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Autore: missjendy99    17/04/2017    1 recensioni
La propagazione del virus S420 è al 80%.
Pochi giorni al completamento, pochi giorni all'apocalisse.
Il virus S420 è un virus potenzialmente letale di rapida propagazione. Esso si diffonde tramite contatto diretto.
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Mentre chiudo il cofano sento una pistola puntata alla testa. Merda. Sono stata incauta. Mi giro lentamente e vedo un ragazzo, sui 20 anni con una pistola puntata alla mia testa. Sanguina e ha gli occhi vitrei; è un contagiato.
" Dammi le chiavi dell'auto" mi ordina.
" Non riusciresti a guidarla. Da quanto sei un contagiato? "
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E nel mentre faccio partire i tergicristalli svolto verso l'autostrada.
Con la visuale libera riapro gli occhi.
Matt mi guarda sconvolto " Sei una condannata."
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"Ora dovremmo essere a posto." chiudo il cofano e mi volto verso di lui.
Ha lo sguardo vacuo come se improvvisamente stesse rivivendo un ricordo fin troppo bello o fi troppo doloroso.
Genere: Malinconico, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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6 ore dopo

Sono stanca. Guidare per me non è stato mai un problema ma da quando ho la consapevolezza di avere una mina vagante sdraiata sui sedili della mia macchina, i miei sensi e il mio cervello sono impazziti.

Devo fare una sosta il prima possibile per bere e per smettere di pensare.

Vedo uno spiazzo vuoto poco più lontano. Sembra sicuro.

Mi fermo. Controllo il livello della benzina: mezzo serbatoio. Slaccio la cintura, faccio un respiro profondo e lo guardo. È ancora vivo. Lo smuovo e apre gli occhi.

" Come ti senti?" chiedo.

" Bene. Perchè ci siamo fermati? " chiede con voce impastata e sedendosi dritto.

" Avevo bisogno di fare una sosta. Siamo a metà strada comunque. Passami dell'acqua".

" Vuoi che guidi io per un po'?".

" Non è il caso manca poco a.. sai.." parlo in difficoltà. Ma che mi succede? Dovevo apparire distaccata. Cazzo Veronica riprenditi! Si lo so ho dato un altro nome a Matt perhè la prudenza non è mai troppa.

" Grazie per la fiducia..Veronica" lo guardo confusa e imbarazzata.

" Veronica? Io non mi chiamo Veronica."

" Ma se hai appena detto Cazzo Veronica riprenditi" mi guarda lui ancora più confuso.

" No.. non l'ho detto" e adesso? Sente i miei pensieri?

" Si a quanto pare" dice.

" Smettila" dico stizzita " A quanto pare hai superato la fase cruciale di tutto il processo. Ma è strano. Non si era mai concluso così in fretta. È la prima volta che lo vedo accadere. Potresti essere una nuova forma esistente." concludo sussurrando. La domanda è quanto può essere pericoloso?

" Spero di non esserlo" dice abbassando lo sguardo.

" Quanti anni hai Matt? Da dove vieni?"

" Ho 21 anni e vengo da dove vieni anche tu. Ti ...ti è..uhm..ti è rimasto..ti è rimasto qualcuno?" mi chiede puntando le sue pietre scure nelle mie azzurre.

" No" dico voltandomi verso la strada e abbassando lo sguardo " mio fratello Brandon e io eravamo gli unici sopravvissuti del nostro quartiere ma poi lui è uscito in ricognizione ed è stato contagiato. A...All'inizio non me lo volle dire... ma io l'avevo capito; non mi dava più il bacio della buona notte, non mi abbracciava più. Poco dopo è morto" mi riallaccio la cintura e metto in moto, un groppo in gola e lo stomaco chiuso.

Lui si sposta sul sedile davanti e mi fissa. Mi scgiarisco la voce "Ma non è diventato un non morto, semplicemente ha smesso di respirare. Sono rimasta al suo capezzale per ore dopo la sua morte ma non è successo niente." mi volto a fissarlo, gli occhi lucidi "Niente di niente" mi rigiro verso la strada e riparto " Dopo la sua morte ho raccolto tutte le mie cose e me ne sono andata. Non mi ero resa conto tuttavia di aver preso qualcosa che ache lui aveva toccato. Perciò quando ho iniziato ad avvertire i primi sintomi sono rimasta spiazzata" dico mentre una lacrima solitaria mi scivola su una guancia. Era da quando lui è morto che non mi accadeva.


" Quanti anni hai?" mi chiede sussurrando.

" 18" dico dandogli uno sguardo. Sembra dispiaciuto per me.

" Lo sono" dice.

" Smettila" dico fredda "smettila di leggere i miei pensieri".

" Scusa" dice "è più forte di me. Non riesco a controllarlo"

" A te è rimasto qualcuno?"

