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Autore: Claireroxy    12/04/2017    1 recensioni
Lei: parassita sfruttatrice, con un carattere inapprezzabile.
Lui: codardo feticista privo d'autostima.
Si amano? Se a malapena si sopportano da coinquilini!
Eppure, tutto questo sta per cambiare.
Anche se, fra montagne russe della morte, brock e canzoni di pessimo gusto, magari tutto poteva rimanere com'era, eh.
[Ispirato al contest (fallito): "New Weird: Coppia di Antieroi cerca Autori a tutto tondo", di Brokenheart97]
[Qualche elemento di New Weird, ma più che altro è la protagonista ad essere stronza]
[Volgarità e bestemmie gratuite]
Genere: Avventura, Comico, Dark | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Violenza
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Zimmermann era grande, grosso e minaccioso. Non era mai uscito da un interrogatorio senza almeno una prova inconfutabile di colpevolezza, quindi aprì la porta sicuro di sé, con la sua fidata sigaretta in bocca.

Che fece cadere quando vide l'interrogato dondolare pericolosamente sulla sedia, con le sue scarpe sporche sul tavolo.

La ragazza (la luce del corridoio ne aveva rivelato il sesso) aprì gli occhi, che si fermarono sulla cicca caduta a terra, e fece una smorfia di disgusto.

"Sigarette Tarbono... Beh, meglio di niente. Me ne dai una?"

L'uomo rimase impietrito, per poi esprimere il suo disappunto.

"Ma mi prendi in giro?!" gridò, chiudendosi la porta con un calcio e sbattendo i pugni sul tavolo. La lampadina al di sopra tremò. "Dove credi di essere, troia?"

"Al Centro per la Sicurezza Spaziale Asimov?" fece lei, riprendendosi a dondolare sulla sedia. "O mi avete teletrasportato su un altro pianeta e non me ne sono..."

"Senti un po', spara-cagate" la interruppe l'uomo, protendendosi in avanti con la faccia rossa. Non per niente era il migliore a recitare tra i suoi colleghi. "Tu non stai capendo chi è in carica. Io" e qui si rizzò, puntandosi un dito sul petto "in quanto rappresentante della Sicurezza Spaziale, sono la giustizia e l'ordine di questo universo. E tu" aggiunse, per puntare il dito verso la ragazza "Sei una criminale. Una truffatrice, una rapinatrice, una ricattatrice, una..."

"Impastatrice eccetera eccetera. Cambiando discorso, quanti armi hai in corpo?"

La domanda interruppe il fiero monologo di Zimmermann, che fece uscire il fiato trattenuto e acquistò una cinquantina di chili. Non fece caso a quanto chiesto: molti tentavano di intimidirlo rivolgendogli vuote minacce, o fingendo di essere chissà chi. "Non s'interrompe l'inquisitore quando..."

"Ho fatto una domanda, inquisitore" lo interruppe la ragazza, calcando molto la voce sul suo titolo, per poi poggiare a terra i piedi e portare avanti il braccio sinistro, che finora era stato nascosto dietro la sedia.

Zimmermann spalancò gli occhi, trovandosi un enorme mirino a due centimetri dal naso a patata. Per il resto, mantenne il suo autocontrollo.

"Questa, ad esempio, è una delle mie. È un cannone separa-particelle, ed è in grado di bruciare i legami che uniscono gli atomi, facendo svanire il colpito nel nulla. Vuoi sperimentarlo? Lo farai, se continui a parlarmi in quel modo."

"È d-disattivato" replicò Zimmermann, sicuro di sé. "Tutti quelli che entrano nel Centro affrontano una perquisizione, quindi..."

L'interrogata lo interruppe sbadigliando, per poi rivolgere il braccio-cannone verso una pianta ornamentale all'angolo della stanza. Dall'aggeggio uscì un raggio blu e bianco, che trapassò la piantina facendola svanire nel nulla.

"Diciamo che non mi sono consegnata attraverso i soliti canali" fece la ragazza, facendo rientrare il cannone nel braccio, che usò per grattarsi la schiena. Gli occhi azzurri si chiusero in quel gesto. "Ma, siccome ero piuttosto ricercata, hanno chiuso un occhio su questa cosa. O forse sono solo deficienti, è difficile da dire."

