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Autore: Balder Moon    15/04/2017    0 recensioni
Trama: In un futuro molto lontano il tasso di omicidi è diminuito del 70% perché è stata inventata una macchina, la ghosthunter machine, in grado di intrappolare gli ectoplasmi e di proiettarle come ologrammi.
Lavorare alla omicidi è una noia mortale e non è altro che pura procedura meccanica che i poliziotti non vogliono fare, così, il dipartimento di New York si trasforma in una piccola unità di venti persone tra novelli, agenti prossimi alla pensione e i puniti. È facile riconoscere quest'ultima categoria, sono quelli che hanno fatto un casino e vengono spediti alla omicidi per punizione e il detective Ford, insieme al suo androide Taylor, ne hanno fatto uno e bello grande.
Arresi all'idea di una carriera nella omicidi, una mattina come le altre, le due si recano sulla scena del delitto, ma questa volta non sarà come tutte le altre.
Genere: Generale, Introspettivo, Science-fiction | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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CAPITOLO VI  - La verità sul progetto Orfeo
 
- Diramate un avviso a tutti gli agenti, mandateli tutti all’aeroporto, devono trovarlo– disse uno degli agenti dell’FBI facendo comparire sugli schermi la faccia di Mendelson.
L’FBI aveva preso più della metà dell’ufficio e quei pochi poliziotti che erano rimasti si guardavano attorno senza sapere cosa fare.
Nessuno, infatti, parte Taylor e Ford si era, sapeva cosa stava accadendo.
Per loro, il detective Neuman era stato arrestato, Mendelson era ricercato, ma non sapevano perché e non l’avrebbero mai dovuto scoprire.
Il detective Ford si avvicinò alla sua partner, impegnata a parlare al telefono.
- Sì, ho capito… grazie per averci avvisato – rispose l’androide al telefono, posò la cornetta e alzò gli occhi su di lei:– Era la banca, hanno prosciugato il conto di Amanda Klee e ci hanno chiamato subito. A quanto pare sono entrati nel sistema qualche  minuti fa e hanno tolto tutto.
- Vedi quali voli sono partiti o stanno per partire per i paesi senza estradizione e se sono stati comprati dei biglietti last minute. Mendelson non si aspettava di essere trovato, non ora, deve aver organizzato tutto all’ultimo – disse Ford appoggiandosi alla scrivania.
Taylor annuì e, come faceva di solito, si chiuse in un mondo tutto suo riemergendole poco dopo
- Nepal, ne parte tra dieci minuti, l’imbarco è stato chiuso non so se…
- Avete sentito? – urlò l’agente dell’FBI –  fate bloccare quell’aereo anche a costo di farlo atterrare e  controllate i passeggeri.
Ford si lasciò cadere su di una sedia, accanto all’androide.
- Dovremmo andare anche io, ne abbiamo il diritto, è il nostro assassino – disse Taylor portando le braccia al petto – e senza di noi non avrebbero trovato niente.
- Invece non faremo nulla – rispose Ford – fai fare a loro il lavoro sporco,  a noi interessa solo dire al ragazzo di Adele che abbiamo trovato l’assassino, possono farne quel che vogliono di Mendelson o di Rose Klee o di chi diavolo sia.
- Ford, scusami… - disse il novellino, avvicinandosi – tu sembri in buoni rapporti con quei tizi – disse indicando gli agenti.
- Dovresti definire il “buoni” – rispose Ford – cosa c’è?
Il ragazzo sembrava agitato e anche preoccupato. La detective poteva capirlo, nessuno voleva avere a che fare con quelli.
- Prima di fare il detective ho preso una laurea in legge – disse l’altro – e c’è qualcosa che non stanno pensando… per poter far salire un androide non accompagnato c’è bisogno di tantissime autorizzazioni ed è un qualcosa di molto costoso.
Io non so cosa hanno combinato il capitano e Mendelson, ma non prenderei mai il treno per farlo.
Ford sgranò gli occhi, sorpresa: - E perché non lo sappiamo? – chiese.
- Perché è così poco usata che nessuno la contempla.
Non viaggiando con Taylor non aveva mai pensato che esistesse una procedura addirittura costosa.
