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Autore: Made_in_the_AM    21/04/2017    1 recensioni
La bionda sospirò: aveva un nuovo appuntamento. Ed era con una persona simpatica e solare. Era felicissima. Ma d'improvviso le rivenne in mente il sogno della sua amica. E si immaginò, per qualche strana ragione, Cody in quello stato. Ma appena gli occhi del ragazzo si facevano lontani, nella sua mente, ritornavano alla realtà. Come se non potesse non provare emozioni.
La bionda si buttò sul letto, afferrò le sue adorate cuffiette nere dal comodino e cominciò ad ascoltare alcune canzoni. Come 'How Would You Feel?' di Ed Sheeran, uno dei suoi cantanti preferiti.
Quasi non si accorse che l'ora cena era arrivata. Non sentì neanche che sua madre l'aveva chiamata. Perché aveva chiuso gli occhi. E niente o nessuno poteva svegliarla. Era caduta in un mondo tormentato. Ma senza sogni. Popolato solo da un'enorme rosa nera che faceva capolino ovunque.
[Estratto dal secondo capitolo]
Genere: Comico, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Chapter 1

Alison si stava annoiando. Guardò la sua compagna di banco, Marilene, che stava seguendo attentamente la professoressa. Come al solito.
Si girò a guardare Chloe e Victoria: stavano ridendo come sempre, guardando sotto al banco – probabilmente il telefono di Chloe -. Ailish, da vicino a Victoria, cercava di sbirciare.
Alison sbuffò di nuovo e appoggiò la testa sul palmo della mano, cercando di non addormentarsi. Dopo alcuni tentativi di rimanere sveglia, le sue palpebre si chiusero e tutto il mondo diventò nero. Passarono minuti, forse ore, e poi Sylvia le scrollò la spalla.
"Per quanto ho dormito?" le chiese a bassa voce.
"Ehm... circa un'ora" rispose la sua compagna di banco.
"Così tanto?" si stupì la bionda.
"Ti beccherai una punizione, Alison, se non stai più attenta." si intromise Marilene. "Lo sai, questo. Ti hanno già avvisato." continuò.
"Lo so. Ma chimica mi annoia."
"In realtà stavamo facendo biologia." ridacchiò Sylvia.
"Biologia?!" chiese stupita la ragazza.
"Sì, Alison. Biologia."
"Stai zitta Chloe."
"No, io non sto zitta. Tu non puoi darmi ordini, Alison. Ricordati che sei The stupid one!" le ricordò Chloe, cercando di non urlare in presenza di suo padre, il professore di matematica.
"In che senso?"
"Cataluña, girati" il professore parlò con voce strascicata e quasi senza voglia di vivere. Alison si girò, poggiando i gomiti sul banco. Il resto dell'ora passò in fretta e la bionda quasi non si accorse che la campanella della pausa pranzo era suonata.
"Finalmente!" si stiracchiò Victoria, affiancando Alison. "Non ne potevo più della voce strascicata del professor Butler." ridacchiò poi.
"Neanche io. E poi manda sempre me a fare i problemi!" Chloe ridacchiò.
"Tua madre vuole che parli male di tuo padre, Chloe?" Marilene si avvicinò, con la gonna svolazzante e i capelli scompigliati.
La ragazza castana alzò le spalle. "A lei non importa. Ci ride anche lei sulla sua voce e sulla sua testa pelata!"
Scoppiarono tutte a ridere, ripensando a tutte le volte che avevano preso in giro il loro professore per via della sua testa pelata simile a quella di un alieno.
Si diressero nel bar-ristorante davanti alla scuola, dove trovarono Sylvia e Alish intente a fare una scelta difficilissima, che avrebbe potuto cambiare loro la vita: patate fritte o patate al forno?
"Dai prendiamo le patate fritte."
Sylvia sospirò:"E va bene. Vada per le fritte."
"Ciao ragazze. Qual è il menù di oggi?" Chloe fece una smorfia vedendo il pesce sul piatto di Ailish.
"'Pesce e patate. Coca cola. Mela rossa o gelato al cioccolato'. In pratica, se non ti piacciono queste cose, per loro puoi anche morire di fame." Marilene indicò con la testa i cuochi al lavoro.
"Be', almeno è cibo fresco e non scaduto!" ridacchiò Victoria.
"Non esiste l'acqua?" chiese Chloe ad un cameriere.
"Mi dispiace, ma non sono io che faccio i menù." rispose lui.
"Ma almeno l'acqua ce la potevano mettere!" brontolò la riccia, tornando verso le altre cinque.
