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Autore: LordPando    20/04/2017    0 recensioni
Questa è una storia un po' strana, che ho pensato mentre camminavo, per strada, e l'ho scritta. Spero soltanto che piaccia, anche se ammetto che non è fantastica. Ma uno ci prova.
Genere: Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: AU, Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
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 La grande sala dell’incontro era in penombra. Le alte pareti lucide e metalliche riflettevano la luce del lampadario che appeso al soffitto proiettava ombra sui volti dei sette uomini che chiacchieravano.

  —Allora, amici— disse uno. Non era molto alto -come i suoi scompagni, del resto- ed indossava un completo rosso un po’ rattoppato. Era indubbiamente ben cucito, ma altrettanto indubbiamente usato spesso. —Come vi trovate in questa nuova vita? Noi S.N.B. siamo in ribasso ultimamente!Ricordate di quando…

  —No. Non ricordiamo. Quei tempi sono oramai finiti, rassegnati. So che non puoi fare a meno di pensare a quando eravamo tutti insieme, ma con la crisi ed i colossi del petrolio a bucherellare il terreno…— Aveva parlato in questo modo brusco un uomo barbuto. Indossava un cappello che gli stava afflosciato su metà del burbero volto i cui lineamenti duri accentuavano l’espressione imbronciata. Aveva sbattuto i pugni sul tavolo come per farsi sentire, e non era inconsueto per lui alzare la voce. Borbottò qualcosa e poi riprese. —I tempi cambiano, e la gente con essi. Siamo durati per così tanto tempo, ma adesso…

  —Non brontolare, dài!— fece un altro. Indossava una giubba color giallo ocra abbottonata alla meglio. Il volto pallido, gli occhi socchiusi ed il naso grande e rosso come un peperone suggerivano che era malato.

  —Non ti azzardare a fare come al solito! Tutte le volte che ti commuovi, starnutisci e fai tremare le stanze. Con l’ultima spedizione siamo riusciti a malapena a racimolare abbastanza per un nuovo tavolo ed adesso lo stai per sporcare nuovamente!— A parlare era stato il secondo uomo, che stava brontolando fra se qualcosa che riguardava il costo di qualsiasi cosa al giorno d’oggi. —E comunque,— disse, diretto al primo uomo che aveva parlato —Non è colpa nostra se non siamo più richiesti. E ricordare il passato non servirà a nulla! È tardi per tornare indietro. Io, dico che questa sia l’ultima riunione!

  —Oh, non dire nulla! La vita è bella, domani ci sarà il sole (lo hanno detto anche quelli del meteo) e bisogna tentare di vivere!

  —Umpf! Quello è “si alza il vento, bisogna tentare di vivere”! Non sono pessimista come te,— fece, guardando storto il secondo uomo, che ancora scene stava imbronciato —ma da quando non riceviamo più attenzioni…

 Una lacrima gli rigò il volto rugoso, la sua voce si era fatta flebile e malinconica.

  —Come al solito sei troppo attaccato alle persone!— lo rimproverò un altro, incurante del suo volto quasi depresso.

 In quel momento una vocina flebile proveniente dall’angolo della camera parlò. Proveniva da un ometto dai lineamenti infantili ed il naso piccolo. Indossava una giubba decisamente troppo lunga per lui che gli copriva le mani e lo faceva sembrare molto più piccolo di quanto in realtà lui non fosse.

  —Ma anche lui è uno di noi.—cominciò.—Chi lo sa come potrebbe fare senza il nostro conforto. Io… ancora penso ci sia della speranza.

 —Dategli ascolto!— stillò il quarto uomo con fare allegro come al solito. La ciccia sulla pancia si mosse ad un suo salto. In piedi sulla sedia l’uomo improvvisò un balletto che venne stroncato da quasi tutti i suoi compagni.—Cantate e ballate amici miei, come facevamo nella nostra bella casetta! I tempi si faranno migliori e…

 —No. Oramai non possiamo.— disse il primo uomo che aveva parlato con una voce grave, quasi rassegnata. —Dubito che mi sarei mai aspettato di dirlo, ai bei tempi. Ma qualsiasi cosa possiamo dire, i bei tempi sono finiti. È la prima volta che sono d’accordo con lui,— disse stanco, indicando il secondo uomo che imbronciato lo guardò. —ma dobbiamo… EHI, TU!

 L’uomo era sbottato. Uno di loro era seduto accasciato e dall’inizio della riunione russava sonoramente. All’appello si rizzò, ma quando vide che non veniva detto nulla ricadde nel sonno (senza rendersi conto delle occhiatacce che riceveva), lasciando i suoi amici sbigottiti.

 —Dimmi come diavolo è possibile che ogni volta ti addormenti! Nessuna esclusa! Mi sento parecchio offeso!

 L’uomo si alzò e con aria calma e soporifera rispose:—Calmati…yawn…non bisogna mai… yawn… mollare. Io dico di resistere.

 —ALL’AVANZAMENTO DEI TEMPI? PER TE RESISTERE VUOL DIRE ANDARE IN LETARGO!

  —Ha ragione!— un mormorio di assenso percorse la sala.

  —Mi hanno sempre considerato il capo, ed io deciderò! Ci sciogliamo! I S.N.B Si salutano. Ora, basta!

   —E va bene, Dotto.— Annuì Mammolo.

   —Hai vinto.— Confermò Cucciolo.

   —Un po’ mi dispiace, ma ci salutiamo.— Sospirò Eolo, che poi starnutì.

  —Ebbene, addio, Sette Nani di Biancaneve!— disse Brontolo, spegnendo la luce. E per ultimo uscì dalla stanza.

   
 
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