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Autore: Oldwhatsername_24    18/04/2017    2 recensioni
“Allora l’appuntamento è nel 2025?”
“Il venti maggio!”
“Al molo!”
“Al tramonto!”
Adam mette la mano sulla mia, toccando il piccolo maialino portachiavi.
“Promesso?”
“Promesso.”
Genere: Commedia, Introspettivo, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate | Contesto: Contesto generale/vago
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20/05/ 2025
 
 
Il primo ricordo che ho di lui riguarda i suoi occhi.
Ricordo di aver pensato che fossero molto belli; di quella bellezza difficile e spiazzante, non convenzionale.
Ricordo di averli trovati allegri e luminosi, ricordo di averne studiato attentamente il colore: a prima vista potevano sembrare azzurri ma, guardandoli attentamente, alla luce del sole, erano verdi.
Sono passati dieci anni dall’ultima volta che l’ho visto.
Dieci anni dall’ultima volta che gli ho parlato.
Dieci anni dall’ultimo sguardo ai suoi occhi verdi.
Mi è mancato, il profumo di mare di questa città. Mi sono mancati anche i palazzi bianchi e il cinguettio degli uccelli, mi è mancato osservare i gabbiani che facevano da guardiani al mare immenso.
È passato tropo tempo dall’ultima volta che mi sono fermata ad osservare il mare.
Guardo il cielo, il sole sta cominciando ad abbassarsi, colorando il paesaggio della luce tipica del momento che precede il tramonto.
È ora di andare.
Mentre cammino per il lungomare, calciando un sassolino con le ballerine bianche, non posso fare a meno di ricordare una vita che fino a pochi anni prima potevo stringere tra le mie mani, e che adesso mi appare sfocata e distante come solo i ricordi possono essere.
Chiudo gli occhi e il vento mi accarezza il volto, dopo così tanto tempo mi sento libera per la prima volta.


Maggio 2010
 
Era primavera, e le serate cominciavano finalmente a farsi più calde.
Avevo tredici anni e ogni cosa mi sembrava la fine del mondo: un brutto voto, una lite con i miei genitori, un commento maligno da parte di un compagno di scuola; ma, quel giorno in particolar modo, a farmi male era stato quello che a mio parere era il peggior tradimento che una ragazza di tredici anni potesse subire: la mia migliore amica, quella che consideravo come una sorella, adesso stava insieme al ragazzo che piaceva a me.
Una brutta trasgressione delle leggi animali riguardo al territorio.
Fu la prima di una serie di infinite  volte in cui decisi di staccare la spina alla mia normale routine e di cambiare.
E Charlie era la ragazza giusta per un’impresa come questa.
Nel mio immaginario giovanile lei era più grande, più bella, conosceva gente con la macchina e fumava come una turca, e il solo fatto che fosse amica mia era una specie di onore.
E poi mi aveva proposto di uscire con lei, di conoscere tutta quella gente con cui lei passava le sue giornate, almeno un centinaio di persone che passavano le loro serate a bere e fumare di nascosto sui muretti bianchi di fronte al mare, nomadi tra panchine e pizzerie, fuoriusciti dall’unione di tre gruppi diverse, una nostra provinciale versione delle antiche alleanze.
Ricordo che quella fu la prima volta in vita mia che passai più di mezz’ora in bagno per prepararmi.
Ricordo anche di essermi quasi accecata con la matita per gli occhi, oggettistica prima di allora totalmente sconosciuta.
Eppure avevo il mio giubbotto nuovo, un paio di bei jeans, i capelli stirati e la matita attorno agli occhi.
Forse, per la prima volta, essere la più piccola del gruppo non mi avrebbe creato problemi.
Charlie venne a prendermi in ritardo, dicendo che comunque nessuno arrivava mai puntuale, portava dei jeans aderenti e delle scarpe da ginnastica con la suola alta, e ricordo di essermi sentita stupida e impacciata di fronte a lei.
Io, con le mie scarpe a fiori e la collana di perline viola comprata dalla fiera, cosa c’entravo con loro?
Poi ricordai della mia amica, del tradimento e della voglia di fuga, e mi decisi ad uscire di casa, seguendola in silenzio, spaventata da quel crescere improvviso che mi si parava davanti.
 