"Dai, vieni Chloe. Per l'acqua troveremo una soluzione. In quanto al tuo pranzo... vedrai che riusciremo a farti mangiare qualcosa." Victoria prese un vassoio e si diresse verso l'area self-service, cominciando a riempirlo di pesce e patatine fritte.
Alison, intanto stava cercando un tavolo insieme ad Ailish e Sylvia, cercando di non far cadere il suo vassoio.
"Cataluña, Robbins, O'Sullivan! Venite a sedervi al nostro tavolo!" una mano si alzò in aria e si mosse in un segno di saluto militare.
Le tre amiche si scambiarono un'occhiata interrogativa, per decidere se sedersi o no al tavolo di Matthew Young e Luke Thompson.
Alison alzò le spalle:"Andiamo a sederci da loro dai. Basta che non arrivano quelli antipatiche di Gracie e Madison." Le altre due amiche annuirono, pienamente d'accordo.
"Come state, esercito?" chiese Matthew.
"Ma che ti importa?" Chloe arrivò con un vassoio con quattro bottiglie d'acqua, mezzo piatto di patate al forno e un panino. Dietro di lei c'erano Victoria e Marilene.
"Siete il mio esercito. Per combattere dovete essere sane." Il ragazzo castano addentò una patatina.
"Quanto avete preso nel test di Latino?" si intromise Luke.
"Ottantacinque su cento" Ailish alzò fiera la testa, sorridente.
"Cento su cento" Il momento di gloria della bionda si spense e quest'ultima lanciò un'occhiata fulminante a Marilene.
"Lavoro eccellente, ingegner Baker!"
"Io sessantasei" rispose Alison. Su loro scese un silenzio imbarazzante, dopo che tutti si furono congratulati con la bionda.
"Be', io vado a parlare con Guy." Ailish si alzò e si diresse ad un altro tavolo.
"E ti pareva" Victoria sbuffò con tono scherzoso mentre la bionda gli faceva la linguaccia.
Luke parlò:"Io vado in classe, Matt. Ci vediamo lì" E se ne andò.
Chloe sussurrò a Victoria, ma tutte le persone sedute a quel tavolo sentirono:"Li shippo troppo!" E l'altra ragazza rise, ma non aveva una faccia molto divertita. Più che altro sembrava d'accordo.
Alison si alzò e posò il suo vassoio nello spazio apposito del ristorante. Doveva sbrigarsi se voleva arrivare in tempo alla lezione di Letteratura: il suo armadietto era ben lontano sia dall'ingresso che dall'aula in cui si doveva dirigere. Uscì in strada e rientrò a scuola, dirigendosi in corridoio, dove molti alunni chiacchieravano e ridevano. Ma lei non guardò negli occhi nessuno. Anche perché non conosceva nessuno. Purtroppo. Assorta nei suoi pensieri non si accorse di essere arrivata al suo armadietto ed andò a sbattere contro il suo ex ragazzo che sfortunatamente aveva l'armadietto vicino al suo.
"Ciao Alison" La salutò lui con un cenno del capo. I suoi amici lanciavano fischi in lontananza e poi ridevano, indicando i due con fare canzonatorio.
"Maximilian. Come stai?" La ragazza cercò di ignorare le occhiatacce che arrivavano da una ragazza lì vicino, che batteva il piede a terra, in attesa. Era Catherine, la nuovo fiamma di Maximilian.
"Abbastanza bene" Il ragazzo sorrise. Alison, ora che lo guardava con occhi diversi, pensava che il suo sorriso fosse inquietante. "Tu?"
"Tutto okay" rispose la bionda. Cercò di trattenere una risata mentre si girava verso l'armadietto, pensando a tutto l'inferno che Maximilian le aveva fatto passare in quei mesi: era stata male per diverso tempo, prima di rendersi conto, con l'aiuto delle sue amiche, che Max era un idiota. Ma quello per cui la ragazza rideva non erano i suoi ricordi, bensì un episodio (più che altro una conversazione su WhatsApp) con Maximilian. Lui provava ad attaccare bottone con lei e le aveva detto che aveva una fiamma dentro di lui. E che non si sarebbe spenta se lei non si fosse messa con lui. Tutte balle. Appena Alison aveva detto di non voler far l'amore con lui, Max se ne era andato dalla sua vita. E la fiammella che diceva fosse cresciuta dentro di lui fu soffocata lentamente in una teca di vetro inesistente.
Questa cosa la faceva ridere, e ogni cosa che aveva a vedere con le fiamme la faceva morire dalle risate.