Zimmermann aveva smesso di seguirla quando aveva sentito consegnata. Nel Centro Asimov era d'uso interrogare i sospettati entro ventiquattro ore dal loro arresto, e aveva sentito di una sola persona che si era consegnata in quel lasso di tempo.

"T-tu... Tu non sarai mica..."

"Clara Ferrigno, cyborg bellico numero 73094 A-J, della decaduta Divisione Vittorio Emanuele" snocciolò con facilità lei. "E detesto essere chiamata troia o spara-cagate" aggiunse.

Zimmermann annuì, senza osare ribellarsi.

Il suo oroscopo aveva ragione quando aveva detto che oggi sarebbe accaduto qualcosa d'imprevedibile! Meno male che aveva letto quello, invece del fascicolo sull'interrogata. Quantomeno si era preparato all'evento.

Clara sospirò, stavolta più seccata, e prese una sigaretta dal taschino di Zimmermann, per poi usare l'accendino che aveva in tasca. Lui non fece niente per impedirglielo: se anche solo metà delle storie che giravano su di lei erano vere... Che cosa non aveva passato quel povero Kaoru!

"Su" gli ordinò lei, mentre s'accendeva la cicca. "Prendi il tuo foglio, pc o quel-che-è, e scrivi quello che ti dirò."

"Hai davvero intenzione di confessare?" si stupì Zimmermann, che eseguì subito l'ordine. C'era un pulsante, sotto il tavolo, che se premuto mandava rinforzi, ma non si fidava a premerlo: gli A-J erano costruiti per essere di riflessi pronti, e avrebbe potuto bloccarlo in un secondo. Per il momento era meglio assecondarla, e solo quando si fosse rilassata avrebbe agito. "Tutto quanto?"

"Beh, non è tanta roba" gli rispose Clara, scostandosi un ciuffo dei capelli marroni dalla fronte e aspirando il fumo. "Ad esempio, il rapimento non c'è."

"Non hai rapito Watanobe Kaoru?!" si stupì l'uomo, alzando la testa.

"E che cazzo, aspetta! Se parli ancora, mi fai perdere il filo!" si esasperò la ragazza. "Quando saremo lì lo saprai, no?"

"Sì, giusto" la assecondò con difficoltà Zimmermann, abbassando il volto.

"Manca la parolina magica."

L'uomo alzò lo sguardo, guardando sospettoso l'interrogata.

"S-c-u-s-a" gli suggerì lei, aspirando il fumo. Doveva essere abituata a un certo riconoscimento dalle sue parti.

Zimmermann era un uomo tutto d'un pezzo, e non s'era mai fatto spaventare da nulla. Infatti, non fu paura quello che lo spinse a parlare. Semplicemente, era rispetto per l'interrogata. Dopotutto, era un essere umano! Almeno in parte.

"Scusa" aggiunse velocemente.

"Bravo." Clara chiuse gli occhi, come a ricordare qualcosa, sospirò e iniziò a dettare. "Io, Clara Ferrigno, di professione ragazza dei muffin..."

.

.

.

"Muffin girl, muffin girl, you're trying to save the wooooorld!"

L'italiana, stravaccata sul divano del suo appartamento, cantò le ultime note della sigla iniziale assieme alla giapponese sottopagata che faceva il vocal. E che, come tutti i classici giapponesi, non sapeva manco pronunciare una parola in inglese.

"RAIAAAAAA!"

Oh, a proposito di giapponesi. Avrebbe dovuto scambiare i soliti convenevoli di turno, meglio mettere in pausa lo streaming. Avrebbe saputo dopo se Muffin Girl sarebbe sopravvissuta alla lotta.

"Ehi, Kao!" salutò, non appena il suo coinquilino entrò in salotto e fece cadere la valigetta a terra. "Come è andata in azienda? Hanno sentito la mia mancanza?"

