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Autore: Davos    12/04/2017    0 recensioni
Il Cosmo, un luogo pieno di meraviglie e storia.
Le otto più potenti monarchie del Cosmo si affrontano tra loro per la pace, subordinati al Notaio.
La fiamma blu e bianca si sta accendendo, portando il sangue a nascere.
Genere: Avventura, Guerra, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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Il lungo tunnel era illuminato da mille fuochi; gli occhi erano fissi sul  volto umano del vecchio.
Gli sguardi imprimevano il loro giudizio sulle azioni del prigioniero, chino davanti alla legge.
Le catene tenevano stretto il suo corpo, non consentendoli particolari movimenti.
Le guardie si fermarono davanti all’entrata reticolata, constatando se ci fosse una falla.
La sicurezza andava assicurata al meno peggio, il misero doveva soccombere dinanzi alla giustizia del Cosmo.
“Potete andare avanti.”
Il reticolato si aprì, mostrando agli occhi del Cosmo il volto del traditore.
L’aula quadra era piena di gente, ansiosa di vedere l’avverarsi di quell’evento storico.
Davanti a tutti, il giudice ufficiale della sentenza mostrava il suo diritto di applicare le leggi, senza guardare in faccia a nessuno.
I piedi avanzarono trascinati nel sangue, le vesciche esplosero al contatto con il suolo caldo.
Insieme al giudice c’erano altri tredici consiglieri, ognuno uguale all’altro.
Il vecchio entrò nella  sala, accerchiato dagli occhi dei suoi cittadini.
Il simbolo dorato, rappresentate una mano aperta all’interno di un globo, era affisso nell’alto bancone del giudice supremo della Corte, il quale non mostrava sentimenti.
Il vecchio fu posizionato al centro della stanza, sopra il disegno nel pavimento del globo dorato.
Il giudice si guardò con tutti i presenti, prese in mano un foglio e batté il martellino.
“Siamo qui presenti in data odierna per discutere delle colpe commesse dal qui noto Notaio del Fulcro, figura predominante degli ultimi due archi di tempo passati dalla fine della guerra tra Sin e Bon. Io, per regola di presentazione, sono il Giudice Supremo della Corte Giuridica del Cosmo, 127° figuro a ricoprire l’incarico di sorvegliare e rispettare le leggi elette dal Cartografo, primo tra i primi, Fondatore del Cosmo. Le colpe annunciate sono: collaborazione in atti violenti con l’Esercito Inferiore; manomissione dei fatti; omicidio di alti funzionari del Collegio Studentesco; istigazione di studenti al tradimento. L’accusa è sostenuta dal Preside Dioscorid Ryswell del Collegio, oltre che giudice provvisorio della nostra Corte riunitasi oggi. La difesa non può essere rappresentata da nessun organismo fiduciario, essendo il Notaio qui presente andato contro i suoi limiti imposti dal predecessore ancestrale del Fulcro, il già citato Cartografo. Appena percuoterò il martello sul tavolo, l’Accusa potrà parlare per esporre i fatti che hanno portato a tutto ciò. Prima di iniziare, è bene ricordare che la legge non cambia davanti a nessuno. Che la Catena non sia mai spezzata.”
Come il Giudice finì di parlare, colpendo il tavolo con il martello, i presenti si alzarono in piedi, ripetendo ad alta voce e all’unisono: La Catena non sia mai spezzata.
Non appena il silenzio tornò in aula, il Preside Ryswell si alzò dal suo scranno, ridendo sotto i baffi.
“Signor Notaio, lei, quando è stato scelto per svolgere il compito che svolge, ha giurato davanti a questa Corte di far rispettare le leggi degli Otto e di impedire qualsiasi conflitto tra i Troni a lei assicurati. Oggi, lei si trova ancora una volta davanti a questa Corte, ma sembra voler negare i fatti per cui si trova qui, quindi ha diritto ad una punizione corporale.”
Una delle guardie diede un calcio alle gambe del vecchio, facendolo cadere.
“Si rialzi immediatamente!”
Il Preside sembrava non intendere coprire la sua vena sadica di fronte all’intera Corte del Cosmo.
“Preside Ryswell, non si può ordinare nulla ad un imputato, specialmente di menomarlo. Se compirà un altro gesto del genere sarò costretto ad aprire una causa anche contro il Collegio.”
Il Preside chinò il capo al Giudice, mostrando il suo buon animo da traditore.
