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Autore: Ghost Writer TNCS    15/04/2017    3 recensioni
Leona è nata con un potere terribile e straordinario, una forza inarrestabile originata nel cuore più profondo dell’Inferno, capace di sbaragliare qualsiasi avversario. Un mostro.
Alphard non è nemmeno nato: lui è un ibrido, il prototipo di un nuovo tipo di supersoldato. Un esperimento.
Insieme si sono diretti su Shytia, un pianeta devastato dalla guerra civile e ora saldamente nelle mani di criminali senza scrupoli, e lì hanno fondato una gilda: la Brigata delle Bestie Selvagge. Ma hanno bisogno di una grande impresa per riuscire ad emergere, per dimostrare quanto valgono.
Un giorno vengono a sapere che Adolf O’Neill, il fuorilegge che controlla la vicina Traumburg, è entrato in possesso di un antico artefatto dal valore inestimabile. Ucciderlo vorrebbe dire liberare la città, ma anche e soprattutto poter saccheggiare la sua ricchissima collezione.
Prima però dovranno trovare degli alleati: qualcuno abbastanza folle da voler attaccare la roccaforte di O’Neill insieme a loro. Qualcuno che abbia la stoffa di una Bestia Selvaggia.
“Non siamo eroi, ma se avete bisogno di un eroe, chiamateci.”
Versione riscritta di I Predatori del Cielo.
Genere: Azione, Fantasy, Science-fiction | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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17. Figlia dell’inferno

Secondo alcune leggende, in un tempo molto remoto esisteva un unico Regno Infernale, talmente grande da poter accogliere le anime dei defunti da ogni parte dell’universo. Ma col passare del tempo, il numero delle anime divenne troppo elevato, talmente grande da destabilizzare il Regno stesso, che cominciò a collassare. Si spaccò in due, poi si divise ancora, e si trasformò, riplasmandosi in innumerevoli Regni Infernali.

E fu allora che apparvero loro: i draghi ancestrali, i mitici antenati di quasi tutte le specie di draghidi esistenti nell’universo. I loro poteri erano talmente immensi da non poter essere nemmeno quantificati, tali da essere in grado di stravolgere l’ecosistema di un pianeta intero. Secondo alcuni, furono proprio i draghi ancestrali a rendere abitabili molti pianeti.

Col passare delle ere, alcuni di loro scelsero di unirsi ai mortali. Così come un dio può generare semidei, allo stesso modo un drago ancestrale può generare una sua progenie con specie differenti dalla propria. E fu così che apparvero i primi figli dell’inferno. Persone dotate di poteri straordinari, in grado di elevarsi sopra le masse e di realizzare l’impossibile.

Ma questo potere reclamava un prezzo. L’energia che passava al nascituro veniva presa direttamente dal genitore, che in questo modo sanciva la propria condanna a morte. Perché per un drago ancestrale l’unico modo di tornare al proprio luogo di nascita è proprio quello di generare un erede.

***

Alphard si assicurò che il suo precedente avversario fosse incapace di causargli ulteriori problemi, dopodiché si diresse rapido verso la villa.

Leona se la stava cavando egregiamente contro il Mostro Bianco – e la cosa non lo stupiva minimamente –, quindi lui poteva approfittare della confusione per cercare di raggiungere gli appartamenti di O’Neill e porre fine a quello scontro.

Aveva quasi raggiunto l’ingresso quando una barriera di energia rosa gli sbarrò la strada. Si voltò di scatto, appena in tempo per evitare un getto di fiamme. Il flusso caldissimo bruciò il terreno, ma Alphard era troppo occupato a schivare per preoccuparsene.

