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Autore: VaultHunter    09/04/2017    0 recensioni
Un nome, un obbiettivo, un oggetto, nessuna memoria della propria vita: questo è ciò che accoglie i Revenant - i fantasmi che, per un motivo che neanche loro ricordano, sono ancorati a questo mondo - al loro risveglio. Tra di loro vi è un uomo, Purple Haze, il cui compito è uno solo - uccidere.
Genere: Mistero, Sovrannaturale, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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"...Lately things they don't seem the same Actin' funny, but I don't know why Excuse me while I kiss the sky…" La voce ritmata era partita da sola, uscendo da un giradischi consumato, la copertura di vetro impolverato che tuttavia non nascondeva lo scintillio della punta di diamante. Un incofondibile battito di chitarra elettrica, unito ad una voce quasi solenne, declamavano i loro versi elettronici nella stanza, girandomi intorno mentre, seduto a terra da ormai tre giorni (nonostante riesco ancora ad apprezzarne il sapore, mi son reso conto che il cibo, come il sonno, ha smesso di essere un bisogno e si è trasformato in un diletto). Mi ero alzato, muovendomi con una fluidità inaspettata, e diretto, muovendo inconsciamente la testa a ritmo di musica, verso il giradischi. Lasciai che la canzone finisse, la assorbii completamente - d'altra parte, era l'unica voce umana che sentivo da quello che pareva un tempo infinito - finchè, sibilando, si fermò: era l'ultima. Sollevai delicatamente la custodia, sollevando una nuvoletta grigia e lasciando delle impronte nitide nella patina polverosa che la ricopriva, e lessi le lettere incise nel rovescio. L'ultima - quella che avevo appena sentito: Purple Haze. Inarcai un sopracciglio; passai lo sguardo dal foglietto strappato - i bordi frastagliati che mi fissavano enigmatici - alle lettere argentee, più volte. Scrollai le spalle: che importanza aveva? In fondo, non era un nome più bizzarro di altri; perlomeno, me lo ero scelto io. *** Cammino per la strada assolata, fortunatamente non troppo affollata: continuo ad osservare le facce, a cogliere i guizzi degli occhi, i rapidi movimenti delle dita che digitano sugli schermi dei telefoni o che giocherellano con la stoffa dei vestiti. È interessante, ed in un certo senso mi fa compiacere, il poter vedere senza essere visto. Studiare, come una tigre, senza il rischio di essere notato. Mi sistemo il cappello - una bombetta nera, lucida, dai riflessi viola - sui capelli, spingendolo leggermente in avanti sulla fronte con le mani guantate di bianco. Do un colpetto alla manica della giacca, assicurandomi che il coltello, sistemato tra le pieghe dell'abito, non scivoli a terra. Mi godo il suono delle scarpe di vernice che ticchettano senza fare un suono sulle lastre del marciapiede, pestando le ombre dei passanti senza che loro possano pestare l'inesistente mia. Raggiungo un palazzo austero, le pareti gialle che risaltano sul grigiore dei palazzi vicini, il tetto spiovente di tegole scure che getta ombra sui balconi arricchiti di piante striminzite. L'indirizzo della mia vittima. Seguo silenziosamente un vecchietto, dai capelli grigi incanutiti che ricadono sulla giacca marrone, e mi infilo nel portone nell'istante stesso in cui lo apre. Con la coda dell'occhio, mentre attraverso l'atrio colorato da un tappeto rosso, vedo che rabbrividisce fissando la porta con apprensione. Salgo le scale, facendo scivolare la sinistra sull'ampio corrimano di metallo. Terzo piano. Osservo le porte nella piazzola verde scuro. Approfittando della solitudine, tiro fuori il foglietto dalla giacca (tutti gli oggetti che possiedo, con la sola eccezione dei vestiti, sono visibili ai vivi come ai morti, e quindi non posso tirarli fuori a piacimento) e controllo i numeri. Appartamento 8. Quello da cui escono le urla. Un litigio, a quanto pare. Sento le grida strozzate dalla paura di una voce femminile, mentre una maschile urla con violenza. Sento il rumore di qualcosa che si rompe, seguito da un altro urlo. Mi sistemo i guanti. *** 《BASTA!! LASCIAMI STARE!!》Ha paura. I suoi piedi sono incollati al pavimento per il terrore, mentre osserva, con i suoi occhi immensi, la belva schiumante di rabbia che fino al giorno prima chiamava "amore" mentre si agitavano con foga nel letto. La affera per la spalla, stringendola con una violenza che non avrebbe creduto possibile e solleva il pugno, aprendo la bocca e preparandosi a gridare. Un urlo inizia a sfuggire dalle labbra, ma improvvisamente, si sente mancare l'aria. Annaspa, frenetica, mentre il suo ragazzo, di fronte a lei inizia a sua volta a portarsi le mani alla gola, rantolando.*** La mano guantata si stringeva con forza intorno al collo taurino, percorso da vene bluastre, del ragazzo. Purple Haze, trapassando la gola della ragazza con il braccio reso intangibile - ma non di meno togliendole imvolontariamente l'aria - la attraversò completamente, facendola indietreggiare annaspante con un balzo. La poveretta, con la faccia di una persona che era quasi annegata, scappò dall'appartamento, lasciando l'ex gorgogliante da solo - o almeno, così pensava. Lo sguardo gelido di Purple Haze si piantò sul suo bersaglio, che, in preda alla frenesia, menava pugni all'aria. Con noncuranza, lo Spettro li schivò, pur sapendo che non avrebbero fatto altro che attraversarlo in ogni caso, e mosse il polso destro con uno scatto. La lama di coltello balenò nelle sue mani, e per il mortale, il coltello sospeso nell'aria apparso dal nulla è una vista orripilante. Gridò con le poche forze che gli rimanevano.***Disegno un arco con la mano, ed il coltello si pianta con decisione nella schiena, tra le scapole. Sento la pressione del sangue sulla lama argentea, mentre le gocce calde colano sulle punte delle mie dita. La preda solleva gli occhi, pare per un istante incrociarli con i miei - ma è solo un'impressione: con un ultimo rantolo, crolla a terra.
   
 
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