" Si, la mia sorellina Amanda. Ha 18 anni come te. È andata a Sud alla prima orda. Senza di me" dice impassibile "pensava che io fossi morto. Sono uscito per un paio d'ore per prendere qualcosa da mangiare e quando sono tornato ho visto un suo biglietto che diceva


Non potevo più aspettarti. Io ed alcuni amici stiamo andando a Sud. In caso fossi ancora vivo, vattene da qui. La prima orda arriverà fra poco. Ti voglio bene Matt.


Non so se te lo ricordi ma prima era tutto tranquillo, niente morte, niente distruzione, si andava in giro con mascherine e cose del genere ma nulla più. Poi le cose peggiorarono e apparirono i non morti. Il mio quartire fu il primo ad essere raso al suolo. La mia sorellina se andò quel giorno e io rimasi lì fino alla seconda orda. Non l'ho più sentita da allora"


"Abitavi nella zona X! " dico allibita dandogli un occhiata veloce.

"La cosa peggiore è che non sono stato contagiato lì. Ho..incontrato una ragazza e non ho riconosciuto i sintomi. Così quando mi ha morso non ho fatto storie. I problemi sono sorti dopo. È morta quasi subito".

Non può essere stata una contagiata, piuttosto una condannata. È senza precedenti. Non posso portarmelo dietro è una mina vagante. Non so cosa gli e ci succederà.

"Non puoi farmi questo. Abbiamo un patto" dice incazzato.

"Ok, ok. Ora smettila. Manterrò la parola data. Tu però devi smettere di leggere i miei pensieri. Mi urta."

" Ci proverò non ti prometto nulla però. Non riesco ancora a controllarlo ma ci proverò."

" Allora siamo d'accordo; tu non mi mollerai in mezzo al nulla e io non ti leggerò la mente" mi tende la mano in modo da suggellare il nostro patto.

Io allungo la mia mano e stringo la sua in un tacito accordo.

" Affare fatto"






Ore 23.23 ( 4 ore alla destinazione)


Matt è tornato davanti e io sto ancora guidando. Sono stanchissima.

"Dovremmo fermarci, a meno che tu non voglia lasciarmi guidare"

"No è ok, posso ancora guidare. E poi non manca molto."

" Non è il massimo arrivare a destinazione senza potersi reggere in piedi. Poi se ci sono dei non morti come farai ad affrontarli?"

Dio che nervi, però ha ragione. "Ok. Va bene." mi fermo poco più avanti e mi sposto dietro senza scendere: è da incoscieti scendere dall'auto con questo buio. É troppo pericoloso non sappimo cosa vi si cela.

Sento uno sportello sbattere e mi volto verso il sedile davanti allarmata.

Aspetto qualche secondo ma non risale. Spaventata torno davanti e vedo che siamo quasi senza benzina.

"Merda!"

Scendo dall'auto e lo vedo trafficare con la lampo dei jeans.

"Potevi dirmelo " dico ghignando. Lui si volta imbarazzato.

" In realtà ne ho approfittato. Volevo ache fare il pieno."

"Ook" dico voltandomi verso la macchina. Mi incammino verso questa e apro il bagagliaio. Tiro fuori la tanica di benzina e faccio il pieno. Apro il cofano e controllo l'olio, non si sa mai.

"Ora dovremmo essere a posto." chiudo il cofano e mi volto verso di lui.

Ha lo sguardo vacuo come se improvvisamente stesse rivivendo un ricordo fin troppo bello o doloroso.

" Mi ricordi tanto lei" dice, lo sguardo vacuo. Si riscuote e mi affianca un sorriso triste stampato in faccia " controllava sempre l'olio, era una maniaca con la sua Betsy" lo guardo stranita "la sua auto".

Scoppio a ridere "Betsy? Sul serio?" sono piegata in due dalle risate, le lacrime agli occhi "peggio di un uomo".

Lui mi guarda sorridendo "Beh, ora che abbiamo sistemato tutto direi di..." e si ferma .

Sbianca ma non sta guardando me ma qualcosa dietro di me.

Ci hanno avvistato, merda!


"È quello che penso?" chiedo.

"No, peggio".

Sbianco a mia volta, non è possibile. Non possono essere loro. Non possono essere i combattenti.

Mi volto e li vedo: sono loro.

I combattenti sono un fantomatico gruppo di condannati che sono sopravvissuti al contagio e che arrivati allo stadio finale hanno deciso di combattere (da cui il nome) e non arrendersi alla realtà.

Fino ad oggi pensavo fossero solo una leggenda ma, a quanto pare, mi sbagliavo.

Sono a meno di 10 metri da noi e stanno venendo a prenderci.


Chiudo il cofano "CORRI" grido.

Matt ed io ci precipitiamo all'auto e vi saliamo ma non facciamo in tempo a mettere in moto che l'auto viene squarciata, gli sportelli strappati via e noi veniamo scaraventati fuori.

L'impatto è forte. Ho il fiato mozzato, le costole sono quelle che ne risentono di più.

Matt è a un metro da me, svenuto.

Cerco di alzarmi ma è inutile, mi hanno arpionato la caviglia. Crollo nuovamente a terra.

