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Autore: Hanna McHonnor    19/04/2017    4 recensioni
Se cercate qualcosa di serio, allontanatevi da questa raccolta... è frutto di diversi ricordi ritrovati e pieni di errori o cose che sinceramente oggi avrei fatto in modo diverso. Ma sapete cosa? Ci si deve pur mettere in gioco ogni tanto e ho deciso di accettare la sfida lanciatami da Soul_Shine. Se volete partecipare pure voi, fatevi sotto con i vostri ricordi :)
Genere: Generale, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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  1. La temuta punizione
 
 
La seguente mattina Arty si svegliò con gli occhi ancora bagnati, se li asciugò e si affacciò nuovamente alla finestra, ma non riuscì a vedere nulla perché i raggi del sole filtravano nella stanza e riflettevano nei suoi occhi chiari. La mamma bussò alla porta ed entrò, guardò Arty e una lacrima di preoccupazione le scese sul viso e con voce fioca: “ Capo Tarè vuole vederti nel suo ufficio”. Arty era ancora più spaventato perché il tribunale non era stato chiamato ad esporre le proprie idee e ciò voleva dire solo una cosa: Capo Tarè aveva già deciso la punizione. Intimorito uscì di casa e con gli sguardi puntati su di lui si incamminò per arrivare all’ufficio di Tarè dentro la sua casa. Arrivato davanti al fungo più grande di tutto il villaggio era tentato di tornare indietro, ma sapeva che così la punizione di Capo Tarè sarebbe stata ancora più grande. Trovò il coraggio e bussò, la porta si aprì e davanti a lui comparve Capo Tarè con un vestito alquanto strano e con uno zaino sulle spalle, gli fece cenno di seguirlo e senza parlare si mise in cammino. Ad Arty non rimase che seguirlo, aveva i crampi allo stomaco e gli sembrava che ad ogni passo sprofondasse sempre più e che la figura di Capo Tarè si allontanasse per lasciarlo in quell’orrendo posto. Capo Tarè si fermò ed Arty dovette riprendersi dalla propria immaginazione per evitare di finirgli contro. Come svegliato da un sogno si stropicciò gli occhi e si accorse che erano nel giardino del Capo e qui erano riuniti la sua famiglia e tre folletti giudici.
C’era una confusione tremenda, la madre parlava e piangeva allo stesso tempo e il padre cercava di consolarla sussurrandole all’orecchio di sedersi e di lasciare fare a chi di competenza. Appena Arty varcò il cancelletto nel giardino si diffuse un silenzio pieno di tensione. Arty guardò il viso della madre e per la prima volta vide i suoi occhi solcati dalla disperazione come non lo erano mai stati e capì che era veramente nei guai. Fino a quel giorno se aveva avuto qualche punizione era sempre stato in grado di prevederla e qualche volta di evitarla con qualche buona azione dell’ultimo momento, ma questa volta non sarebbe andata così. Ogni minuto che passava sembrava addossarsi sulle sue spalle come un  peso. Capo Tarè  ruppe il silenzio e rivolto ad Arty disse : “  Vieni a sederti vicino a ma e non avere paura”;
Arty fece come gli venne ordinato e una volta seduto osservò il Capo tirare fuori dallo zaino uno scrigno molto antico con delle incisioni sopra. Arty era attratto dal potere contenuto dallo scrigno e avrebbe voluto aprirlo e farsi ricoprire da tanta forza ma il timore per Capo Tarè era più forte e Arty non si alzò ne accennò a farlo. La mano di Tarè continuò a cercare nello zaino e questa volta ne tirò fuori tante cose da mangiare : radici, foglie caramellate, funghi con miele, insalata, pomodori, zucchine, melanzane e tante altre cose che lasciarono tutti sgomenti. Poi rimise tutto nello zaino e disse: “ Scusate ma volevo che ci fosse tutto, sapete ho preparato lo zaino ieri sera e avevo paura di aver dimenticato qualcosa”. Si schiarì la voce e continuò : “Arty come ben sai hai commesso un reato gravissimo ed essendo la prima volta che si rovescia la foglia ho tenuto più opportuno discutere di ciò con i pochi interessati”. Dicendo questo si guardò intorno e le luci che erano apparse poco prime alla staccionata intorno al suo giardino scomparvero. Era gli occhi degli abitanti