“Notaio, io ho assistito alla morte della stragrande maggior parte di membri del Collegio da parte della sua mano; da sempre manifestava ostilità nei confronti miei e di quelli dei miei colleghi, ma non credevo potesse arrivare a tanto.”
“Tanto quanto, signor Ryswell?”
“Intendo l’esplosione della Quinta Accademia, signor Giudice. Pensate, gente. Pensate a quei poveri alunni indifesi con i loro zainetti colorati, i quali studiavano per il bene del Cosmo, tentando di superare i terribili concorsi imposti dal Notaio per accedere al Fulcro. Io ho pregato al Notaio di fermarsi, ma lui, quel cane, non ha mostrato alcuna compassione, annunciando che l’Esercito non si sarebbe fermato solo a quello, ma avrebbe fatto saltare in aria l’intero Cosmo, in special modo questa Corte.”
Uno dei tredici giudici si alzò in piedi, contrariato dalle parole del Preside.
“L’Esercito Inferiore è da sempre nemico degli Otto e del Fulcro, per quale motivo il Notaio sarebbe dovuto intervenire alla creazione di un’alleanza con i suoi peggiori nemici?”
Il Preside, sul punto di piangere, si diresse dall’uomo, abbassando il capo sulla folla.
“Il Notaio voleva eliminare il sistema delle Accademie, prendendo tutto il potere per sé. Come potete ben ricordare, nella storia ci sono stati altri Notai che hanno preso il potere per loro, tra cui su tutti prevale il Re Notaio, colui che fece scoppiare la Guerra dei Radianti per diventare sovrano dell’intero Cosmo. Se non fermiamo in tempo la Terza Accademia e le sue idee rivoluzionarie, ci ritroveremo a dover diventare gli schiavi del nuovo sistema tirannico preparato dal Notaio in persona. Miei cari, il Notaio è il nostro male, lui è la mente dietro l’intero Esercito Inferiore e per questo va richiuso nel Piano Prospettico.”
Un altro giudice, pelato come una patata, si alzò dal suo posto, contrariato anch’esso dalle parole di Ryswell.
“Quanti anni vorresti che soffrisse? Il Notaio è stato solo usato, non è un burattinaio.”
Il Preside si diresse dall’altra parte della stanza, fissato da tutti i presenti, ansiosi di scoprire l’esito della vicenda.
“Io dico, che quando il Notaio finirà di scontare la pena, di lui non sarà rimasta nemmeno la cenere.
Il Piano Prospettico è il luogo più consono ad un traditore delle leggi del Cosmo, se rinchiuderemo il qui presente Notaio, l’intero Esercito Inferiore morirà in breve tempo. Per consentire tutto quello che ho illustrato precedentemente servirà il lavoro coadiuvato di un potente organo legislativo e giuridico, cioè un’unione tra la Corte e il Collegio, una sorta di piccolo telaio che aiuti il Cosmo a muoversi verso la giustizia e il bene.”
Il Giudice, grasso come un rospo e un cane bavoso, muoveva le guance da destra verso sinistra, non accettando le parole del Preside.
“Signor Ryswell, creare una forma giuridica va contro ogni sorta di legge enunciata nelle Carte degli Otto, in più non abbiamo nessuno che può ricoprire il compito di sorvegliare l’intero Cosmo e gli Otto in contemporanea.”
Il Giudice espirò pesantemente la saliva uscente dalla sua bocca, stando quasi per avere un infarto, poi parlò di nuovo.
“Bando alle ciance. Se l’attuale Notaio venisse mandato, anche ipoteticamente, nel Piano Prospettico, non ci sarebbe una persona a succedergli, escludendo dall’intero Cosmo il potere dei Troni.”
Uno dei giudici si alzò dal suo posto, rispondendo al Giudice della Corte, irritando il Preside.
“Il Notaio possiede un’assistente, e secondo le leggi di successione, se non è stato scelto un candidato, allora parte la valutazione per l’attendente.”
Il Giudice si leccò le labbra, portandosi il foglio agli occhiali da vista.
“Visto che il nostro Notaio possiede un assistente proveniente dalle Terre Inferiori, annuncio con assoluta volontà personale di cedere il posto a questo ragazzo.”
Gli occhi del Notaio si illuminarono di gioia al sentire quelle parole.
“Obiezione signor Giudice.”
Ryswell riprese la sua parlantina, questa volta più convinto di prima.
