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Autore: Frostales    13/04/2017    1 recensioni
"C’erano solo due modi per sopravvivere a bordo di un dirigibile per più di qualche ora: Abituarsi al costante rumore o scendere al primo attracco e non tornare mai più."
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Dirigibili che solcano il cielo delle capitali di tardo '800, capitani irascibili e ragazzini tuttofare dalla lingua più sciolta di quanto non sia opportuno per compensare al silenzio di meccanici perennemente infuriati e navigatori con un'eccessiva passione per il Rum. Questo e molto altro nelle mirabolanti avventure aeree del Lead Zeppelin, un racconto Steampunk in più capitoli!
Genere: Avventura, Science-fiction | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Note iniziali: 
Avendo un po' di tempo libero ho realizzato una cover per la storia!
Potete vederla qui! http://bit.ly/2oqD8eT


Tanto pacifico era il Lead Zeppelin nell'alzarsi in volo quella fredda mattina alle prime luci dell'alba, quanto poco pacifici erano i membri dell'equipaggio. 

Che il primo volo dopo tanto tempo fosse un volo di prova lo avevano saputo dal principio. Un semplicissimo Londra – New York e ritorno per verificare lo stato dei cieli e l'effettiva efficacia delle nuove misure di sicurezza. 

Dopo quello, però, non si aspettavano di restare fermi per settimane intere nonostante la grande richiesta da parte dei passeggeri, né tantomeno di riprendere il volo con un banale carico di merci da portare a San Pietroburgo, come non accadeva da anni, partendo all'alba e senza delle chiare istruzioni riguardo la consegna. 

Solitamente, "Troverete qualcuno a ritirarle all'attracco" non era considerata un'indicazione valida, ma quella volta non gli era stato detto altro. 

Erano in volo da quasi un'ora e mezza e stavano sorvolando il Mare del Nord quando il meccanico decise che la quiete che lo avvolgeva era decisamente troppa, soprattutto da quando l'equipaggio contava una persona in più. Qualcosa non andava. 

Decise così di uscire dalla sua cabina e fare velocemente un giro dei tre livelli della navicella, giusto per accertarsi che la ragazza non stesse mettendo in pratica la sua minaccia di dare un'occhiata all'impianto di aerazione senza di lui. 

Era più incline a farla passare sul suo cadavere che a farle mettere le mani sul suo dirigibile. Non gli interessava quanto intelligente si fosse dimostrata e quante cose avesse imparato sulla meccanica, il Lead Zeppelin era una sua creazione. Che si andasse a costruire un dirigibile per i fatti suoi, la maledetta impertinente! 

Quando non riuscì a trovarla da nessuna parte, quindi, si affrettò a spalancare la porta della sala comandi, dove uno spettinato navigatore e il capitano –che non avendo passeggeri da impressionare era ancora in maniche di camicia- stavano giocando una partita a carte. 

"La ragazza è sparita." Li informò, dopo essersi assicurato che non fosse nascosta da qualche parte nella stanza. 

I due lo degnarono a mala pena di uno sguardo. 

"L'ho vista a colazione, di certo non è saltata fuori dal dirigibile in volo." Lo informò il capitano. 

"Sei sicuro di averla cercata ovunque?" Chiese quindi il navigatore, scompigliandosi ulteriormente i capelli davanti alla sua inevitabile sconfitta a carte. 

Jimmy stava per sbottare una risposta per niente gentile, ma venne fermato dall'apparire di Joanna sulla porta della sala comandi. 

Aveva un piede di porco tra le mani, i capelli sciolti sotto il solito cappello e l'espressione determinata che il meccanico aveva imparato a riconoscere in pochi giorni. Apparentemente la ragazza aveva appena avuto ragione su qualcosa. 

"Sabbia!" Esclamò, lasciando cadere il piede di porco sul pavimento con un rumore sordo. "Stiamo trasportando duecento casse di sabbia e sassi!" 

"Le hai scoperchiate tutte e duecento?" Chiese il capitano, alzando gli occhi dalla partita solo dopo essersi assicurato di aver chiuso la mano vittorioso. 

"Ho lasciato i garzoni a finire di aprirle, ma sì, sono sicura. Sono tutte piene di sabbia, alcune anche di mattoni rotti e sassi." Rispose lei. 

"Un carico insolito." Commentò il navigatore, affrettandosi a far sparire le carte dal tavolo. 