Dopo pochi istanti individuò il responsabile, anzi la responsabile: era un’insettoide, o più precisamente un’imenotteriana a giudicare dall’esoscheletro uniforme, sottile ed elastico, molto simile alla pelle dei mammiferi. Aveva solo due braccia e le sue antenne erano piumose come quelle delle zanzare, ma non era stato questo dettaglio a rapire gli occhi dell’ibrido. La giovane donna aveva un corpo degno di una modella e riusciva ad essere sensuale anche con dei robusti abiti da battaglia. I pantaloni aderenti non mancavano di sottolineare il sedere sodo e le gambe eleganti, il seno era pieno – appena meno abbondante di quello di Leona – e si sposava magnificamente con l’addome slanciato e i fianchi morbidi. Come i suoi compagni doveva essersi precipitata lì in tutta fretta, infatti non era truccata e i capelli rosso scuro erano raccolti in una veloce coda di cavallo.

Alphard era così perso ad ammirare il corpo sensuale della sua avversaria, che lei riuscì quasi a colpirlo con un pugno di energia rosa.

«Ok, prima la batto, e poi le chiedo di uscire» si disse per cercare di recuperare la concentrazione.

Come molti imenotteriani, la sua avversaria disponeva di ali troppo piccole per volare, ciononostante era in grado di restare sospesa a mezz’aria, probabilmente grazie ad un’abilità magica o a qualche dispositivo. Doveva trovare un modo per ridurre la distanza.

Alphard saltò di lato per evitare una specie di grande martello rosa, quindi sfruttò la telecinesi per tirare la giovane verso di sé. L’imenotteriana venne colta di sorpresa e per qualche istante non riuscì a reagire, poi però unì le mani e creò un potentissimo getto di fiamme. Alphard spiccò un enorme balzo per riuscire ad evitarle, a quel punto lei ne approfittò per raggiungerlo e colpirlo a distanza ravvicinata con un enorme pugno di energia.

Lo spadaccino cadde a terra e l’arma gli sfuggì di mano. Lei non ci pensò due volte e si tuffò verso di lui. Alphard, che nonostante la botta si era già ripreso, attirò verso di sé la spada, la riaccese e la puntò contro l’imenotteriana, già pronta a scagliare una palla di fuoco.

I due rimasero bloccati, fissandosi a vicenda per capire chi avrebbe fatto la prima mossa. E quei pochi istanti bastarono a entrambi per riconoscere il viso dell’altro.

«Tu?!» esclamarono in coro.

L’ibrido non riusciva a credere che quell’affascinante imenotteriana fosse la stessa che aveva piantato in asso per origliare dell’Uovo dei Sindri. E a giudicare dall’espressione della subordinata di O’Neill, anche lei era alquanto stupita.

La donna lo fulminò con uno sguardo, imbronciando le labbra piene – cosa che Alphard trovò incredibilmente attraente. Gli tirò un pugno in faccia, disarmandolo nuovamente.

«Adesso mi guardi, eh, stronzo!»

L’ibrido sfoggiò un sorriso beffardamente incantevole. «Se avessi saputo che eri così focosa, non ti avrei staccato gli occhi di dosso.»

I capelli dell’imenotteriana, le cui punte sfumavano ad un rosso più acceso, presero fuoco e i suoi occhi verdi parvero diventare incandescenti. Alphard, seppur colpito e ammirato, questa volta non si lasciò distrarre, sollevò di colpo le gambe e ruotò sulle braccia come una trottola, gettandola a terra.

In un attimo attirò di nuovo la spada verso la mano, la riaccese, ma si bloccò un attimo prima di affondare il colpo. Inutile, era più forte di lui: non riusciva a fare del male ad una bella donna.

La sua avversaria, che invece non aveva alcun problema a fare del male ad un bell’uomo, creò un getto di fuoco, riuscendo a sparare via il suo avversario.

Lo spadaccino cadde a terra, ma per fortuna il gilet rinforzato aveva resistito al calore e solo la superficie era un po’ bruciacchiata.

«Ehi, Kael, ho bisogno di una mano! Devi stordire la mia avversaria.»

Non udendo risposta, lanciò uno sguardo verso il portone, temendo che il coleotteriano fosse troppo occupato per rispondergli o peggio, invece alcuni colpi arrivarono proprio da quella direzione.

«Dai, potevi anche rispondermi!»

«Non è finita» ribatté il coleotteriano, e la sua voce spettrale risuonò nella mente dell’ibrido, trasmessa dal suo olo-vice da polso.