"Va bene. Io vado. Devo andare a lezione con Catherine" Le fece un cenno con il capo. "Ci vediamo in giro" E si voltò, cominciando a camminare.
Alison prese i libri che le servivano per le restanti tre ore di lezione e mise nell'armadietto quelli che ormai non le servivano più. Rimise il lucchetto alla chiusura e si diresse in classe, pensando ai suoi momenti con Maximilian. Per esempio, quando dovevano uscire per un appuntamento romantico. Lui era andato a prenderla sotto casa con la sua macchina. Pioveva. Pioveva a dirotto. Alison uscì di casa senza ombrello. Forse per errore, forse no. Fatto sta che salì nella macchina del suo ormai ex ragazzo. E si guardarono. Si guardarono a lungo, intensamente. E poi la ragazza fece combaciare le loro labbra, in un puzzle perfetto. Il bacio era dolce e passionale allo stesso tempo. Le labbra di lui erano calde, accoglienti e ti invitavano a fiondartici di nuovo appena ti staccavi. Alison adorava quelle labbra. E adorava Maximilian. Lo amava, o almeno così credeva. Forse non lo amava veramente. Ora lei era determinata a trovarsi un migliore amico. O sarebbe impazzita del tutto.
La bionda si riscosse dai suoi pensieri grazie al suo della campanella. Per fortuna, era riuscita ad arrivare in classe in tempo, nonostante l'imbarazzante incontro con il suo ex.

Quando arrivò a casa, si stese sul divano esausta. Ma non riuscì ad addormentarsi: dei rumori strani venivano dal piano di sopra. Probabilmente i suoi fratellini. Dato che li odiava a morte (la disturbavano sempre in momenti in cui non voleva essere disturbata), decise che sarebbe uscita un po'. Corse di sopra e si cambiò velocemente. I jeans strappati dell'anno prima non volevano decidersi a entrare, così la ragazza fu costretta a prendere quelli neri. Maglia bianca, semplice, felpa grigia e le Vans. Era pronta. Scese di corsa le scale, afferrò lo zaino, lo svuotò e vi mise cose indispensabili per la sua sopravvivenza: trucchi (non si poteva mai sapere), una bottiglia d'acqua, il portafoglio e qualche pacchetto di patatine.
Se doveva dirla tutta, per lei era deprimente uscire da sola. Senza il suo gruppo di amiche. Ma quasi tutte erano impegnate o stavano già studiando per il compito di Biologia del lunedì.
Camminò per qualche chilometro e poi si fermò a sgranocchiare qualcosa. Poi venne attirata dentro dal negozio di trucchi. Dopo un po', uscì a malincuore, dato che non c'erano novità da comprare. In fondo, aveva comprato metà negozio solo il giorno prima. E l'altra metà il giorno prima ancora.
Mentre ricominciava a camminare notò un lavaggio di auto. Lì in piedi, con un cartello che invitava ad usufruire del servizio di autolavaggio, c'era un ragazzo. Da quanto Alison poteva vedere era abbastanza alto, robusto e aveva un ciuffo di capelli scuri che gli scendeva davanti agli occhi. La bionda attraversò di corsa la strada (aveva il terrore dell'auto veloci) e si diresse verso quel misterioso ragazzo. Appena si avvicinò notò subito una cosa: era travestito. Sembrava uno di quei costumi di Halloween fatti male, non realistici. Era un cono stradale.
Alison rise. Quel ragazzo era ridicolo. Ma qualcuno glielo doveva pur dire. Si avvicinò.
"Ciao" disse. E sorrise.
"Ehm... e tu saresti...?" Il moro aveva un aria perplessa, confusa, come se nessuno gli avesse mai rivolto la parola mentre lavorava.
"Mi chiamo Alison. Piacere di conoscerti" Gli porse la mano e lui la strinse, maldestro nel suo travestimento da cono.
"Cody. Piacere mio"
"Be', Cody. Sei ridicolo, lasciatelo dire" Alison si fece scappare una piccola risata.
"Lo so." Il ragazzo ridacchiò. "Il mio capo vuole che faccia il mio lavoro vestito da cono stradale"
"Oh capisco. Quando finisci il turno?"
"Fra qualche minuto"
"Dopo potremmo conoscerci meglio, se ti va"
"Volentieri" Il ragazzo sorrise. E proprio in quel momento Alison si accorse di aver fatto la cosa più buffa in tutta la sua vita.
Aveva chiesto di uscire ad un ragazzo.
Un ragazzo vestito da cono stradale.

   
 
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