"Cosa accidenti sta succedendo?" Sbottò allora Jimmy, che non aveva la più pallida idea di cosa stessero parlando. 

"La nostra giovane Lady riteneva che ci fosse qualcosa di sbagliato nel nostro attuale incarico." Spiegò il capitano, alzandosi. "Come tutti noi." Aggiunse, cogliendo il luccichio negli occhi del meccanico che rimase immobile. Ovviamente anche lui aveva sospettato qualcosa, ma aveva preferito tenere la bocca chiusa. Le casse erano precisamente duecentotredici, e tutti sapevano che il tredici portava male. 

"Magari si tratta solo di un eccesso di zelo, ma non si può mai sapere." Assentì il navigatore. 

"Così stamane l'ho invitata a controllare il nostro carico, se proprio non si fidava." Concluse il capitano, dirigendosi verso la porta. 

Le casse erano state stipate in due diversi magazzini dal momento che erano fin troppe, e la scritta fragile su ognuna di esse indicava che non era il caso di impilarle. Joanna stava giusto chiedendo ad alta voce cosa ci potesse essere di fragile nella sabbia e nei sassi quando Samuel, il più piccolo dei garzoni, corse loro incontro, il viso bianco come un cencio. 

"Abbiamo un problema, Signor capitano." Riuscì a dire, prima di trascinare l'uomo in uno dei magazzini dove lui e suo fratello avevano finito di scoperchiare le casse. 

Apparentemente, per curiosità, il ragazzino aveva messo le mani in una delle casse piene di sabbia, solo per trovarci...  

"Una bomba." Il viso del capitano sembrava scolpito nella pietra. 

"Non solo una, Signore." Lo informò l'altro garzone. "Ce ne sono tantissime. Hanno tutte un orologio rotto sopra, è fermo alle nove." 

"Non è un orologio. È un timer." Realizzò John, l'orrore puro che gli si dipingeva nell'occhio rimasto. 

"Merda!"  

Tutti si girarono verso il meccanico, abituati com'erano a sentire certe parole solo da lui, ma Jimmy stava guardando sconvolto in direzione di Joanna, che si premeva una mano sulla bocca con espressione colpevole. 

Per un attimo regnò il silenzio. Poi il capitano recuperò il suo orologio da taschino. 

"Sono da poco passate le sette." Informò tutti, con voce ferma. 

"Gli scarichi di emergenza." Sentenziò il meccanico, il cui cervello aveva lavorato con la prontezza che lo aveva sempre salvato. "Facciamo in fretta." 

Gli scarichi di emergenza erano due scivoli che Jimmy aveva progettato all'ultimo momento, quando aveva sentito la buffa notizia di un dirigibile che era stato costretto ad un atterraggio di emergenza quando le latrine di bordo si erano intasate e avevano strabordato inondando il livello delle caldaie. 

Aveva deciso che il suo dirigibile non sarebbe diventato famoso per un incidente del genere, e aveva così inserito al primo e al secondo livello due scivoli, uno anteriore e uno posteriore, che servivano per riversare fuori dal dirigibile eventuali eccessi.  

Da quando avevano rimodernato il dirigibile per accogliere anche i passeggeri quegli scivoli si erano rivelati incredibilmente utili, sia per eventuali emergenze latrina, sia per smaltire la quantità incredibile di rifiuti che producevano i cuochi in cucina. 

Quando il meccanico spalancò la botola del primo, il fetore che risalì verso di loro fu talmente forte che a Joanna sembrò di aver preso un pugno in faccia, ma cercò di non darlo a vedere. 

Ad occhio e croce, il condotto sembrava grande abbastanza per far passare le casse. 

Senza perdere altro tempo il capitano agguantò il primo comunicatore che si trovò a portata di mano. 

"Tutto l'equipaggio al secondo livello. Ripeto. Tutto l'equipaggio al secondo livello." Comandò, prima di girarsi verso il navigatore. 

"Va in sala comandi, riduci la velocità al minimo e assicurati di restare in volo sul mare."  

John era corso via prima che potesse finire di annuire. 

In un attimo l'equipaggio per intero, tranne gli addetti alla caldaia che sapevano di dover restare al loro posto in qualsiasi caso, si radunò al secondo livello. Strizzati nel lungo corridoio metallico privo di finestre gli uomini ascoltarono in silenzio le parole del capitano, senza osare interromperlo. 

