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Autore: Melz    15/04/2017    0 recensioni
Sequel di "L'altra Faccia del Destino".
Dopo la fine della battaglia tra Cacciatori e Armata, tutto ha preso una piega diversa e la pace ha regnato nei superstiti, regalando un periodo di gioia dopo il dolore sordo della guerra. Cinque anni dopo, però, un grave minaccia fugge da Iustis - la città degli Angeli - ricadendo sulla terra e a ben poco serve la tempestività di James nell'avvisare il resto del gruppo, trovando la situazione totalmente cambiata e nuovi volti ad accoglierlo. Le nuove storie si intrecceranno a quelle passate nella nuova lotta contro colui che viene chiamato "Il Ladro di Anime".
Siate egoisti con il tempo e lui lo sarà con voi.
Genere: Avventura, Fantasy, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Universitario, Sovrannaturale
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N.B. Questa storia è il sequel della storia "L'altra faccia del Destino", è necessario leggere quella per comprenderne le vicende.


Dedicato ai lettori di "L'altra faccia del Destino".
 

BookTrailer: https://www.youtube.com/watch?v=ly4AUq4Keg4
 

Presentazione Cast: https://www.youtube.com/watch?v=QkTFGXqmjNY
 

Prologo

 

Noi saremo i prossimi,

nessun posto verso cui scappare.

Noi saremo i prossimi,

questa è la caccia.

(Ruelle - This is the hunt)

 

 

La notte era calata ormai da tempo nella piccola, quanto poco tranquilla, cittadina di Eshore. L'oscurità inghiottiva la strade deserte provocando un senso di ansia. Nessun chiacchiericcio faceva da sottofondo alle foglie sui rami mosse dal vento, nessun passo faceva scricchiolare il selciato, tranne quelli di una persona.

Ardesia Farath si guardò intorno facendo ondeggiare lungo la schiena i lunghi capelli castani, infilando subito dopo il cappuccio della felpa e posando lo sguardo sul palmo della sua mano destra, dove un'ustione profonda tracciava un cerchio perfetto sulla pelle bianco latte. Quando riprese a camminare qualche ululato squarciò il silenzio tombale, facendola rabbrividire. Non era insolito che dei lupi abitassero il bosco che circondava il lago, ma ogni volta le veniva la pelle d'oca perché sapeva che quei lupi non erano sempre lupi.

Marciò a grandi falcate fino a ritrovarsi davanti ad un monolocale con i muri dipinti di giallo, un giallo opaco ormai sbiadito dal tempo, dove una sola, piccola finestra, illuminava il buio circostante.

Bastarono tre colpi di nocca affinché la porta si spalancasse e un ragazzo dai capelli biondo limone apparisse sulla soglia, con l'espressione seccata sul volto tanto bello quanto pallido. Si scostò il tanto che bastava per far entrare Ardesia all'interno, così che potesse abbandonarsi, come di consueto, sull'enorme poltrona marrone all'ingresso, colore di gran parte dell'arredamento che la stessa trovava di cattivo gusto. Lui, allo stesso modo, si lasciò cadere sul lungo divano, con il palmo della mano incandescente che bruciava come mai niente aveva mai fatto sulla sua pelle. 

«Qualche problema?».

Christopher Wilson si lasciò sfuggire la domanda, dopo qualche minuto di silenzio meditabondo, beccandosi l'occhiataccia di Ardesia.

«Non farai anche finta di niente ora, Christopher? So che quello sta bruciando su di te, come su di me. Qualcuno ci ha trovati, questo» la ragazza mostrò il palmo della mano ponendolo all'altezza degli occhi dell'amico «è un marchio».

Chris alzò gli occhi su di lei, anche se solo per un istante. «Cosa vuoi che faccia? Che scappi? Sai che non posso, Ardesia» tuonò e la sua voce fece eco nella stanza «Non ho ancora trovato un lavoro, devo pagare due mesi di affitto e la retta universitaria; sono senza un dollaro, se non l'avessi notato e mi pare che neanche tu navighi proprio nell'oro. "Fuggire" per me è sinonimo di "senzatetto", qui posso ancora cercare di rimettere in piedi la mia vita».

Ardesia non battè ciglio. «Ricordi come sono morti i nostri genitori? Chi pensi che abbia lanciato l'incantesimo per ritrovarci? Sono stati gli assassini dell'Armata, Chris! Per qualche oscura ragione stanno cercando le Streghe rimaste in vita dopo quella carneficina e quelle Streghe siamo io e te, noi che non abbiamo combattuto con loro perché troppo piccoli. Sai di cosa parlo, vero?».

Christopher rimase qualche secondo in silenzio. Certo che sapeva di cosa stava parlando: di cinque anni prima, quando l'Armata del Leone Bianco, con l'aiuto degli Angeli, aveva sconfitto Streghe e Cacciatori di Eshore. Alcune Streghe erano sopravvissute; altre, come i suoi genitori e quelli di Ardesia, erano invece morti. 

«Credi che siano così malvagi come ci hanno sempre fatto credere?» chiese di punto in bianco.

«Hanno ucciso i nostri genitori, che razza di domande idiote ti frullano per la testa?» ribatté Ardesia, prendendosi la testa tra le mani come se avesse ascoltato anche troppe parole fuoriuscite dalla bocca dell'unica persona che conosceva da quando era bambina.

«Vero è che le Streghe hanno sempre lavorato contro di loro, creando i Cacciatori e mandandoli a liberare il mondo da ciò che non è definibile come "umano"». Chris creò le virgolette con le dita, mentre disse fermamente quella parola: umano. «Non hanno tutti i torti se ci odiano». 

«Questo è un incantesimo fatto per trovare le Streghe. Trovarle e ucciderle, Christopher!» urlò la ragazza, ponendo questa volta, dopo essersi sollevata, la mano a qualche millimetro di distanza dagli occhi dell'amico.

«E chi credi lo abbia fatto l'incantesimo? La fata turchina?» obiettò lui «È stata una Strega, solo una Strega può fare un incantesimo! Perché una Strega dovrebbe stare con l'Armata?».

Ardesia fece su e giù per qualche secondo. «Simonne Lakewood: dev'essere stata lei, la famosa traditrice di cui parlava la congrega cinque anni fa. È facile: dobbiamo ucciderla prima che lo faccia lei».

«No!». Christopher interruppe sul nascere i pensieri omicidi di Ardesia. «Non uccideremo proprio nessuno, non faremo proprio un bel niente finché non ne sapremo di più. Tieni ben nascosto quel regalino sulla mano perché, ora che mi ci fai pensare, so esattamente dove cercare lavoro».

Ardesia non ribatté. Conosceva Christopher come le sue tasche e sapeva anche prima di mettere piede in casa sua che la risposta sarebbe stata negativa, che avrebbe cercato - in un modo o nell'altro - informazioni in più su quella situazione. 

Ma Ardesia non era Christopher e giurò a se stessa che se il metodo dell'amico fosse fallito, sarebbe stata lei stessa ad uccidere Simonne Lakewood.






 


 
   
 
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