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Autore: Pareidolia    24/04/2017    0 recensioni
Persi nel mare della società, essi non possono fare altro che allontanarsi da essa perdendo ogni cosa. L'amore, la coscienza, l'anima, i propri desideri, la propria umanità. Alcuni non hanno più sentimenti, altri ne sono trascinati. Alcuni Alcuni non hanno una meta, altri sanno fin troppo bene quale sia. Alcuni indossano maschere, altri mostrano i propri mostri al mondo. Hanno un solo elemento in comune, una ragazza vestita di scuro che nessuno ha mai visto prima.
Genere: Erotico, Introspettivo, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Yaoi, Yuri
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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Era una strada stretta quella che si estendeva davanti a casa sua. Due file di macchine giacevano ai lati, lungo i marciapiedi, e nei piccoli cortili dei condomini le poche piante che occupavano quell'angusto spazio d'un triste verde ondeggiavano lentamente seguendo i movimenti del vento. Il cielo era grigio ormai da giorni e, perciò, la luce che colmava la città era opaca, spenta. Mentre osservava tutto ciò i suoi occhi erano pervasi da una densa apatia, tanto era abituato a quello scenario.

Lui, dopo tutto, era grigio già da ben prima che lo fosse il cielo e per tutto quel tempo l'intero mondo gli era parso di quel tetro colore. Lo guardava senza più provare niente, totalmente disinteressato a ciò che gli accadeva attorno.

 

Era all'ultimo anno di liceo, aveva fatto innumerevoli sforzi per arrivarci e tutti coloro che conosceva gli ripetevano , pensando di rincuorarlo, che gli mancava poco per finire. Ancora un ultimo sforzo, ancora poco tempo e sarebbe stato libero ma era davvero così? Non ci credeva affatto. Persino il fugace pensiero che per davvero sarebbe stato libero non lo sfiorava minimamente. Non ci aveva mai creduto a quella menzogna e siccome tutti continuavano a mentirgli in quel modo, lui ricambiava con altrettante bugie.

Da due mesi si era ritirato dalla scuola, poiché si era stancato di sforzarsi ricevendo come unico risultato un'identità fatta di voti, assenze e valutazioni sulla condotta; in più lì non aveva un vero e proprio contatto con nessuno, si rifiutava di unirsi alle conversazioni dei suoi compagni di classe che variavano dalla profonda bellezza delle opere d'arte di determinati artisti all'ultimo rapporto sessuale avuto con una persona spesso casuale, passando però dal nuovo costoso tatuaggio che si erano fatti per il solo gusto di dire “Anche io sono una persona come voi, guardatemi”. Per lui il problema non erano le opere d'arte, né tanto meno i rapporti sessuali o i tatuaggi bensì il modo in cui tutte quelle persone ne parlassero ponendo ogni argomento allo stesso livello, parlandone solo con frivolezza e un almeno apparente superficialità.. Le arti che tanto decantavano e amavano, infatti, le conoscevano a malapena, senza aver mai approfondito molto l'argomento, spesso promuovevano le banalità create per le masse e le elogiavano come opere d'arte aiutando il mondo a dimenticare chi, invece, aveva faticato per realizzare le proprie idee e far valere le proprie convinzioni. Tutte quelle persone, lo sapeva bene, con molta difficoltà avrebbero seriamente seguito la strada dell'arte e si sarebbero gettati, finito quell'anno, in rinomate scuola costose per avere un lavoro assicurato, un futuro già scritto e sicuro, dimenticando cosa fossero i sogni. Molto probabilmente a loro tutto ciò nemmeno importava. Pensò che in fondo a loro bastasse ubriacarsi fino a star male, vantarsi dei propri rapporti vuoti e disumani seguendo un tipo di trasgressione che apparteneva al passato ma con la convinzione costante di vivere nel futuro.