E adesso? Adesso cosa ne sarebbe stato di tutto il lavoro che avevano fatto, di Mendelson, di Neuman e perfino di Adele?
“ Concentrati, concentrati!” disse Taylor al suo cervello.
Cosa avrebbe fatto Sherlock Holmes ne suo caso? Cosa?!? Probabilmente avrebbe risolto il mistero da un pezzo, ma non era questo il punto, doveva pensare agli indizi che aveva a disposizione all’interrogatorio che aveva avuto con il capitano.
- Mendelson sta tornando a casa o così ha detto Neuman
Gli occhi di Ford si posarono su quelli di Taylor.
- Devo trovare la ditta produttrice? – chiese l’androide.
No, sarebbe stato inutile.
Mendelson non era un  robot come gli altri, non avrebbe mai avuto desiderio di tornarsene in un laboratorio dov’era stata trattata al pari di una cavia.
- Dov’è nata Rose Klee? – chiese.
- Kansas City – rispose Taylor.
- Qual è il modo più veloce per arrivare a Kansas City se non puoi prendere l’aereo?  - chiese Ford, più a se stessa che agli altri due.
Il novellino cercava di capire cosa centrasse quella Rose Klee, legata all’ormai famoso omidicio di Amanda Klee, Taylor la guardava e  basta.
– Il traghetto! – disse Ford -  Solo con il traghetto puoi uscire dal paese. Come siamo messi a controlli lì?
-  Meno ferrei e il costo è minore– disse l’altro poliziotto.
- Dobbiamo andare lì, Taylor o lo perderemo – rispose la detective, afferrando la giacca dalla sedia.
Gli agenti si erano schierati tutti all’esercito, ma avevano dimenticato il porto.
Mentre correvano a perdifiato verso l’ascensore, l’agente dell’FBI che aveva interrogato Neuman con lei, aveva bloccato le porte.
I loro occhi si incontrarono e Ford vi lesse diffidenza. Non si fidava di lei e il sentimento era reciproco.
- Dove state andando? – chiese l’uomo.
- Al porto, lì c’è Mendelson – rispose Ford.
L’agente parve titubare, la poliziotta pregò divinità sconosciuta affinché lasciasse chiudere la porta di quel maledetto ascensore, cosa che, effettivamente, l’uomo fece, ma solo dopo essere entrato:- Spiegatemi questa storia.
- Per una vecchia legge di Nuova York – disse Taylor – deve aver preso o il treno o il traghetto.
C’è il 70% di possibilità che abbia scelto il traghetto.
- In fondo, Mendelson è pur sempre un umano – disse, nel tentativo di far avvalorare la sua teoria.
A quanto pare funzionò, l’agente fece un sospiro poi disse:- Non uccidetelo, deve tornare vivo e integro.
- Se mi fa firmare una confessione per me potete portarlo dove volete – disse Ford.
Quella non era la sua battaglia, a lei non interessava scovare tutti i segreti che lo Stato nascondeva, voleva solo trave quell’assassino e mettere fine a quella storia.
- Allora abbiamo un accordo – disse l’agente, poi, si strinsero la mano.
 

Ford ignorò il cartello che vietava alle auto di parcheggiare sulla banchina, suonò e imprecò contro due scaricatori e la loro macchina, mentre poggiavano un carico dall’apparenza molto pesante sul terreno.
Non avevano tempo per le regole.
Ford aveva annunciato che il traghetto che avrebbe portato a Kansas city stava per partire e si trovava sul molo Tre.
La zona del porto era una micro città in Nuova York, composta da sei settori, abbracciava quasi tutta la città.
Le zone di scarico erano quelle più vicine alla terra ferma per permettere gli scambi molto più facilmente, mentre, quella per i passeggeri era abbastanza lontana e vi si poteva accedere da una serie di vie limitrofe al centro direzionale.
Strade che Ford non si poteva permettere di percorrere perché avrebbe impiegato molto tempo.
Odiava quel posto.
Di notte diventava il quartiere a luci rosse della città, covo di prostituite, di spacciatori e di drogati che, per una dose, sarebbero disposti a farsi ammazzare.
L’ultima volta che c’era stata lì, uno degli uomini di O’Shean le aveva rotto il setto nasale e Taylor aveva svuotato il caricatore addosso al mal vivendo riuscendo, chissà come, a ridurlo ad un colabrodo senza ucciderlo.
