunque sarebbe stato, l'avrebbe punito severamente perché le regole erano state fatte per essere rispettate.
Re Patato vide i suoi concittadini gridare di sorpresa, altri addirittura erano svenuti e cominciò a innervosirsi per non riuscire a vedere data la sua altezza. Stava per urlare di fare silenzio a tutti, quando vide che un bel numero di patate stava facendo spazio a qualcosa, no a qualcuno si rese conto perché capì che qualcuno stava avanzando.
«Chi è?» chiese sconcertato da quelle gambe lunghe che intravedeva in mezzo alla folla. Stava per ripetere l'ordine a voce più alta, quando sommo stupore si dipinse sul viso nel rendersi conto che davanti a lui c'era qualcosa che non aveva mai visto nella sua lunga vita.
«Buongiorno Re Patato, scusi se ho fatto tardi all'appello».
La voce era quella di Patatina, l'avrebbe riconosciuta tra mille, ma quella che aveva di fronte era davvero Patatina? Re Patato non riusciva a convincersi e continuò a fissarla ammutolito. Patatina non era più Patatina e lui non riusciva a dire nulla.
Ogni patata a Patalandia era come Re Patato: piena, bassa e di un colore giallo scuro. Patatina era uguale a loro solo che più piccola, adesso, però il Re si trovò di fronte una patata completamente diversa perché Patatina era cambiata. Era alta, troppo alta, persino più alta di lui che col suo cappello sovrastava ogni patata. E poi era snella, troppo snella, quelle gambe lunghe erano esageratamente troppo magre. Per non parlare del colore, giallo quasi accecante.
Nessuno a Patalandia era così snello e così magro e quella novità aveva creato un bel po’ di agitazione.
«Silenzio!» ordinò a voce alta Re Patato e poco dopo le voci confuse si placarono.
«Ho chiesto scusa per il ritardo» ripeté Patatina. Sembra quasi ignara del perché di tutto quel turbamento e Re Patato lo guardò preoccupato.
«Hai visto il tuo riflesso Patatina?»
«Sì, prima di venire Re Patato e so di essere un tantino diversa ma sono viva».
«Direi molto diversa» - la corresse Re Patato - «che cosa è successo?».
«Quando sono stata catturata, ho cercato nuovamente di scappare, ma non ci sono riuscita. Ero insieme con altre patate e poi visto due grosse mani afferrare un oggetto molto appuntito e ha cominciato a tagliare di netto la nostra pelle.
Mormorii sussurrati insieme a espressioni attonite ruppero il silenzio che si era appena creato, ma Patatina proseguì il suo racconto ignorandoli.
«Qualcuno urlava, ma quell'oggetto appuntito continuava il suo lavoro e quando è successo anche a me, ho creduto di morire in quel momento. Invece ho tenuto duro e per quanto avessi un gran freddo, ero viva ed ero felice. Poi ho visto quello che succedeva alle altre, tagliate in grossi stecchini tutti uguali con un altro oggetto appuntito. File lunghe, lunghissime di noi patate raggruppate in tanti stuzzicadenti».
Qualcuno svenne a quel racconto così raccapricciante, altri urlarono, altri ancora incitarono Patatina a seguire e il Re cominciò a stufarsi di tutto quel disordine.
«Ho detto silenzio!» strillò inviperito e poi guardò Patatina corrucciato.
«Smettila di far spaventare tutti e racconta in breve quello che è successo».
«Ci sto arrivando» - si difese con aria risoluta Patatina - «tante di noi sono state fatte a pezze e poi gettati in un liquido bollente che ci uccideva e ho sentito qualcuno che parlava di una frittura squisita».
«Che orrore» proruppe Re Patato echeggiando il pensiero di molti. Nemici che toglievano la pelle, tagliavano a fette e friggevano i suoi concittadini. Si poteva essere più malvagi?
«Come hai fatto a scappare?» gridò qualcuno. Re Patato avrebbe voluto rimproverarlo per essere intervenuto senza permesso, ma quella domanda interessava anche lui quindi per questa volta lasciò correre.
«Prima che mi gettassero in quel liquido bollente, sono scappato mimetizzandomi con la pelle a terra dei nostri amici. Avrei tanto voluto prendere la mia per essere al riparo dal freddo, ma avevo troppa paura di essere presa e così sono corsa il più lontano possibile.
Mi sono fermata solo poco fa specchiandomi nel ruscello qui vicino e per quanto sia diversa, sono viva e ne sono felice».
«Certo» asserì Re Patato, ma c'era scarsa convinzione nelle sue parole e da come lo guardava Patatina, era chiaro che la sua risposta non le era piaciuta quindi si sforzò di sorridere.
«Siamo felici che tu sia tornata a casa anche se … diversa».
«Anch'io» sorrise Patatina e quel sorriso in quel viso così magro, fece sussultare il Re ma finse il contrario e riprese a fare l'appello con un senso d'inquietudine che andava aumentando.
Le regole erano state create per essere rispettate, quindi gli abitanti di Patalandia dovevano essere tutti uguali per forma e dimensione. Facevano eccezioni i più piccoli che avevano il diritto di essere più piccoli, ma Patatina aveva un aspetto decisamente diverso da tutti gli altri, non sarebbe mai tornata grassa e bassa. Che cosa doveva fare con lei?

Quando il lungo appello fu terminato e furono contati i superstiti, Re Patato osservò Patatina in mezzo agli altri. Era impossibile non vederla perché la sua altezza spiccava tra le altre, di solito era circondata dai suoi amici ma adesso sembrava che tutti avessero timore di lei. Il suo aspetto metteva quasi soggezione e Re Patato intuì che doveva trovare una soluzione prima che fosse troppo tardi.
   
 
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