Il mondo è fermo nel passato. Quanto sarebbe bello potersene andare da qua ora che ci penso lo desideravo tanto anni fa quando io e Anna progettavamo il nostro futuro e i viaggi che avremmo fatto assieme ma come starà adesso è così tasnto tempo che non ci sentiamo più ma dopotutto è normale che le amicizie finiscano così all'improvviso senza nemmeno un addio o un saluto di qualche genere ormai mi è capitato così tante volte che nemmeno le ricordo tutte ma lei era diverso le cose con lei erano diverse e anche se potrei scriverle a che servirebbe probabilmente parleremmo per un po' di tempo mezz'ora o un'oretta al massimo forse più chissà ma finirebbe con un freddo ci vediamo uno di questi giorni ma quel giorno ne sono certo non arriverà mai non è mai arrivato in questi anni quindi sarebbe inutile sperare nel futuro ormai anche quello se ne sta per andare almeno per me e poi lei ora chissà che vita avrà coi suoi impegni le sue preoccupazioni i suoi amori e forse mi avrà già dimenticato da tempo ma va bene così è normale e non c'è molto di cui soffrire anche se si dice che pensarla così sia sbagliato in questo momento credo che sia la cosa più giusta di tutto l'universo l'unica certezza rimastami anche se chiunque direbbe che sono soltanto incomprensioni facilmente risolvibili ma io credo si tratti solamente di stronzate da adolescenti idioti gli stessi adolescenti che portano avanti le proprie lotte di massa per i diritti delle diverse minoranze parlando di uguaglianza e amore senza però mai accorgersi di essere i primi a parlar male di chi hanno attorno per il solo bisogno di criticare e giudicare qualcuno e gli stessi adolescenti che non possono fare a meno di etichettare le persone in ristrette categorie perché incapaci di vederle come persone e basta gli stessi che si appassionano a lotte combattute sui social che si indignano per ogni cosa sentano che non si accorgono del mondo che hanno attorno e di questa orribile società che li stritola li ingabbia e li rende più stupidi e ciechi di giorno in giorno.

Mentre pensava a tutto ciò, il cielo si era liberato della maggior parte delle nuvole che lo coprivano, rivelando un intenso vermiglio-rosato dalle mille sfumature mentre il sole, in lontananza, si abbassava sempre più come ogni giorno su Milano, impassibile davanti ai problemi di quel mondo così tanto distante da lui.

-Sei pronto?- Domandò una voce alle spalle del ragazzo. Lo era per davvero? Ne era proprio certo? Forse no, forse non era quella la giusta soluzione ma la preferiva di certo al diventare un numero, un certificato o un lavoro come tanti altri e nemmeno voleva chiudersi in un mondo che appartenesse soltanto a lui, distaccato dal resto dell'universo. Forse si sbagliava ma aveva ormai da tanto perso tutte le speranze che riponeva in quel mondo. Forse esagerava e, come avrebbero detto alcuni, i suoi modi di pensare e di agire erano solo i capricci di un ragazzino viziato e annoiato che non può avere tutto ciò che desidera. Sì, forse era così ma tutti quei forse nella sua vita erano troppi e perciò non gli interessavano, così come non gli interessavano nemmeno i se e i ma. Non gli interessava nemmeno il pensiero che qualcuno avrebbe poi sofferto o si sarebbe indignato. Un pensiero egoista, certo, ma perché non esserlo? Ognuno di noi passa la vita ad imporsi di essere altruista e pensare agli altri ma niente e nessuno ci vieta di non farlo, tranne noi stessi. Però anche l'egoismo ha la sua morale e i suoi principi. E' una scelta legittima.

Era certo che qualcuno avrebbe detto che l'aiuto di chi aveva attorno lo avrebbe salvato, che si sarebbe ripreso e sarebbe stato meglio, che era troppo presto per una simile scelta e che col tempo avrebbe cambiato idea. Ne avrebbero parlato come se fosse stato affetto da chissà quale malattia e senza nemmeno pensare che a lui di cambiare idea, vivere e avere un futuro roseo non gliene importava poi molto. Per quanto possa sembrare esagerato e forse anche forzato, per lui il suo futuro era conoscere la morte, non desiderava altro. Erano ormai finiti i sogni dei viaggi con Anna, finiti i desideri della prima adolescenza e, aprendo gli occhi sul mondo circostante, la morte era l'unica cosa che lo attraeva. Voleva conoscerla di persona e del resto nemmeno voleva sapere nulla.

-Quindi lo fai per pura curiosità?- Domandò la ragazza alle sue spalle.