"Ma cos'è questo casino?!" Il ragazzo sgranò gli occhi neri, portandosi le mani alla testa. Briciole di cibo si mischiavano a batuffoli di polvere, intoccata da chissà quanto, su ogni superficie di qualunque livello. Non così grave, insomma. "A-avevamo stabilito che, visto che stavi a casa, oggi toccava a te fare le pulizie!"

"Ma sì, ma sì, stavo giusto per farle" si tirò su a sedere lei, tenendo il computer ben fermo sulle ginocchia. "Ma poi ho pensato: ehi! Il mio caro coinquilino mi ha sempre detto che non lo tratto con abbastanza rispetto, che non conosco bene la sua cultura eccetera. Quindi, perché non approfittare di questa mattinata e informarmi?, mi sono detta."

"E?" chiese il ragazzo dai corti capelli neri, incrociando le braccia e tamburellando il piede.

"E ho trovato quest'anime che..."

"Raia-san, è di questo che ti parlavo!" si lamentò il ragazzo, sbattendosi una mano sulla fronte. "Dovresti andare oltre gli stereotipi..."

"E tu dovresti andare oltre l'interrompermi ogni volta che parlo!" lo interruppe lei."È maleducato!"

"Scusa" fece in automatico Kao, per poi riprendere: "Ma tu non capisci che questa cosa mi fa stare male! Insomma, viviamo assieme da più di sei mesi!" continuò, portandosi le mani al petto. "Cioè, tu cosa faresti se ti dessero della ladra, o della mafiosa?"

"Lo riempirei di botte fino a che non cambia idea, ovvio!" si ributtò a stravaccarsi la ragazza. Aggiustò meglio la definizione del player, in modo da vederlo in 4D. "Ah, puoi preparami qualcosa? La febbre è passata, ma non mi sento ancora tanto bene..." Un sorriso furbetto accompagnò questa frase, ma scomparì quando aggiunse: "E in più potresti cucinare italiano, così sì che imparerai qualcosa sulla mia cultura!"

"Ma... ma sono appena tornato dall'ufficio, ed è t-tutto sporco..."

"Se ti dà tanto fastidio pulisci, no?"

"Elena." La ragazza quasi si mise a ridere di fronte a come pronunciava il suo nome. Era razzista, ma esilarante. "G-guarda che finiremo a mangiare a mezzanotte così."

"E va bene, alla cena ci penso io!" sbuffò l'italiana. E anche stasera avrebbe dovuto cercare un buon posto d'asporto. Che magari facesse cibi anche mangiabili dagli umani, grazie.

Kao si pulì gli occhiali e fece un enorme sospiro, il che la incuriosì. Magari era la volta buona che avrebbe reagito. Cosa avrebbe fatto? Tirato fuori le palle? Scucito una marea di soldi dai suoi in modo non proprio legale? Annunciato che si era trovato una ragazza ricca sfondata, fatto a botte, provato a...

"Però la prossima volta le pulizie le fai tu, Raia-san" si arrese l'orientale. Tirandosi su le maniche della vecchia camicia bianca, andò verso il loro microscopico sgabuzzino a prendere scopa e moccio, perché i robot per le pulizie costavano troppo.

"Certo" promise l'italiana, come aveva fatto dall'inizio della loro convivenza. E non una volta che l'avesse rispettato. Si chiese come facesse Kao a crederci ancora.

Era un po' delusa dal suo comportamento, ma oh, se era masochista erano affari suoi.

Stava per far finalmente ripartire il video e permettere ai biondi capelli di Muffin Girl di riprendere a danzare nell'aria, quando la porta del loro appartamento venne sfondata. Un agente umano irruppe con una pistola in mano.

"Fermi tutti, e mani in alto! Perquisiz..."

"Jerry! Ti avevo detto di attendere l'ordine" lo rimproverò il capo, un essere con le gambe da capra, delle orecchie enormi e il busto gelatinoso, che gocciolava sul pavimento. Kao non ne sarebbe stato contento. "In questi casi non devi fare l'eroe."

"Scusi, capo" chinò la testa il terrestre. Elena non ebbe tempo di sorprendersi, che fu distratta da altro.

"Raia-san!" si lamentò Kao, rientrando nel salotto. Teneva tra le mani coperte da guanti di plastica rosa, regalo di Natale, un moccio in cui stavano galleggiando i suoi occhiali. "Va bene se vuoi guardare Muffin Girl, ma almeno abbassa il volume, mi distrai e..."

