Storie originali > Storico
Segui la storia  |       
Autore: Star_Rover    14/04/2017    2 recensioni
Nel 1934 Peter O ‘Brian, un giovane scrittore sostenitore degli ideali nazionalisti dell’IRA, decide di dedicarsi alla biografia di un soldato repubblicano morto durante la guerra civile. Ricostruendo la vita di James Connor egli ripercorre gli anni più duri e violenti della Storia irlandese e ben presto si rende conto che riportare alla luce verità destinate ad essere dimenticate non è un compito semplice.
“La neve di Dublino non è né pura né candida, è rossa come il fuoco e il sangue degli innocenti”
Genere: Drammatico, Guerra, Storico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Il Novecento
Capitoli:
 <<    >>
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
 
26. The Castle
 

Le visite a casa di Anne erano sempre le più difficili da affrontare. Il signor Walsh non sopportava la mia presenza e ogni volta finiva per scacciarmi a malo modo dal suo salotto. Non potevo incolparlo per questo, sapevo che era soltanto preoccupato per sua moglie.
Anne cercava di non mostrarsi troppo vulnerabile, ma era evidente che stesse ancora soffrendo per la perdita di James. Quando mi parlava di lui i suoi occhi si illuminavano e spesso sul suo volto compariva un tenero sorriso. Dopo tutto quel tempo i sentimenti nei suoi confronti non erano cambiati, ero certo che in fondo non avesse mai smesso di amarlo.
«Lei è mai stato innamorato?»
Nel sentire quella domanda inaspettata la penna mi sfuggì di mano.
«No…direi di no» risposi cercando goffamente di recuperare l’oggetto da terra.
Ella sorrise: «è ancora molto giovane, ma quando accadrà si renderà conto di essere disposto a tutto per il bene di quella persona. Io amavo James e per questo ho dovuto lasciarlo andare. Lui viveva soltanto per i suoi ideali ed io non potevo obbligarlo a restare»
«Lei conosceva la verità riguardo le attività dell’IRB?»
Anne abbassò lo sguardo: «sì, sapevo che James era diventato un criminale, ma non mi importava. In lui ho sempre visto soltanto l’uomo di cui ero innamorata»
 
***
 
Le conseguenze dell’esplosione ad Arbour Hill non furono gravi. La bomba provocò soltanto un modesto incendio, dopo una notte di allarmi e disordini al Castle tutto sembrò tornare alla normalità.
Nel frattempo l’imminente assemblea del nuovo parlamento aveva contribuito a creare un clima di attese e aspettative. Tra dubbi e incertezze la situazione rimaneva alquanto confusa, nell’ultima lettera Robert confermò che per un po’ non ci sarebbero state nuove missioni.
James ignorò gli avvertimenti di Jackie e decise di approfittare di quella pausa per lasciare la sede dell’IRB.
Tornare in città poteva essere pericoloso, lui però era disposto a correre il rischio per rivedere Anne.
Egli abbandonò i bassifondi di Dublino e si incamminò per le strade del centro. Ripercorrere quei vicoli fu rassicurante, era una bella sensazione sentirsi nuovamente a casa.
Era molto tardi quando giunse davanti all’abitazione di Anne, nonostante ciò trovò la luce alla sua finestra ancora accesa.
Lei corse subito ad abbracciarlo, lo guardò a lungo negli occhi, gli accarezzò il volto e lo baciò con passione.
Non chiese nulla riguardo a ciò che era successo in tutto quel tempo. In fondo sapeva la verità, anche se non era ancora pronta ad accettarla.
Quella notte James dimenticò ogni preoccupazione, l’amore di Anne rimaneva il suo unico conforto.
 
Per un breve periodo egli tornò alla quotidianità della sua vecchia vita, ma quei giorni di pace e serenità svanirono in fretta.
Una mattina Anne rientrò con aria preoccupata: «c’è una persona che ha chiesto di te»
James corse immediatamente alla porta, pur sapendo chi aspettarsi rimase sorpreso nel trovare Jackie sulla soglia. Nessuno poteva conoscere quell’indirizzo, non ne aveva mai parlato nemmeno con suo fratello.
«Come facevi a sapere che ero qui?»
«Non è stato difficile trovarti...allora, mi fai entrare?»
Lui aprì il portone sospirando: «non potevi aspettare il mio ritorno?»
«E’ una questione urgente» si giustificò.
«D’accordo, ma non venire mai più a cercarmi in questo posto!» replicò James bruscamente.
Il suo compagno non prese troppo seriamente le sue parole, si fece strada da solo lungo il corridoio e si sedette comodamente nel piccolo salotto.
 