“L’assistente del Notaio deve essere in combutta con l’Esercito Inferiore proprio come il suo superiore, credo che l’intero Fulcro sia dentro una cospirazione ai danni del Cosmo. Tra gli studenti delle Accademie potremmo trovare un sostituto perfetto, che sia identico in tutto e per tutto al Notaio.”
Il Giudice, preoccupato dalle parole del Preside, si mise a sbavare sul bancone, tentando di trovare un modo per salvare la vita al Notaio.
“Potremmo osservare altre testimonianze per vedere come si sono svolti i fatti all’interno della struttura, basterà chiamare uno dei membri del Collegio ancora in vita.”
Il Notaio notò nel Preside uno sguardo assassino, come se sapesse cosa stesse per accadere.
Un uomo sollevò il fucile verso il Giudice, spaventando tutti i presenti.
Il Giudice alzò le mani goffamente, preoccupato per la sua salute.
“Anche se dovessi morire, la legge sarà perseguita dal mio successore.”
Il reticolo che dava alla stanza si ruppe in frantumi, ed entrarono due persone armate.
“Ridateci il Notaio e non faremo del male a nessuno.”
Tutti urlarono ancor di più, mentre i colpi partirono verso le due figure.
Il Preside tremava dalla paura, non si aspettava nulla di tutto ciò.
Una mazza ferrata colpì in testa le guardie davanti al Notaio, liberando dalle catene.
Un colpo fu sparato, un uomo a scacchi si alzò dal suo posto correndo verso il Giudice.
“Sono dell’Esercito Inferiore!”
Il Preside urlava ai suoi, ma il sangue schizzava sul volto della folla, spaventando le menti.
Il Notaio si sentì prendere e caricare su un mezzo, mentre le losche figure apparvero alla sua vista sempre più meno confuse.
La moto scattò velocemente, girando per l’intera stanza, in seguito volò oltre il reticolo, lasciando il guerriero a fronteggiare da solo le guardie.
“Akhar, ti avevo detto di non prendermi.”
“Akhar IV non è mai stato con noi, il guerriero che sta combattendo nella stanza è uno dei nativi del Fulcro.”
Come il Notaio sentì quella voce si rallegrò improvvisamente.
“Ravon, Kyo, dove eravate finiti?”
Il ragazzo, seduto sulla moto, tenendo in mano una tazza verde, rideva estasiato dell’avventura.
“Siamo tornati al Fulcro come hai detto tu e abbiamo deciso di soccorrerti non appena fosse stato possibile.”
La moto sfrecciava lungo la galleria nera, illuminata solo dalle torce.
“Chi sta guidando?”
Alla risposta del vecchio ci pensò Kyo, la quale stava al volante del mezzo.
“Kyo ha preso questa moto dalla Sala delle Cose Comuni presente nel Fulcro, mi ha detto che sapeva come usarla.”
Il tunnel nero inghiottiva la luce, ma il calore del motore rombava in tutto lo spazio circostante.
Sembrava che la strada non finisse mai, ma proprio quando il buio stava mangiando anche la vita, una piccola luce apparve in lontananza, mostrando l’apertura dell’uscita.
Kyo accelerò ancor di più, facendo surriscaldare il motore.
La moto uscì sgommando da quel lungo tunnel, accecando gli occhi del vecchio, rinchiuso per tempo indeterminato in una cella scura e fredda.
Lo spazio circostante era un’enorme piazza grigia, dietro i tre sorgeva l’alta struttura dove si stava svolgendo il tutto.
Il cielo era limpido, come il giorno in cui il Notaio era partito per il suo viaggio nelle Accademie.
“Ravon, hai contattato gli Otto come ti avevo chiesto?”
“Certamente, ho seguito tutte le tue direttive.”
“Chi mancava alla riunione?”
“I Sin e il Trono di Ferro.”
“Ason e Soan sono l’ago della bilancia, se non stanno dalla parte del Fulcro, l’Esercito Inferiore potrebbe attaccare il Cosmo.”
Kyo si tolse gli occhialoni sportivi, pulendosi i guanti pieni di grasso e olio.
“Ravon, signor Notaio, dobbiamo tornare alla Terza Accademia.”
Il Notaio si girò irato al sentire quelle parole, spaventando la ragazza.
“La Terza Accademia è caduta, se ci avviciniamo ai dissidenti, la Corte mi imprimerà la colpa di aver causato il colpo di cattedra.”