"GUARDI MUFFIN GIRL?!" esaltò un essere con la faccia di gatto, che spuntò da dietro il gelatinoso. "OH. MIO. DIO. È TIPO LA MIA COSA PREFERITA IN TUTTO L'ULTRAMONDO! A CHE PUNTATA SEI?"

"NAKO, VUOI CONCENTRATI ALMENO TU?!"

Kao si girò lentamente. "Raia? I-il tuo player in 4D è m-m-molto potente... eh eh."

"Non è l'anime" sbuffò la ragazza, pescando gli occhiali dal moccio e mettendoglieli sul naso. "Abbiamo degli sbirri in casa nostra. Che ci hanno sfondato la porta" precisò, per poi lanciare un'occhiataccia al gruppo. "E la pagheranno."

"Non siamo spaventati dalle tue minacce!" si esaltò Jerry, avanzando.

"E chi vi minaccia? Io voglio solo soldi!"

"Lei dev'essere Kaoru Watanabe" si fece avanti il gelatinoso, ignorando il battibecco. "Io sono Spok, Ispettore del Dipartimento Polizia di New York, e questi sono i miei colleghi, Capitano Nako e Capitano Jerry."

"P-piacere" disse Kaoru, alzando di scatto la mano. Il moccio cadde a terra, macchiando le scarpe di Spok. "Oh, no! M-mi scusi..."

"Lasci stare." L'altro gli mise una mano sulla spalla. "Ora, però, dovete venire con noi al Centro Dick".

"N-noi?" Kao le rivolse un'occhiata dubbiosa, ma Elena alzò le mani: non c'entrava nulla stavolta!

"Ma..." si rivolse poi il ragazzo all'Ispettore. "Ma perché?"

"Dobbiamo perquisire il posto, si nasconde un warorg all'interno."

"Warorg?!" esclamarono contemporaneamente i due coinquilini. D'altronde, non si poteva aspettare che uno rimanesse calmo all'idea che uno di quei cyborg umanoidi, responsabili di tante stragi e molti pianeti distrutti nell'ultima guerra, fosse in quell'edificio.

"Si può sapere che cazzo vi siete bevuti?" sbottò Elena. "In questo palazzo non ci sono warorg, di nessun genere, me ne sarei accorta!"

"È-è sconvolta, scusatela" provò a fare da paciere Kao. "È che l-lei odia i robot, e q-quindi anche i warorg. E gli scienziati. E un po' gli extraterrestri, e..."

“L'ha confermato il Dottor Eabre" intervenne Nako. "E lui è un esperto in questo campo!"

"Beh, allora voi avete sbagliato appartamento!" proruppe la ragazza. "Perché qua non c'è nessuno che...".

"Ne è certa, Clara Ferrigno?"

Spok aveva parlato lentamente, come se non fosse sicuro delle sue stesse parole, ma lei si era tradita: aveva alzato gli occhi a quel nome. Quasi si dimenticò di sbattere le palpebre. Provò a rimediare.

"Io sono Elena Raia. Guarda, ti vado a prendere la carta d'identità così sei contento, ok?"

"Signorina, come sa la carta d'identità può essere falsificata..."

"Vado a prenderla." L'italiana si alzò di scatto dal divano si diresse verso la cucina.

"Ferma dove sei!" le puntò la pistola contro Jerry. Per istinto, Kao alzò le mani. "Questa è una pistola elettrificata, blocca in un attimo quelli come te!"

"E l'intero edificio è circondato" si fece avanti Nako, brandendo la sua pistola. "Anche se riuscissi a scappare, ti catturerebbero subito, Ferrigno.”

"Ma..." provò a difenderla Kao. Poi la voce gli morì, se per paura, imbarazzo o indecisione lei non lo sapeva. Non ci si soffermò più di tanto: la sua mente era già ai soldi sotto le posate, quando sentì le parole di Spok.

"Scegli" avanzò lui "Puoi venire con noi con le buone o con le cattive, warorg 73094 A-J".