Ad Anne quel giovane non piaceva, specialmente per il modo in cui la guardava. Jackie continuò a fissarla finché lei non abbandonò la stanza.
«Adesso capisco perché desideravi tanto tornare in città…» disse allusivo.
James non apprezzò affatto il suo commento, ma per quella volta lasciò perdere.
«Allora? Cosa è successo?»
Donovan cambiò improvvisamente atteggiamento assumendo un’espressione seria sul viso.
«Il Dáil Éireann ha firmato la Dichiarazione d’Indipendenza. Hanno anche creato un nuovo esercito, sai che significa?»
Egli annuì.
«Non c’è ancora nulla di ufficiale, ma Collins è stato chiaro: adesso siamo in guerra e l’Irlanda è pronta a combattere»
James non perse tempo, si rialzò di scatto e si affrettò a prendere la giacca.
Anne non cercò in alcun modo di fermarlo, sapeva che ogni tentativo sarebbe stato inutile. Egli l’abbracciò promettendole che avrebbe avuto presto sue notizie.
Lei rimase in silenzio, non aveva bisogno di illudersi con quelle parole. Dal suo sguardo poté intuire le sue intenzioni, così si strinse a lui e lo salutò baciandolo intensamente.
 
 
James non dovette attendere a lungo prima di tornare in azione.
Egli si sedette al tavolo insieme al resto della squadra: «un’altra lettera di Robert?»
«No, questa viene dal Castle» rispose Donovan.
«Chi è il nostro informatore?»
«Un soldato che ha deciso di collaborare con l’IRA»
James rimase perplesso: «per quale motivo un inglese dovrebbe aiutarci?»
«A quanto pare non tutti credono nella supremazia dell’Impero britannico»
«E se stesse cercando di ingannarci?»
«Se questa busta è arrivata nelle nostre mani significa che chi ha scritto il messaggio è affidabile»
«Non puoi dirlo con certezza» ribatté lui.
Jackie scosse le spalle: «è la nostra unica possibilità per entrare nel Castle»
 
James era convinto che Donovan avesse sbagliato a fidarsi di un inglese. Dopo un’ora di attesa fuori dalle mura del Castle egli iniziò a spazientirsi.
«Abbiamo aspettato abbastanza, non verrà nessuno» si rassegnò.
I suoi compagni erano già pronti ad andarsene quando ad un tratto il portone si aprì. Un soldato si affacciò sulla strada: «sono Billy Norton, ho scritto io la lettera»
Jackie si avvicinò mostrando la pistola: «spero che tu non voglia farci brutti scherzi»
«No, le altre guardie sono di sopra. Posso accompagnarvi al deposito, ma dovete agire in fretta»
Egli annuì facendo segno agli altri di seguirlo.
Billy si incamminò lungo il corridoio ricordando agli intrusi di restare in silenzio.
Il ripostiglio era ben fornito e gli irlandesi riuscirono a procurarsi una buona scorta di armamenti.
Jackie però non sembrò accontentarsi: «non c’è altro?»
Il soldato esitò: «abbiamo un secondo deposito vicino alle prigioni, ma non posso portarvi tutti lì»
Donovan ordinò a James e Danny di andare con lui.
Anche in quell’occasione Billy si dimostrò essere una guida attenta e prudente.
«Avanti, non avete molto tempo» disse facendo scattare la chiave nella serratura.
L’inglese rimase fuori dalla stanza, ma dopo un po’ decise di entrare per controllare la situazione.
«Perché hai scelto di aiutarci?» chiese James recuperando le ultime munizioni.
«Ho visto come l’Inghilterra tratta la vostra gente, so cosa dovete sopportare e non voglio più contribuire a questa ingiustizia»
Egli alzò lo sguardo per osservare il volto del suo interlocutore, quel ragazzo sembrava veramente sincero. Era intenzionato a chiedergli scusa per aver dubitato di lui, ma proprio in quel momento avvertirono dei rumori al piano di sopra.
«Da questa parte, forza, andate!» disse Billy indicando la via d’uscita.
James e Danny si precipitarono fuori dallo scantinato seguendo il suo consiglio.
«Norton! Che sta succedendo?» gridò una voce dalle scale.
Il soldato non rispose. Le guardie allarmate si affrettarono a raggiungere il deposito. Arrivarono appena in tempo per scorgere due figure scomparire dietro l’angolo.
Gli inglesi inseguirono i fuggitivi e non esitarono a sparare nel tentativo di fermarli.
James si riparò contro il muro, senza nemmeno pensarci puntò la Browning per rispondere al fuoco.
La sparatoria continuò soltanto per pochi minuti, poi i due irlandesi decisero di rischiare e si allontanarono di corsa. Erano ormai giunti in strada quando Danny venne colpito da un proiettile.
James soccorse subito il suo compagno, il quale cercò di fare del suo meglio per ignorare il dolore e riprendere la fuga. Entrambi non si sentirono al sicuro finché non si ritrovarono soli nelle tenebre della notte.
 