Ci vollero meno di dieci minuti perché tutti si mettessero all'opera come una macchina ben oliata. 

Il capitano rimase accanto allo scivolo del secondo livello, Jimmy corse ad aprire quello del primo e Joanna rimase vicino ai magazzini, assicurandosi che gli uomini non si scontrassero mentre una per una prendevano le casse e le portavano chi lungo il corridoio fino allo scarico, chi giù per la rampa di scale e al secondo scarico. 

All'inizio sembrò che le casse non finissero mai. 

Joanna incitava gli uomini cercando di soffocare la sua angoscia, ormai convinta che non ci sarebbero mai riusciti. Poi si rese conto che i magazzini si stavano lentamente svuotando, e che potevano avere una piccola possibilità di sopravvivenza. 

Vedeva il capitano in fondo al corridoio controllare costantemente l'orologio, cosa che peggiorava la sua ansia al punto che le sembrava di indossare uno di quei corsetti strettissimi che la soffocavano a casa di Lady Chapman. 

Alla fine, nonostante la delicatezza del carico li avesse costretti a lavorare con lentezza, gli uomini dell'equipaggio scaricarono l'ultima cassa con discreto anticipo sulla scadenza del timer, e la ragazza si accasciò contro una delle fredde pareti metalliche. 

Col più grosso sospiro di sollievo che avesse mai tirato bloccato a metà della gola si trovò a correre dietro al capitano e al meccanico che si affrettarono a raggiungere la sala di controllo borbottando tra loro. 

"E adesso? Continuiamo dritti?" Chiese il meccanico, che conosceva il capitano abbastanza a lungo da sapere già la risposta. 

"Adesso invertiamo la rotta, torniamo a Londra e andiamo a cercare delle risposte." Rispose il capitano, con una luce selvaggia negli occhi. Si era passato talmente tante volte le mani tra la folta barba rossa che le aveva dato una bizzarra forma appuntita. 

"E le avremo. Anche se dovessi far atterrare il Lead Zeppelin sulla cima di Buckingham Palace." Aggiunse dopo un breve silenzio, spalancando la porta della sala macchine. 

Si trovarono davanti il timoniere accasciato sulla poltrona del capitano, impegnato a russare sonoramente, e John che cercava di mantenere la rotta. Ma qualcosa non andava. 

La postura del navigatore era troppo rigida, non si girò neanche a vedere chi fosse appena entrato. Solo allora Joanna si accorse che erano fermi. 

"Cosa...?" Chiese, esitante. 

"Che diavolo...?" Il meccanico a sua volta si avvicinò al timone, solo per restare miracolosamente zitto una volta guardato fuori dalla vetrata. 

Questa volta ad imprecare fu il capitano. 

Dire che erano circondati era usare un eufemismo. 

Davanti a loro, e con molta probabilità anche dietro, si ergeva un muro di Griski e piccoli velivoli a motore che mantenevano la posizione chiudendo il Lead Zeppelin in un cerchio invalicabile di artigli, becchi affilati e mitragliatrici. 

John non avrebbe saputo dire se era più incredibile vedere tanti Griski tutti insieme o vederli così disciplinati in attesa di un ordine, ma in entrambi i casi non riusciva a produrre pensieri particolarmente ottimistici al riguardo. 

Dalla radio giungeva incessante un ticchettare furioso, che regolarmente si interrompeva per poi ripetersi da capo. 

"Che stanno dicendo?" Chiese brusco il capitano, che in un momento del genere certo non aveva voglia di mettersi a interpretare una comunicazione in morse. 

"Se li seguiamo senza opporre resistenza non ci faranno precipitare." Rispose il navigatore, che aveva quel fastidioso ticchettare nelle orecchie da una decina di minuti, e aveva quindi avuto tutto il tempo di decifrarlo. 

Istintivamente tutti si girarono verso il capitano, la cui barba sembrava ora un groviglio arruffato. 

"Seguiamoli allora." Sentenziò con sguardo acceso. "Faremo in modo che se ne pentano."

Note finali:
Nel ringraziarvi per aver seguito la storia fino a questo punto colgo l'occasione per annunciarvi che questa settimana causa vacanze pasquali non riuscirò ad aggiornare!
Auguro una pasquetta soleggiata a tutti, ci sentiamo nuovamente tra una decina di giorni!

   
 
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