Lei sparì quasi subito, dopo le formali presentazioni della nuova arrivata nel branco, rideva con un ragazzo decisamente più grande di me e a me non andava di interromperli.
Così mi feci coraggio, mi sedetti sul muretto a gambe incrociate, e provai a fare conversazione con una delle poche ragazze che conoscevo lì.
Lana aveva un anno in più di me, ma considerando che io ero un anno avanti con gli studi, eravamo praticamente coetanee.
Era una ragazza un po’ troppo suggestionabile, a parer mio, ma non di certo una persona cattiva, e poi nella solitudine di quel momento l’ultima cosa da fare era essere schizzinosi sulle compagnie.
Lana rideva a crepapelle per una cosa che aveva detto un ragazzo, un tipo magrolino con i capelli ricci e un brutto cappello rosso sulla testa, che aveva delle labbra incredibilmente grandi.
Mister labbra-grandi-e-brutto-cappello dice qualcos’altro e lei ride ancora, così decido di prestare attenzione alla conversazione.
“Ti giuro che le ha detto così!”
“Ma non è possibile! Che senso ha?”
Guardo Lana con aria interrogativa, e fortunatamente lei decide di togliermi dall’imbarazzante situazione di silenzio in cui mi trovo.
“Una nostra amica sta frequentando un ragazzo, e lui le dice cose sdolcinate e senza alcun senso”
“Ohw” rispondo io “del tipo?”
Brutto-cappello sta ancora ridacchiando, poi alza lo sguardo verso di me.
“Steve, ma mi chiamano tutti Stevo” mi dice, tendendomi la mano.
“Jessica, ma mi chiamano tutti Jessie” rispondo allo stesso modo “Allora, cosa dicevate della vostra amica?”
“Giusto, beh insomma lui per rimorchiarla ha cominciato ad usare un sacco di frasi fatte e prese da facebook, ma ha davvero toccato il fondo quando le ha detto che lei ha i capelli ‘bruni come il sole’ “
Scoppiamo tutti e tre a ridere, e mi lascio invadere da quel senso di leggerezza che si prova trovando un nuovo amico.
“Ma come?! Sarebbe come dire che io ho gli occhi marroni come il mare!” rispondo io, ancora ridendo.
Poi, dal nulla, il ragazzo seduto accanto a me sul muretto, che fino a poco prima guardava il mare, si gira e mi guarda per qualche secondo.
Riconobbi per primi i suoi occhi, poi tutto il resto del viso.
“Beh, che mare di merda” dice con un mezzo sorriso sul volto.
Dopo un secondo di silenzio ridiamo ancora, tanto che sento le costole farmi male e il respiro diventare sempre più corto.
Lo guardo ancora.
Forse quest’ultima cosa non era dovuta alle risate.
Gli sorrido, sperando con tutta me stessa di non essere arrossita più del dovuto, o almeno sperando che la serata piuttosto buia e la poca luce dei lampioni non lo faccia notare troppo.
“Ciao” dice lui.
“Ciao” rispondo io.
E questo è un bell’rincontrarsi.
“Ne è passato di tempo”
“Qualche mese, in effetti”
“Rubi ancora i cappelli delle persone?”
Sorrido al ricordo, poi decido che questo non è il momento di essere più timida del necessario.
Afferro con una mano il cappello bianco e celeste di Stevo e me lo pianto in testa, sorridendo trionfante.
“Si”
“Ehi! MAI toccare Jack in mia presenza, chiaro?”
“Chi?” chiedo io.
Adam scende dal muretto e si mette accanto a Stevo, entrambi mi guardano come se avessi chiesto chi fosse Gesù o Luke Skywalker.
“Santo cielo, non sa chi è Jack!”
“Chi ha avuto l’idea di farla uscire con noi?”
“Io no di certo!”
“Maledetta Charlie e le sue brutte conoscenze…”
“Volete spiegarmi che succede?!” sbottai io, ancora ridendo.
“Beh, Jack è il cappello che hai indosso, ragazzina”
Prendo in mano il cappello e lo studio attentamente.
“Ciao Jack, piacere di conoscerla”
Rimettendo Jack sulla testa scendo dal muretto con un saltello, inciampando rovinosamente tra le braccia di Adam, che mi afferra al volo.
Alzo lo sguardo, incontrando i suoi occhi, e sento tutte le parole che avevo poco prima sulla lingua sparire in meno di un secondo.
“Ehm….ciao”
“Ehm ciao anche a te” risponde lui, sfoderando un sorriso mozzafiato.
Ha più barba dall’ultima volta che l’ho visto, e mi chiedo come diavolo sia possibile dato che ha solo quindici anni, ma allo stesso tempo trovo che sul suo viso stia bene.
“Allora, andiamo a sederci alle panchine?” propone Stevo, indicando con il pollice una schiera di quattro panchine in una piazzetta scoperta, di fronte al “Rolling Stones” bar.
Annuiamo e mi costringo a staccarmi da Adan, che continua a sorridere e ridacchiare sotto i baffi della mia caduta, la prima di una lunghissima serie.
 
