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Autore: Effem3    21/04/2017    1 recensioni
Raffaele è ubriaco, il che potrebbe o meno giustificare l'insensatezza che trapela dalle sue parole ogni volta che apre bocca.
Genere: Comico, Demenziale, Generale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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La musica assordante mi dava un fastidio incredibile, temevo che stesse per venirmi un mal di testa epico. Per qualche folle ragione io ed Elle avevamo avuto la brillante idea di uscire per andare in un locale nonostante fossimo consapevoli che mio cugino Valerio, quel giorno, fosse particolarmente paranoico. Paranoico nel senso che, chissà come, si era convinto che sarebbe successo qualcosa di brutto quella sera, essendo lui invischiato in affari non proprio legali che lo rendevano una calamita per le disgrazie. Stranamente però, le uniche cose potenzialmente problematiche erano state l'ubriacatura della mia migliore amica, che non si reggeva in piedi, ed il mio immotivato calo di zuccheri, che mi aveva fatta letteralmente crollare a terra poco prima, al centro della pista da ballo, nella magica produzione teatrale dell'ennesima scena da aggiungere alla mia lista di "momenti imbarazzanti che hanno provocato il mio suicidio sociale". Ripresi la mia giacca dal guardaroba accanto all’uscita e mi vestii con calma, mentre Valerio parlava con Raffaele, alquanto animatamente, ed a quanto pare stavano parlando di Elle, perché qualche secondo dopo vidi lei e mio cugino sparire oltre l'uscita. Ottimo, si era preso la briga di riaccompagnarla a casa. Sbuffai sonoramente mentre tornavo a sedermi, mal di testa o meno, ormai avrei dovuto aspettare che tornasse, poi presi il cellulare senza neanche avere il tempo di premere un tasto, non a caso un braccio mi strattonò all’improvviso e mi fece quasi cadere l’oggetto di mano. Guardai con occhi sgranati Raffaele, che mi stava prima sollevando, poi tirando senza remore verso l’uscita, ignorando il fatto che ero reduce da un quasi svenimento. Una volta fuori da lì, l’aria gelida mi colpì in piena faccia facendomi rabbrividire ma non nego che sia stato un vero sollievo. Mi sarei potuta sentire meglio se non fosse stato che Mr-buone-maniere-dove-quando-perché, mi stava trattando come un cane al guinzaglio.
-Hey! Posso anche camminare senza che mi trascini così! Ma che modi sono?-
-Devo avere questa seccatura di accompagnarti a casa, fammi il favore di non lagnarti e muoviti- per assurdo la sua voce non sembrava avere niente di autoritario o nervoso, anzi, aveva usato un tono confuso.
-Sono appena quasi svenuta, smettila di correre razza di psicolabile!- dissi, iniziando a tirare il mio braccio fuori dalla sua presa, senza successo.
-Che diamine, possibile che non abbiate uno straccio di macchina? Siete grandi e grossi e non avete una macchina, un motorino, un cavallo, una biga…-
-Senti da che pulpito viene la predica!-
-Io ce l’ho una macchina, stiamo andando proprio a prenderla... comunque, lo sai che, se prendi una ciotola e la riempi di orsetti gommosi, poi ci metti dentro del rum e la metti in frigo per un po’, gli orsetti si ubriacano?...-
O avevo sentito male o quel tipo aveva il cervello in condizioni peggiori del mio.
-ah no, giusto, non è che si ubriacano loro, assorbono l’alcol, e poi se li mangi, ti ubriachi tu… davvero uno scherzo di pessimo gusto, lo scorso carnevale Valerio ha riempito due secchi di orsetti e si è messo a lanciarli ai bambini…-
Rimasi a guardarlo allibita, non che gli squilibri mentali di mio cugino e i suoi amici mi avessero mai stupita particolarmente, ma aveva usato una voce che non prometteva nulla di buono.
