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Autore: RiyelaAlelita    21/04/2017    0 recensioni
Linda decide di scappare dall'orfanotrofio in cui ha sempre vissuto per scoprire cosa si cela dietro l'incubo che, di notte, la sveglia sempre più spesso.
I due fratelli Cecilia e Francesco, che convivono con lo stesso incubo da quattordici anni, partono per mare in cerca di una risposta e delle loro origini.
Un ragazzo misterioso sembra sapere qualcosa...
Le storie di questi quattro ragazzi si incroceranno tra incontri notturni e scontri a colpi di magia. Già, perché i quattro elementi sono sotto il loro controllo...
Genere: Avventura, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Capitolo 26: La ricerca


-Dove dovremmo cercare, secondo te?-
Era presto, il sole era da poco sorto dal mare, ma erano già tutti svegli. Linda, appoggiata al muro con le braccia conserte, fissava i due piccioncini appena tornati dalla spiaggia, specialmente il fratellastro, a cui aveva rivolto la domanda. Questo la guardò stupito, per poi rispondere con un silenzio più che eloquente.
-Non ci hai nemmeno pensato, vero?- continuò la ragazzina.
Lui rispose titubante: -Non proprio...-
“Potevi anche farlo, prima di proporlo.” si disse lei fra sé e sé, ma non espresse quei pensieri ad alta voce, continuando a guardare i due innamorati seduti fianco a fianco, ancora sporchi di sabbia dopo la notte passata in riva al mare.
Un sorriso le sfuggì ripensando alla reazione che aveva avuto Francesco quando aveva saputo che avevano dormito insieme, da soli: aveva spalancato gli occhi e, a bassa voce, aveva chiesto a Linda se secondo lei avessero fatto anche altro, oltre a dormire. Lei non aveva potuto trattenere una risata: se Cecilia le sembrava il tipo che avrebbe potuto fare sesso sulla spiaggia, Kristian non riusciva proprio a immaginarselo.
-Quindi che facciamo?- domandò Francesco, lasciandosi cadere seduto sul materasso.
L'altro ragazzo non esitò a lungo prima di rispondere: -Potremmo provare a guardare nella mia casa, quella in cui stavo prima. Non so se ci sia mai stato qualcuno oltre a me e mio padre, ma credo valga la pena andarci.-
-Ma se ci hai vissuto per così tanto tempo, dovrai pur sapere se c'è stato qualcun altro, no?- fece Cecilia con lo stupore dipinto sul viso.
-In realtà, non è che andassi molto in giro, preferivo stare in camera mia. E poi spesso era mio padre che mi proibiva di farlo.-
-Quindi, in poche parole, ti sei fatto tutta la vita nella tua stanza.- riassunse lei, ancora più sbalordita.
-Sì...- fece lui sottovoce, con l'espressione di chi non ha voglia di parlarne -Per voi va bene andare là?-
Francesco e sua sorella annuirono subito, mentre Linda esitò: ripensava a quell'ultimo incubo, in cui aveva visto Marco morire. Era sicura che il luogo fosse quello, ma non capiva come l'amico potesse trovarsi lì, né perché Kristian dovesse ucciderlo.
“Non può succedere!” si disse “Non è possibile che Marco sia lì, non conosce nemmeno quella casa!”
Eppure, neanche lei la conosceva quando l'aveva sognata la prima volta. Che qualcuno potesse portare là il ragazzo come Egox aveva portato lei?
-Linda, ti va bene?- insistette il fratello, e la ragazza sussultò: si era già dimenticata che gli altri aspettavano ancora una risposta.
Cercò di mostrarsi sicura: -Sì, va bene.-
Non sarebbe successo. L'avrebbe impedito in ogni modo possibile.
-Perfetto. Se per voi non cambia, possiamo andare anche ora.- Kristian tese loro le mani, e anche in quel momento Linda esitò un attimo più a lungo degli altri.
“Lo impedirò!” continuava a ripetersi, cercando in ogni modo possibile di non pensare a come, quando l'altro incubo si era avverato, non fosse riuscita neppure a dire qualcosa di diverso da esso.


Il ragazzo li portò in una stanza che lei non aveva visto la volta precedente: la luce che entrava da una grande finestra illuminava una stanza dai muri bianchi e il parquet scuro, il cui arredamento consisteva in un letto, un armadio, degli scaffali stipati di libri e una scrivania coperta di fogli e matite colorate.
-Questa era la mia stanza.- commentò Kristian mentre tutti si guardavano intorno.
-Hai letto tutti questi libri?- esclamò stupito Francesco, fissando a bocca aperta la libreria.
L'altro annuì: -Sì, alcuni più di una volta.-
-Doveva essere proprio noiosa la tua vita, allora.- fu il commento di Linda, pensando che lei non ne sarebbe mai stata capace.