La ragazza si tolse i guanti neri, riponendoli dentro la borsa.
“La Terza Accademia sarà pure caduta, ma ormai la situazione è talmente impraticabile che anche altre Accademie hanno deciso di riunirsi in assemblea e dichiarare l’autogestione.”
Le mani rigide e rugose del vecchio caddero sulle spalle della ragazza, agitandole lo spirito e la mente.
“Mi stai dicendo che è nata la Seconda Repubblica delle Accademie?”
“Sì,credo di sì.”
Il Notaio si mise a ridere felice, per poi deprimersi immediatamente nell’istante successivo.
“Bisogna parlare con il Consiglio d’Istituto, in questo modo possiamo costruire un’alleanza esterna dal Fulcro contro l’Esercito Inferiore.”
L’Assistente, coprendosi gli occhi dal sole attraverso la mano destra, sembrava non essere d’accordo.
“Tancredi è scappato verso la Terza Accademia, tentando di calmare il tutto, ma ha avuto una leggera sorpresa vedendo il nome del presidente. Secondo me è meglio rintanarsi nel Fulcro ed aspettare la fine.”
“La fine?”
“Sì Kyo, la fine di tutto. L’Esercito Inferiore si è radicato all’interno delle Accademie e dell’intero Cosmo, mentre noi pensavamo di salvare tutti relegando il potere nel Piano di Fuga. Io dico di tornare al Fulcro e attivare in contemporanea le funzioni del Cerchio, della Catena e della Clessidra.”
Il Notaio sbuffò dalla rabbia, gettandosi sopra il suo giovane attendente.
“Attivare Cerchio, Catena e Clessidra rischierebbe la cancellazione totale del Cosmo, oltre che la rinascita di tutto quello che c’era prima e l’avvenuta di tutto quello che ci sarebbe stato dopo. Io dico di andare alla Terza Accademia, o almeno recarci dal Presidente della Repubblica.”
“Ecco, signor Notaio, il problema è che il presidente sia quell’odioso di Darilio.”
“Non importa, fino a quando sta contro Tancredi io lo accetto.”
I tre si guardarono attorno, tentando di capire da che parte andare.
“Come siete entrati qui?”
“Abbiamo preso il primo treno e poi siamo scesi con la moto fino alla Corte.”
Il Notaio chiuse gli occhi, irritato.
“Quindi non sapete come uscire da qui?”
“Esattamente.”
Il vecchio sbuffò ancora, guardando i due giovani, scapestrati e inutili nelle loro azioni.
“Basta andare dritti, prima o poi arriveremo da qualche parte.”
I tre presero la decisione all’unanime, camminando velocemente verso l’orizzonte confuso.
La moto rimase lì, senza muoversi, ferma in quell’ampio parcheggio grigio.

“Stiamo camminando da ore, io sto per svenire.”
“Non lamentatevi, presto troveremo un luogo da cui poter andare verso la Terza Accademia.”
Il Sole tramontava perpendicolarmente all’enorme piazzale grigio, sempre uguale e mai diverso.
“Solo nulla da tutte le parti che guardi, quanto odio questo posto.”
Kyo soffriva dalla fame e dalla sete, annunciando con brontolii e schiamazzi la sua voglia di morire.
La linea dritta intrapresa non stava portando alcun frutto, facendo si che il Notaio pensasse di voler abbandonare i due e scappare furiosamente da qualche altra parte.
“Ravon, hai controllato qualche documento degli Archivi come sei tornato al Fulcro?”
“No.”
“Ryswell, il giorno che mi hanno catturato, ha parlato di un numero diverso di Troni.”
“Quale numero?”
“Nove.”
L’Assistente, pronto allo svenimento, rimase stranito dalla parola emessa, senza comprendere il perché del numero.
“Lascia stare, forse è un innocuo sbaglio senza alcun senso.”
“Sì, hai ragione capo.”
Il sole era tramontato, il buio arrivava, e i tre camminavano sfiniti lungo la linea retta.
“Stiamo girando in tondo.”
“Impossibile, siamo dritti.”
Kyo cadde a terra, senza più alcun peso, lasciando ogni forza.
Ravon e il Notaio tornarono indietro, riprendendola e caricandola sulle loro spalle, così da non lasciarla indietro.
L’intera notte non terminava, continuando a far morire i due ancora in piedi, colpiti dal freddo e dalle tenebre.