Emetto un gemito, il dolore è forte. Mi allungo verso la pistola che è rotolata fuori dall'auto.

Su Vero, non è lontana, ce la puoi fare. Ancora poco.

"AAHH" la mano calpestata da uno stivale da uomo.

Alzo lo sguardo verso il mio aguzzino, gli occhi lucidi ma lo sguardo determinato.

Non morirò qui.

" Combattiva fino all'ultimo" dice una voce sconosciuta " tuo fratello aveva ragione, ci sarai molto utile Veronica". Non vedo nulla, una luce mi acceca. La pistola viene calciata lontano.

"Questa non ti servirà, non ora almeno".

L'uomo mi libera la mano e si abbassa per prendermi in braccio.

Perfetto. Colgo l'occasione per tirargli una testata ed alzarmi per prendere la pistola.

Incespico un paio di volte e poi la raccolgo.

Ho la vista offuscata ma dovrei essere in grado di arrivare alla ma...







"Veronica, quante volte ti ho detto di NON aspettermi MAI vicino alla finestra. Così sei un bersaglio facile" dice mio fratello, il tono duro.

" Sei in ritardo, avevi detto che saresti tornato subito. Questo ieri sera Brandon, IERI SERA!" dico, le occhiaie e la voce roca " ti ho aspettato tutta la notte sveglia ma tu.. tu.. tu non sei arrivato" le lacrime scivolano sulle guance "pensavo fossi morto". Scoppio a piangere convulsamente. Mi stringe fra le sue braccia e mi culla dolcemente.

"Oh pulce. Tornerò sempre da te, hai capito? Sempre. Non ti lascerò mai" mi sussurra all'orecchio continuando a cullarmi.

Mi prende in braccio e mi porta a letto. Si sdraia vicino a me e mi prende tra le braccia.

" Ti voglio bene pulce"


Mi sveglio su un letto soffice avvolta da due braccia protettive e un profumo maschile, quello di Brandon. Era tutto un sogno. Chiudo gli occhi e mi accoccolo di più al corpo di mio fratello.

"Brandon, ho fatto un sogno orribile" dico, la voce roca " tu eri morto e io ero finita in mano ai combattenti".

La stretta aumenta "pulce, è così che ti chiamava?". Mi irrigidisco, questo non è Brandon.

Cerco di divincolami ma non ci riesco. Mi spinge sul materasso e si mette sopra di me.

"Matt?"

" Mi spiace deluderti dolcezza ma io non sono Matt" la voce muta, diventa più profonda "sai, sei proprio facile da ingannare" inizia a cambiare il volto, i tratti diventano più marcati gli occhi diventano verdi, le labbra più carnose.

"Chi sei tu?" cerco di colpirlo in modo da liberarmi ma lui anticipa le mie mosse "Dov'è Matt?".

"Il mio sciocco fratellino intendi? È stato bravo a tenerti d'occhio" dice ghignando e premendo il suo corpo sul mio " sei proprio come lui ti aveva descritto: una combattente" .

"Non ti credo! Non puoi aver parlato con lui, mio fratello non avrebbe mai voluto avere a che fare con un combattente, non ci avrebbe mai messo in tale pericolo" dico agguerrita levandomelo di dosso e saltando giù dal letto " lui me lo avrebbe detto, non mi avrebbe mai mentito" mi rifugio in un angolo. Sono in intimo. Scivolo lungo la parete e mi rannicchio. Non voglio che mi veda.

"Maniaco " dico.

"Pulce" impietrisco.

"Non chiamarmi così. Non ne hai il diritto" .

" Sei qui per un motivo." dice serio " ma non sei ancora pronta per questo" si alza dal letto. Porca di quella.. è... nudo!

Mi copro gli occhi "Vestiti maniaco" .

Ride " la signorina qui è una verginella, non l'avrei mai detto".

Poco dopo apro gli occhi e lui è vestito.

" Vestiti " dice serio lanciandomi dei vestiti. Bipolare il ragazzo. "Devi incontrare una persona e...non ti piacerà".



20 minuti dopo


Finito di vestirmi mi prende per un braccio e mi conduce nel buio. Svoltiamo tre volte a destra e una volta a sinistra. Il braccio mi fa male così come le costole. La mano è livida ma non fa male.

I miei sensi sono all'erta ma non percepiscono nulla. Il mio cervello pulsa, c'è qualcosa che interferisce e mi impedisce di vedere nel buio.

Sarà più difficile così scappare da qui.

All'improvviso una luce accecante mi ferisce gli occhi. Ci metto alcuni secondi a mettere a fuoco la stanza in cui mi trovo.

Siamo in una caverna, non c'è dubbio. La luce è artificiale, devono aver trovato un generatore da qualche parte.

Inizio ad analizzare la stanza in cerca di una via di fuga ma la mia analisi viene interrotta dalla vista di una persona.

Non può essere. Non posso credere ai miei occhi.

" Cosa.. come.."

  
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