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Autore: Edivad    22/04/2017    0 recensioni
Durante gli ultimi giorni delle vacanze estive Lawrence, dopo aver rischiato di esser pestato e aver rincontrato un amico del suo defunto nonno, si dirige verso la biblioteca comunale. Una volta uscito dall'edificio Lawrence sente una strana voce che precede un'esplosione all'interno di un palazzo in quella zona. In quella struttura dominata dalle fiamme c'è ancora un bambino e quei versi, di presunta natura inconscia, non fanno altro che spingerlo a entrare in quella trappola infuocata cosicché possa salvarlo prima che sia troppo tardi. Cosa farà Lawrence e cosa comporterà la sua decisione? Accetterà la sfida provocatoria della voce oppure aspetterà i soccorsi come tutti?
Genere: Avventura, Comico, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shonen-ai, Shoujo-ai
Note: Lime | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Capitolo 1
L’eroe dimenticato

Chi non ha mai sognato in vita sua?
Passiamo ore a riflettere sulle nostre scelte, su cosa sarebbe successo se ne avessimo scelta un'altra anche quella meno plausibile.
Semplicemente immaginiamo una vita differente dalla nostra.
Immaginate un ragazzo alto, magro, occhi marroni e capelli castano scuro con il ciuffo ribelle sulla nuca. Sta passeggiando nella solita città desolata con lo sguardo perso nel vuoto ma, grazie alla sua "fortuna", incontra il classico bullo di quartiere nonché suo compagno di classe.

« Oh che grande coincidenza. Avevamo un conto in sospeso io e te, non è così? » Sghignazza il teppista.

Il suo nome è Raul, è  ragazzo con i capelli rasati a zero e gli occhi verde scuro. Il suo bell'aspetto e il suo fisico palestrato lo fanno rientrare in quella categoria di ragazzi a cui basterebbe uno schiocco di dita per avere file di corteggiatrici ai suoi piedi. 
Neanche il tempo di rispondere che, il nostro eroe, si trova sospeso a mezz'aria con la mano di Raul intorno al collo.
Sferrato il primo pugno allo stomaco del ragazzo, Raul lo lascia cadere a terra per poter rispondere a una breve telefonata.


« Mi dispiace doverti già abbandonare sfigato, ma il dovere mi attende », dice Raul.
« Tutto qui scimmione?! » Risponde il ragazzo con il ciuffo ribelle.


Si è bevuto il cervello?
Il cazzotto è stato così violento da fargli dimenticare chi ha appena insultato?
In realtà il nostro protagonista è un wrestler travestito da ragazzo gracile?
Attiverà un super potere latente talmente forte da ribaltare la situazione?
A quanto pare no.
Il nostro eroe potrebbe essere nominato ragazzo più timido della storia tuttavia sembra convinto di ciò che ha esclamato.

« Cosa hai detto scusa? » Chiede Raul girandosi di scatto.

Il destino ha sorriso al nostro divo donandogli una seconda chance per ritirare quello che ha detto però non sembra cambiare idea, anzi, rincara la dose.

« Tutto qui quello che sai fare brutto scimmione ammaestrato? »
« Come osi parlarmi in quel modo?! » Esclama Raul con una espressione stracolma di rabbia.
« Ti prego, devi per forza usare una frase talmente scontata? Guardati, sei talmente rosso che sembri un pagliaccio, anzi no, togli il sembra », ribatte il compagno di classe di Raul con tono da burla mentre si rialza.

Raul ripone il telefono nella tasca dei suoi jeans strappati per potersi schioccare le dita.
I due accorciano le distanze lentamente finché il bullo non stramazza al suolo prima di colpire il suo nemico.

« Il bullismo non lo accetto, soprattutto se vuoi picchiare il nipote del mio amico » spiega un signore dopo aver riposto il suo bastone da passeggio.

L’uomo che ha colpito Raul alla nuca è sulla cinquant'anni, capelli neri e gli occhi scuri. Indossa abiti firmati tranne per una camicia hawaiana dai colori caldi sgargianti.