Gli strascichi dei piedi impedivano la funzionalità motoria del camminare, portando allo svenimento dell’Assistente, in seguito cadde anche il Notaio a causa del troppo sforzo.
L’alba arrivò sollevando le loro teste, alzando gli occhi e illuminando le ombre emerse la serata prima su quel terreno incompreso e uguale. Il Notaio e gli altri si alzarono rigogliosi, senza aver recuperato alcun tipo di energia, sprecata in malo modo con il camminare ancora verso dritto.
“Quanto manca alla prossima stazione?”
“Non esistono stazioni qui, credo siamo finiti in un luogo isolato.”
I tre continuarono a camminare in avanti, senza mai fermarsi, permettendo che la natura vincesse sui loro corpi mortali.
Ad un certo punto apparve un cartello di segnaletica, cosa che spinse i tre a correre, così da comprendere il tutto e il niente.
Il cartello era quadrato e grigio, fermo come chissà che cosa, sembrante scosso da un eclettico umorismo.
“Cosa significa che per andare a destra si va dritti?”
“Il cartello ci prende in giro, non segna neanche le destinazioni.”
Davanti a loro solo una distesa grigia e informe, ormai nulla e più che altro morta.
“Decidiamo dove andare lanciando una moneta; se esce testa, andiamo a sinistra; se esce croce andiamo a destra e se esce il bordo andiamo dritti.”
Kyo lanciò la moneta, sollevando lo sguardo in aria, ma quando questa ricadde, non toccò il braccio della ragazza ma il terreno grigio e puro.
“Per tutti i malori di Attico, perché siamo venuti a salvare il Notaio?”
La ragazza si accasciò a terra in cerca della moneta, versando le lacrime amare sul terreno, il quale tornava immediatamente pulito.
“Forse è meglio tornare indietro e accettare i fatti.”
Ravon si accasciò a terra, aspettando che passasse qualcosa ad invogliarlo.
“Fermatevi pure, io vado ancora dritto, fino al prossimo tramonto almeno.”
I due si misero a ridere istericamente, guardando il vuoto del cielo azzurro e sereno di quella giornata.
“Buona fortuna, quando arrivi avvisaci che ti raggiungiamo.”
I due si misero a ridere ancora, sbeffeggiando il Notaio.
“Invece di ridere dovreste mostrare che le vostre forze sono più grandi di quelle di un vecchio.”
I due continuarono a ridere, senza prestare attenzione alle parole di storia dette dal vecchio.
Il sole stava ancora alto e il tramonto non sarebbe arrivato molto presto.
Il Notaio camminava, senza pensare a niente e nulla.
Il sole cocente faceva sudare i piedi e non lasciava alcun spazio di vita e altro; il vecchio perdeva i sensi del tempo e dello spazio, andando a ritroso dritto verso la meta.
Sembrava che nulla ci fosse in quell’infinito spazio, ma proprio quando gli occhi stavano per chiudersi, al vecchio apparve davanti un ragazzino.
“Dove vai vecchio?”
Il ragazzino indossava abiti sporchi e lerci, strappati e ricuciti; i capelli del giovane erano castani, mentre gli occhi esprimevano un colore d’ambra.
“Da dove arrivi tu, ragazzino?”
Il ragazzino chiuse gli occhi, pensando ad una risposta.
“Sto partendo per la Repubblica delle Accademie, aspetto il treno.”
Il Notaio si illuminò, contento di aver trovato un modo per uscire da quel luogo brutto e immenso.
Le urla del vecchio arrivarono fino in fondo, trovando come risposta i due giovani lasciati indietro correre verso di lui.
“Avete sentito cosa è successo al palazzo della Corte?”
I tre non risposero, facendo finta di niente.
“Il Giudice è stato catturato da alcuni alleati dell’Esercito Inferiore, sembra che il Preside Ryswell ne abbia preso le veci fino alla nuova elezione.”
Il Notaio si coprì gli occhi dalle lacrime, estasiato dall’idea di andare in un luogo tanto odiato quanto le Accademie, ma sicuramente migliore di quel piazzale senza senso.
Il treno arrivò tempo dopo, facendo salire i quattro che aspettavano con gioia il mezzo.
Il sole cocente smise di bruciare la pelle, consentendo un nuovo refrigerio ai poveri sopravvissuti.


La stazione della Terza Accademia non era mai stata tanto affollata.
Centinai di studenti sventolavano bandiere di rivolta e striscioni di propaganda, contestando ogni notizia entrante dal resto del Cosmo.