Fu a quel punto che Clara si girò. E, se possibile, terrorizzò ancor di più Kao: aveva reso ben chiaro che non le serviva sbattere le palpebre.

"Oh" fece lei con voce atona "A quanto pare mi avete catturato".

Tutti si pietrificarono eccetto il suo coinquilino che, allargando gli occhi, tirò indietro il piede e si allontanò il più possibile. Chissà quali delle truculente immagini che aveva visto sui warorg gli passavano ora in testa.

"Solo" continuò lei, non volendo farsi distrarre troppo "Non vedo le manette anti-connessione, o la pistola a sonniferi con cui dovreste catturarmi".

Nako e Spok si girarono verso Jerry. Questo li guardò sconcertato.

Erano impreparati, capì Clara.

E le davano anche la schiena.

"ATTENTI!" urlò Jerry.

Era inutile. La macchina da guerra aveva già ritratto la pelle delle dita sulla mano destra, scoprendo delle aguzze lame. Le usò per tagliare a Nako il braccio col quale reggeva la pistola. Spruzzi di sangue verde e puzzolente uscirono dall'arto monco, e la cosa la fece sorridere, facendo scorrere nei suoi circuiti il desiderio di massacrarlo. Il gattiforme, invece, si pietrificò.

"Tu..."

Kao urlò e indietreggiò ancora, inciampando sul moccio che fece colare a terra l'acqua. Spok ci scivolò, deviando così il colpo della pistola elettrificante, che non sfiorò neppure la macchina ma finì su Nako. Crollò a terra con gli occhi sgranati e tutti i peli rizzi.

Il cyborg non si rallegrò per l'aiuto insperato, ma ne approfittò per dirigersi verso l'ispettore ancora confuso e, prendendolo per le lunghe orecchie, gli tirò la testa in avanti. Dopo un breve rumore, che risuonò come musica nelle sue orecchie, Spok cadde inerme sul pavimento, sporcandolo ancora di più col suo corpo gelatinoso.

Jerry, nel frattempo, si era messo a sparare a raffica con la sua arma, ma aveva mirato troppo in alto e si era limitato a colpire il soffitto. In quel momento, finiti i colpi, aveva gridato alla sua radio satellitare: "Al centro di comando, servono rinforzi!"

"Arrivano, Capitano Jerry" rispose l'individuo all'altro capo dell'aggeggio, con voce controllata e sicura.

Una voce che conosceva bene.

Clara spalancò gli occhi. "È qui!" urlò.

 

Per un battito di ciglia, Kaoru non vide più la macchina assassina che aveva massacrato due poliziotti. Vide la sua vecchia coinquilina, Elena Raia, completamente terrorizzata...

Questa impressione sparì non appena lei si diresse verso l'umano e lo abbattè a terra, per poi caricare il pugno sinistro e colpirgli violentemente la faccia. Si udì un forte crack, e il naso di Jerry si spezzò in due. L'uomo iniziò a boccheggiare, ma la macchina colpì di nuovo. La testa di Jerry scattò di lato, e lui aprì la bocca, senza però che uscisse nulla.

Il warorg lo osservò, senza distogliere lo sguardo. Non sembrava intenzionata a muoversi per un bel po', realizzò Kaoru: magari il processore s'era incantato, o qualcosa del genere. Aveva una possibilità di fuggire. Non poteva farsi illusioni: aveva appena ucciso due poliziotti, che remora poteva avere con lui?

Uscì dalla sua trance e indietreggiò col cuore in gola. Se si fosse buttato dalla finestra, le squadre che circondavano il palazzo lo avrebbero afferrato al volo. Se fosse sopravvissuto alla caduta...

Senza accorgersene, mise una mano sul sangue verde, reso scivoloso dall'acqua saponata e dalla gelatina di Spok. Quindi cadde sulla schiena.

Il warorg si riscosse e si girò.

"Kao" fece con voce vagamente metallica.

Lo shock ricevuto, le morti avvenute di fronte ai suoi occhi, essere completamente disarmato in presenza di una macchina assassina: questo fu troppo per i nervi del giapponese.