Mi faceva ridere.
E non c’era niente di meglio, niente di più appagante, che ridere insieme a lui del più e del meno.
“Quindi canti”
“Si, ho un gruppo, mi piacerebbe se venissi a sentirci, ogni tanto”
Sorrido.
“Certo, ne sarei onorata”
Adam mi guarda con un sopracciglio alzato, la testa posata su di un braccio.
“Cosa c’è?”
“Qual è il tuo film preferito?”
Ci penso su, decidendo se dare una risposta seducente, intellettuale o sincera.
Lo guardo ancora.
Opto per la sincerità più assoluta.
“Il pianeta del tesoro, quello della Disney”
Le sue labbra si incurvano, mostrando ancora il suo sorriso, e mi sento subito sollevata di aver detto la verità.
“Io di risposte non ne ho, mai avute e mai ne avrò...”
“...Di domande ne ho quante ne vuoi!” concludo io, ridacchiando.
Caspita, ha una voce davvero bellissima.
È particolare, calda, avvolgente, avrei potuto ascoltarla per ore.
“Finalmente ti ho trovato!” esclama una voce alle mie spalle.
Mi giro, è una ragazza che conosco solo di vista, qualcosa tipo Amy o Anna o Avril (?).
Ha i capelli biondi a caschetto, gli occhi celesti e il naso leggermente lungo, ma nel complesso è decisamente carina.
Si siede accanto a LUI, lanciandogli le gambe addosso.
Mi sento di troppo.
“Allora, mi accompagni a casa?”
Lui mi guarda, e io lo guardo cercando di rimanere inespressiva.
“Certo”
Sospiro.
Cosa mi aspettavo? Di aver incrociato all’improvviso lo sguardo dell’uomo della mia vita?
Mentre si alzano e lei gli prende la mano, Adam si gira verso di me.
“Sabato prossimo è il mio compleanno, ci sarai?”
Mi giro verso Stevo e Lana, come per cercare un’ancora d’appoggio.
Loro annuiscono.
“Non mancherei per nulla al mondo”
“Promesso?”
“Promesso”.


Angolo dell'autrice:
Risorgo dalle mie ceneri come l'araba fenice, stavolta con una storia tutta nuova che lascerà libero il mio lato cheesy e romantico. La storia è inventata, così come nomi e tutto il resto. Alcune parti sono ispirate a cose realmente dette, ma questo è tutto quello che saprete da me (anche perché come in ogni storia, c'è bisogno di un po' di drama per darle vita!) 
Spero questo ritorno vi sia gradito!

 
  
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