Lo spadaccino, che pensava di aver risolto la questione, tornò a concentrarsi sull’imenotteriana. Le era bastato creare una barriera rosata per difendersi dai colpi, e altrettanto facilmente si liberò di un elfo che pensava di prenderla alle spalle.

«Wow, gnocca e pure tosta!» esclamò Alphard, sinceramente entusiasta. «Leona, questa dobbiamo averla!»

«Questa chi?» chiese la felidiana, che pur essendo impegnata contro un avversario del calibro di Hannibal, era in grado di trovare il tempo per chiacchierare.

«Che cazzo, ma vi sembra il momento di parlarne?!» li sgridò Gundo’gan.

I due, colti in flagrante, non osarono ribattere e si concentrarono sui rispettivi avversari.

Hannibal, che aveva approfittato di quei pochi secondi per riprendersi dall’ultimo colpo subito, completò la rigenerazione del braccio sinistro. Il terreno lì intorno era pieno del suo sangue e dei suoi arti strappati, quindi era facile intuire il motivo della sua stanchezza.

La felidiana, o meglio la figlia dell’inferno, aveva capito ben presto che i suoi colpi non potevano uccidere il Mostro Bianco, però tutte le ferite che gli infliggeva lo stavano costringendo a consumare sempre più energia. Il corpo del suo avversario si era addirittura rimpicciolito a causa delle continue mutilazioni: adesso superava di poco i due metri d’altezza ed era nettamente più magro.

Hannibal provò ad evocare la supervelocità della Folgore Fiammante, ma tutto quello che ottenne furono due flebili saette azzurrine intorno al busto. Era inutile, ormai aveva esaurito i suoi poteri, però quel giardino era pieno di guerrieri più o meno forti. Il senso della fame lo spinse a voltare le spalle a Leona, lanciandosi a quattro zampe verso la persona più vicina. Non gli importava che fosse anche quello un subordinato di O’Neill, si avventò su di lui e gli affondò le zanne nel collo, strappandogli di netto la testa.

Pochi istanti dopo la sua vera avversaria lo raggiunse, ma lui afferrò la sua preda e saltò qualche metro più in là. Prima che lei potesse attaccarlo di nuovo, spalancò le fauci a dismisura, inghiottendo la sua vittima in un sol boccone. Non ebbe nemmeno il tempo di chiudere la bocca che la figlia dell’inferno gli era già addosso e con rabbia gli tirò un pugno alla bocca dello stomaco. Il cadavere dell’uomo saltò verso l’alto, e quando Hannibal serrò le zanne, già metà del suo pranzo era stato rigurgitato.

«Non ti permetterò di divorare altre persone!» gridò Leona, furiosa.

Il Mostro Bianco, rinvigorito dalla carne fresca, scoprì le zanne insanguinate. Lo sguardo della sua avversaria gli faceva paura, avrebbe voluto scappare, ma gli ordini di O’Neill erano chiari. Spalancò le fauci e si avventò su di lei, un assalto istintivo che non avrebbe mai potuto funzionare.

Leona non arretrò, anzi attaccò a sua volta: si abbassò quel tanto che bastava ad evitare gli artigli del nemico e gli sferrò un pugno al centro del petto. Come già fatto in precedenza, bloccò la mano a pochi centimetri dal bersaglio, limitandosi a far fluire l’aura per ampliare esponenzialmente la regione dell’impatto.

Ricordava ancora molto bene le parole del suo istruttore quando per la prima volta le aveva accennato ad una simile tecnica di arti marziali: “Leona, con i tuoi pugni puoi bucare un muro senza difficoltà; ora ti insegnerò a distruggere l’intero edificio.”

Il risultato fu come sempre devastante: il corpo di Hannibal venne compresso da un’energia impressionante, le sue ossa si frantumarono all’unisono e il suo corpo sanguinante venne sparato via, talmente forte da passare sopra la villa.

Il trucco era semplice: invece di colpire direttamente il bersaglio, l’energia cinetica veniva fatta fluire insieme all’aura, così da ampliare notevolmente il raggio d’azione dell’attacco.