"NON UCCIDERMI! Non ho fatto niente, giuro che non dirò nulla a nessuno, oh dio sono sporco di sangue, si accorgeranno che sei stata tu, ma io non dirò niente, sono pieno di sangue penseranno che sono stato io..."

"Sta' zitto, faccia da cinese" fece Ferrigno meccanicamente. Si alzò in piedi e s'avvicinò al ragazzo.

"Non toccarmi!" gridò lui. Sentì un rumore di passi sulle scale, la squadra SWAT stava arrivando.

"È qui!" gridò qualcuno, fuori dal loro appartamento. Gli occhi dell'italiana si spalancarono, e lei sbottò: "Merda! Perché rendi tutto sempre più complicato?", per poi afferrargli con malagrazia un polso e stringerglielo così forte da fargli male.

Con l'altra, andò a prendere un salsicciotto di carne, giallognolo e bagnato, attaccato a una palla che le usciva dalla cerniera dei pantaloni.

Ora fu il turno di Kao di ingrandire gli occhi e provare ad allontanarsi. Il cyborg neppure s'accorse dell'azione.

"Per fortuna che l'avevo caricato" disse, per poi stringerlo forte, nello stesso momento in cui una squadra d'assalto irrompeva nel loro appartamento.

Kaoru s'aspettava di vedere gli armati entrare. Invece, la sua visione si oscurò, mentre il suo corpo iniziava a pizzicare ovunque, come se fosse coperto di milioni di puntini, e sentiva alcune parti diventargli addirittura insensibili.

E, all'improvviso, non fu più sulla Terra.

 

Il viaggio non durò più di un battito di ciglia. Quando la vista gli ritornò, si trovò in uno stretto vicolo puzzolente, ma illuminato dai raggi blu del sole.

Raggi blu?!

Il warorg sospirò compiaciuto, e indietreggiò. Il marchingegno che aveva stretto rientrò all'interno con un rumore metallica, per poi tirare su la cerniera. Kaoru la guardò, senza riuscire a staccare lo sguardo. Che cosa era successo con quello? Qualcosa di grave? E ora perché si ritirava in quel modo innaturale e disgustoso e...

"È un Geoduck."

Le sue elucubrazioni furono interrotte dall'italiana. Sembrava essere tornata quella di prima: la sua voce non era più vagamente meccanica, ma squillante come prima. Tuttavia, Kaoru non osò muoversi: non si era dimenticato di quanto era accaduto poco fa.

"Un Geoduck. Sai cos'è, no? Quell'aggeggio che trasporta sulle onde di frequenza spaziale e ti permette di arrivare ovunque in pochissimo tempo" continuava a parlare l'altra. “Quello che si ricarica ad onde marine... lo conosci, no?"

"V-v-vuoi uccidermi?" decise di andare dritto al punto Kaoru. "È per questo che mi hai portato qui? Per am-mazzarmi con tutta calma e poi scappare? Perché sai bene che, se lo farai, avrai guai grossi! Enormi! S-s-sai, mio fratello..."

La sua ex-coinquilina lo guardò con intensità, di nuovo senza battere le palpebre per svariati secondi. Il ragazzo incominciò a pensare che avrebbe dovuto stare zitto, quando la mano della ragazza partì...

... e gli diede uno scappellotto sulla nuca. "Ma ti pare il caso, Kao?!" sbuffò la ragazza. "Cioè, pensi che se avessi voluto ucciderti avrei perso tempo e sarei addirittura venuta qui? Non sottovalutarmi in questo modo!"

"Scusa" disse lui per abitudine, proprio mentre lei concludeva "E non pensare neanche a scusarti!"

Kaoru capì che ora era praticamente un cadavere ambulante, quindi chiuse gli occhi, attendendo il colpo finale.

Ma lei si limitò a sospirare, chiudere gli occhi e massaggiarsi le tempie.

"Ne ho davvero bisogno... ma una cosa per volta. Andiamo" gli fece. Gli prese il suo polso e lo sollevò, per più girarsi e andare dritta spedita.

Senza molta scelta, Kaoru la seguì.