del villaggio curiosi che avendo paura di Capo Tarè si ritirarono. Capo Tarè esaminò a lungo la staccionata e quando fu sicuro che non c’era più nessuno creò un campo di forza e per spiegarlo iniziò a raccontare la leggenda che per tanto tempo si raccontava nel villaggio ma nessuno credeva fosse vera. “ Allora” disse: “ Ho fatto la barriera di forza perché quello che so per dirvi deve rimanere un segreto fra noi. Da molti anni ormai nel villaggio si narra di generazione in generazione la leggenda dei poteri dei folletti. Essa narra che il folletto Capo di quel tempo face un’ accordo con un vecchio sapiente che in cambio dei poteri voleva una sorgente tutta per lui in modo tale che noi saremmo andati da lui a prendere la nostra acqua. Dovete sapere che ogni folletto ha in se i suoi poteri fin dalla nascita ma questi se non sono stimolati ad uscire e se fosse per loro non uscirebbero mai e voi capite la gravità della cosa.  Dentro lo scrigno in realtà non c’è niente ma questo la sappiamo solo noi. E deve restare così. E’ chiaro?”
Prima di continuare aspettò che tutti acconsentissero a tenere il segreto poi esclamò: “ OK. Dato che tutti acconsentite continuerò. La fonte non è più in mano al vecchio sapiente ma è caduta nelle mani di un popolo malvagio chiamato Yek.  Questo popolo si rfiuta di darci l’acqua, l’unica cosa che fa veramente venir fuori i nostri poteri.  In realtà si rifiuta di darcela perché io ho rifiutato un loro patto : loro volevano te, Arty.” Il folletto si agitò sulla sedia e lo stesso fecero i genitori ma poi il padre disse: “ Capo Tarè aveva promesso che non glielo avremmo mai detto ! “.
Arty spalancò ancora di più gli occhi già stupiti e aveva la testa che girava per gli strani avvenimenti e di quello che intuiva sarebbe successo. Capo Tarè riprese la parola e guardando Arty spiegò: “ Lo so che cosa avevo promesso, ma sono costretto a proferire le parole che fra un po’ sentirete. Mi dispiace molto ma lui deve sapere perché altrimenti non saprà proteggersi da Strong, il capo degli Yek ” . A questo punto Arty non ne poteva più e mancò poco che non urlò ma la sua voce fu udita bene da chiunque fosse nel campo di forza : “ Basta. Che cosa è questa storia? Cosa vuole da me questo Strong o come si chiama? Io sono un folletto come tanti altri. Avete capito?”. La madre che era stata stranamente   in silenzio per ascoltare la spiegazione di Capo Tarè, prese la parola: “ Ascolta piccolo mio, ti dirò tutto io. Tanto tempo fa, quando eri ancora in fasce, il nostro villaggio non era cosi, nessuno voleva abitarci perché ogni settimana veniva privato di quel poco che aveva da un gigante che non aveva scrupoli. Quindi un giorno il precedente, Capo  stancatosi di queste oppressioni decise di affrontare il gigante anche se non c’erano molte possibilità di vincita. Io ero in cinta di te e il giorno della resa dei conti, mentre stavo curando le sue ferite mortali e tuo padre insieme ad altri uomini portava lontano il corpo dei giganti, il Capo Fers mi sfiorò la pancia e io sentì che qualcosa era successo. Ti aveva trasmesso i suoi straordinari poteri e sapeva che un giorno ti sarebbero serviti per salvare il popolo da un altro pericolo. E questo è tutto.” . Finito di parlare sospirò e baciò Arty sulla fronte e fece cenno a Capo Tarè che poteva continuare lui e cosi fu : “ Vedi questo non piace neanche a me, tu hai solo 14 anni e già hai una missione da compiere, prendere il tuo posto ma non è stato scritto cosi. E’ una cosa che devi fare tu soltanto e solo tu puoi riuscirci.”. Arty spaventato ma anche un po’  curioso chiese: “ Ma si può sapere che cosa devo fare?”, “ Il problema è proprio questo” iniziò a spiegare Tarè “ Non lo sappiamo. Fers è morto prima di spiegare e nessuno lo sa, a parte lui. Quindi dovrai chiederlo a lui, questa è l’unica soluzione” . I folletti presenti nel suo giardino pensarono per un attimo che fosse diventato pazzo, forse tutto quello stress gli aveva fatto partire il cervello, cosi calò un silenzio di ghiaccio e Tarè tanto era soprappensiero che nemmeno se ne accorse.