-E questi?- domandò Cecilia, indicando il muro sopra il letto, ricoperto di disegni dei soggetti più disparati, da elfi e nani a un leone con accanto quattro ragazzi.
-Li ho fatti io. Sono quasi tutti personaggi dei libri.-
Ci furono esclamazioni di sorpresa, quindi Linda e Francesco si strinsero intorno alla ragazza, ammirando i dettagli di quelle figure: erano perfetti, ben proporzionati, con ombreggiature e sfumature fatte così bene che risultava difficile credere che fosse stata una persona a disegnarli, per di più usando solo matite colorate. La ragazzina avvertì una punta di invidia mentre ripensava ai suoi risultati nel disegno, e soprattutto a come i suoi tentativi di rappresentare persone andassero poco oltre agli omini stilizzati.
-Hai imparato da solo a farli?- fece ancora Cecilia, sebbene a Linda paresse ovvio che non poteva essere stato qualcuno a insegnarglielo. A meno che non fosse il padre, ma ne dubitava.
Il ragazzo, infatti, annuì: -Era un altro passatempo oltre alla lettura.-
-Ma come fai ad avere tutte queste cose?- chiese Francesco.
L'altro abbassò lo sguardo: -Era mio padre che me le portava. Credo fosse un altro modo per tenermi qui, oltre al controllo con la collana.-
Tra loro calò il silenzio, e dalla finestra Linda poté sentire il rumore del frangersi delle onde e le grida dei gabbiani. Decise di guardare fuori, per scoprire che la casa si trovava su una scogliera, a strapiombo sul mare. Emise un grido di sorpresa e si tirò indietro di scatto, presa da un leggero senso di vertigine.
-Che succede?- Cecilia si avvicinò, preoccupata.
-È...è così alto!- riuscì a rispondere la ragazzina. Non credeva che l'altezza le avrebbe mai dato fastidio, in fondo viveva su un albero, ma quello era completamente diverso: una caduta di fin troppi metri fino all'acqua, sotto cui probabilmente c'erano anche delle rocce ad attenderla.
L'amica si affacciò a sua volta, e il suo volto si illuminò: -Che vista! È stupendo!-
Anche i due ragazzi si avvicinarono, ammirando il panorama senza paura.
-Come fa a non farvi effetto?! Saremo a centinaia di metri d'altezza!- fece allora Linda, senza il coraggio di unirsi a loro.
Francesco le sorrise: -Beh, in fondo voliamo, se soffrissimo di vertigini sarebbe un problema, no?-
Era un ragionamento che non faceva una piega, ma lei sentiva che non era giusto: come poteva essere diversa anche in quello?
-Bene, che facciamo ora?- fece, decisa a cambiare argomento.
Kristian sembrò riscuotersi: -Giusto! Seguitemi.- e si diresse verso una delle due porte della stanza. Uscendo, si ritrovarono davanti a uno spazio aperto che dava su quello che doveva essere l'atrio di ingresso, al piano inferiore; tra loro e il vuoto c'era una semplice balaustra di legno. Linda spalancò gli occhi nel riconoscere il luogo: era lì che, non molti giorni prima, aveva salvato Cecilia da Egox. Spingendo lo sguardo poco oltre, riuscì a individuare anche le scale da cui era salita, e sotto le quali si trovava la sua prigione improvvisata.
-Di qua.- Kristian li guidò nella direzione opposta, fino a una parete bianca come tutte le altre. Il corridoio finiva lì, non c'era nessuna porta che permetteva di andare oltre, ma il ragazzo vi teneva una mano appoggiata e aggrottava la fronte.
-Che c'è?- chiese Cecilia.
-Dobbiamo andare di qua.- replicò lui -È una parte della casa in cui mio padre non mi ha mai permesso di andare. Di sicuro c'è la sua stanza, ma non so che altro.-
-E come superiamo il muro?- commentò la ragazzina a braccia conserte.
Lui si voltò a guardarli: -Potremmo teletrasportarci dall'altra parte, ma è rischioso perché è un ambiente che non conosco. Altrimenti possiamo passare volando da fuori ed entriamo da una finestra.-
All'accenno del volo, Linda sbarrò gli occhi: -Col cazzo che esco a quest'altezza! E poi io non so volare, te lo sei scordato?-
-Ti posso portare io.- si offrì Francesco con il suo sorriso.
-No!- si impuntò lei -E se poi cado e mi schianto sull'acqua?-
-Starò attentissimo a non farti cadere.-
-E poi, non è un volo così lungo. Usciamo da questa finestra- Kristian indicò quella accanto a loro -e so che ce n'è una poco distante: l'ho vista una volta che ho cercato di andarci, prima che mio padre mi fermasse e riportasse in camera.-
“Ma ho paura!” gridò dentro di sé, ma non voleva ammetterlo in quel modo. Chiuse gli occhi, e fu in quel momento che si sentì sollevare. Quando guardò, Francesco stava già uscendo dalla finestra, con lei tra le braccia.