 

Si era messa a processare non appena era atterrata su Atlefagcxuaterywnapnb. L'unico dei tre sbirri che poteva essere morto era Jerry, dipendeva se il punto del naso colpito gli aveva otturato le vie di respirazione oppure era semplicemente svenuto. Non era riuscita a scannerizzarlo bene in quel momento, il suo sistema si era rifiutato di collaborare. Comunque sarebbe andata, era piuttosto certa che con quel rapporto la sua lista dei crimini sarebbe aumentata. Non che ne avesse bisogno, ma sia mai che qualcuno provasse simpatia per un cyborg genocida!

Per fortuna, qui su Atlefagcxuaterywnapnb non gliene fregava un cazzo a nessuno, bastava che avessi i soldi con cui pagarti le spese. Dopotutto, perché mettersi a fare domande nel mercato nero più famoso di tutti i modi conosciuti e sconosciuti?

Kao stava osservando a occhi spalancati tutte le persone che gli passavano accanto: giganti, marziani, lupi con le ali e la lingua da serpente, draghi... Ogni singola creatura che si potesse immaginare, e infinite in più. Comprensibile: non aveva mai viaggiato nell'Ultramondo. Forse aveva studiato la teoria, ma dal saperlo al vederlo era tutta un'altra cosa. Quindi sì comprensibile, ma decisamente irritante.

Sopratutto quando si metteva a seguire con gli occhi ogni singolo essere tentacolare che passava.

"Andiamo dall'altra parte" commentò Clara sprezzante, aumentando il passo quando Kao aveva fissato con troppa insistenza una polipetta. "Se ci mettiamo a osservare i peli del naso di ciascuno non arriveremo mai!"

"D-dove?" chiese lui, con voce sottile e gli occhi sbarrati. Era come se solo ora si fosse ricordato di non star guardando un video in quarta dimensione. Genio, per non dire altro.

"Alla bancarella di Grisa" rispose Clara, bruscamente. Non aveva voglia di mettersi a spiegare tutto, ci avrebbe pensato il tipo a cui lo avrebbe scaricato.

Seriamente, l'idea di portarlo con lei era stata pessima da quel punto di vista. Più tempo passava su Atlefagcxuaterywnapnb, o At, meno tempo aveva per trovare un posto sicuro. Il Centro per la Sicurezza Spaziale doveva essere già stato avvertito, se Doc dirigeva l'operazione, e sarebbero stati un enorme rottura di palle. At era sì poco visitato dalle forze dell'ordine, schermato com'era dal suo sole blu, ma se riuscivano a ottenere un mezzo abbastanza potente non avevano ragioni per non farli entrare.

"Clara!"

La ragazza si girò, e sorrise nel vedere chi l'aveva salutata.

"Grisa!" lo ricambiò, trascinando Kao verso il suo banchetto. Lui guardò fisso il grasso essere con squame viola chiaro e una fila di canini in bocca, ma non disse una parola. "Le hai?"

"Sì." Da sotto il banco, estrasse una delle sue ragioni di vita: delle sigarette rollate, per tre quinti color mattone e per i restanti bianche.

"S-sigarette?" osò chiedere Kao. "N-non sapevo fumassi..."

"Non sono sigarette" specificò lei, estraendogli il portafoglio dalla tasca e prendendo i soldi necessari. Dopotutto, pensò mentre lo rimetteva a posto senza che il giapponese se ne accorgesse, i coinquilini non condividevano? E loro due lo erano stati. "Sono canne E sigarette. Sono un po' forti, e se non hai polmoni di ferro non puoi fumarli, ma non hai idea di quanto siano fantastiche!" concluse, pagando e prendendo la merce. Kao, avendo il polso libero, si distanziò subito da lei, anche se non osò andare oltre il lato del tavolo pieghevole alias bancone. "Qui su Atlefagcxuaterywnapnb le chiamano brock."

"Atlepafg... Cosa?"

"Ah, è il nome del pianeta. Ma non preoccuparti, stando qui ti abituerai a pronunciarlo" finì, per poi rivolgersi a Grisa "Questo è... parl, nuovo assistente. Tuo." Non era certa quanto Grisa capisse, la sua conoscenza dell'inglese era approssimativa, anche se era uno dei più esperti su At e, quindi, uno dei pochi che comprendeva il valore dei dollari e li accettasse come pagamento. Tuttavia, il suo sorriso s'allargò e si mise a dondolare il corpo. Se non si sbagliava, lo faceva quand'era contento.