“Con questa tecnica è come se, invece di sparare un proiettile contro il tuo avversario, lo investissi con un camion.”

Il Mostro Bianco stava per superare anche le mura esterne, nel giro di pochi secondi si sarebbe schiantato contro un edificio, ma non poteva arrendersi. Chiamando a raccolta le ultime energie rimaste rigenerò quasi istantaneamente tutto il corpo, che si gonfiò all’improvviso come un palloncino. Scoprì le zanne sempre più aguzze, tese tutti i muscoli, e dalla sua schiena esplosero due grandi ali di piume bianche, forti ma allo stesso tempo lacere. Con dei vigorosi battiti fermò la sua letale parabola e riprese quota, studiando da lontano la sua avversaria.

Gli ordini di O’Neill erano di uccidere tutte le persone nel giardino, eppure non riusciva più a pensare a nessun altro al di fuori della figlia dell’inferno: nella sua lunga vita gli era già capitato di trovarsi in difficoltà, eppure non aveva mai incontrato un nemico tanto forte.

Quella che si stava consumando tra loro era una battaglia talmente intensa che era riuscita a risvegliare i suoi istinti più primordiali, impressi così a fondo nella sua mente che nemmeno la maledizione di O’Neill era in grado di imbrigliarli.

Fintanto che l’ex militare era in vita, non poteva in alcun modo sottrarsi ai suoi ordini, eppure per la prima volta dopo anni di schiavitù, si sentiva nuovamente libero.

***

«Aah, finalmente ce l’ho fatta!» ansimò Alphard.

Aveva dovuto faticare non poco per riuscire a mettere fuori gioco l’imenotteriana senza rischiare di rovinare quel suo corpo meraviglioso, però poteva dirsi soddisfatto del suo successo. Certo, se lei avesse accettato di unirsi alla BBS sarebbe stato ancora più felice, ma evidentemente la donna non pensava che l’ibrido e i suoi compagni sarebbero stati capaci di eliminare O’Neill.

Poco male, dopo aver tolto di mezzo l’ex militare, avrebbero provato nuovamente a reclutarla. Per una così forte e allo stesso tempo affascinante ne valeva la pena!

«Abbiamo un problema» annunciò Kael, distogliendo lo spadaccino dalle sue piccanti fantasie.

«Che genere di problema?» domandò Gundo’gan, che al contrario di Alphard era ancora concentrato sulla loro missione. «Spero non siano altri nemici, perché non so più dove lanciarli.»

«È arrivato Danray Leuw» affermò il coleotteriano.

L’ibrido non ebbe il tempo di chiedere la posizione della nuova minaccia perché proprio in quel momento un uomo in armatura atterrò con violenza al centro del giardino. A tutti i presenti bastò uno sguardo per riconoscere la fisionomia da licantropo e dedurre che quello era proprio Danray Leuw.

Lo spadaccino ruotò un paio di volte la sua spada. «Ok, di lui me ne occupo io.»


Note dell’autore

Ciao a tutti!

L’imenotteriana che era stata piantata in asso da Alphard ha fatto la sua (ri)comparsa, e di nuovo lo spadaccino è rimasto vittima del suo fascino (e come dargli torto? XD).

Lo scontro tra Leona e Hannibal intanto si fa sempre più violento, spero di aver reso bene la psicologia dei due contendenti. In ogni caso per vincere bisognerà annientare completamente l’avversario: o uccidi, o muori.

Ciliegina sulla torta: Danray Leuw è tornato, più arrabbiato che mai. Alphard ha tutta l’intenzione di vendicarsi per essere stato bruciato vivo, ma riuscirà a tenere vivi i suoi propositi?


A proposito di Alphard, ho aggiornato il suo disegno, per essere più precisi ho modificato i capelli (anche se in questi ultimi capitoli è praticamente rasato :P):

Alphard Dragondozzer (chibi)


Bene, anche per questo capitolo è tutto.

Grazie a chi legge e commenta, e buona Pasqua a tutti :D


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