La ragazzina strillò: -Riportami dentro!-
Il ragazzo obbedì, ma non prima di aver raggiunto la finestra successiva, già aperta. Non appena Linda ebbe i piedi a terra, si accorse di tremare violentemente, e il cuore sembrava volesse balzarle in gola.
-Non lo fare mai più! Poteva venirmi un infarto!- gridò all'amico, puntandogli un dito contro il petto. Aveva il respiro affannato, come se avesse corso chilometri.
-Va bene.- fece lui, alzando le mani in segno di resa -Ma l'altra volta, sull'isola, mi sembrava ti piacesse.-
-Quella volta non era così!- e indicò la finestra.
Francesco rise, e Cecilia si frappose tra loro: -Sentite, voi due, dateci un taglio. Se volete litigare, ci potete pensare anche dopo. Ora dobbiamo vedere che c'è qui.-
Kristian, invece, si guardava intorno accigliato: -Strano che le finestre siano aperte. Quando ci guardavo erano sempre chiuse.-
-Forse si è dimenticato di chiuderle.- disse l'altro ragazzo, ma lui rimase dubbioso.
Intanto, il cuore di Linda si calmò, e lei poté osservare il posto in cui si trovavano: era un grande spazio inutilizzato, con la finestra da cui erano entrati nella parete alle sue spalle e un'altra in quella alla sua destra, mentre nell'angolo tra esse una scala saliva verso il soffitto; davanti a lei, quello spazio si restringeva in un corridoio con due porte sulla destra e una di fronte; sulla sinistra, invece, un muro del solito bianco, che ormai le dava il voltastomaco.
-Cosa c'è di sopra?- chiese Cecilia, ma Kristian scosse la testa, facendo capire che nemmeno lui ne aveva idea.
-Prima di andare su, però, vorrei vedere cosa c'è qui.- aggiunse il ragazzo, precedendoli.
La prima porta dava su un normalissimo bagno, mentre dietro la seconda c'era una grande stanza con un letto matrimoniale e altri arredi comuni, come comodini e armadi.
“Qui doveva dormirci mio padre.” intuì la ragazzina.
Frugarono nei guardaroba e nei cassetti, ma non trovarono altro che semplici vestiti. Fu abbastanza deludente per Linda, sebbene non sapesse con precisione cosa si aspettasse.
L'ultima camera, invece, li lasciò senza parole quando videro piume, nere come quelle di un corvo, disseminate sul letto disfatto e sul pavimento. Mentre la ragazzina tentava di dare un senso a quella scena, udì il fratellastro mormorare: -Quindi era davvero un Rewent.-
Lo guardò interrogativa: aveva già sentito quella parola, probabilmente da lui, ma non ricordava bene cosa significasse.
Quando la notò, si affrettò a spiegare: -Rewent, l'altra razza che viveva su Astral. Hanno naturalmente la capacità di controllare la mente, e immaginavo ce ne fosse uno dietro a nostro padre.- avanzò di qualche passo -Ma non pensavo che fosse qui.-
-E secondo te, c'è ancora?- fece Cecilia, raggiungendolo.
Lui scosse la testa: -Non lo so. Se sì, potrebbe essere al piano di sotto, dove non abbiamo guardato. Oppure su per quelle scale di prima. Possiamo solo controllare.-
Nonostante la paura che provava continuasse ad aumentare minacciando di paralizzarla, Linda acconsentì, e così fecero gli altri. Dentro di sé, sperava di non trovare nessuno.
-State attenti.- raccomandò Kristian, mentre lasciava la stanza sguainando la spada.
Le scale terminavano su una terrazza ricavata nello spiovente del tetto, e lì, prima ancora del panorama, Linda notò due grandi ali nere. Impiegò qualche istante per rendersi conto che appartenevano a una persona che dava loro le spalle, con i lunghi capelli corvini, raccolti in una coda alta, che ricadevano sulla schiena bianca.
-Speravo sareste venuti.- parlò, con voce di donna, e si voltò a guardarli con occhi color del sangue che fecero rabbrividire la ragazzina: che cos'era, quella?
Rieccomi qui con un nuovo capitolo!
Probabilmente l'avrete già notato: sì, ci sono incongruenze con i primi capitoli, soprattutto per quanto riguarda la casa di Kristian (questo perché mi sono decisa a "progettarla" solo prima di scrivere questo capitolo ^-^"), e ne sono consapevole.
Detto questo, grazie a chi continua a leggere, e se volete, lasciate una recensione qui sotto!
Alla prossima!
   
 
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