Il cartellone che apportava il numero del molo fece sorridere Ford. La poliziotta inchiodò e l’auto quasi si ribaltò per la spinta.
Taylor, nel retro, si teneva stretta allo sportello dell’auto:- Questo è stato… fighissimo – disse, prima di scoppiare a ridere.
L’agente invece sembrava sul punto di vomitare. Gli ci volle qualche minuto per riprendersi ed uscire dall’auto.
- Io salgo sul battello – annunciò l’uomo, dopo essersi ripreso  - e non lo farò partire
Ford annuì.
- Sembri arrabbiata – disse Taylor avvicinandosi – e non lo dico solo per il modo in cui hai guidato… che è stato bellissimo!
- Non sono arrabbiata, ma seccata, mi sento presa in giro e odio quando vengo presa in giro – disse Ford posando lo sguardo in giro, alla ricerca di Mendelson.
Avrebbero avuto bisogno di altri uomini. Era stata un’idea stupida quella di andare solo loro tre.
Ma che potevano fare? Tutti erano corsi all’aeroporto e conosceva bene i metodi degli agenti del FBI: sirene spiegate, caos e confusione, il mix perfetto per far scappare il ricercato.
Ford individuò Mendelson tra la folla, ci fu un secondo di puro silenzio, come se il mondo si fosse bloccato all’improvviso.
Lo sguardo della detective e quello dell’androide si incontrarono, poi Mendelson iniziò a correre.
- Io faccio il giro – disse a Ford, poco prima di mettersi a correre.
Conoscevano quel posto come fossero le loro tasche, anzi, forse anche meglio degli stessi malviventi che lo usavano come ritrovo.
Mendelson si stava dirigendo ad Ovest e, con molta probabilità, voleva nascondersi nei vecchi magazzini abbandonati della Fisher industries.
Una diagonale tagliava in due la zona mercantile, il che voleva dire arrivare prima di lui e Ford stava correndo come se ne valesse la sua intera vita.
Degli spari la fecero bloccare, in mezzo la strada.
Ford sentì la voce di Taylor che imprecava e urlava a Mendelson di lasciarla andare.
Ignorando l’istinto di buttarsi a capofitto, la detective individuò un container dietro cui potersi nascondere.
- Ford lo so che sei qui – disse Mendelson – ti conviene uscire o faccio saltare il cervello alla tua amica.
La poliziotta si sporse,  da lì  Taylor che aveva una pistola puntata alla tempia, che scalciava e tentata di ribellarsi.  
Ford cercò di ragionare in modo lucido. Taylor era un robot, se anche Mendelson l’avesse sparata, lei non sarebbe morta.
Poteva non preoccuparsi, dunque.
- Ignoralo, Ford– urlò Taylor.  
- Oh, guarda come menti bene… Taylor, o forse dovrei chiamarti Macintosh
Ford ascoltava, senza capire.
Era una discussione in cui lei era stata tagliata fuori, almeno per il momento.
- Non so di cosa tu sia parlando – disse l’androide.
- Certo che lo sai. Dimmi un po’, Ford, ti sei mai chiesa, in questi mesi, perché dopo il casino che avete combinato siete stati solo retrocessi?
Mendelson fece una pausa, vittorioso in volto.
- Non rispondi? Bene… te lo spiego io. La nostra cara Taylor faceva parte del progetto Orfeo come la sottoscritta.
Ford sentiva il suo cuore battere all’impazzata, ma decise di ignorarlo, il cervello le imponeva di restare lucida, di non pensare a quelle parole.
Doveva salvare Taylor, poi le avrebbe chiesto di dirle la verità.
- Non fidarti di quello che dic…- le proteste dell’androide furono interrotte da un gemito, Mendelson l’aveva colpita.
La detective avanzò a passi lenti: intelligenza artificiale super elevata e Mendelson, in pieno delirio, non l’aveva neanche notata.
Gli arrivò alle spalle e gli puntò una pistola alla testa:- Lasciala andare.
- Non mi sparerai – disse Mendelson.
- Non sfidarmi, posa la pistola – rispose Ford, era arrabbiata e confusa, dunque inaffidabile.