 
James adagiò il corpo di Danny sul letto: «presto, aiutami a svestirlo»
Haley gli sbottonò freneticamente la camicia insanguinata scoprendo una profonda ferita.
Il ragazzo strinse i denti per trattenere un gemito, l’espressione sul suo volto si tramutò in una smorfia sofferente.
James pensò a preparare un panno imbevuto d’alcol: «mi dispiace, ma questo brucerà un bel po’» disse prima di premerlo sul suo fianco.
Danny iniziò ad urlare e a contorcersi per il dolore.
Egli tentò inutilmente di trattenerlo: «bisogna fare qualcosa, non posso medicarlo se non la smette di agitarsi così!»
Haley prese il suo viso tra le mani per ripulirlo dal sudore e dalle lacrime, poi iniziò a parlare con lui per rassicurarlo.
Quel metodo sembrò funzionare, pian piano Danny tornò a calmarsi.
James poté continuare il suo lavoro, ma presto Haley fu costretta a stringere con forza la testa del ferito per tenerlo fermo.
Quando quella tortura giunse al termine Danny si accasciò sfinito sul materasso.
James rimase accanto a lui finché non si fu addormentato.
«Ha perso molto sangue e gli è anche salita la febbre» si preoccupò Haley.
«Poteva andare peggio di così. Adesso ha soltanto bisogno di riposare»
Quando uscì dalla stanza James trovò i suoi compagni che erano rimasti svegli in attesa di notizie.
Flynn fu il primo a parlare: «allora? Come sta?»
Lui abbassò lo sguardo: «per il momento non molto bene, ma si riprenderà»
Immediatamente venne sommerso da domande, così dovette raccontare a tutti ciò che era successo. Soltanto alla fine dell’interrogatorio si accorse della mancanza di Jackie.
«Dov’è Donovan?»
«E’ uscito da almeno mezz’ora, a noi non ha detto nulla» rispose Liam.
Egli non chiese altro, ma quelle sparizioni misteriose cominciarono ad insospettirlo.
 
James si accese una sigaretta e raggiunse suo fratello vicino alla finestra.
Restarono a lungo immobili uno di fronte all’altro, entrambi persi nei loro pensieri.
«Che cosa accadrà a Billy?» domandò Michael interrompendo il silenzio.
Quella domanda lo sorprese: «perché vuoi saperlo?»
«Ha rispettato la sua promessa ed è stato nostro complice»
«Per questo l’arresteranno con l’accusa di tradimento» rispose con disinteresse.
«Sarà giustiziato?»
«Forse…in ogni caso la faccenda non ci riguarda» concluse lui allontanandosi.
Michael rimase colpito dalla freddezza delle sue parole, non aveva mai visto suo fratello comportarsi in quel modo.
 
Erano appena sorte le prime luci dell’alba quando James poté finalmente trovare un attimo di pace. Egli tentò di addormentarsi, ma non riuscì a chiudere occhio. La storia del soldato inglese gli aveva riportato alla mente il ricordo di Ben.
Non aveva dimenticato che i suoi nemici erano uomini, nelle truppe britanniche si trovavano persone come Wright o il tenente Harris. Nonostante tutto James non si impietosì per loro, quella era una guerra e ormai lui aveva smesso di provare compassione da molto tempo.
   
 
Leggi le 2 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<    >>
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Storico / Vai alla pagina dell'autore: Star_Rover