“Perché tutti questi studenti manifestano?”
Kyo non capiva le motivazioni dei suoi compagni, anche se lei stessa sembrava essere una sostenitrice della rivoluzione.
“Non ci deve importare di loro, ma solamente del Presidente.”
Tentando di farsi spazio tra i rivoltosi, spingendo ogni corpo in avanti e in indietro, i tre cercavano di raggiungere il piazzale centrale del giardino, morendo dalla voglia di incontrare il direttivo scolastico.
“Kyo, secondo te chi governa insieme a Darilio?”
La ragazza si adagiò dolcemente i capelli profumati di cannella sulla spalla, cercando una risposta alla domanda.
“Quell’odioso di Darilio avrà chiamato nel Consiglio d’Istituto i migliori studenti delle Accademie, ne sono certa.”
Gli studenti attorno a loro festeggiavano e ridevano, sventolando la bandiera bianca e blu della Terza Accademia insieme a quella rossa e gialla della Repubblica.
Dopo altri spintoni, i tre raggiunsero, senza farsi notare, la vetrata del muro posteriore, nel quale vengono appesi i risultati dei test e delle graduatorie scolastiche.
“Allora, leggiamo questi nomi.”
Kyo presse il suo dito sulla grande lista, cercando i nomi principali della Repubblica, o almeno l’ideatore fondante della rivoluzione, già scoppiata prima della sua partenza dall’ambito scolastico.
“ Il Presidente è Darilio, mentre il Vice-presidente è Leitmov Vivach...”
La ragazzina chiuse gli occhi innervosita dai nomi appena letti, come se volesse buttare giù l’intera Accademia a calci.
“Perché Darilio ha scelto proprio queste persone come membri ufficiali del Consiglio!”
Le mani della giovane premettero fortemente contro i nomi incisi, attirando su di se l’attenzione di alcune guardie.
“Signori, vi comando di spostarvi immediatamente dal luogo dove siete.”
Una delle guardie, vestita come le guardie presenti alla Corte e al Collegio, toccò la spalla di Kyo, ritrovandosi un pugno sul volto.
A causa del gesto della ragazza, altre guardie accorsero verso i tre, i quali decisero improvvisamente di dichiararsi arresi.
“Siamo ospiti innocenti richiedenti asilo, vogliamo parlare con il Presidente.”
Allo sentire le parole del Notaio, le guardie si guardarono tra loro, per poi prendere e portare i tre dentro la struttura.
“Capo, cosa ha intenzione di fare?”
Ravon, con la sua tazza verde in mano, sembrava non accettare l’offerta sostenuta dal suo superiore.
“Darilio sa chi siamo, ma se non ci ha ancora fatti arrestare, allora vuol dire che siamo amici.”
L’interno era terribilmente cambiato dall’ultima visita fatta tempo prima, infatti l’intero corridoio principale era stato riempito di scritte e striscioni, diventando un luogo vandalizzato e irrecuperabile.
“Darilio avrà invitato anche Ildebrando e Maffeo ad unirsi alla causa?”
Ravon, trascinato dalla guardia, sorseggiava il caffè freddo, chiedendo domande per il futuro.
“Darilio ha superato la mente di Tancredi andando contro quello per cui era stato educato, credo che possa aver fatto unità con gli altri migliori studenti…o almeno lo spero.”
Gli studenti presenti nell’edificio mostravano una sorta di anarchia libera, capace di auto gestirsi da sola, suscitando ilarità allo stesso Notaio.
“Io devo salvaguardare il Cosmo attraverso burocrazia e regole complesse; mentre qui, nel luogo di cultura creato dalle mie leggi, vige anarchia e libertà. Che pazzo mondo è mai questo.”
Le guardie aprirono l’immensa porta dipinta di blu e bianco presente alla fine del corridoio, lasciando entrare solo i tre ospiti.
“Questa stanza era la vecchia Aula Magna; non la usavamo più a causa del formarsi di muffa nel muro durante le riunioni con il Rettore.”
Kyo apparve ammagliata vedendo il rinnovo della sala, completamente ristrutturata per adattarsi alla sua nuova forma di cuore della Repubblica.
L’aspetto legnoso della sala si intravedeva sotto le sbavature rosse e bianche, mentre un lungo tappeto verde copriva la strada fino al tavolo innalzato.