A rompere il ghiaccio furono i folletti giudici che se fino a quel momento erano sembrate delle persone educate che aspettavano di essere interpellate per parlare, ora sembravano tutto all’infuori di quello: parlavano insieme, veloci e si agitavano come le foglie d’ inverno quando sono trasportate dalla tempesta. Uno diceva: “ No no no no e no, è impensabile……….!”, un altro: “ Ma il nostro Capo si è intontito tutta una volta…………” e l’altro non faceva che scuotere la testa violentemente di qua e di là e il suo grosso dito davanti alla faccia di Tarè. Il Capo accortosi di tutto quel trambusto alzò lo sguardo e guardò dritto in faccia quei tre e questo bastò per calmarli. Poi disse: “ Non sono impazzito, anzi, sono sicuro che ne sarà all’altezza, vero Arty?”. Arty non sapeva cosa rispondere anche perché non aveva capito che cosa di preciso avrebbe dovuto fare e quando chiese il suo quesito al Capo, questo si mise a ridere per un istante ma poi gli spiegò: “ Ero talmente concentrato che mi sono dimenticato di dirtelo. Allora dovrai andare fino alla Valle dei Pinguini e quando sarai lì farti ricevere dal re e dargli la lettera che ti darò domani mattina prima della tua partenza”. Dicendo questo ruppe la cupola che li sovrastava e si incamminò per le vie del villaggio. Cosi fecero i genitori di Arty e lui dietro anche se voleva sapere di più, ciò che gli era stato detto non bastava per porre fine al vortice di domande che gli riempivano la mente. Arrivato a casa, sapeva di dover preparare i bagagli che consistevano nello zainetto, ma non riusciva a concentrarsi su cosa era utile portare, alla fine scelse il suo inseparabile coltellino tuttofare e lasciò il resto alla madre.
Finito di fare lo zaino, la madre prese da una tasca una collana con un ciondolo a forma di goccia, era lucente e di un azzurro cristallino, glielo pose in mano e disse: “ Ti servirà”. Poi uscì dalla stanza e lasciò Arty meditare da solo che non voleva dormire, cosi la madre tornò e gli intonò la ninna nanna degli elfi. Si addormentarono entrambi con un gran sospiro. Anche Capo Tarè sospirò, era nel suo letto ma non riusciva a prender sonno, si chiedeva se aveva preso la giusta decisione.
 


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Mi vegogno tanto tanto, ma ormai la sfida è stata accettata perciò cercherò di non perire nel mentre e di aggiornarvi su cosa sta succedendo ad Arty. Ma vi rendete conto: tutto è iniziato con la mamma 'in cinta' perchè non si scriveva mica attaccato! Quello lo hanno deciso dopo xD.
Ah e poi prima deve punirlo ma poi Capo Tarè gli da una missione super segreta perchè Arty - appare il cliché - è un prescelto. Ve lo sareste mai aspettati?
Io qui chiamerei Yury di Kim a investigare insieme a lui, non sia mai che scoprono qualcosa insieme.
Cosa stranissima: con tutte quelle cose naturali nello zaino ci stanno pure le caramelle xD A cosa mai serviranno? Idee?


Corro a sotterrarmi fino al prossimo aggiornamento!
  
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