Meno contento era qualcun altro.

"Cosa? N-nuovo assistente?!"

"Che pensavi, che ti avrei portato via?" Aveva preso il suo accendino nero dalla tasca, e aspirò il fumo della brock. Subito incominciò a sentirsi più rilassata e felice di vivere, e la faccia martoriata di Jerry scivolò via dalla sua mente. "Grisa è una brava persona, e non è attratto sessualmente dagli umani! Credo. Un po' d'inglese lo conosce."

"Ma io non voglio stare qui!" esplose Kao, alzando la voce. Ugh, quando urlava era decisamente troppo acuta e insopportabile "Riportami sulla Terra, s-subito!"

"Ci tieni proprio a essere torturato, eh?"

La faccia che Kao fece fu di assoluta sorpresa. Non ci aveva pensato? Beh, era comprensibile. Non tutti gli umani intelligenti ci arrivavano, e lui non era neppure in quel gruppo! Avrebbe dovuto spiegargli tutto in parole semplici.

"Hai convissuto con una warorg per sei mesi. Non sei andato a denunciarla al Centro di Sicurezza Spaziale. Non l'hai resa inoffensiva di tuo. Quando sono venuti a prenderla, hai intralciato la cattura col tuo stupido moccio rovesciato. Penso che un giro a Guantanámo non te lo tolga neppure il più buono dei giudici!"

Il ragazzo impallidì alla menzione del carcere di massima sicurezza per i traditori della patria. In fondo, chi non aveva sentito le terribili storie che c'erano sul suo conto? Eppure, continuò a perorare la sua causa.

"Ma-ma è stato un incidente! E io non sapevo che tu fossi un... un cyborg bellico!"

"Parl?" fece Grisa in alteriano, una delle lingue più comuni dell'ultramondo, schioccando la lingua. Era uno d'azione lui, e quando gli facevi una promessa dovevi mantenerla. Forse credeva che non volessi più affidargli Kao, realizzò Clara. Ma non se lo poteva permettere.

"Tarì", subito, gli rispose. Per poi, dopo un'altra boccata di brock, tornare all'attacco.

"Oh, sul fatto che non sapevi che cosa fossi è stata una furbizia mia, non un merito tuo. E poi, immagina: sei un poliziotto che deve compilare un rapporto sull'operato di colleghi e amici, o anche se stesso. Chi fai apparire colpevole, tra loro e uno che non conosce ed era lì per caso?"

Kao s'immobilizzò, a bocca aperta e con le braccia leggermente staccate dal corpo. Bene, ha processato, rifletté Clara, aspirando un'altra boccata di brock. Meglio per lui e per me, mi sono evitata una scenata e una rottura di coglioni. In fondo, che male c'è a modificare leggermente la realtà?

"Meglio se chiudi la bocca" disse, dandogli un pugno sul braccio "O ti entrerà una slurpg." Siccome Kao continuava a non dare segno di muoversi, si affrettò a spiegare: "È come una mosca normale, ma è stata modificata dai veleni e dalla altre robe pericolose che vendono qui. Rischiano di ucciderti, ma ti abituerai".

Clara giudicò che fosse abbastanza. Rivolse un cenno di saluto a Grisa e, con la brock in bocca e altre cinquanta nell'enorme fascine della felpa color petrolio, si allontanò nella folla. Le nicotina cannate gli stavano aprendo la mente, facendole elaborare un googol d'idee su dove potesse andare per sfuggire al Centro.

Non sapeva che presto le sue scelte sarebbero state molto ristrette.

 

 

Angolo autrice

Ehm... salve? Congratulazioni per essere arrivati fin qui!

Una comunicazione veloce: questa storia è già stata scritta tutta, ma il prossimo aggiornamento arriverà dopo Pasqua, visto che voglio revisionare un po' i capitoli e il 13-14 non avrò modo di mettermi al PC.

Questo è tutto, a presto! :)

  
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