I tavoloni di legno erano stati gettati in aria, ricchi di buchi e spari, come se avessero partecipato ad una guerra.
Davanti ai tre, un tavolo elevato di legno consumato mostrava l’autorità della presidenza; il ripiano era occupato da quattro figuri in uniforme e non.
Accanto ad entrambi i lati del tavolo c’erano delle sedie, ma solo tre di queste erano occupate.
Appeso nel muro dietro i sette rappresentanti c’era uno scudo rotondo con sopra inciso il sigillo della Repubblica: un cerchio che inglobava le lettere SREA; (Secundo  Res publica Academiarum).
La figura al centro del tavolo, quella seduta sulla sedia comoda, si alzò, togliendosi la maschera bianca che indossava.
“Notaio, Ravon, è un piacere rivedervi sani e salvi in questo luogo da me diretto.”
Darilio fece un inchino, prendendosi gioco dei due inquilini del Fulcro; poi mirò uno sguardo vacuo verso la povera ragazza adirata.
“Kyo Leivl devo supporre, la ragazza seduta sempre in seconda fila ad ascoltare le lezioni del Professor Bomble. Ti devo fare i miei complimenti per avermi battuto nella graduatoria.”
La ragazza sdegnò il giovane presidente, adirata per motivi scolastici con lui.
Darilio allargò le braccia verso le altre sei maschere bianche, esibendo la sua autorità acquisita in modo illecito.
“Che fine ha fatto Tancredi?”
Ravon fu il primo a parlare, lasciando il Notaio inorridito dall’arroganza del giovine.
“Tancredi ha imparato la lezione, adesso ci siamo solo noi. Da questo momento siete miei ospiti, lasciate che vi presenti gli altri sei membri del Consiglio d’Istituto.”
La persona accanto a Darilio si tolse la maschera, mostrando i capelli riccioluti a boccoli d’oro, i quali coprivano gli occhi verdi e gialli; la guancia sinistra era attraversata da una lieve cicatrice.
“Vi presento Leitmov Vivach, mio vice e, prima della Grande Rivoluzione, sesto studente della graduatoria scolastica della Terza Accademia.”
L’altra persona, quella a sinistra di Darilio, si tolse la maschera, facendo notare i suoi capelli viola e neri.
“Julia Morgana della Prima Accademia.”
Ravon e la ragazza si strinsero la mano appena si riconobbero, lasciando basiti i presenti.
Darilio rise soddisfatto, senza pensare al fatto appena accaduto.
“Julia non è la sola studentessa proveniente da un’Accademia diversa dalla mia. Vi presento Antoine Ramgisc, proveniente dalla Quarta Accademia, mio ministro dell’informazione.
Anthemio Bonarii, della Terza; Ilenia Savia della Seconda Accademia, e infine, Sarkzov Myeth della Settima Accademia.”
Il Notaio e Ravon si guardarono perplessi, facendosi avanti con una domanda non poco disturbante.
“Come mai non hai chiamato anche Maffeo e Ildebrando?”
Il Presidente chiuse gli occhi innervosito al sentire quelle parole.
“Maffeo e Ildebrando si sono schierati con i loro rispettivi Rettori, non volendo rovesciare la cattedra.”
“Eppure Julia si trova qui, quindi Maffeo e Ildebrando non sono sotto controllo dei loro Rettori.”
“Questo non si può sapere, miei ospiti. Adesso è meglio terminare qua il nostro incontro; Kyo, voglio che tu ci raggiunga presto nella Sala Conferenze, dobbiamo parlare privatamente di fatti concernenti la Terza Accademia e le azioni di Tancredi.”
I tre uscirono fuori dalla stanza, lasciando che i sette si rimettessero le maschere bianche in faccia.
La polvere nera copriva gli occhi dei dissidenti, ma lasciava scoperti quelli dei giocatori.
Il fuoco ardeva ancora sui corpi spenti di quell’orribile posto, aspettando, con grande fervore, l’arrivo di una nuova calma.

Spazio autore:

Ringrazio morgengabe per aver iniziato a recensire la storia, ringrazio molto anche per i consigli che sta fornendo.
In questo capitolo non succede praticamente nulla, è più una sorta di transizione tra quello che è successo prima e quello che avverrà dopo.
Ringrazio tutti quelli che hanno messo la storia tra i preferiti, ringrazio ancora Evelyn80 e Morgengabe,





 

 


 
 
 
   


 
   
 
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