-Sei ubriaco Raffaele?-
-Mi piace come dici il mio nome. Dillo di nuovo!-
-Sei ubriaco?!-
-Sembriamo nel Re Leone… hai presente quando la iena dice ‘Mufasa’ e l’altra iena dice ‘Dillo di nuovo’ e poi la iena ripete mille volte ‘Mufasa, Mufasa, Mufasa, Mufasa…’-
-Fantastico, sei decisamente ubriaco! Chi è che doveva riportare a casa chi?! E fermati un attimo, smettila di tirarmi!-
Come se si fosse appena riscosso da una catalessi, Raf si arrestò di colpo e mi guardò con degli occhi fin troppo lucidi, sollevando un sopracciglio.
-Che vuoi?-
-A casa ci andiamo a piedi, tu non guidi, io non salgo nella tua macchina, tutto molto semplice, ora ci giriamo ed iniziamo ad andare verso casa mia molto tranquillamente…-
-Che palle! Oltre che da balia devo pure farti da balia a piedi?!-
-Non te l’ho mica chiesto io, prenditela con Valerio-
-Posso guidare, fidati di me-
-Certo, ed io posso ubriacarmi mangiando orsetti di gommosi, forza, muoviti…-
Senza guardarlo oltre, iniziai ad osservare l’asfalto che scorreva rapido sotto i miei piedi, che chissà per quanto ancora avrebbero resistito con quelle scarpe maledette ad imprigionarli. Non vedevo l’ora di potermi buttare nel letto e dimenticare quella pessima serata, ed ero così impaziente che non mi accorsi del silenzio intorno a me. Troppo silenzio. Mi fermai al centro del marciapiede ed iniziai a guardarmi intorno, ma di Raffaele nessuna traccia. Perfetto, poco male, sarei potuta tornare a casa in santa pace. Ovviamente la parte del mio cervello ancora dotata di una coscienza mi fece sentire immediatamente in colpa, sapendo che il ragazzo era mezzo ubriaco e delirava. Cercai di guardare nella direzione da cui venivo ma continuavo a non vedere nessuno, così mi costrinsi a tornare indietro. Dopo aver fatto neanche due passi, mi ritrovai accidentalmente a sbattere proprio contro Raffaele.
-Capisco che tu voglia saltarmi addosso dalla prima volta che mi hai visto, ma addirittura aggredirmi così non ti si addice…-
-Ma dov’eri finito?!-
-Ti stavo seguendo di soppiatto, mi diverto a fare il ninja, sai, noi tutti dobbiamo saper pedinare le persone e così…-
Sbuffai vistosamente e, una volta sicura che stesse camminando al mio fianco, riuscii a rilassarmi. Qualunque cosa avesse bevuto, di sicuro era roba forte.
-Davvero un bel divertimento fare la vita che fate, ora c’è anche bisogno di saper pedinare la gente per soddisfare i requisiti della vostra gang?-
-Già, devi anche saperti procurare documenti riservati, personalmente io vorrei anche diventare come Jackie Chan...-
Jackie. Chan. Chiaramente.
-Ma non ce l’avete un hobby normale?-
-Sì, nel tempo libero mi piace sparare agli scoiattoli-
-Io credo che tu soffra di disturbi psicologici causati da traumi infantili-
-Sono loro che vengono da me, cercano la morte-
-Già, una triste forma di sindrome di Stoccolma deve avere colpito tutti gli scoiattoli del vicinato-
-Esatto cara-
Il suo citare gli scoiattoli così liberamente mi fece pensare che mi aveva sottovalutata. Gli scoiattoli non erano dei normali animaletti come si potrebbe pensare, al contrario, erano un gruppo di ragazzi con cui mio cugino non era mai andato d’accordo, un gruppo molto simile a quello che lui stesso si era creato. Perché si facessero chiamare così mi sfuggiva, ma non mi era sfuggita, quindi, l’allusione involontaria di Raffaele.
-Tu sai vero che mio cugino difficilmente ha segreti con me, giusto?-
-Quindi?-
-Quindi, gli scoiattoli di cui parlavi, so chi sono. Non vorrai farmi credere che ora la cosa si è fatta così violenta da farvi uccidere tra voi?-
-La cosa è così violenta da sempre, in realtà-