-Non esattamente, non la definirei proprio curiosità.-

-E se una volta morto non ci sarà più nulla per te?-

-Allora saprò che la morte è il nulla.-

-Poetico. E se invece troverai qualcosa che farai?-

-Ne custodirò il segreto come tutti i morti prima di me. Non c'è bisogno che tu capisca o condivida la mia scelta, anche se suppongo che, visto il tuo lavoro, tu sia a neutrale a riguardo, giusto?- Nonostante il tono della frase fosse di un'altezzosità che le fece storcere il naso, lei si trovò d'accordo con ciò che il ragazzo aveva appena detto. Ne aveva assistite tante di persone in una simile situazione e di certo lui non le faceva stringere il cuore fino alle lacrime.

-Non esattamente, non mi definirei proprio neutrale.- Mentì lei, accennando un sorriso tristemente ironico. Lo sguardo del ragazzo si soffermò sulla sua esile figura scura studiandone con disinvoltura l'aspetto e pensando che, in fondo, forse fosse lei la morte. Questo pensiero lo affascinò a tal punto che i suoi occhi si colmarono di una luce misteriosamente rara, come se stesse raggiungendo la verità nascosta che cercava da molto ma si sentiva, in qualche modo, distratto al tempo stesso. Per quanto quella realtà si facesse più vicina ma sfuggevole di secondo in secondo, non poteva fare a meno di domandarsi come mai una ragazza che sì e no aveva la sua stessa età facesse un simile lavoro. Perché quella domanda era così importante?

Guardandolo, lui le appariva come un essere vago, una figura umana eterea e non ben delineata; forse era fatto di fumo? Non ne era certa di questo, ma il fatto che fosse una forma del tutto inconsistente le diceva più cose sul suo conto di quante avrebbe potuto raccontargliene lui stesso.

Era un dialogo quasi del tutto muto il loro, fatto di sguardi che si studiavano con attenzione e fiumi di pensieri che si riflettevano con imbarazzante chiarezza sul volto di lui ma che risultavano inesistenti su quello della ragazza, la quale pareva sempre più un fantasma per il suo silenzio.

-Dunque, sei pronto?- Domandò nuovamente, cessando d'essere fantasma e tornando umana.

-Sì, direi di sì.-

-Non vuoi lasciare messaggi? Nessun addio?- Conosceva già la risposta e, a conferma della sua convinzione, il ragazzo scosse la testa silenziosamente.

-D'accordo. C'è un modo particolare con cui vorresti farlo?-

-Quale sarebbe quello più silenzioso possibile?-

Lei si alzò dalla sedia su cui stava seduta, dirigendosi verso la cucina ancora apparecchiata per una colazione mai avvenuta. Prese un bicchiere che riempì d'acqua e quando torno al tavolo nel salotto tirò fuori dal proprio zaino una piccola boccetta semi trasparente, versò un po' del contenuto nel bicchiere e mescolò piano con un cucchiaino. Glielo porse e il ragazzo, vedendolo, subito comprese di cosa si trattasse Lo afferrò e le sorrise, per poi accendere la televisione e andare a sedersi sul divano davanti ad essa, sorseggiando dal bicchiere come se stesse bevendo una normale bibita. Il fumo che componeva il suo corpo agli occhi della ragazza iniziò a diradarsi poco a poco mentre lei lo guardava per un'ultima volta prima di andarsene. Tornata fantasma, svanì oltre la porta d'ingresso così come era arrivata consapevole dallo sguardo del ragazzo che ormai in lui era rimasto ben poco si umani, siccome i suoi pensieri si erano parecchio allontanati dal mondo.

Era forse l'aver perso il barlume dell'umanità ad averlo allontanato così tanto dal desiderio di vivere o era, piuttosto, desiderio naturale degli esseri umani morire? Forse, inconsapevolmente, tutti gli uomini sognano di non essere mai nati e sono la paure, i problemi e le pressioni della vita a rendere consapevoli di questo sogni dimenticato, avvicinando al desiderio di morire, Forse è questo il vero, terribile segreto del suicidio e ognuno di noi, nell'inconscio, lo desidera, pensò la ragazza mentre il sole era ormai all'orizzonte e le ombre estese lungo le strade.

   
 
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