« Avevi visto che ti stavo tenendo d'occhio vero Law? Ahahah ogni volta che ti vedo mi ricordi tuo nonno » ridacchia l’uomo mentre sistema Raul su una panchina.
« Quante volte ti ho detto di chiamarmi Lawrence invece che Law? »

A quanto pare è da qui che incomincia la storia del ragazzo.

LAWRENCE P.O.V.


Continuo la mia passeggiata come se non fosse successo nulla insieme a Dominic, il signore che mi ha aiutato prima con il "problemino".

« Stai ancora tremando tuttavia il tuo sguardo è rilassato, non ti capirò mai. È la prima volta in cui ti vedevo rispondere a una provocazione, che tu sia uscito dal tuo guscio? »
« Non so neanche io il perché ho fatto qualcosa di così sconsiderato, forse quello che doveva sfogarsi ero io » rispondo.
« Dovresti smetterla di reprimere tutto, lo sai che ciò non porta a niente. I tuoi genitori sono preoccupati, sei apatico, esci raramente di casa. Anche lui sarebbe preoccupato in questo momento » spiega fermandomi mettendosi davanti a me.
« Non incominciare. »
« Perché non ricominci a giocare a scacchi? Eri fortissimo! »

Vedendo le mie mani tremare nuovamente  inizia a fissarmi con il suo solito sorrisino compassionevole in attesa di una mia risposta.

Non voglio essere compatito.
Voglio solamente prendere i miei libri, se volessi ascoltare questi discorsi inutili me ne stavo a casa.


« Ci gioco ogni tanto online però ho quasi perso del tutto l’interesse verso gli scacchi. Oltre a essere pochi gli scacchisti non ce ne sono molti forti. »
« Devi smetterla di essere pigro, hai sedici anni e sei un ragazzo pieno di talenti che farebbero invidia a chiunque. Sembro più giovane io di te, esci con un tuo amico o qualche bella ragazza. » Esclama Dominic.
« Se vuoi posso tingermi i capelli anche io come te per sembrare più giovane, ah per la cronaca stanno tornando al loro colore naturale. Non vorrai deludere le tue ammiratrici » dico sarcastico.

Dominic si passa la mano tra i capelli imbarazzato.

A dir la verità non dimostra realmente cinquant'anni penso più sui quaranta.

« Comunque non preoccuparti sto alla grande, come si dice: "Meglio soli che male accompagnati" » spiego cercando le cuffie nelle tasche.
« Devi smetterla hai capito?! Non risolverai un bel niente così. Perché odi te stesso così tanto? Ti sei ridotto a essere una misera comparsa nella tua stessa vita, tuo nonno si starà rivoltando nella sua tomba » esclama furioso mettendomi le mani sulle spalle.

Essere una comparsa non è poi così male, evito di recitare con una maschera che nasconde il mio volto. Peccato che lui non lo capisca. Gli sembra tutto così facile.

« Ti ringrazio ancora per avermi salvato ma ora devo andare, la biblioteca chiude tra poco. Non ti preoccupare, questo discorso lo conosco a memoria. Ci vediamo in giro sempre se non parti nuovamente per qualche roba del tuo lavoro. »

Ogni cosa ha il suo prezzo eroe, ne sarai all'altezza?
Forse ho esagerato con gli anime ieri sera, pure le voci sento.

Arrivato in biblioteca prendo quindici libri e li metto nello zaino e quando esco mi giro di scatto pensando che ci fosse qualcuno dietro di me.

Niente, sarà la mia immaginazione che colpisce ancora.
Continui a nasconderti dietro le storie di altre persone, ma quando pensi d'iniziare la tua di avventura? Ne sarai all'altezza?


Nel momento in cui sento quelle parole nella mia mente un brivido mi passa lungo la colonna vertebrale.
Al termine di un brevissimo suono simile a una esplosione, il palazzo difronte a me viene completamente avvolto dalle fiamme.

   
 
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