Soffocai un sussulto e continuai a camminare a testa bassa. Il fatto che Raffaele si facesse scappare una frase del genere, mi metteva più preoccupazione del solito. Sparare agli scoiattoli? Non potevo credere che ci fossero di mezzo anche delle sparatorie.
-Sparare in che senso, Raf? Non sei serio, no?-
-Certo che no, ma dai! Ci piace solo giocare a Paintball!-
-Paintball?-
-Sì, come le persone che si rotolano nei campi vestite da cespugli per mimetizzarsi e poi si tirano la vernice addosso... ti dirò di più, lo sapevi che l'holi festival, quella stronzata con i colori e la musica dove tutti vanno solo per farsi foto mentre soffocano tra le polveri colorate, è stato inventato proprio grazie al paintball? Il paintball è l'origine di tutto...-
Una parte di me voleva ridere di fronte alla sua follia, un'altra voleva tirargli qualcosa, tuttavia prevalse la prima e sperai che continuare a fargli domande ridendo nascondesse il mio vero intento.
-dai, seriamente, so che gli scoiattoli sono cattivi ma le pistole? Non è un po' troppo?-
Come non detto. A quel punto Raffaele sembrò fare due più due con le poche sinapsi cerebrali ancora funzionanti che si ritrovava.
-Sono ubriaco, forse, non stupido. Tu non sai niente, vero? Ti si legge in faccia-
-Io so tutto di Valerio…-
Ma la mia voce non era stata minimamente convincente. Il metro e ottanta del ragazzo mi sovrastò improvvisamente e sentii il suo respiro sul viso.
-Chi vuoi prendere in giro?-
-Sono serissima, sei tu quello che ha paura di continuare a parlare- sussurrai senza voce. La sua vicinanza mi stava facendo un pessimo, pessimo effetto, improvvisamente sembrava intimidatorio.
-Facciamo un gioco, se ti dimostri valorosa, ti rispondo- disse, poi si allontanò da me, facendomi scappare un sospiro di sollievo, e gli si disegnò in faccia uno strano sorriso.
-Avanti, colpisci!-
Iniziò ad indicarsi il viso con le mani e mi guardò strafottente.
-Su, voglio proprio vedere che sai fare!-
Se qualcuno mi chiedesse perché lo feci non saprei rispondergli. So solo che, complice l’irritazione che mi portavo dietro, complice il lieve senso di umiliazione ad essere derisa così, portai il peso del corpo in avanti, caricai il braccio destro come Valerio mi aveva fatto fare milioni di volte, e sferrai un pugno dritto in faccia a Raffaele. Mi resi conto solo qualche attimo dopo di quello che avevo appena fatto, e mi portai le mani sulla bocca stupita. Il ragazzo non aveva fiatato quando l’avevo colpito, ma ora si stava massaggiando la mascella con un’espressione incattivita. Quando mi guardò furiosamente, mi fece sentire mortificata, eppure non riuscii a frenare l’orgoglio e, anziché scusarmi, assunsi un’espressione altezzosa ed incrociai le braccia al petto.
-Non si può dire che non sei cugina di Valerio, se non altro…-
C’era un certo disprezzo nella sua voce.
-Hai finito con i tuoi giochetti, ora? Voglio tornarmene a casa-
-Oh, sì che ho finito. Sai difenderti benissimo da sola, quindi vai pure a casa senza scorta, stupida orsetta di gomma ubriaca guarda che mi tocca sopportare…-
Continuando a blaterare da solo, Raffaele si allontanò lentamente sotto il mio sguardo curioso. Grandioso, finalmente potevo tornarmene a casa in santa pace. Peccato che, anche quando fui al sicuro nel mio letto, non riuscii a togliermi dalla testa la follia di Raf neanche sforzandomi, e sognai orsetti gommosi che giocavano a paintball sparandosi rum.





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Un'altra nota irrilevante per un altro elaborato irrilevante:

Non so cosa sia questa roba e, di nuovo, enjoy!

I protagonisti sono gli stessi dell'altra assurdità, la trovate qui -> Blabla

   
 
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