- No che non lo farai.
La detective portò gli occhi al cielo, perché nessuno ascoltava quello che la polizia aveva da dire?
Ford portò la pistola verso il basso e sparò un colpo al polpaccio dell’altro.
Sapeva che non avrebbe provato dolore, ma questo sarebbe bastato a destabilizzarlo. Mendelson, infatti, perse l’equilibrio e appena le sue ginocchia toccarono terra, Ford gli assestò un colpo, mandandolo a terra.
L’agente del FBI aveva detto di portare Mendelson vivo, ma non aveva accennato niente sul poterlo ferire oppure no.
- Progetto Orfoe? – chiese Ford, portando lo sguardo su Taylor, voleva le sue risposte e le voleva ora  – chi diavolo sei?
- Se l’agente…
- L’agente non arriverà fino a quando non lo chiamerò. Probabilmente  si sarà anche perso! Quattro anni, Taylor. Quattro anni e non ti è passato in mente di dirmelo?- chiese Ford.
Si sentiva tradita. Nonostante i guai che Taylor combinava sempre, loro erano partner, erano amici, e quella era il genere di verità che si poteva dire solo agli amici di cui ci si fidava.
Lei le aveva raccontato i suoi segreti, le sue emozioni e  lo aveva fatto un sacco di volte.
 
 
 
- Non potevo farlo! – tentò di giustificarsi Taylor –  anche ora non posso parlarne con nessuno.
-  Taylor, voglio sapere tutto e voglio saperlo ora: chi eri prima di diventare un androide e come ci sei finito qui. Non me ne frega un cazzo di cosa puoi o non puoi dirmi. Devo vivere la mia vita con te per legge, devo sapere se ho accanto qualcuno che potrebbe uccidermi nel sonno – disse Ford.
Quelle erano le parole più dure che avesse mai detto in vita sua, ma aveva bisogno di capire e solo Taylor poteva dir loro la verità e potevano farlo solo in quel posto, perché era sicura che nessuno le avrebbe spiate.
Mendelson diede segno di ripresa così  gli assestò un calcio che lo fece cadere di nuovo a tappeto.
Iniziava a capire in base a quali parametri avessero deciso di assegnarle Taylor.
L’altro androide portò lo sguardo sul corpo inerme di Mendelson, poi sospirò:- Mi chiavo David Macintosh, ero un marines.
Mi è stato diagnosticato questo tumore alle ossa e, dato che non avevo nulla da perdere, decisi di partecipare al progetto Orfeo.
Quando il progetto è stato annullato e gli scienziati sono morti tutti, alcuni come Mendelson sono riusciti a scappare, altri, come me, erano già stati inseriti nel sistema.
I poteri forti  in alto, sanno della nostra esistenza, gli agenti del FBI hanno il compito di cercarci e di riprogrammarci  -  disse Taylor, smorfia sul volto.
Ford comprese che quel riprogrammare non doveva essere una bella esperienza.
- E che fai per il Governo? – disse Ford.
Adesso aveva sete di notizie, voleva sapere, anche se, per tutta la vita, si era impegnata ad essere “una delle tante”, ad omologarsi alla massa.
- L’ultima missione era arrestare O’Shean. Missione ufficiale: spaccio di droga, missione ufficiale / per me / O’Shean sta mettendo su una cellula terroristica e ha allargato i suoi interessi anche al nucleare, ma la missione ovviamente è fallita – gli occhi di Taylor si posarono su quelli di Ford – Ti prego… perdonami, ma notizie di questa portata non… possono essere detti a cinque. E giuro che sono stata più volte sul punto di dirtelo, ma avevo paura che potessero farti del male.
Amo troppo questa mia vita con te per permetter loro di ucciderti.
Ford si portò una mano sul volto e fece un profondo sospiro.
Aveva un’importante decisione da prendere, ora che conosceva la verità: allontanarsi da Taylor o restare al suo fianco.
Mise la pistola nel fodero, compose il numero dell’agente del FBI sullo Swatch:- Agente, abbiano in custodia Mendelson, le invidio subito le coordinate – portò lo sguardo sulla sua amica:- Sì, signore, Io e Taylor l’abbiamo catturato quasi subito. 
  
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